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Firb Programma Futuro in Ricerca 2012 - Protocollo: RBFR128CR6_004 "L'importanza di essere onesti. La moralità come dimensione fondamentale dei legami sociali".
Il presente progetto si propone di indagare l'importanza della moralità nelle relazioni intragruppo e intergruppi. Infatti, una caratteristica peculiare, che distingue gli esseri umani dalla maggior parte degli altri animali, è proprio la consapevolezza del bene e del male, una precondizione della condotta morale. La peculiarità di questa dimensione come caratteristica è illustrata dall'Antico Testamento, quando Adamo ed Eva vennero cacciati dal Giardino dell'Eden proprio per aver mangiato della pianta della “conoscenza del bene e del male”, rivendicando e ottenendo di conseguenza il libero arbitrio su ciò che è giusto e sbagliato, e perciò un'autonomia morale. La moralità gode, quindi, di una duplice natura che da un lato la caratterizza come dimensione universale per la sua priorità nel giudizio sociale, ma dall'altro, proprio per l'autonomia morale data al singolo si caratterizza per la sua specificità individuale. In linea con questo, il filosofo Kant scrisse “Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”. Probabilmente per questo, la moralità ha sempre attratto la curiosità dell'uomo, ma, è solo recentemente che la psicologia sociale ha riconosciuto il suo ruolo prioritario nella regolazione delle interazioni intragruppo ed intergruppi (e.g., Brambilla et al. 2011; 2012; Ellemers et al.2008; Leach et al., 2007; Pagliaro et al., 2011). Tuttavia, essendo un oggetto di studio relativamente recente in psicologia sociale, molto rimane ancora da indagare e il presente progetto si propone di aumentare le conoscenze teoriche al riguardo con l'obiettivo finale di fornire indicazioni applicative importanti per la nostra società caratterizzata dalla compresenza di culture diverse con valori morali talvolta molto diversi. Ad oggi, poco si conosce circa i meccanismi profondi e le strutture cognitive responsabili della primaria importanza della moralità sulle altre dimensioni del giudizio sociale (i.e., socievolezza e competenza), così come sulla trasmissione della moralità tra persone e tra generazioni e le conseguenze comportamentali. Allo scopo di colmare queste lacune, il presente progetto persegue tre obiettivi generali: 1) il primo obiettivo è di indagare le radici cognitive che rendono la moralità la dimensione più importante nel giudizio sociale. In particolare, indagheremo la sua (presunta) maggiore stabilità e maggiore accessibilità rispetto a competenza e socievolezza. Inoltre, analizzeremo se le differenze tra persone con valori morali differenti possano essere collegate a profonde differenze cognitive, come ad esempio lo stile percettivo e la sensibilità al disgusto. 2) Il secondo obiettivo consiste nell'indagare come la moralità viene trasmessa (tra persone e tra generazioni), nonché di capire come possa influenzare alcuni aspetti della quotidianità, come il linguaggio. Più precisamente, indagheremo come i giudizi sociali basati sulla moralità siano trasmessi attraverso il linguaggio, con un'attenzione particolare al ruolo degli insulti verbali nella discriminazione e nella deumanizzazione. Inoltre, analizzeremo il ruolo dello stile percettivo e della sensibilità al disgusto nella trasmissione dei valori nell'ambito familiare ipotizzando un peso maggiore dei processi cognitivi rispetto ad una condivisione esplicita delle norme sociali. 3) Il terzo obiettivo consiste nell'indagare le possibili conseguenze del giudizio morale nelle relazioni interpersonali e intergruppo, così come nella relazione individuo-Stato. Più precisamente, ci proponiamo di indagare quali reazioni comportamentali possono essere determinate dalla (mancanza di) moralità di un membro dell'ingroup e dell'outgroup (e.g., approccio/evitamento) e le conseguenze della percezione di (mancanza di) moralità sulla discriminazione e deumanizzazione di individui e gruppi. Inoltre, indagheremo le reazioni individuali ai giudizi morali formulati da membri dell'ingroup e dell'outgroup. Infine, analizzeremo le situazioni in cui le norme della famiglia sono in conflitto con quelle collettive determinando conseguenze negative per la vita democratica Questi obiettivi verranno perseguiti grazie alla collaborazione continua di 4 unità di ricerca, formate da persone con