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    Dieci domande a Valerio Magrelli. Dalle prime letture di aforismi all’incontro con Lichtenberg

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    Intervista a Magrelli concernente il suo rapporto con la scrittura aforistica, Montaigne e la Lebensphilosophie del Settecento, Joubert, Lichtenberg

    "Lodi del corpo femminile. Poeti francesi del Cinquecento", Milano, SE, 2013 (Edizione rivista di "Lodi del corpo femminile. Poeti francesi del Cinquecento tradotti da poeti italiani", Milano, Mondadori, 1984

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    In questa antologia con più traduttori, V. Magrelli ha tradotto i seguenti testi: M. de Saint-Gelais, La ciocca di capelli (pp. 21-25), M. de la Haye, L’udito (pp. 31-33), M. Scève, La lacrima (pp. 41-43), G. d'Aurigny, L’unghia (pp. 69-73), B. des Périers, L’ombelico (pp. 87-91), J. de Vauzelles, La morte (pp. 113-119), H. Salel, L’anello (pp. 123-125), Cl. Marot, A coloro che dopo l’epigramma sulla bella tettina ne fecero degli altri (pp. 145-147)

    Profilo del dada

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    Tradizione della rottura o rottura della tradizione? Facendo proprio questo interrogativo, Profilo del dada ripercorre l'itinerario che il più radicale movimento della avanguardie storiche tracciò da New York, Barcellona, Zurigo, a Hannover, Berlino, Colonia e Parigi. La ricerca di Valerio Magrelli ricostruisce la parabola di questa avventura letteraria e artistica, per soffermarsi sulla stagione francese. Tra cronaca e teoria, il testo mette in luce il modo in cui, intorno al primo conflitto mondiale, un piccolo gruppo di intellettuali procedette alla riconfigurazione dell'oggetto estetico. La loro rivolta, ironica e nichilista, continua ad apparire ancora oggi il punto più estremo e paradigmatico dello sperimentalismo moderno, e lascia aperta quella stessa domanda già sollevata quarant'anni fa: “Did dada die”? Sostituendo il gesto al manufatto, trasformando la vocazione in provocazione, spostando l’accento dall'opera all'operazione, Dada non poteva sopravvivere che affidandosi a un processo di continua autocancellazione. Per questo la sua lezione resta insuperata, e spiega l’affermazione di George Steiner, secondo cui "sembra ormai probabile che tutta la corrente modernista, fino al giorno d'oggi, alla minimal art e allo happening, ai freaks e alla musica aleatoria, costituisca una semplice nota a piè di pagina, spesso mediocre e di seconda mano, al Dada"

    Se voir se voir. Modèles et circuits visuels dans l'oeuvre de Paul Valéry (édition revue et complétée)

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    Chi mi guarda dallo specchio mentre mi guardo allo specchio? Chi è quel signore che avanza l'inammissibile pretesa di essere me? Da tali interrogativi, Valéry prende le mosse per una ricerca che lo occuperà tutta la vita, nei versi, nelle prose e nelle migliaia di pagine dei suoi quaderni. Il tema dello sguardo si innerva infatti su una più vasta indagine circa le procedure della rappresentazione identitaria. Per affrontarla, e per ricostruire questa incessante domanda sullo statuto del soggetto, lo studio di Magrelli esamina tre modalità della visione, così come esse si configurano attraverso lo schermo del vetro, l'azione dello specchio e lo spazio del ritratto fotografico. In tal modo, seguendo la vertiginosa serie di variazioni cui è sottoposto il mito di Narciso e la nozione di "vedersi vedersi", l'opera dello scrittore francese giunge a rivelare sorprendenti aperture verso la filosofia e la psicanalisi, la neurobiologia e la psicologia cognitiva, la bioetica e la zoosemiotica cognitiva, confermandosi come un punto di riferimento imprescindibile nel panorama novecentesco

    Nota introduttiva a B. Gréan, "Mostri tiepidi"

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    “Mostri tiepidi”: sotto questo splendido titolo, inquietante e ossimorico, si nasconde un erede diretto di Lautréamont. Infatti le sessanta poesie composte da Benoît Gréan presentano alcune pregnanti affinità con l’autore dei Chants de Maldoror, sia sotto il profilo compositivo, sia sul piano tematico. Pur nella sua impeccabile scansione strofica, l’andamento slogato, fratto del dettato non cessa di aggredire il lettore, che vede peraltro susseguirsi materiali segnati da un sotterraneo senso di sadismo. Basti partire dall’enigma dell’indice, le cui quattro sezioni suonano rispettivamente: Pelli amare, Mondi crudi, Primi palchi e Mastro dormiente

    Rec. a Valerio Magrelli, La parola braccata

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    Recensione al volume di Magrelli sulla traduzione letteraria, la memoria e le versioni estreme

    Versi francesi nel “Krull” di Thomas Mann: da Béranger a Hugo

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    As in many other texts, from earlier short stories to last novels, Thomas Mann put (or maybe hid) some verses in the prose of one of his masterworks: Felix Krull. It is a very significant book, because it was forty years in the writing, and the author published it unfinished in 1954, one year before his death. Not by chance many critics noted a strange contamination between prose and poetry, a sort of metric latency – all effects that the Italian translation of 1954 ignores. Magrelli’s essay analyses Mann’s verses present in Felix Krull, interpreting them in the light of a deep stilistic orientation, and presenting at the same time an Italian metric translation. It is a particularly interesting translation because of the multilinguistic nature of these verses. In fact we have to remember the the novel’s hero, Krull, is a young boy who knows German, French, English and Italian
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