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    Scritti Africani di Antonino Di Vita

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    L'attività di Antonino Di Vita in Nord Africa e la sua produzione scientifica. Il ricordo di un grande studioso che ha fatto la storia dell'archeologia italiana in Libia negli ultimi cinquant'anni

    L'anfiteatro di Sabratha e gli anfiteatri dell'Africa Proconsolare, Monografie di Archeologia Libica XLI

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    L’opera si articola in due distinte parti: nella prima si presenta lo studio dell’Anfiteatro di Sabratha mentre nella seconda si propone un nuovo catalogo degli anfiteatri della provincia dell’Africa proconsolare. L’Anfiteatro di Sabratha, scavato e restaurato tra il 1924 e il 1926 dalla missione italiana diretta da Renato Bartoccini, era rimasto sostanzialmente inedito. Dal 2009 al 2012 è stato oggetto di una nuova ricerca che si prefiggeva di giungere ad una lettura complessiva del monumento nel suo contesto urbano, storico e sociale, proponendone anche un’ipotesi ricostruttiva. L’edificio, interamente realizzato in opera quadrata e dimensionato sul cubito punico, rivela un forte legame con la tradizione costruttiva locale. Edificato con ogni probabilità alla fine dell’età flavia, l’anfiteatro appare sovradimensionato rispetto alla popolazione stimata della città: la ragione va cercata nel ruolo che Sabratha ricopriva come capolinea delle carovane che portavano animali, oro e schiavi dal cuore dell’Africa fino alle coste del Mediterraneo. L’Anfiteatro di Sabratha si è rivelato essere il terzo per grandezza tra gli anfiteatri ancora esistenti nell’Africa proconsolare. La necessità di confrontare il monumento sabrathense con gli edifici consimili della provincia ha portato alla redazione di un nuovo catalogo degli anfiteatri dell’Africa proconsolare: si presentano le schede relative a 58 monumenti variamente attestati, 40 dei quali sono ancora oggi visibili o archeologicamente testimoniati. Il volume è corredato da un astuccio contenente 20 tavole a colori

    I manufatti litici dagli scavi di Monte Maranfusa. Macine, macinelli e pestelli

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    Studio dei manufatti litici connessi alla macinazione dei cereali ed altri alimenti (macine, macinelli e pestelli) provenienti dallo scavo dell'abitato indigeno di Monte Maranfusa (Palermo)

    La persistenza della tradizione: considerazioni sulla tecnica costruttiva, sul dimensionamento e sul disegno progettuale dell’anfiteatro di Sabratha

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    L’anfiteatro di Sabratha venne indagato nel 1924-26 da Renato Bartoccini, interessato in seguito da pochi interventi di scavo e restauro, è rimasto inedito. Le recenti indagini hanno permesso di redigere un nuovo rilievo e di avanzare un’ipotesi ricostruttiva. Terzo per grandezza tra gli anfiteatri noti nell’Africa Proconsolare, con una capacità stimata di circa 16.000 spettatori, è realizzato interamente in opera quadrata con conci di calcarenite locale e sembra essere stato progettato sulla base del cubito punico. Venne eretto probabilmente in età flavia all’interno di un più vasto progetto di ristrutturazione urbana e la sua enorme mole è giustificabile con il ruolo di Sabratha quale importante capolinea delle rotte carovaniere

    I fratelli De Minicis e la riscoperta del teatro di Falerone: spigolature architettoniche

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    L'articolo ripercorre le vicende della riscoperta del teatro romano di Falerone grazie agli scavi ottocenteschi dei fratelli De Minicis. Le informazioni inerenti il monumento desunte dai documenti di scavo e dalla relazione pubblicata da Gaetano De Minicis nel 1839 vengono messe in relazione con i resti architettonici oggi visibili. Una prima sezione è dedicata alla storia degli studi, una seconda parte all'analisi della struttura edilizia e delle membrature architettoniche, la terza parte all'analisi dell'impianto e dell'apparato architettonico, con delle considerazioni finali riguardanti il monumento, la sua datazione e il suo inserimento nell'impianto urbano

    Nuove ricerche sul tempio della Magna Mater a Leptis Mgna

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    L'articolo presenta la ricerca sui resti dell tempio della Magna Mater nel Foro Vecchio di Leptis Magna. A partire dal 2006 l'edificio è stato accuratamente rilevato ed è stato avviato lo studio sistematico. Il tempio venne edificato in età Flavia, come testimonia l'iscrizione IRT 300, che tramanda anche il nome del finanziatore: Iddibal figlio di Basillec, nipote di Annobal, pronipote di Asmun

    Nuove ricerche sull'anfiteatro di Sabratha

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    L'anfiteatro di Sabratha è uno degli edifici più importanti e noti della città tripolitana. Scavato e restaurato tra il 1924 e il 1926 dalla missione italiana diretta da Renato Bartoccini era rimasto sostanzialmente inedito. A partire dal 2009 è stato oggetto di una ricerca sistematica che, muovendo da un nuovo accurato rilievo, ha cercato di mettere a fuoco le caratteristiche salienti del monumento. Il monumento sabrathense si è rivelato il terzo per grandezza tra gli anfiteatri archeologicamente noti dell'Africa Proconsolare, potendo contenere ben 16000 spettatori. Costruito con ogni probabilità alla fine dell'età flavia, nel momento in cui la città divenne municipium, l'anfiteatro appare sovradimensionato rispetto alla popolazione stimata dell'emporio tripolitano: la ragione va forse cercata nel ruolo che Sabratha ricopriva come capolinea delle carovane che portavano animali, oro e schiavi dal cuore dell'Africa fino alle coste del Mediterraneo

    Munera a Sabratha

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    Due tituli picti inediti rinvenuti e documentati durante gli scavi del 1924-1926 ed oggi scomparsi ed una grande iscrizione con dedica a Gaio Flavio Pudente (IRT 117) testimoniano l’edizione di munera nel grande anfiteatro di Sabratha, oggetto di recenti ricerche (2009-2012).Two unpublished (and now no more existent) tituli picti discovered during the 1924-1926 excavations in the Amphitheatre of Sabratha and the inscription with dedication to Caius Flavius Pudens (IRT 117) are the proves of the editions of munera in the great building, which recently has been object of new researches (2009-2012)

    Da Sabratha a Tripoli vecchio. L’identificazione dell’emporium tripolitano, la riscoperta dell’anfiteatro e le ragioni di un toponimo

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    Le origini del toponimo "Tripoli Vecchio" che per secoli ha identificato il sito dell'antica Sabratha e la storia della sua riscoperta da parte dell'archeologia italiana

    L'attività dell'Università di Macerata a Leptis Magna: il tempio della Magna Mater

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    L'articolo espone i primi risultati della ricerca sul tempio della Magna Mater nel Foro Vecchio di Leptis Magna
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