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“Queer Melancholia in The Lost Language of Cranes: The Novel, the Film and the Search for Language”
My paper offers a reading of David Leavitt’s novel The Lost Language of Cranes (1986), and of its cinematic version directed by Nigel Finch (1991), aimed at illustrating the paralysing sense of loss that pervades the American cultural climate in the 1980s. Leavitt’s coming(out)-of-age tale juxtaposes the precarious condition of male homosexuality, threatened by the spectre of AIDS, with the disruption of the Benjamins’ family unity, thereby exhibiting the debilitating effects of queer melancholia. By investigating the incorporative mechanisms of queer melancholia and its unspeakable sense of loss, my article addresses the paradoxical search for a language as a means to externalise melancholic grief. As suggested in these lines, The Lost Language of Cranes is then concerned with the search for self-definition and in many ways it evinces a poetics of melancholia by privileging a tendency to narcissism and elegiac lamentation. And yet, both the novel and the film put emphasis on a world of pop culture, gay clubbing and increasing commodification, by means of intertextual references to cinema, TV, art and music icons that offer a snapshot of a generation lost into “its new alphabets of images” (Leavitt 1985). In its reliance on grief and pop culture, The Lost Language of Cranes can be said to give voice to what is essentially inarticulable, thus questioning the disturbing mechanisms of melancholia
Torri mediterranee. Dalla salvaguardia alla fruizione
Le torri costiere sono un paradigma per il territorio su cui insistono: emergenze ambientali eppure scrigni del suo significato e delle sue stesse potenzialità. E' possibile oggi, e necessario, conferire un nuovo uso a questo singolare sistema di controllo territoriale, anche per assegnare una nuova visibilità a luoghi spesso depressi e abbandonati
Comporre fratture
Un territorio fragile, quello dell'area dello Stretto di Messina, evoca immagini catastrofiche, ma anche di ricostruzioni o rifondazioni. L'architettura sa interpretare queste condizioni, non solo come "servizio tecnico", ma anche e soprattutto come medium della memoria, per un futuro nuovo che non cancella il passato e la storia
Progettare con l'acqua. Architetture mobili, spazi umidi, cavità liquide
Acqua come risorsa e acqua come minaccia. Alle funzioni primarie del proteggere dall'acqua e del raccoglierla, l'architettura ha interpretato con le sue forme altri usi dell'acqua. Oggi l'acqua è utilizzata per il benessere, per la pratica sportiva, per lo svago, per il godimento estetico. Da sempre l'architettura conferisce all'acqua forme nuove che ne ridefiniscono i limiti e, insieme, il suo farsi materiale asservito alle attività dell'uomo. L'acqua, infatti, ha sempre avuto un ruolo di protagonista nella conformazione degli spazi di vita dell'uomo, assumendo aspetti e caratteri diversi, a volte in continuità, altre come contrappunto dell'ambiente naturale o artificiale che la accoglie e raccoglie
Tempo Negativo
La nozione di "tempo" influisce in maniera determinante sull'architettura. Al tempo della sua ideazione segue quello della costruzione, poi il tempo dell'utilizzi e, infine, quello della sua consunzione. Su questi aspetti si sofferma il testo, nella convinzione che, tra i diversi prodotti dell'uomo, quello architettonico abbia la capacità di sfidare con maggiore determinazione le dinamiche trasformative che si determinano lungo il tempo della storia
Napoles: Programa Extraordinario de Edificación Residencial
I progetti per la ricostruzione di Napoli post-terremoto costituiscono una esemplificazione delle modalità raggiunte dall'architettura italiana di fine millennio di confrontarsi con il tema dell'edilizia popolare e del rapporto con le preesistenze ambientali. L'elenco di opere selezionate evidenziano una comune tensione nell'inserimento di un linguaggio schiettamente moderno all'interno di una periferia degradata da interventi di bassa qualità e pesantemente manomessa da costruzioni prodotte dal fenomeno dell'abusivism
In acqua: Architettura contro Natura
Elaborato grafico prodotto per la esposizione InAqua svoltasi a Ischia, in occasione dell'Incontro Ischitano di Architettura Mediterranea del 201
In acqua: Colore di mare
L'elaborato è parte dell'iniziativa espositiva "Colore di mare", promossa all'interno dell'Incontro Ischitano di Architettura Mediterranea svoltosi a Ischia nel 201
Crotone. Il fronte a mare
"Città di Pietra" sono per definizione quelle città il cui principale carattere è dato dall'essere state pensate e costruite organicamente con la pietra, fino a quando il declino di concezioni strutturali basate sulla muratura portante decretarono la fine della fortuna (critica e costruttiva) di questo materiale. Un dato oggi confermato dall'assestamentodi termini contrapposti, attraverso i quali viene riconosciuto il valore di contemporaneità solo al primo di essi: modernità-leggerezza-materiali artificiali vs premodernità-massività-materiali naturali. Sono città di pietra le città "mediterranee", quelle direttamente generate dalla civiltà greca e romana, dalla loro particolare forma di razionalità e i cui valori estetici sono diventati nel tempo ideali condivisi della cultura occidentale. I caratteri architettonici delle città "mediterranee" sono oggi sottoposti a un'aggressione culturale senza precedenti: nuovi modelli estetici e culturali, basati sull'edonismo e l'assolutizzazione del relativo, si impongono e minano alle basi il concetto stesso della loro identità. La mostra Città di Pietra vuole interrogarsi da una parte su quali siano i modelli dominanti che governano le trasformazioni urbane e paesistiche in atto; e dall'altra se esistano ipotesi alternative a quelle fondate sul mito di un'archiettura modernista, hightech, destrutturata, priva di memoria, sradicata dalla propria tradizione, quando non addirittura ad essa ideologicamente nemica. La mostra Città di Pietra, con tutte le precauzioni richieste da un ambito tematico ancora scarsamente percorso dalla ricerca, vuole porsi il problema del riconoscimento critico della potenziale attualità di una cultura muraria, intesa non solo come continuità con le tecniche tradizionali del costruire ma anche come loro radicale aggiornamento. Una mostra che nasce dalla convinzione che oggi esistono e sono ancora vitali alcuni ideali architettonici "mediterranei", che però rischiano di essere spazzati via; e che è necessaria una forte coscienza critica per contrastare la minaccia derivante dai processi in atto di planetaria omologazione culturale. Testo di Claudio D'Amato Guerrier
Architettura aperta. Verso il progetto in trasformazione
La nozione di «apertura» elaborata da Umberto Eco nel libro Opera Aperta può essere acquisita oggi da gran parte della produzione architettonica contemporanea a identificare i caratteri di nuova condizione operativa. In un'epoca percorsa da mutamenti frenetici e incontrollati, caratterizzati da una condizione generalizzata di continua messa in discussione di qualunque idea di stabilità e durata, la «architettura aperta» individua una connotazione dinamica per il progetto: un progetto inteso sin dalla fase del suo concepimento come un artefatto in trasformazione, capace non solo di sopportare le modificazioni che inevitabilmente si produrranno sulla sua conformazione fisica, ma di sollecitarle esso stesso e di guidarne l'evolversi verso esiti non necessariamente stabiliti a priori. Da qui è possibile partire per definire una nuova architettura, fondata su una condizione processuale che riflette in sé la mobilità della realtà e che esprime l’appartenenza a una nuova dimensione temporale
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