accertata esperienza nel settore, che in sinergia svilupperanno pianificheranno e condurranno 34 studi sperimentali utilizzando diverse metodologie (e.g., questionari, analisi del linguaggio, tecniche di misurazione implicita, analisi dei movimenti oculari, analisi dei potenziali evento-relati, risonanza magnetica funzionale e stimolazione magnetica transcranica). Inoltre, gli obiettivi saranno raggiunti anche grazie alla collaborazione con alcune università europee ed extra-Europee, quali l'università di Leiden, l'università di Exeter, 1 l'università del Western Ontario e l'università di Haifa, rappresentate rispettivamente nelle persone di N. Ellemers, M. Barreto, B. Gawronski e K. Sharvit, tutti esperti di chiara fama in psicologia sociale e più precisamente nell'ambito della moralità e delle relazioni intergruppi. Nello specifico, l'unità di Padova focalizzerà la propria attenzione sui processi cognitivi profondi che possono spiegare le differenze individuali nelle condotte morali, analizzando gli stili percettivi (olistico vs. analitico) e la sensibilità al disgusto in una visione di embodied cognition in relazione all'ideologia politica (conservatori vs. progressisti). La stessa unità analizzerà anche il ruolo di queste componenti automatiche nella trasmissione dei contenuti morali da una generazione alla successiva. L'unità di ricerca di Perugia si propone tre obiettivi. Da un lato esplorerà perché le valutazioni sociali basate sulla moralità hanno un impatto maggiore chiamando in causa la (presunta) maggiore stabilità della moralità rispetto alle altre dimensioni (i.e., socievolezza e competenza) e analizzando i meccanismi di riparazione che fanno seguito a valutazioni negative basate sulla moralità. Dall'altro lato, la stessa unità approfondirà il rapporto famiglia-Stato nelle società democratiche, analizzando le situazioni conflittuali tra le norme collettive e familiari con lo scopo di delineare i fattori che possono guidare l'individuo nella scelta di quali norme seguire. L'unità di Bologna si focalizzerà soprattutto sull'analisi del linguaggio quale veicolo importante di trasmissione dei contenuti morali sia nelle relazioni interpersonali che intergruppi. Verranno, ad esempio esaminati gli insulti verbali, che rappresentano un mezzo quotidiano per discriminare gli altri e per negare la loro piena umanità. Inoltre, saranno studiate in modo originale le conseguenze della mancata moralità sulla discriminazione prendendo in considerazione il processo di deumanizzazione. L'unità di Milano si occuperà principalmente di studiare la presunta maggiore accessibilità dei tratti morali sugli altri tratti del giudizio sociale. Inoltre, questa unità si propone di identificare i processi capaci di spiegare perché i tratti relativi alla moralità siano di primaria importanza nella percezione intergruppi. Infine, analizzerà le ricadute comportamentali della moralità nelle interazioni tra gruppi. In conclusione, quindi, questi risultati possono contribuire in modo significativo ad aumentare la conoscenza riguardo il ruolo fondamentale della moralità nelle relazioni intragruppo e intergruppi, fornendo importanti indicazioni applicative, ad esempio per la pianificazione di strategie comunicative volte a cambiare il sistema di valori dei cittadini e a migliorare le relazioni interpersonali e intergruppi, così come i rapporti tra cittadino e Stato. Il presente contributo può, quindi, indirettamente contribuire alla creazione di una società maggiormente inclusiva, identificata come una delle sfide centrali della società e tra gli obiettivi “Horizon 2020”. Ci auguriamo che il presente progetto possa fornire importanti suggerimenti in grado di informare gli esperti di comunicazione sociale e i responsabili politici
Polymorphism of biological helices: elongation- and counterion-mediated effects
Questo lavoro centrato sull'analisi dell'auto-assemblaggio di eliche biologiche, in particolare frammenti di DNA con diverse lunghezze e strutture di Guanosina 5'-monofosfato(G-quadruplessi) in presenza di alcuni ioni, in questo caso argento e litio. I DNA corti sono molto attrattivi per le loro applicazioni nel drug delivery e per il DNA origami come possibile modello per nanomacchine e materiali 3D intelligenti. Il G-quadruplesso rappresenta l'organizzazione supramolecolare dei G-quartetti, anelli planari costituiti da quattro GMP legate tramite legame idrogeno di Hoogsteen. Le tetradi di GMP si impilano una sull'altra e l'impilamento è stabilizzato dalla presenza di cationi monovalenti (Na+,K+, ecc). I G-quadruplessi sono interessanti poichè sequenze ricche di G si possono trovare
