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    Ricostruzione geologica tridimensionale della stratigrafia tardo-quaternaria nel sottosuolo di Ferrara

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    This work is aimed at the reconstruction of the upper Quaternary depositional architecture, below the urban area of Ferrara, in northern Italy. The study area is part of the lower alluvial plain of the Po and Reno rivers and is therefore dominate by fluvial channel sands, levee sands-silts, and interchannel depression mud. The research was focused on the reconstruction of a digital geological model of the sedimentary bodies buried in the first 35 m under the topographic surface. The study units accumulated through Holocene and late Pleistocene times. The research work is based on the analysis of a rich data set, derived from about 2,000 subsurface investigations, consisting of continuous coring, penetration tests (including CPTU and SCPTU), and water wells stratigraphy. The subsurface modelling was achieved through both the conceptual interpretation of surface and subsurface information and the computerized geostatistic interpolation of digitalized data. The digital interpolation overcame the large heterogeneity of the data set into a homogeneous statistical and conceptual framework, through the use of a time and economic efficient work protocol. The research work achieved the reconstruction of the environmental evolution of the area, from the last glacial maximum time up to the present. The large climatic and eustatic fluctuations of the Quaternary largely influenced the environmental evolution and sedimentary dynamics of the area. During the last sea-level lowstand, a large body of synglacial river sands accumulated into the research area, under middle alluvial plain conditions. During phases of the eustatic rising, a thick alluvial plain body aggraded in the southern portion of the study area, fed by Apennines derived rivers, whereas non depositional condition persisted on the northern structural high. The maximum transgression was matched with the widespread sedimentation of fresh water marsh muds. During the highstand times, sands accumulated into both the Po and Reno channels, and mud into the adjacent interfluvial depressions. The research work demonstrated the great role played by the compressive deformation of this portion of the seismic active Apennines Foredeep Basin in the shaping of the depositional architecture. The sedimentary successions accumulated onto the anticline crests are much thinner than those sedimented into the syncline areas. The stratigraphic interpretation of the subsurface data can improve the geotechnical and hydrogeological work and support an improved seismic danger mitigation of an area significantly affected by the May 2012 earthquakes

    Banca dei dati geologici e geotecnici di sottosuolo del terriotrio del Comune di Mirabello

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    Banca dati in ambiente ArgGIS di tutti i dati disponibili al novembre 2014 sul sottosuolo del Comune di Mirabello (Provincia di Ferrara), comprendente sondaggi stratigrafici, prove penetrometriche, indagini geofisiche, informatizzati con criteri congruenti con quelli elaborati dal Serivizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione Emilia-Romagna. Stato del dato: pubblico

    Banca dati e Shapefiles ArcGIS delle Mappe della Microzonazione Sismica della totalità del territorio del Comune di Mirabello (Provincia di Ferrara)

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    Banca dati e Shapefiles in ambiente ArcGIS per la Carta Geologica, Carta Geologico-Tecnica, Carta della microzonazione del rischio sismico, potenziale di amplificazione sismica e rischio di liquefazione del territorio del Comune di Mirabello

    Banca Dati ArcGIS e Carte della Microzonazione Sismica del Comune di Sala Bolognese (Provincia di Bologna)

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    Data base e shapefiles Arcgis per la gestione di: Carta Geologica, Carta Geologico-Tecnica, Carta della microzonazione del rischio sismico, potenziale di amplificazione sismica e rischio di liquefazione del territorio del Comune di Sala Bolognese

    Banca dati geologici di sottosuolo del Comune di Ferrara

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    Banca dati in ambiente ArgGIS di tutti i dati disponibili al novembre 2014 sul sottosuolo del Comune di Ferrara, comprendente sondaggi stratigrafici, prove penetrometriche, indagini geofisiche, informatizzati con criteri congruenti con quelli elaborati dal Serivizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione Emilia-Romagna. Stato del dato: pubblico

    Controllo dell’architettura stratigrafica olocenica e dell’assetto geomorfologico sugli effetti locali delle scosse del 2012 del ferrarese occidentale

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    I recenti eventi sismici emiliani (20 e 29 maggio 2012), legati a strutture frontali dell’Appennino sepolto, hanno mostrato come i danni possano mostrare una gravità molto varabile, anche su distanze molto brevi, a causa della diversa risposta sismica locale. I danni agli edifici sono ovviamente modulati dalla loro vulnerabilità intrinseca, ma appare chiara una forte correlazione fra lesioni dell’edificato, caratteri geomorfologici ed architettura stratigrafica delle prime decine di metri di sottosuolo. Particolarmente drammatici sono stati gli effetti della liquefazione cosismica di sabbie fluviali negli abitati di Sant’Agostino e San Carlo, in Provincia di Ferrara. I fenomeni di liquefazione hanno indotto vistose risalite in superficie di sabbie, associate ad acque in pressione, anche salmastre, molto probabilmente ricche di metano biogenico. La presenza di gradienti topografici, associati alla preservazione di un dosso fluviale allungato, ha permesso lo sviluppo di estesi fenomeni gravitativi di espansione laterale, che hanno utilizzato strati di sabbie liquefatte come orizzonte di scollamento. In questo contesto, sia la stratigrafia del sottosuolo che la morfologia di superficie appaiono quindi fattori fondamentali nel modulare la risposta sismica locale. La distribuzione dei corpi sedimentari di origine fluviale ha controllato in modo molto marcato gli effetti sismici locali anche in aree in cui i fenomeni di liquefazione hanno avuto un importanza minore o non si sono manifestati, come fra Mirabello e Vigarano Mainarda ed il centro storico di Ferrara. I corpi sedimentari interessati dalla liquefazione cosismica fra Cento e Ferrara sono stati depositati dal Reno in una fase assai recente, a partire dalla metà del XV secolo. Lo studio stratigrafico, integrato dall’analisi delle fonti storiografiche e cartografiche, permette di ricostruire nel dettaglio la rapida progradazione del canale fluviale di origine appenninica all’interno di un’area palustre allungata, a partire dal 1451, fino al 1527, quando fu temporaneamente immesso artificialmente nel fiume Po. Nell’area di Sant’Agostino intorno al 1470-80 si depositò con straordinaria velocità un corpo di sabbie fluviali spesso oltre 5 m. Le indagini paleo sismologiche dell’estate 2012 hanno dimostrato che le fratture legate alla liquefazione del 2012 riattivano analoghe strutture indotte dal forte sisma del novembre 1570. L’alveo fu infine definitivamente abbandonato dal Reno, intorno la metà del XVIII secolo. Questo abbandono molto recente ha fatto si che le morfologie deposizionali del dosso fluviale siano state in buona parte preservate, mantenendo i gradienti necessari ai movimenti gravitativi cosismici. Una ricostruzione delle geometrie tridimensionali dei corpi stratigrafici e della loro storia deposizionale deve perciò fare parte dell’approccio squisitamente interdisciplinare alla zonazione sismica, necessaria alla mitigazione del rischio in queste complesse aree di pianura alluvionale

