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Qualche nota su grafica satirica e giornalismo illustrato in Italia al tempo dell’"Assiette au beurre"
Negli occhi del mondo. "Il Papagallo" di Augusto Grossi
This article proposes a reconstruction of the still unacknowledged history of the comic journal «Il Papagallo» (1873-1915) and its caricaturist, director and founder, Augusto Grossi from Bologna. The only European satirical journal to specialize in international politics and the first periodical in colour in the history of the Italian satirical press, «Il Papagallo» was read and sold in France and in England, but also in Spain, Greece, North Africa and the Ottoman Empire. The story of this extraordinary feat of publishing – in the present article focusing above all on the first decade of publication of the newspaper (1873-1883) constitutes a crucial chapter in the geography of European caricature, closely tracing the dynamics of the international circulation of caricature in journalism, as well as the commercial and transnational circuits of chromolithography. An analysis of «Il Papagallo»’s circulation dynamics and of the aesthetic and political reverberations of its large colour plates, gives us the opportunity to rethink the relationship between «centre» and «periphery» in European caricature, and at the same time to evaluate the structural tensions between commercial strategies and ideological orientations in the field of political caricature
VISUAL HISTORY
L’articolo propone una riflessione sulle autorappresentazioni e le forme autoriflessive della satira visiva a partire da un macabro autoritratto redazionale del quotidiano socialista italiano « L’Avanti ! », realizzato da Giuseppe Scalarini nel 1914. Il disegno di Scalarini viene contestualizzato sullo sfondo di due fondamentali tradizioni satiriche, ancora poco indagate dagli studi. La prima è quella dell’autocaricatura, che si sviluppa in maniera sensibile nel Settecento, facendo emergere le prime istanze di rivendicazione professionale del mestiere di caricaturista, per poi diventare una consuetudine quasi esoterica degli ateliers artistici nel corso del ‘lungo Ottocento’. La seconda riguarda invece le peculiari modalità di autorappresentazione dei giornali satirici illustrati che, identificandosi con alcuni personaggi simbolici, entrano visivamente sulla scena pubblica
Storia di una scultura civile. Il Monumento alle Quattro Giornate di Marino Mazzacurati (1963-1969)
Gli anni Sessanta costituiscono un periodo decisivo per la messa in discussione della tradizione monumentale ma anche, in risposta a una diffusa e variegata domanda sociale, per una faticosa ricerca di soluzioni alternative: siano esse monumenti astratti o programmatiche integrazioni di scultura e architettura, o persino strenui tentativi di rinnovamento dall’interno della tradizione figurativa. A fronte di una vasta letteratura dedicata all’‘arte pubblica’ dalla fine degli anni Sessanta ai nostri giorni, tuttavia, relativamente poca attenzione è stata finora rivolta alle dinamiche della scultura monumentale nei due decenni del secondo dopoguerra, e in particolare negli anni Sessanta.
Questo saggio propone uno studio di caso concentrato su uno degli ultimi monumenti figurativi italiani: il monumento alle Quattro Giornate di Napoli di Marino Mazzacurati e Giuseppe Persichetti (1964-1969). Pur rimanendo indubbiamente nel campo della tradizione realista, la scultura ‘civile’ di Mazzacurati non è priva di ponderati slanci sperimentali, che si confrontano con le prospettive ideologiche di una committenza pubblica nata nel quadro del ‘centro-sinistra’ e della nuova politica delle alleanze tra il Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana
Le incursioni warburghiane di Salvatore Settis
This review tries to read Salvatore Settis' recent book Incursioni: arte contemporanea e tradizione within a Warburgian perspective, trying to reflect on the possible research paths opened by the adoption of this approach in the study of the visual culture of our time
La "scomparsa" di Morelli: sfortuna critica di un grande pittore ottocentesco (1915-1961)
Domenico Morelli was notoriously a central figure of his time, but many people came to terms with him even after his death. Further, consecration through a profusion of writings dedicated to him and a relatively constant exhibition presence made the Neapolitan painter a point of reference, even a controversial one, in early 20th-century Italian figurative culture. The aim of this essay is to set the robust oscillations of Morelli’s criticism against the backdrop of the complex phenomenon of critical and historiographical rediscovery of 19th-century Italian and Neapolitan painting that took place during the 20th century. From this perspective, the flourishing denigrating literature on the Neapolitan painter is of particular interest, rich in insights and interpretative perspectives intertwined with stereotypes and critical clichés. In some ways, the frequent attacks on Morelli constitute the other side of the tormented phenomenon of historicisation – steeped in actualising instances – of the ‘Macchiaioli’ 19th century that occurred between the two wars and continued after 1945. Two dates will serve as chronological stakes for this study. Upstream is the publication of Morelli and Dalbono’s writings in a volume in 1915, and downstream the exhibition of Palizzi and Morelli held in Naples in 1961
Giovanni Fattori e le immagini brigantesche
Gli studi recenti attribuiscono alla
fotografia un ruolo decisivo nel cambio di paradigma della rappresentazione del brigantaggio: il suo
uso nuovo e massiccio costituisce una delle prime avvisaglie del declino di un immaginario
romantico e teatrale del brigantaggio, in direzione di una «oggettivazione del crimine» che diverrà
prevalente con il positivismo di secondo Ottocento. Ma gli anni della guerra al brigantaggio non
coincidono soltanto col momento in cui la fotografia ‘di massa’ delle carte de visite inizia a imporre
un paradigma realistico alla cultura visiva contemporanea. Questo è anche il periodo in cui, nel
campo artistico italiano, gli artisti più avvertiti sondano le possibilità del realismo pittorico. È in
questa fase che uno dei più grandi pittori dell’Ottocento europeo, il ‘macchiaiolo’ Giovanni Fattori,
realizza il primo, forse l’unico, quadro compiutamente realistico dedicato alla guerra al
brigantaggio. Ma si tratta dello stesso realismo?
Il mio intervento riflette sulle dinamiche di impatto della fotografia del brigantaggio nella cultura
visiva italiana durante la guerra per il Mezzogiorno. L’obiettivo è duplice. In primo luogo,
approfondire un’analisi dei diversi linguaggi visivi e delle loro interrelazioni nel campo della
rappresentazione dei briganti. In secondo luogo, approfondire lo studio di un’opera di Fattori
(L’Arresto di briganti del 1864), prestando attenzione a come il pittore livornese rielabora i
materiali visivi (disegni, quadri, incisioni, fotografie) a sua disposizione
La caricatura politica in Europa fra Otto e Novecento
The articles here collected use a multi-disciplinary approach to investigate not only the importance of caricatures and satirical cartoons in public discourse – as a weapon of propaganda, an expression of dissent and opposition, a tool of communication crucial for the construction of identity and belonging – from the Napoleonic age to the post-second-war period but also the specific features of visual satire, its circuits of publication and its readers, its language as well as its content, its registers and strategies of derision, without forgetting the social, technical and professional conditions of the production of the images
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