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    - L’Anonima Roylott e la fabbrica del giallo

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    Il saggio affronta lo studio di un giallo esemplare della produzione del commediografo Guglielmo Giannini, Anonima Fratelli Roylott. Il testo, rappresentato nel 1934, ha una grande fortuna intermediale: dopo essere stato più volte pubblicato, diventa un film diretto da Raffaello Matarazzo (1936) e, nel 1954, un romanzo della celebre collana dei gialli Mondadori. Il saggio affronta i meccanismi che governano “la fabbrica del giallo” di Giannini a più livelli: grazie a documenti dell’archivio dell’autore, ricostruisce i cambiamenti nelle diverse formulazioni del testo, offrendo uno sguardo in profondità sul “laboratorio” del genere giallo. Inoltre analizza il modo in cui la fabbrica, in Giannini, diventa metafora della società americana, evoluta e moderna ma violenta e malvagia. Nel clima autarchico dell’Italia fascista, la fabbrica diventa il simbolo di un potere malato, se nelle mani di individui senza scrupoli, contrapposto all’ordine rassicurante della legge

    Fuori norma. Bambine ‘sperimentali’ del cinema muto italiano

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    Nel momento in cui dà luogo a un proprio sistema narrativo, nel primo decennio del Novecento, il cinema chiama a raccolta un esteso parco attoriale che si ritrova, spesso con nessuna o poca esperienza pregressa, a dar vita a figure, storie, personaggi eterogenei. Tra questi vi sono anche dei bambini i quali, se da una parte beneficiano di una nuova visibilità sociale, dall’altra costituiscono un motivo di richiamo e di identificazione per il giovane pubblico che affolla le sale cinematografiche. Spontanei, esibizionisti, privi di modelli di riferimento, e a volte incontrollabili, i bambini sullo schermo vivono la performance nel modo più naturalmente sperimentale: sia perché godono di una inedita libertà espressiva, sia perché, a causa della loro giovane età, testano identità nuove e sconosciute. Il contributo intende prendere in esame le bambine del cinema muto italiano – da Maria Bay a Marcella Sabbatini fino a Carolina Catena, resa celebre dal film Cabiria –, ricostruendone il percorso attoriale, i ruoli e le caratteristiche espressive, per sottrarle all’oblio cui sono state (ingiustamente) destinate

    Una storia moderna: l’ape regina

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    Analisi del film "Una storia moderna: l'ape regina" diretto da Marco Ferreri e interpretato da Ugo Tognazz

    Identità audiovisive in transito: il caso di Mario Lanza

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    La figura del cantante nel film permette di cogliere non solo immagini e stereotipi collegati alla popular music, ma anche i processi di costruzione e ricezione di specifiche identità "audiovisive". Il saggio, attraverso la figura di Mario Lanza, documenta come negli anni Cinquanta si verifichino importanti processi di transizione identitaria sia nel repertorio (lirico vs popular e melodico) sia nella costruzione dell'etnicità (dal tenore italiano al crooner italoamericano). The figure of the singer in the film allows us to capture not only images and stereotypes in popular music, but also the processes of construction and reception of specific 'audiovisual' identity. In particular, the essay explores the figure of Mario Lanza, Italian-American singer who enjoyed a great success on the screen, first in America and then in Italy. The analysis documents, through a case study, how in the fifties major identity transition processes occur both in the repertoire (from the opera, already broadcasted by the media, to the popular and melodic genre, with the integration of new rhythms) and the construction of ethnicity (from the Italian tenor to the Italian-American crooner)

    L'immorale

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    Analisi del film "L'immorale" di Pietro Germi, 1967, interpretato da Ugo Tognazz

    Tenori

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    Il contributo prende in esame la figura e la presenza del tenore nel cinema italiano, lungo un arco cronologico esteso, soffermandosi sulle figure di cantanti lirici più significative

    Voci canine, sempre presenti

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    La presenza degli animali nel cinema viene qui indagata in relazione alla dimensione comunicativa: i loro versi arricchiscono un paesaggio sonoro sempre più stratificato, ma soprattutto suscitano interrogativi sugli aspetti materiali della componente sonora e sulla portata non logocentrica del linguaggio. Il cortometraggio di Raul Ruiz Colloque de chiens, con la forza della sua carica sperimentale, evidenzia una pluralità di accezioni dell’abbaiare canino. I cani, con i loro versi che punteggiano la vicenda, sembrano assumere il ruolo di narratori, latori di vicende che, come “pettegolezzi”, fanno solo rumore, ma esprimono anche nel loro abbaiare il tentativo di entrare in contatto gli uni con gli altri

    Edda Dell’Orso

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    Breve contributo dedicato all'attività cinematografica di Edda Dell'Orso, presente in una lunga stagione del cinema italiano soprattutto attraverso il canto "vocalico", senza parole

    Lucia Bosé: cronaca di una diva cosmopolita

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    Il contributo analizza la figura di Lucia Bosè, una delle attrici più emblematiche del cinema italiano del secondo dopoguerra, attraverso i ruoli a lei affidati negli anni Cinquanta e Sessanta da autori di primo piano del panorama nazionale. Ne emerge il ritratto di una attrice capace di giocare su una pluralità di registri espressivi e di evidenziare una crescente maturità

    Milleluci per due star della televisione italiana. La strana coppia Mina-Raffaella Carrà

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    Milleluci represent a spectacle in many ways unparalleled in the history of Italian public television, both for its historical position – 1974, during the period of austerity and on the eve of the proliferation of private television broadcasting – and for its artistic choices. The program, directed by Antonello Falqui, promotes a celebration in grand style of the musical past and the national show, conducted for the first time by a female couple of absolute protagonists such as Mina and Raffaella Carrà. Their elevated and versatile artistic professionalism, combined with a close and self-mocking stage presence, and with the contribution of a team of first-rate collaborators (from Gianni Ferrio to Roberto Lerici) and significant guests, makes Milleluci an important arrival point. The journey of the television program through the genres of the musical show and the media that broadcasted them (from radio to café-chantant, from magazine to cabaret, from operetta to musical and to televison) its reconstructed through an elaborate historical and scenographic work, that can be enjoyed by different types of public: from those attentive to the performative aspects, to those that capture its self-reflexive and subtly critical brought
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