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    Les catégories stylistiques du discours dans les Rhetoricorum libri V de George de Trébizonde”, in: Lucia Calboli Montefusco (Ed.), Papers on Rhetoric IX, Herder, Roma 2008, pp. 165-182.

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    Giorgio Trebisonda era un emigrante Greco che già nel suo paese aveva imparato molto bene la grammatica e la retorica. Arrivò a Venezia molto giovane per lavorare nella biblioteca di Francesco Barbaro e passò gran parte della sua vita in Italia insegnando. Nell’ultimo libro del suo manuale, Rhetoricorum Libri V, egli, dedicando un’attenzione particolare all’elocutio, elabora un insieme molto interessante di precetti, intrecciando la teoria degli stili con la dottrina ermogenea delle ijdevai fino ad allora sconosciuta agli autori di manuali latini. Giorgio Trebisonda aveva già trattato brevemente questa questione, una prima volta, in una lettera indirizzata al suo maestro Vittorino da Feltre e concernente esplicitamente i genera dicendi, una seconda volta, in una lunga lettera mandata a Girolamo Bragadin per dargli consigli su come ottenere la suavitas dicendi. Lamentando di non potere fare riferimento a fonti latine e di conseguenza di trovarsi nella duplice difficoltà di dovere tradurre in latino la terminologia specifica della dottrina Ermogenea e di dovere trovare esempi latini per illustrarla, Giorgio Trebisonda cerca di superare questa difficoltà sostituendo a Demostene, l’autore paradigmatico in Ermogene, Cicerone, dalle cui opere attinge la maggior parte del materiale che inserisce nella dottrina Ermogenea con un risultato veramente eccezionale. Egli si dimostra in grado di maneggiare entrambe le fonti con notevole competenza, passando dall’una all’altra con la più grande libertà. Il ponte tra esse è, a mio parere, il rapporto che egli istituisce considerando le formae o genera dicendi, come egli chiama le ijdevai, singole entità che costituiscono i tre stili tradizionali (figura sublimis, mediocris, attenuata). John Monfasani nel suo ampio studio su Giorgio Trebisonda ha sostenuto che facendo così egli ha frainteso Ermogene, ma io voglio mostrare che un tale fraintendimento era già presente in alcuni dei suoi tardi commentatori greci. Vorrei anche mettere in evidenza un particolare importante, cioè che Giorgio Trebisonda riuscì ad accoppiare le due dottrine sfruttando la ben nota nozione di prevpon. Dopo una rapida panoramica della dottrina Ermogenea prenderò dunque in esame alcuni passi del testo di Giorgio Trebisonda per dimostrarne l’abilità nell’intrecciare dottrine diverse, ma voglio anche mostrare che talvolta egli si perde e che di conseguenza i risultati del suo patchwork sonno assolutamente particolari

    Iacopone nell'Umbria del Due-Trecento. Un'alternativa francescana.

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    Il libro di Antonio Montefusco, pubblicato in occasione del VII centenario della morte di Iacopone da Todi, è uno studio incentrato sulla complessa figura del poeta francescano di fine Duecento, considerato a giusto titolo uno dei più grandi autori della Letteratura Italiana delle origini. Si propone un percorso che intreccia metodi e campi disciplinari diversi: gli strumenti della ricerca storica, della critica letteraria e infine della filologia hanno permesso di delineare i contorni della "cultura" del poeta, mediante una minuziosa analisi testuale. In particolare, il saggio ripropone in termini nuovi la questione dello "spiritualismo" o "rigorismo" di Iacopone, confrontandosi con le più recenti acquisizioni della francescanistica. Importanti appaiono, a tal proposito, i raffronti con la mistica di Bernardo e di Bonaventura, e soprattutto con i testi e il pensiero di Pietro di Giovanni Olivi. È proposta poi una nuova valutazione dell'annosa questione della relazione di alcune controverse laudi con la teoria del Libero Spirito (in particolare, con i testi di Margherita Porete). Il volume, aperto da una puntuale prefazione della storica Giulia Barone, si avvale di una meticolosa ricostruzione biografica, di un'utile storia della critica, e infine di un ricco repertorio bibliografico

    "La funzione strategica dei 'colores' nella pratica declamatoria

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    Il proposito del contributo è quello di chiarire un errore dei tardi commentatori di Ermogene che hanno interpretato in chiave ermagorea uno strumento di difesa dell'accusato, il 'chroma' o 'metathesis tes aitias', trattato invece da Ermogene in modo assolutamente diverso, a proposito cioè dello 'stochasmos' per indicare come fosse possibile dare una motivazione diversa da quella data dall'accusatore all'azione rappresentata dal segn

