305,333 research outputs found

    Raccontare il panico. Una teoria di spostamenti: Pan e l’ammassamento

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    Il sentimento legato al passaggio visibile o invisibile del “dio-capro della natura” Pan (Hillman 1977, p. 47) prende il nome di panico, condizione che ha per centro una manifestazione fisica e psichica incerta, indotta anche da inattesi eventi mentali che celano possibili e apparenti pericoli spaziali. Il panico è condizione transitoria e innocente, perciò, ingannevole: l’architettura, in una mente in preda al panico, produce uno scenario alternativo e insolito che, esausta la manifestazione corporea del timore/terrore, non trova soluzione di continuità con lo spazio reale. Potenzialmente, ma non certamente, ciò che provoca panico è pericoloso per l’incolumità del corpo poiché niente di ciò che si è immaginato è reale, neanche la percezione dello spazio: la mente governa le immagini

    Hyperbuilding. Muso di aereo, busto di missile, piloni per gambe, vomitante corpi

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    Attraverso la costruzione di ambiti ibridi di esistenza, Hyperbuilding, anticipa tempi e modi di architetture gigantesche e controverse (alcune delle quali seguiranno da questa diventando realtà come CCTV, TVCC, De Rotterdam), strutturando una riflessione sia sull’uso del suolo sia sulla costruzione del progetto nel naturale

    An Endless, Continuous Carpet | Un tappeto infinito e continuo

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    Un “tappeto” di scale, all’interno della residenza privata di zU-studio architecture ad Amsterdam, articola e definisce gli spazi dell’abitare. Il primo brano di collegamento, completamente cieco e capace di accogliere una persona nella sua larghezza, dalla strada conduce all’accesso della residenza. A questo primo livello vengono ricollocati gli spazi della residenza privata – le tre camere notte. Un secondo registro di scale, stavolta brevi e ampie, in dialogo materico con le scale precedenti, individua due variazioni di salita con gradini singoli e doppi: la scala, come una gradonata teatrale all’aperto, o come passerella in pendenza, si ribella alla consueta pratica del salire, proponendo nuovi usi anche di permanenza. Il terzo brano di scale con profili in acciaio a sviluppo doppio, integrano nello sviluppo della scala un fondale nero a chiusura della salita, e proseguendo come corrimano lungo il perimetro del cavo che delimita il vuoto della salita. Le interferenze in acciaio (prima scale, poi fondale-libreria e infine passamano) dichiarano l’inizio di altre condizioni “pubbliche” con gli spazi del giorno: un tavolo di lavoro o di necessità, una cucina, un divano di moduli a composizione variabile. L’esperimento di zUstudio architecture, attraverso un unico elemento di risalita (o discesa) declinato in tre variazioni, apre la casa a usi anche in contrasto tra loro, addomesticando eventi simultanei possibili nello spazio di un gradino, che, come un tappeto infinito e continuo, si dispiega da fuori a dentro la casa.A 'carpet' of stairs in the private residence by zU-studio architecture in Amsterdam articulates and defines the living spaces. The first connecting track, completely blind and capable of accommodating a person in its width, leads from the street to the entrance of the residence. On this first level, the spaces of the private residence - the three sleeping rooms - are relocated. A second register of stairs, this time short and wide, in material dialogue with the previous stairs, identifies two variations of ascent with single and double steps: the staircase, as an openair theatrical staircase, or as a sloping walkway, rebels against the usual practice of climbing, proposing new uses even of permanence. The third piece of stairs with steel profiles with double development, integrates a black backdrop into the development of the staircase to close the climb, and continuing as a handrail along the perimeter of the cable that delimits the void of the climb. The steel interferences (first stairs, then backdrop-bookcase and finally handrail) declare the beginning of other "public" conditions with the spaces of the day: a work or necessity table, a kitchen, a sofa of variable composition modules. zU-studio architecture's experiment, through a single ascending (or descending) element declined in three variations, opens up the house to uses that are also in contrast with each other, domesticating simultaneous events possible in the space of a step, which, like an infinite and continuous carpet, unfolds from outside to inside the house

