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Soppressione degli enti religiosi e liquidazione del patrimonio ecclesiastico nel Regno di Napoli (1806-1815)
L’incameramento, l’uso pubblico e la vendita di considerevoli quantità di beni ecclesiastici nel periodo napoleonico contribuirono a modificare la distribuzione della proprietà fondiaria e ad avviare, in alcuni casi, nuovi processi di sviluppo nelle campagne, sommandosi ad altre importanti riforme, come la eversione della feudalità e la liquidazione degli usi civici, che ebbero particolare rilievo nel Regno di Napoli.
Già dalla seconda metà del Settecento, un notevole impulso all’evoluzione agraria di molti Stati italiani era stato innescato dal processo di privatizzazione delle terre di manomorta (sia pubbliche che ecclesiastiche). Nel Regno di Napoli, tuttavia, la riduzione del patrimonio degli ordini religiosi pur perseguita nell’ambito della lotta al potere e ai privilegi della chiesa non ottenne il successo auspicato. La proprietà ecclesiastica, infatti, fu appena scalfita, se si escludono le espropriazioni dei gesuiti dopo il 1767 e dei beni del clero in Calabria dopo il terremoto del 1783. Ben diversa e radicale fu invece la soppressione sistematica delle case religiose e la vendita dei beni espropriati nel Decennio francese. In questo caso l'operazione riguardò una quantità assai rilevante di beni (rurali e urbani) con conseguenze di ampia portata sull’assetto della proprietà fondiaria e sul regime agrario del mezzogiorno continentale
Economia. Beni nazionali, Blocco continentale, Catasto generale, Dazi e dogane, Feudalità, Imposte e tributi
Nell'età napoleonica l'Italia, come gran parte d'Europa, fu investita da un vigoroso processo di modernizzazione che in breve tempo rinnovò in modo radicale le istituzioni, le strutture economiche, la vita sociale e culturale
La memoria come legittimazione: il potere dei notabili “popolari” a Fiesole tra XVI e XVIII secolo
Frédéric Lullin de Chateauvieux e l'agricoltura toscana
Nella primavera del 1812 Frédéric Lullin de Chateauvieux, Inspecteur principal de depôts de Beliers du quatrieme arrondissement, venne inviato in Italia dal Ministero dell’Interno francese con l’incarico di stendere una relazione sull’agricoltura italiana. Giunto in Toscana (annessa all'Impero nel 1808) comincia a inviare periodicamente a Parigi, una serie di rapporti nei quali traccia un quadro chiaro e dettagliato delle quattro regioni agricole della Toscana. Dato il suo incarico, una parte rilevante di tali rapporti (accompagnata da numerosi prospetti statistici) è dedicata all’allevamento degli ovini, che illustra con grande quantità di dettagli (greggi transumanti, metodi di viaggio, composizione di un gregge transumante, sistemi di tosatura e così via), e al suo tentativo (fallito) di introdurre in Toscana le pregiate pecore merinos per migliorare le razze locali
“Una storia per il grande pubblico”: la Seconda guerra mondiale a puntate nelle edicole italiane (1955-2009)
Il fenomeno delle pubblicazioni a dispense ha conosciuto un vero e proprio boom a partire dagli anni sessanta: l’edicola è stata (ed è ancora) uno dei canali di diffusione della cultura di massa, con una forte tradizione in Italia. Tra il 1955 e il 1995 vengono presentate nelle edicole 27 opere sulla seconda guerra mondiale (18 a dispense settimanali, 5 allegate a quotidiani/riviste con cadenza variabile – giornaliera/mensile - e 3 a volumi/volumetti periodici, 1 in videocassette settimanali). Siamo di fronte a una vera e propria operazione di storia divulgativa e illustrata del secondo conflitto mondiale: delle opere di maggior successo, nelle sole edicole si vendevano mediamente oltre 200.000 copie di ogni fascicolo - gli altri tradizionali canali di diffusione erano e sono la vendita rateale e quella postale.
Il saggio presenta una prima descrizione di tali opere, il cui intento dichiarato era quello di fornire al lettore medio una ricostruzione degli eventi bellici piana e accessibile, con stile ed effetti giornalistici: “una storia in presa diretta”. Autori/curatori infatti sono, salvo qualche eccezione, giornalisti (gli storici, benché ampiamente saccheggiati, non compaiono quasi mai). Caratteristica comune di tutte queste opere la loro straordinaria ricchezza iconografica: l’immagine, in tali pubblicazioni, diventa essa stessa parte integrante della ricostruzione storiografica
Il racconto per immagini: la storia d'Italia nelle pubblicazioni a dispense (1961-2011)
In concomitanza con le celebrazioni del Centenario dell'unificazione nazionale, che dal 1960-61 si sarebbero protratte fino al 1970, le maggiori case editrici italiane (specializzate nel settore della divulgazione) lanciano nelle edicole una serie di grandi opere illustrate a dispense sulla storia d'Italia. Opere che ottengono in genere il favore del pubblico con un'unica, significativa, eccezione: la einaudiana Storia d'Italia riproposta a dispense settimanali (con inserti illustrati in ogni fascicolo) dalla Fabbri Editori nel 1985. All'opposto, memorabile appare il successo di vendita della storia d'Italia di Montanelli (già affermatissima in libreria) che raggiunse nelle edicole i sei milioni di copie.
