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    L'intrigo del codice Lanci

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    L'articolo segue le tracce di un fantomatico codice che il medico fanese Anicio Bonucci avrebbe utilizzato nelle due edizioni (1864 e 1867) dei Cantari della Reina d'Oriente di Antonio Pucci, e che gli sarebbe stato fornito dal concittadino archeologo e dantista Fortunato Lanci, che fungeva da suo referente per le biblioteche romane. La fumosità dei riferimenti e l'assenza di ogni descrizione, unitamente all'irreperibilità del codice, fanno sospettare che si tratti di un falso 'ideologico' del Bonucci, cui sono anche da collegare alcune "esercitazioni paleografiche" contenenti, oltre alla stessa Reina e all'Apollonio, altri cantari, il Novellino, il primo canto della Commedia e alcune novelle del Decameron, della stessa mano dei Vat. Lat. 10272 e 10273 (con il poema e le rime di Dante) e dell'Add. 38090 della British Library, con poesie di Antonio degli Alberti e una novella attribuita a Leon Battista

    Ricordo di Bianca Maria Da Rif

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    Si tratta di un breve ricordo della collega Bianca Maria Da Rif, per anni docente di Letteratura Italiana all'università di Padova e scomparsa nell'agosto 2016, che ne ricostruisce il profilo scientifico, l'attività culturale e l'impegno didattico

    L'intellettuale autobiografico. Memorie di critici ed eclissi dello spazio pubblico

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    Il volume confronta esempi di scritture autobiografiche di critici letterari italiani e no (fra gli altri Asor Rosa, Cases, Corti, Luperini, Petronio, Segre, ma anche Eagleton, Reich-Ranicki, Said, Steiner), e ne interpreta il ripiegamento memorialistico alla luce del mutato ruolo dell'intellettuale nella democrazia contemporanea. Dopo aver segnalato l’eccezionale proliferare negli ultimi anni di scritture variamente autobiografiche (memorie, romanzi autobiografici, confessioni per interposta persona) da parte di intellettuali di estrazione umanistica, l'autore definisce il corpus più specifico della sua indagine (i critici letterari) e i suoi limiti cronologici (dalla caduta del muro di Berlino nel 1989 all'attentato alle torri gemelle del 2001), nonchè la scelta di organizzarla secondo nuclei tematici e non singoli "medaglioni". La prima parte affronta così il "profilo identitario" degli scriventi, che sovente emerge dai testi più stratificato e cosmopolita che legato a delle radici univoche, e in fin dei conti determinato dalle "identità elettive", cioè dalla vocazione agli studi letterari e dalle scelte politiche spesso avvenute in occasione della seconda guerra mondiale. La seconda parte verifica come in quasi tutte le scritture analizzate sia presente una forte "cesura storica" determinata dal mutamento del paesaggio rurale e contadino dell'infanzia in quello industriale e urbano del secondo dopoguerra, a sua volta soggetto a un radicale stravolgimento con l'accelerazione della modernizzazione negli ultimi anni. La sensazione di trasformazione e di perdita collegata a quest'ultima si estende in molti testi agli aspetti immateriali della civiltà: la sua cultura, i suoi mezzi di comunicazione, i suoi ideali collettivi, la stessa capacità di ricordare il passato. Ad essa si aggiunge, per i critici più impegnati politicamente, la fine delle "grandi narrazioni", e, per tutti, la sensazione di una "catastrofe" culturale che modifica radicalmente l'assetto dei saperi, a danno di quelli umanistici, le condizioni e i luoghi della loro trasmissione (scuola e università) e conseguentemente anche il ruolo degli intellettuali (in senso ampio) nello "spazio pubblico" apparentemente ridotto, e comunque trasformato, della contemporanea democrazia

    Recensione a [Armando Balduino, Ladro di racconti, San Cesario di Lecce, Manni, 2010]

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    Il volume di racconti di Balduino, tornato alla scrittura creativa a più di quindici anni dal suo ultimo romanzo, allinea 18 pezzi brevi, raggruppabili in tre tipologie: il racconto d'esordio, Le ultime lettere di Giulio Foscolo, un mini-romanzo epistolare "à la manière de" che applica il modello ortisiano alla vicenda del fratello minore di Ugo, è un esperimento "misto di storia e d'invenzione" in cui l'autore immagina, sullo sfondo di dati biografici reali, una corrispondenza tra Giulio e Quirina Mocenni Maggiotti, la "donna gentile" del più famoso fratello. Segue una serie di racconti "memorialistici", con ricordi di personaggi ed eventi dell'infanzia e adolescenza vicentina dell'autore, ma procedendo nella lettura lo statuto dei racconti si complica, e il tono memorialistico rivela nascondere una crescente letterarietà (e poi di metaletterarietà) e elementi di invenzione che sfiorano il giallo e persino il noir, conservando l'abilità narrativa dell'autore specialmente nella caratterizzazione dei personaggi

    Recensione a [C. Viviani, Passanti, Milano, Mondadori, 2002, pp. 112]

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    La recensione evidenzia come il volume di Viviani, articolato in sei sezioni, sia attraversato dalla dialettica tra il movimento vano degli esseri umani e quello delle forze "permanenti" del mondo, siano esse incorporee e sfuggenti o concrete ed elementari (cielo, sole, acqua, fuoco, vento, ...). La tensione conoscitiva e religiosa che ne deriva si manifesta nel lessico astratto e nella sintassi ellittica, mentre alla sua frustrazione son da ricondurre la tendenza sinteticamente denegativa e quella alla correctio

    Levi, Bonucci, e l'enigma Volpini

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    Il contributo cerca di far luce sulla sibillina notizia di un nuovo codice dei Cantari della Reina d'Oriente di Antonio Pucci fornita da Ezio Levi nel supplemento al GSLI dedicato allo studio delle fonti di testi da lui stesso precedentemente editi, risalendo al "Catalogo della collezione d'arte e d'antichità" del pittore livornese Augusto Volpini alla cui vendita Levi lo avrebbe acquistato, e avanzando seri dubbi sulla natura dell'oggetto in questione, provando a interrogarsi sulla ragione delle omissioni e delle ambiguità terminologiche dell'illustre filologo

    Il «Sabato» del villaggio di Renzo. Per una memoria manzoniana nei Canti pisano-recanatesi

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    L'articolo individua la presenza nel Sabato del villaggio di una corposa memoria manzoniana derivante dalla descrizione del paese di Renzo al tramonto effettuata dal narratore dei Promessi Sposi verso la fine del VII capitolo dell'edizione del '27, corroborandola con una serie di riscontri interni, analizzando la diversa funzionalizzazione che i due autori compiono di materiali simili e passando quindi in rassegna i giudizi sul romanzo e sul suo autore espressi dal recanatese nelle proprie lettere

    Scheda di [Silvia Longhi, Le memorie antiche. Modelli classici da Petrarca a Tassoni, Verona, Fiorini, 2001, pp. x + 214]

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    Scheda della raccolta della Longhi, che comprende due saggi sul Petrarca (uno sulla figura del 'vincitore vinto' e sul trattamento antinaturalistico del tempo, l'altro sulla fortuna dell'episodio di Solone e Creso nell'aretino), uno studio sulle epistole in terza rima nel "Viridiario" di Achillini, uno sulle "Parodiae morales" (1575) di Estienne, e tre sull'epica cavalleresca ed eroicomica: sull'interferenza della metafora equestre della forza d'amore con quella aerea in Ariosto, sui tasselli virgiliani nel "Baldus" e sui modelli classici del Tassoni
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