    Nella Galassia accanto. Progetto per quattro foreste e insediamenti sul lago Marker, Office Kersten Geers David Van Severen. Project for Four Forests and Settlements in the Markermeer, OFFICE Kersten Geers David Van Severen

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    Nel 2007, OFFICE Kersten Geers David Van Severen presenta il progetto OFFICE 37 – A Green Archipelago, un prototipo per l’abitare di quattro foreste con sistemi insediativi sul lago artificiale Marker in Olanda. Le quattro foreste vengono rappresentate come isole (o chiatte) occupate da una fitta maglia d’alberi paralleli e distanti 10 metri gli uni dagli altri. All’interno della foresta un sistema di setti paralleli alla dispositio vegetale, ne replica la struttura e l’articolazione traslandone i materiali, a indicare cos gli spazi per l’insediamento umano, nella declinazione della casa-patio; ampi vuoti interrompono la maglia vegetale e antropica, declinando due possibilit compositive entrambe di sottrazione: insediamento al margine e insediamento centrale, accogliendo cos funzioni collettive, tutte indicate con la dicitura complessiva care, variazione teorica dello spazio di ‘cura’ (care / cure). La rappresentazione attraverso una logica biunivoca di spazi (nero-esterno, bianco-interno) fa slittare i significanti riportati, annunciando con delle immagini preliminari al progetto, collage che diventano vero e proprio strumento all’interno del processo, di essere gi in viaggio: le ‘allucinazioni controllate’ sono gli esiti dell’indagine tra ‘sensazione’ e ‘percezione’. OFFICE ha immaginato un’altra galassia, la prossima, quella accanto.In 2007, OFFICE Kersten Geers David Van Severen presented the project OFFICE 37 – A Green Archipelago, a dwelling prototype involving four forests with their respective settlement systems on the artificial Marker lake in Holland. The four forests were represented as islands (or barges) occupied by a dense mesh of trees in parallel rows and at a distance of 10 meters from each other. Within the forest a system of partitions, parallel to the dispositio of the plants, replicates the structure and articulation, translating the materials and thus determining the spaces for the human settlement in the form of a variation of a courtyard-house; vast voids interrupt the anthropic and plant mesh, deriving into two compositional possibilities, both based on subtraction: settlement along the fringes and central settlement, accommodating in this way collective functions, all indicated with the comprehensive term ‘care’, theoretical variation of the space for’ curing’ (care/cure). The representation through a mutually reciprocal rationale of the spaces (black-exterior, white-interior) generates a shift in the reported signifiers, declaring by way of a series of images that are preliminary to the project, of collages which become true and proper tools within the process, to already be on a journey: the ‘controlled hallucinations’ are the results of the inquiry concerning both ‘sensation’ and ‘perception’. OFFICE has imagined another galaxy, one nearby, the one next to us

    Isolario Venezia Sylva (recensione)

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    Recensione del volume Isolario Venezia Sylva (a cura di Sara Marini, Vincenzo Moschetti), pubblicato presso Mimesis (Sesto San Giovanni, Milano), come Progetto dell’Unità di ricerca dell’Università Iuav di Venezia nell’ambito del PRIN «SYLVA. Ripensare la “selva”. Verso una nuova alleanza tra biologico e artefatto, natura e società, selvatichezza e umanità». Call 2017, SH2

    Trènodìa

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    Il manifesto per un rito funebre laico si svincola dai tempi e dai luoghi dettati dalla norma, definendo un’alternativa che si sublima nel paesaggio sonoro generato dalle architetture

    Giocare a nascondino. Palazzo della Morte e la prassi dello sporco / To Play Hide and Seek. Palazzo della Morte by Stefania Filo Speziale and the practice of “filth”