    "Cic. Inv. 1.27 and Rhet. Her. 1.12 f.: the question of the tertium genus narrationis"

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    Since the birth of rhetorical handbooks narration has been considered an important part of the speech and therefore taken into account in detail. We find precepts about its virtues (narratio lucida, brevis, verisimilis), about its use and position inside the speech (narra-tion can be longer, shorter, cut into flashes or, when contrary to the speaker’s interest, even absent), about its different genres (main or accessory narration). Its difference from the digression is agreed. Nowhere, on the contrary, we find mentioned a tertium genus narrationis split into a kind of narration based in negotiis and a kind of narration based in personis as offered in Cicero’s De inven-tione and in the Rhetorica ad Herennium. The question is of the greatest interest because the source of this doctrine is unknown. Two details, however, bring us back to the dihvghma dealt with in the Progumnavsmata, the open allusion to the usefulness of this narratio for practice (quod delectationis causa non inutili cum exercitatione dicitur et scribitur) and the threefold nature of the negotia (fabula, historia, argumentum). Extremely unclear, however, is the reference to the personae. Against Barwick’s opinion that we have here to do with personae loquentes, i.e. with the well known formal criterion according to which a narration can be monologi-cal, dialogical or mixed, I want to argue in this paper that the personae referred to by the two authors are either agentes or patientes. In other words I do not think that the question of the distinction of this narratio into two kinds, in negotiis and in personis, can be solved interpreting negotia and personae as content and form of the narration itself. My argument will be therefore that this distinc-tion was born inside the doctrine of the peristavsei~ or stoicei`a of the narration, among which pravgmata (negotia) and provswpa (personae) were considered the most important. Hence the attention to the quality of the negotium (true, invented but probable, in-vented and impossible) and to the feelings or the speeches of the personae

    Il senso di una storia francescana: note preliminari

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    The encounter between Francis of Assisi and the wolf is one of the best known medieval stories, but above all it is the Franciscan story par excellence. Faced with a complex hagiographic corpus, full of tormented rewritings, this is one tale that has no different versions. However, its interpretation has provoked a debate that is still far from over. The aim of this volume is to read this story 'up close', attempting to specify the concrete manner in which it became fixed in the decades at the turn of the fourteenth century, and how it was then transmitted (both textually and iconographically) to the subsequent tradition. It is an attempt, with several voices, to highlight the voids and fullnesses of this history and its memory, in order to provide scholars with tools to match its depth

    The wolf of Gubbio: or, How a Franciscan Legend is created

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    The encounter between Francis of Assisi and the wolf is one of the best known medieval stories, but above all it is the Franciscan story par excellence. Faced with a complex hagiographic corpus, full of tormented rewritings, this is one tale that has no different versions. However, its interpretation has provoked a debate that is still far from over. The aim of this volume is to read this story 'up close', attempting to specify the concrete manner in which it became fixed in the decades at the turn of the fourteenth century, and how it was then transmitted (both textually and iconographically) to the subsequent tradition. It is an attempt, with several voices, to highlight the voids and fullnesses of this history and its memory, in order to provide scholars with tools to match its depth

    Una «provocazione». Scrittori e popolo (nell’età di Dante)

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    cronaca della lezione di Antonio Montefusco del 20 Aprile 2016 nell'ambito del Seminario: Lingue, saperi e conflitti nell'Italia Medievale a cura di Elena Sbrojavacca Nel suo secondo intervento all’interno del seminario Lingue, saperi e conflitti nell’Italia medievale, il professor Antonio Montefusco ha presentato una riflessione in diacronia sulla complessa questione dell’identità culturale italiana. Partendo da alcuni spunti teorici più e meno recenti, ha proposto di guardare al periodo co..

    George Moscone to John Montefusco, Circa 1976

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    A letter congratulating John Montefusco on his no-hitterhttps://scholarlycommons.pacific.edu/mayor-moscone/1046/thumbnail.jp

    Banche e mutui: dal prodotto al servizio al cliente

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    Il libro intende analizzare la percezione del rischio da parte del cliente, in considerazione della lunga durata del finanziamento che espone il mutuatario a periodi alterni di andamento dei tassi. Ma anche la conspaevolezza che questi ha nel processo di acquisto. Si sottolinea dunque la necessità di sviluppare una capacità educatva della banca. Il lavoro è poi corredato di un'indagine condotta tramite 405 interviste domiciliari a clienti di banche
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