nei telomeri (la regione a singolo filamento all'estremità dei cromosomi). La formazione dei G-quadruplessi comporta una generale riduzione nell'estensione dei primer da parte della telomerasi; questo enzima che estende le sequenze telomeriche nei cromosomi è espresso ad alti livelli nelle cellule tumorali permettendo loro di replicarsi indefinitamente portando
all'immortalizzazione che conduce al processo di carcinogenesi. Quindi l'interesse per i G-quadruplessi è legato alla loro possibile attivitti-cancro. Dall'altro lato i G-quadruplessi possono essere usati per la nanoelettonica. Infatti sono stati proposti come basi per nanofilamenti molecolari poichè l'elevata rigidità strutturale e stabilità in varie condizioni, aumenta la migrazione di cariche attrverso il G-filamento. In questa tesi viene presentata l'analisi su DNA e G-quadruplessi tramite esperimenti di scattering a piccolo angolo di raggi X e
neutroni (SAXS e SANS), diffrazione di raggi X e neutroni (XRD e ND) e microscopia
ottica a luce polarizzata. In particolare per i G-quadruplessi è stata evidenziata la formazione della fase LC smettica, diversa dalle fasi esagonale e colesterica solitamente trovate
Consequences of criticism and praise in intergroup contexts: The moderating role of linguistic abstraction.
This research examined the consequences of communication for group perception and intergroup bias. Building on the intergroup sensitivity effect, a series of studies analyzed the role of linguistic abstraction as a moderator of group criticism and group praise. Findings showed that criticism coming from an outgroup member provoked higher defensiveness than criticism coming from an ingroup member only when the message was formulated with abstract terms – which imply higher generalizability and stability of the information transmitted – whereas no intergroup sensitivity effect was found with concrete outgroup criticism (Study 1). Participants receiving abstract criticism from an outgroup representative evaluated the speaker as more willing to offend, more prejudiced and less entitled to criticize. Importantly, they also reported less favorable attitudes towards the outgroup as a whole (Study 2). Considering praise, outgroup members who formulated abstract (vs. concrete) messages were perceived as more motivated by ingratiation motives. Conversely, concrete praise gave rise to more suspicion about ingroup speaker’s motives (Study 3). Finally, participants evaluated outgroup speakers as more prejudiced – and were less favorable toward the outgroup as a whole – when the praise was abstract rather than concrete (Study 4). Theoretically, this research underlines the role of language as a means through which cognition is implemented into action. Indeed, linguistic abstraction can facilitate or obstruct effective group communication, thus influencing the outcomes of intergroup interaction. Overall, these findings have interesting implications for the development of communicative strategies aimed at prejudice reduction
Criticism and praise in intergroup contexts: The role of linguistic abstraction.
Research on the intergroup sensitivity effect has shown that group criticism coming from an outgroup member provokes harsher reactions and higher defensiveness than criticism coming from ingroup members. To date, there is almost no evidence on people’s reactions to more positive intergroup communication, namely intergroup praise.
Referring to the linguistic category model, the studies presented examined the reactions to intergroup criticism (Study 1) and intergroup praise (Study 2) formulated at different levels of abstraction. Study 1 showed that the intergroup sensitivity effect was provoked by outgroup criticism coded with abstract terms, which imply higher generalizability and stability of the information transmitted, but not by outgroup criticism formulated in more concrete terms. Study 2 revealed that outgroup praises were perceived as more motivated by 'hidden purposes' such as ingratiation when they were coded with abstract (vs. concrete) terms. Conversely, when the speaker was an ingroup member, concrete praises were seen with more suspicion than abstract praises.