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    Palazzo della Morte è sequenza razionale di spazi severamente voluttuosi, che silenziosamente esce dalle viscere di Napoli con alcuni richiami progettuali portatori della condizione “irrazionale” dello spazio. Il Palazzo che “gioca a nascondino” si dispiega come un processo del “sottosuolo”, distribuendo spazi e ambiti, assecondando processi empirici, confermando come questa architettura già sia “Super” Moderna. Palazzo della Morte si scontra con l’immaginario costruito attorno alla “palazzina”, impiegando strumenti che sottendono spazi riscritti nella loro grammatica. Il Palazzo, da prototipo rinascimentale, diviene variazione oblunga, distorta, priva di simmetria assiale, dove l’assenza della facciata, la riorganizzazione dei livelli, ne rielaborano la composizione, distribuendo gli spazi a partire da necessità urbane di densità e soprattutto da pratiche di consuetudine adottate nel tempo dalla città di Napoli.Palazzo della Morte is a rational sequence of severely voluptuous spaces, which it silently comes out of the bowels of Naples with some very elegant references, bearers of the “irrational” condition of space. The Palazzo which is “playing hide and seek”, deploying itself as a process that rises from the “underground” which, reordering the matter of the project, organises spaces and environments following empirical processes, and in fact confirming that this architecture is “Super” Modern. Palazzo della Morte clashes with the imaginary constructed around the concept of the “palazzina” (block of flats), by using tools that subtend spaces rewritten in their grammar. The Palace, from its Renaissance prototype is converted into an oblong variation, distorted, without axial symmetry, where the absence of the façade and the reorganisation of the levels re-elaborate on the composition of the Palace, distributing the spaces beginning from urban needs related to density and especially of traditional practices adopted over time by Naples

    Il Terzo Paradiso. Super-Paesaggi / Super-Architetture per l’abitare del mutuo adattamento

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    Il numero 301 s.i. della rivista "Urbanistica Informazioni" è interamente dedicato alla diffusione degli esiti del premio Città Accessibili a tutti, edizione 2021, istituito da INU-URBIT con il supporto della Camera di Commercio di Genova e la collaborazione di MIC, CNR e CERPA Italia Onlus. Il contributo è sintesi della ricerca dall'omonimo titolo, menzionata come esito di rilevante interesse all'interno dei partecipanti per la categoria "Dimensioni Vaste", contribuendo alla riflessione sull'accessibilità "a partire da un'analisi del paesaggio post-urbano, dalla dimensione inclusiva dell'abitare del futuro"

    Terzo Paradiso

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    Il Paradiso Terrestre è un’architettura concessa ad Adamo ed Eva. Il Giardino di Eden è spazio temporaneo che misura il rapporto tra uomo e naturale. La ribellione dei custodi, o ipotesi d’autonomia, porta alla conoscenza del bene, del male, quindi alla perdita di Eden. Secondo Paradiso è ricordo del primo, copia deforme, che sostituisce lo spazio perduto con un feticcio, si interroga sul rapporto tra uomo e naturale, entrambi i termini rimangono in sede d’origine; il progetto di architettura genera risposte. Terzo Paradiso scardina rapporti, i termini sono ormai fuori sede: naturale è artificiale, artificiale il nuovo naturale. L’architettura del Terzo Paradiso chiede di essere rappresentata

    Architettura copia e incolla: regola di rappresentazione e strumento di composizione / Copy and Paste Architecture: Rule of Representation and Design Tool

