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Boccaccio nel Seicento: censure e recuperi della "compassione"
SIMONA MORANDO, Boccaccio in the sixteenth century: censorship and recovery ofthe «compassion»
In the introduction of this paper, the literature of the seventeenth century is defined as a writing of compassion but not of consolation (quotations from Giovanni Cisano, Torquato Accetto, Emanuele Tesauro, G. B. Marino). The distance between the
writers studied here and Boccaccio is due to the censored editions of the Decameron in sixteenth century, to the censorship of Boccaccio as a «maestro d’amore», to his unrefined language, to his interpretation by many critics as a light and burlesque author. But, as reported in a writing by Boccalini, Boccaccio’s Latin works are very much appreciated in seventeenth century literature. This is especially the case of De casibus virorum illustrium, a gloomy and pessimistic book about misfortunes of famous men and about compassion, which nevertheless believes in the ability of letters to give back fame to ruined men. As shown in the conclusion
through some writings by Tassoni, many other seventeenth century authors do not have this kind of hope
Il sogno di Chirone. Letteratura e potere nel primo Seicento
Il volume investiga i rapporti tra i letterati e il potere nel primo Seicento attraverso la figura emblematica del mitico maestro di Achille, il centauro Chirone, adottata volutamente da alcuni dei testi più importanti del tempo (la dedica a Maria de' Medici nel poema "Adone" di Giovan Battista Marino, l'opera teatrale "La centaura" di Giovan Battista Andreini e il poemetto "Il Chirone" di Gabriello Chiabrera ) per ribadire i ruoli a corte e tentare una proposta utopica e disincantata nel dialogo con i principi. Attraverso un'analisi delle fonti iconografiche (Rubens soprattutto) e della tradizione classica e moderna (da Omero a Stazio a Machiavelli), il libro propone una lettura del mito di Chirone e del suo significato profondo: rappresentare una modalità autorevole per rapportarsi al principe, ben diversa dalla modalità cortigiana rappresentata dall'altra figura emblematica nella formazione dell'eroe Achille, Fenice, il perfetto cortigiano
rec. a GIAMBATTISTA MARINO, Panegirici & Epithalami col Verdeutschter Kindermord des Ritters Marino di B. H. Brockes, a cura di Diego Varanini, Alessandra Ruffino, Luana Salvarani, Laura Mandella Lavas, Ed. La Finestra Editrice - 2012
Note (solo preliminari) sulla scrittura teatrale di Roberto Roversi
Il saggio ripercorre la scrittura teatrale di Roberto Roversi cogliendone
i tratti di continuità e discontinuità con il panorama teatrale contemporaneo. Ci
si sofferma sui rapporti con Pasolini per la visione ideologica espressa da Unterdenlinden
e da Porcile e poi da Il crack e Affabulazione. Teatro espressamente politico,
non retorico e rivolto a spettatori partecipi, si rivela tale a partire dallo stile,
prima ancora che dalla messinscena. Si evidenzia uno stile umoristico e grottesco
in linea con le urgenze degli anni ‘50-‘60 espresse dagli articoli su «Sipario», ma
interpretato da Roversi con una cifra del tutto personale. Infine, si offre un’interpretazione
della scrittura drammatica di Roversi a partire dalla declinazione
dell’“elenco dei personaggi”, del dialogo, degli elementi metateatrali e della didascalia,
strumento mutevole lungo gli anni nelle opere dell’autore
rec. CLIZIA CARMINATI, Per una nuova edizione dell’epistolario di Giovan Battista Marino. Testi inediti ,in "Studi secenteschi", N. 53, 2012
Vita con le parole. La poesia di Giovanni Giudici
La monografia contiene anche una bibliografia dell'opera di Giudici, comprensiva anche delle numerose collaborazioni a periodici, quotidiani e riviste dal 1945 al 2000
"Eccovi il don de l'onorata testa". Tasso, il Battista decollato e la forza della parola
The aim of this paper is to propose an interpretation of sonnet 1655 by Torquato Tasso, Eccovi il don de l'onorata testa; the analysis casts doubts on the hypothesis that the sonnet, a serious poem with numerous literary and biblical references, would be «sovra un ritratto di S. Giovanni Battista», as the captions on the manuscripts that passed it down state. Tasso quotes a precise sixteenth century iconography of the decapitated head of John the Baptist, which the essay brings into focus; but Tasso approches it with the intent to solicit a mental vision of the “bocca già sonora" and therefore a reflection on the strength of the prophetic word and sacred oratory, and ultimately on the vitality of poetry which evokes images capable of bearing the truth
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