    Architettura stratigrafica ed evoluzione deposizionale tardo-quaternaria nella Pianura Ferrarese e nel Delta del Po.

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    La fascia costiera del Ferrarese è stata oggetto delle ultime fasi del progetto nazionale di cartografia geologica -CARG. L’attuale sospensione del progetto ha lasciato priva di copertura un’ampia fascia di territorio a cavallo dell’attuale corso del Po, estesa fra Guastalla (RE) e Jolanda di Savoia (FE). Tale area, in buona parte colpita dalla sequenza sismica del 2012, è soggetta ad elevato rischio da esondazione fluviale ed a problematiche legate alla presenza di diversi siti contaminati. A fronte delle urgenze legate alla mitigazione di tali rischi e alla definizione di una microzonazione sismica appare ancora più grave la carenza di conoscenze geologico-stratigrafiche sull’area. Nell’impossibilità finanziaria di svolgere nuove indagini, lo studio del sottosuolo deve necessariamente basarsi sulla raccolta sistematica e l’accurata analisi delle diverse migliaia di prove penetrometriche e sondaggi geognostici esistenti. Tali prove presentano una forte eterogeneità tipologica, qualitativa e di distribuzione geografica che ne rende complessa la sintesi e l’interpretazione geologica. È stata quindi messa a punto una metodologia innovativa capace di integrare metodiche di interpretazione stratigrafico-sequenziale con tecniche di interpolazione geostatistica automatizzate, in grado di produrre un modello tridimensionale dell’architettura deposizionale tardoquaternaria. È stato prodotto un primo schema di correlazione unitario, esteso dalle aree di pianura alluvionale a quelle del Delta del Po, che ha evidenziato la forte influenza delle deformazioni tettoniche sindeposizionali sull’architettura stratigrafica di questa porzione dell’avanfossa in attiva deformazione compressiva. Le successioni di stazionamento basso coeve all’ultima glaciazione sono caratterizzate da estesi corpi di sabbie grossolane deposti da fiumi a treccia lungo l’attuale asse padano e poi largamente nell’attuale Adriatico Settentrionale, mentre verso sud passano a successioni prevalentemente limose di provenienza appenninica. La rapida deglaciazione alpina è associata ad un’ampia lacuna nell’area padanoveneta, legata allo sviluppo di una vasta superficie terrazzata, affiorante solo a nord dell’attuale Po. I sistemi trasgressivi e di stazionamento alto presentano spessori complessivi variabili, da pochi metri in corrispondenza delle creste delle anticlinali a circa 40 m in aree di sinclinale. In aree costiere il sistema trasgressivo è caratterizzato da repentine fasi di arretramento della linea di costa, mentre in aree meridionali ad alimentazione appenninica si sono accumulate spesse successioni continentali. La massima trasgressione ha provocato l’arretramento della linea di costa anche a oltre 25 km a ovest rispetto a quella attuale, mentre in aree continentali è avvenuta la deposizione di un esteso livello di fanghi organici. Lo stazionamento alto ha visto la progradazione di parecchie generazioni di lobi deltizi, con una migrazione laterale delle foci del Po di oltre 90 km

    Regional deformation of late Quaternary fluvial sediments in the Apennines foreland basin (Emilia, Italy)

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    Our research is aimed at estimating the vertical deformation affecting late Quaternary units accumulated into the foreland basin of the Northern Apennines chain. Beneath the study alluvial plain, compressive fault-fold structures are seismically active. We reconstructed the stratigraphic architecture and the depositional evolution of the alluvial deposits, which accumulated in the first 40 m of subsurface, through the last 45,000 years, from before the Last Glacial Maximum to the present. A 58 km-long stratigraphic profile was correlated from the foothill belt near Bologna to the vicinity of the Po River. The analysis of the profile documents subsidence movements through the last 12,000 years, exceeding − 18 m in syncline areas, with subsidence rates of at least 1.5 m/ka. Anticlines areas experienced a much lower subsidence than the syncline ones

    Studio di microzonazione sismica di dettaglio dell’area del Comune di Mirabello (Ferrara) basata sull’interpolazione di dati geologici e geofisici puntuali.

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    The contribution describes the high resolution seismic hazard evaluation in an area severely affected by the seismic event the 20th may 2012. Surface geological mapping and reconstruction of the geophysical properties of the underground stratigraphic bodies were integrated with geotechnical evaluation of cone penetration tests to evaluate the site features affecting the seismic damage, such as amplification and liquefaction phenomena
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