Overall, these studies adds to the literature on the intergroup sensitivity effect by revealing the moderating role of linguistic abstraction, and show for the first time the consequences of intergroup praises. Implications for effective intergroup communication will be discussed
Moral, competent, or sociable? Evaluation of one's own and other nations in the European context.
Recent research has highlighted that three dimensions are relevant for social judgement in the intergroup and political arena: morality, sociability, and competence. Among them, morality is the most important to the positive evaluation of the ingroup. Conversely, competence or sociability are more relevant to the evaluation of outgroups. The present study examines how people judge one’s own nation and other nations. To this aim, we considered an ingroup nation, Italy, which is stereotypically described – by ingroup and outgroup members - as low in morality and competence (e.g., Pew Research Center, 2012; 2013), but high in sociability. Moreover, this study investigated what dimensions predict the evaluation of three outgroups varying in their status within the European context, namely, German, Romanian, and Spanish people. Participants judged Italians as less moral than German or Spanish people, less competent than Germans, but highly sociable. However, both morality and sociability turned out to be important to the positive evaluations of Italians as well as to national identification. Thus, findings revealed a sort of compensation effect, according to which Italians cope with the ingroup negative stereotype by relying on sociability as well as morality as basis for ingroup identification and ingroup positive evaluation. Findings also showed that competence was the main predictor of the positive evaluation of the high status outgroup (Germans), whereas sociability was the most relevant dimension as for the other two nations. Theoretical and political implications of these results for national attitudes and stereotypes will be discussed
The primary role of morality in predicting humanization
In two studies we investigated the relationship between morality and perceived humanity of others. Given the relevance attributed to this dimension in impression formation, we predicted that morality would play a primary role also in the judgment of humanity .
Study 1 showed that morality is associated to humanity to a higher degree than sociability or competence. Study 2 showed that a target depicted as high (versus low) in morality was attributed uniquely human emotions to a higher extent whereas sociability and competence had no impact on the same measure. Interestingly findings revealed also a halo effect of morality as high morality targets were also seen as highly sociable and competent. In contrast , high sociability targets and high competence targets were not seen as highly moral.
Finally, Study 2 showed that judgments of humanity mediate the effect of morality on intentions of interacting with the target.
The implications of these findings will be discussed
The Face Value: Morality and competence perceived from faces produce gender discrimination in hiring decisions
Different size, different language? Linguistic ingroup favoritism and outgroup derogation by majority and minority groups
This study examines the impact of relative group size on linguistic ingroup favoritism and outgroup derogation. Members of minority, majority, and equal-size groups freely described outcome allocations made by either ingroup or outgroup members. The abstraction and valence of the terms used were analyzed. Majority members expressed ingroup favoritism by describing the majority ingroup with positive terms at a higher level of abstraction than negative terms. They also provided more favorable descriptions of ingroup members than minority members did. Minority members expressed ingroup favoritism, but also outgroup derogation, by referring to the majority outgroup with negative terms at a higher level of abstraction than positive terms. These findings highlight the distinct consequences of minority and majority memberships on these two facets of intergroup discrimination
The contribution of family, school, and peer groups on adolescents' self-concept
Il percorso che porta dall’adolescenza alla vita adulta si dispiega in diversi contesti di
socializzazione, in cui l’individuo intrattiene relazioni con i propri pari e con adulti significativi che
costituiscono modelli cui avvicinarsi o differenziarsi nel processo di definizione di sé e forniscono
sostegno nel fronteggiamento dei compiti di sviluppo propri di questa fase della vita (Palmonari e
Rubini, 2006).
In questo contributo, dopo una breve illustrazione del modello teorico alla base degli studi
empirici condotti, verranno presentate evidenze tratte da una serie di ricerche in cui il percorso di
acquisizione dello status adulto è stato concettualizzato non come un processo di maturazione e
crescita individuale, ma come un processo che si svolge all’interno di diversi gruppi sociali. Nello
specifico, i dati presentati riguardano il modo in cui le esperienze all’interno di tre gruppi
fondamentali cui la quasi totalità degli adolescenti appartiene - la famiglia, la scuola, ed il gruppo
dei pari – influenzano l’identità sociale ed il concetto di sé
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