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    I recenti sviluppi legati allo spazio extra-urbano e il disinteresse veicolato nei confronti della città hanno posto l’accento sul countryside rivelando quanto poco sia spazio conosciuto, quanto ancora rimane da studiare su rappresentazione, costruzione, architetture. La mancanza di dato e la comunicazione di architettura obsolete sul countryside deriva da mancati aggiornamenti e mistificazioni, promotori di un’idea spaziale reiterata, in cui la visione di territorio del ‘tempo libero’, a volte del lavoro la narrazione prevalente. Nel contemporaneo, quale la relazione che lega ‘città’ e ‘campagna’, in che ottica inquadrare e pensare l’uno e l’altro ambito? Qual è la struttura architettonica del countryside, quali ambiti di produzione coinvolge? La proposta della mappatura spaziale come presupposto di ricerca viene affrontata attraverso l’impiego di elaborati derivanti da sistemi di localizzazione geografica (mappe satellitari), recepiti come contemporanei strumenti di conoscenza tra il rilievo e il disegno dello spazio, attraverso cui “rappresentare realtà, fenomeni o sistemi complessi mediante un codice”. Attraverso tali mappe satellitari nonché affiancando alla ricerca una proposta di relazione tra esse, si propone di fare luce sull’assetto di questo territorio, tentando di delineare attraverso l’analisi cartografica alcune possibili regole di rappresentazione e composizione (sia di paesaggio che di progetto), da cui poi un metodo attraverso cui spiegare le architetture del territorio extra-urbano, una sorta d’indagine percorsa in senso opposto (dall’oggetto finale al metodo). Il registro linguistico esito da questa operazione d’osservazione per mappe delinea un orizzonte culturale ‘automatico’ (parole come configurazione, similitudine, copy and paste, identificazione, ubiquità). Supposti i diversificati usi del territorio anche a diverse latitudini, quali ‘fenomeni, oggetti, relazioni’ sarà possibile osservare? Nel percorso di comprensione, comunicazione e governo dello spazio, queste mappe sono strumenti esplorativi che arricchiscono ‘l’immagine del mondo’ con ulteriori significati. In altri tempi, avremmo dovuto intraprendere viaggi infiniti alla conquista delle terre sconosciute da mappare. Oggi, la durata del viaggio infinito coincide con i secondi che ci separano dall’accensione del computer alla ricerca su Google Maps o Earth. Il viaggio è finito, il dato è certo rispetto ai precedenti, sia in dimensioni che in apparenza: la facilità della conquista, l’immediatezza della rappresentazione (non mediata dal disegno), influenza il metabolismo dello spazio: quali ‘potenzialità’ offrono le mappe nella comprensione della costruzione di questo spazio?Recent developments in extra-urban space and the lack of interest in the city have put the accent on the countryside, revealing how much remains to be studied in terms of representation, construction and architecture. Th e lack of data and the communication of obsolete architecture on the countryside derives from the missed updates and mystifications, promoters of a reiterated spatial idea, where the prevailing narrative is the territorial vision of ‘free time’, sometimes of work. In the contemporary world, what is the relationship between the ‘city’ and the ‘countryside’, and how should we frame and think about both? What is the architectural structure of the countryside, which areas of production does it involve? Th e proposal of spatial mapping as a research premise is tackled through the use of data deriving from geographical localisation systems (satellite maps), considered as contemporary knowledge tools between the survey and the drawing of space, through which “to represent complex realities, phenomena or systems through a code”. By means of these satellite maps, as well as flanking the research with a suggestion for a relationship between them, the aim is to shed light on the layout of this territory, attempting to outline through cartographic analysis some possible rules of representation and composition (both landscape and design), from which a method can then be derived to explain the architecture of the extra urban territory, a sort of investigation carried out in the opposite direction (from the final object to the method). Th e linguistic register resulting from this operation of observation by maps outlines an ‘automatic’ cultural horizon (words such as configuration, similarity, copy and paste, identification, ubiquity). Assuming diverse land uses even at different latitudes, which ‘phenomena, objects, relations’ will it be possible to observe? In other times, we would have had to embark on endless journeys in search of unknown lands to map. Today, the duration of the infinite journey coincides with the seconds between turning on the computer and searching on Google Maps or Earth. Th e journey is over, the data is certain compared to the previous ones, both in size and in appearance: the easiness of the conquest, the immediacy of the representation (not mediated by drawing), influences the metabolism of space: which ‘potencialities’ do maps off er in the understanding of the architecture of this space
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