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    Le basi psicologiche della guerra e i rimedi per la pace in Hobbes e Kant

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    In 1932, Albert Einstein asked Freud for a way to free humanity from war, stating that no attempt had yielded anything. This article attempts to draw some elements from Hobbes and Kant to answer Einstein’s question. The two philosophers provide various reasons for conceiving peace and war not in dichotomous terms, but as always coexisting polarities – in variable proportions – in the continuum of possible human interactions. In the philosophical perspective outlined here, given the fundamental ambiguity of human beings, there is no exhaustive and definitive answer to Einstein’s question. Following Hobbes and Kant, what can be achieved is not the elimination of any possibility of war, but the progressive improvement of understanding the measures that allow for the reduction of the probability of open hostility among individuals, groups, and States

    Dallo yoga dei fachiri allo yoga per tutti

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    Considerazioni sull'evoluzione delle rappresentazioni dello yoga come tecnica d'esercizio nel corso del XX secol

    Il primo Parlamento mondiale delle religioni

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    Si considerano le contese sul significato della parola "yoga" tra fine Ottocento e primo Novecento e il modo in cui William James prese in considerazione le "meraviglie" del sistema yoga. Si analizza anche il modo in cui fu affrontato il problema della traduzione della parola "yoga" da parte di Schlegel, von Humboldt ed Hege

    Il mondo che guarda il mondo

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    La finestra fin dall’antichità, oltre ad essere un elemento architettonico, è spesso una metafora ricorrente in diversi tentativi di dare conto del nostro modo di conoscere il mondo. Questo capitolo riflette sulla metafora tra filosofia e storia dell'art

    Lo yoga oggi. Biografia di una parola

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    Gli usi recenti della parola "yoga" sono molto distanti da quelli più antichi: riflettere sulla storia della parola aiuta ad analizzare l'evoluzione, nel corso dei secoli, di un'antropotecnica, di un complesso sistema di esercizi per l'auto-trasformazione che nell'antichità assomigliava ai sistemi mediterranei degli "esercizi spirituali" della filosofi

    At the core of life. The medicalization of society in Michel Foucault

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    In this article I try to describe Foucault’s conception of the medicalization process. After briefly outline the conception of power proposed by Foucault, I show the central role played by the biomedical devices. The main thesis of this interpretation are two. Firstly, I try to point out how medicine and the biological disciplines form a kind of knowledge which is essential to the birth of the modern State. Secondly, I consider how Foucault definition of biopolitics is the result of an overlap between political power and the specific regimes of truth entailed in biomedical sciences

    Darwin e il viaggio all'origine delle specie

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    Charles Darwin aveva ventidue anni quando, il 27 dicembre 1831, partì come naturalista per un viaggio intorno al mondo a bordo del brigantino di Sua Maestà Beagle. Rientrato in Inghilterra il 2 ottobre 1836, si dedicò alla lunga e paziente elaborazione della sua rivoluzionaria teoria sull’origine delle specie e sulle spinte evolutive alla base delle traiettorie irregolarmente ramificate dell’albero della vita. Le osservazioni fatte durante il viaggio e la successiva analisi dei reperti raccolti (con centinaia di specie ancora sconosciute agli studiosi europei) contribuirono a delineare una nuova, «grandiosa» visione della storia naturale, arrivando tra l’altro a minare l’idea tradizionale secondo cui, all’interno di quella storia, la specie umana attuale sarebbe una presen- za centrale e necessaria

    Hannah Arendt. Vita della mente e vita della polis

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    Si può dunque leggere Hannah Arendt come una pensatrice che si fa carico di denunciare i limiti e i punti ciechi della filosofia politica a partire dalla riflessione sulla storia e sull’attualità, evidenziando ciò che non era stato pensato abbastanza, o ciò che non era stato pensato affatto: per lei si trattava, per così dire, di ridefinire ed espandere i contorni del pensato e del pensabile per poter parlare in modo non banale di eventi che si collocavano al di là del comprensibile (non con la presunzione di comprendere totalmente, ma almeno con l’aspirazione di non fraintendere e di non accontentarsi di svianti semplificazioni o generalizzazioni)
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