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    Revisione dell’attuale regime di solvibilità per le imprese di assicurazione

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    Il paper si sofferma sul confronto tra la normativa di vigilanza in materia assicurative e la prossima entrata in vigore di Solvency II. Alla luce della pesante innovazione in termini di quantificazione dei coefficienti patrimoniali delle Compagnie di Assicurazione il lavoro analizza le principali differenze ed esemplifica con un'applicazione quantitativa il ruolo della composizione dell'asset allocation strategica sul margine di solvibilità in base alla nuova disciplina

    La formula standard per la determinazione del Solvency Capital Requirement

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    In questo paper si effettua la valutazione del SCR di alcune compagnie assicurative in base al modello standard previsto da Solvency II. Sui risultati ottenuti è poi effettuata una sensitivity analysis al fine di evidenziare le principali variabili che influenzano il requisito di patrimonializzazione in base alla nuova normativa

    Simulazione di calcolo del Solvency Capital Requirement per una compagnia del ramo danni

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    In questo contributo si esemplifica la determinazione del Solvency Capital Requirement di una compagnia italiana operante nel ramo danni, prevalentemente nel business RC Auto ed Infortuni e Malattia. Lo scopo di tale lavoro, effettuata nei primi mesi del 2008 e relativa al bilancio della compagnia al 31/12/2007, è quello di evidenziare lo scostamento tra il margine di solvibilità calcolato secondo i dettami della normativa attualmente vigente nel settore assicurativo, denominata Solvency I, e il requisito di capitale che la compagnia deve detenere per limitare la propria probabilità di default allo 0,5% nell’ottica tipica di Solvency II. La determinazione del SCR è stata portata a termine utilizzando l’approccio standard così come definito nella prima bozza del quarto studio di impatto quantitativo (QIS4) indetto dal CEIOPS. Questo studio di impatto quantitativo, terminato definitivamente il 27/06/2008, ha sostanzialmente variato la struttura della formula standard soprattutto per quanto riguarda la determinazione del requisito di capitale per il rischio di sottoscrizione del ramo Infortuni e Malattia, da sempre considerato distinto dal ramo Danni nell’ottica di Solvency II. Per questo motivo, non essendoci, al momento della nostra valutazione, una chiara definizione del SCR per il ramo Infortuni e Malattia si è ritenuto ragionevole determinare questo requisito di capitale con la stessa metodologia utilizzata per il ramo Danni

    La misurazione delle performance dei fondi pensione a contribuzione definita

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    I fondi pensione sono strumenti previdenziali a carattere collettivo definiti dal legislatore con lo scopo di dar luogo alla corresponsione al pensionato aderente di una pensione complementare, aggiuntiva a quella regolarmente erogata dagli enti pensionistici obbligatori. L’attività di un fondo pensione consiste nella raccolta dei contributi, nell’accumulazione e nell’erogazione delle prestazioni pensionistiche. Un aspetto interessante dei fondi pensione è rappresentato dalle caratteristiche e dalla dinamica dei flussi di entrate e di uscite generati dalla loro gestione. Questi fondi vengono costituiti attraverso i versamenti delle contribuzioni che consistono in frazioni di reddito corrisposte dai beneficiari. I flussi saranno poi impiegati presso i mercati finanziari dando origine a nuovi flussi in entrata che sono i rendimenti derivanti dagli investimenti. Invece, le passività del fondo sono determinate in funzione degli impegni previdenziali assunti nei confronti degli iscritti. In ogni momento della vita del fondo l’attivo risulta pari al montante dei contributi versati e il valore del passivo può essere espresso come valore attuale delle erogazioni future attese. Il piano pensionistico è un accordo per fornire alle persone un reddito a partire dal momento in cui raggiungono l’età pensionistica in cui non sono più in grado di ottenere un reddito costante da lavoro. La tipologia più semplice è il piano a contribuzione definita (DC pension scheme) dove la pensione si basa sul valore di una somma accumulata, durante la fase di accumulazione1, derivante dai contributi versati su un conto individuale intestato al lavoratore e dai rendimenti generati dall’investimento di questa somma in attività reali e finanziarie. Questi contributi possono essere pagati solo dal contribuente, solo dal suo datore di lavoro oppure da entrambi. Al momento del pensionamento il conto individuale del contribuente viene utilizzato per fornire le prestazioni pensionistiche, a volte attraverso l’erogazione di una rendita vitalizia che prevede un flusso di pagamenti regolare. L’entità di tale rendita dipende esclusivamente dal saldo finale del conto individuale del soggetto aderente al momento del pensionamento. Infatti, nel momento in cui si costruisce un piano pensionistico è noto l’ammontare del contributo che si dovrà versare ma non è noto il beneficio al momento in cui si raggiunge l’età di pensionamento. Per questo motivo l’aspetto principale della gestione di un fondo a contribuzione definita è la massimizzazione del rendimento netto visto che, a parità di contributi, maggiore sarà il rendimento, maggiore sarà il capitale accumulato al momento della pensione e maggiore sarà anche l’importo della rendita erogabile al singolo lavoratore al raggiungimento dell’età pensionabile. I piani a contribuzione definita si sono diffusi negli ultimi anni in tutto il mondo diventando la forma dominante in molti paesi
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