Caratteristica comune di tutte queste grandi opere, il ricchissimo apparato iconografico, di sicuro richiamo per il pubblico delle edicole, grande consumatore anche di rotocalchi illustrati, e l'uso di un linguaggio semplice e accessibile, con stile ed effetti giornalistici: “una storia in presa diretta”. Marginale appare nel campo della divulgazione il contributo degli storici accademici. Fin dal secondo dopoguerra era venuta affermandosi, infatti, la più rassicurante figura del giornalista-scrittore di storia; da allora il vero regista dell'uso pubblico della storia in Italia
La pietra e la città : famiglie artigiane e identità urbana a Fiesole dal XVI al XIX secolo
Antico e importante centro etrusco e poi romano (si voleva fondata da Ercole figlio di Atlante dopo il diluvio universale), Fiesole era stata sconfitta e conquistata dai fiorentini, dopo lunghe lotte, nel mi secolo. Pur fortemente ridimensionata dal punto di vista politico e militare la città conserva, tuttavia, il rango di capoluogo amministrativo (Podesteria) e di sede episcopale. All'interno della cerchia muraria, parzialmente distrutta, si concentra fino alla metà di questo secolo una popolazione composta in gran parte di addetti alla lavorazione della pietra da costruzione (scalpellini, lastricatori, muratori), che per le sue caratteristiche di continuità residenziale e di stabilità professionale mostra di possedere un alto grado di integrazione e coesione interna. Il senso di appartenenza alla comunità civica si fonda sulla consapevolezza di possedere una propria storia e sulla condivisione di valori comuni: il mito delle origini e la memoria di un passato glorioso, la tradizione religiosa, il mestiere e la famiglia, sono i principali elementi dell'identificazione collettiva, che si traducono in un forte idioma comunitario. L'analisi sotto forma di biografia generalizzata della popolazione fiesolana intra muros, durante un periodo di vari secoli, consente di ricostruire il contesto economico e sociale e le reti di relazione di questo gruppo di artigiani, e di verificare nel contempo alcuni problemi cruciali per la conoscenza delle società di antico regime quali il rapporto tra norme e pratiche sociali, tra libertà individuale e appartenenza a gruppi ascrittivi (parentela, confraternite, corporazioni), 'fra eventi unici e irripetibili e strutture istituzionali e simboliche di lunga durata'.--15 Introduzione
--23 Tra mito e storia: i fattori dell'identità
--23 L'identità fiesolana
--27 «La prima città fatta nel mondo»
--37 Spirito cittadino e memoria collettiva
--45 L'immagine della città: le prime guide turistiche e la fondazione del Museo Civico
--63 Popolazione e insediamento
--63 Città o «quasi città»?
--67 Popolazione e ambiente (secoli xiv-xix)
--76 I disastri naturali
--87 Forme di organizzazione domestica e aggregati residenziali di lignaggio
--91 Dentro e fuori le mura: insediamento e spazi della vita collettiva
--99 Gli estranei: villeggianti e contadini
--111 Morfologia del potere locale
--111 Potere centrale e autonomia locale: mediazione e conflitto
--124 Associazioni devozionali ed élite locale: le Opere di S. Maria Prímerana e di S. Romolo
--140 Linguaggio del potere e idioma comunitario: un caso di corruzione alla vigilia della riforma comunitativa
--146 La svolta del 1774. Riforma comunitativa e fine dell'autogoverno cittadino
--152 Verso nuovi equilibri: crisi economica, occupazione francese e lotta politica
--177 Il monopolio della pietra
--177 Fiesole città artigiana
--185 Un modello di organizzazione economica e sociale: gli scalpellini
--194 Stabilità di mestiere e identità professionale
--204 Organizzazione del lavoro e rapporti di produzione
--215 Le vie della pietra
--219 L'agricoltura. Una risorsa complementare?
--235 Famiglia, parentela, patrimonio
--235 Una società chiusa? Scelte matrimoniali e mobilità sociale
--247 Una sola opportunità: la carriera ecclesiastica
--264 La famiglia e i meccanismi della riproduzione sociale
--283 11 sistema di devoluzione dei beni
--301 Appendice
--303 Tavole genealogiche
--333 Sepolture in Cattedrale di Fiesole (sec. xvn)
--335 Catasto del 1832. Fiesole. Sezione K. Parrocchia della cattedrale
--341 BibliografiaPublished version of EUI PhD thesis, 199
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