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Al servizio dell’(auto) governo dell’organizzazione giudiziaria. Nascita ed evoluzione della Struttura Tecnica per l’Organizzazione
Gli studi organizzativi insegnano che per comprendere nel dettaglio il funzionamento di un organismo occorre oltrepassare il livello prescrittivo delle norme e delle procedure che formalmente ne governano l’azione. Le strutture organizzative, infatti, raramente nascono e si sviluppano in maniera lineare, ma spesso evolvono e si affermano seguendo traiettorie complesse, a volte imprevedibili. Sulla base di tale consapevolezza, questo saggio si propone di ricostruire e commentare il percorso che ha portato alla nascita e al progressivo sviluppo della Struttura Tecnica per l’Organizzazione (S.T.O.), staff che svolge funzioni di supporto permanente alla VII Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura
Il mestiere dello studioso di storia
Il saggio ripercorre l'esperienza storiografica di Giovanni Miccoli, non limitandosi a una messa a fuoco dei suoi passaggi fondamentali dal punto di vista delle opere di maggior rilievo ma traendone spunto per contestualizzare tale cammino intellettuale sullo sfondo del dibattito storiografico che si sviluppò in Italia, e non solo, nel periodo che va dal secondo dopoguerra ad oggi
Rinnovo Urbano e Valutazioni Integrate
Nella generale attività di rinnovo urbano che continua a interessare tutti i paesi sviluppati, assume un ruolo decisivo la riqualificazione delle grandi aree degradate.
Per numero, estensione, localizzazione e abitanti insediati, tali aree costituiscono consistenti parti di città con situazioni operative difficili ma adatte alla realizzazione di grandi progetti strutturali, innovativi sotto il profilo socio-culturale, economico-finanziario, urbanistico-ambientale, e trainanti nell’azione rigenerativa di un intero tessuto urbano. Per comporre in condivise ed efficienti soluzioni di equilibrio l’eterogenea pluralità di variabili – propria di ogni progetto complesso – è opportuno associare ad ogni fase di elaborazione un parallelo processo di valutazione integrata.
In rapporto a quanto affermato, i saggi contenuti nel volume affrontano le seguenti problematiche:
- l’integrazione di valutazioni economiche, ecologiche e socio-culturali per sollecitare l’identificazione di soluzioni progettuali innovative;
- la valutazione integrata sociale e partecipata per la decisione, negoziazione e programmazione degli interventi;
- la valutazione della sostenibilità delle decisioni per la corretta pianificazione e gestione della città;
- la verifica del ruolo della valutazione nell’ambito del governo del territorio rispetto ai problemi di sostenibilità dei progetti e di perequazione urbanistica;
- l’applicazione degli standard internazionali alle valutazioni immobiliari in relazione al metodo catastale, alle quotazioni fornite dalla pubblicistica specializzata, ala costruzione di modelli valutativi su larga scala
La sfida dell’invecchiamento: successi e insuccessi in Italia
L’invecchiamento della popolazione riguarda oggi e riguarderà in futuro tutta la società e i suoi molteplici aspetti. Fino ad oggi le sue implicazioni – eccetto quelle demografiche – sono state poco percepite e spesso positive e gestibili, ma nel
medio e lungo periodo le sue conseguenze saranno stravolgenti. Le sue determinanti sono di per sé componenti positive dello sviluppo
umano; l’invecchiamento non può quindi che essere considerato un processo positivo e ineluttabile. Esso pone però numerose conseguenze, spesso non positive, che sono le più varie e coinvolgono tutti gli aspetti della popolazione, della società e dell’economia. Scendendo ancora a livello territoriale, ogni contesto amministrativo, quale quello regionale, provinciale e comunale, si trova ad affrontare la gestione di una popolazione sempre più invecchiata con intensità estremamente diversificate. Questo lavoro ripercorre l'evoluzione dell'invecchiamento e delle sue determinanti negli ultimi anni in Italia, con una attenzione particolare ai livelli territoriali dettagliati
Il diritto all’oblio e i suoi confini: quando il dovere del ricordo annebbia l’ombra del tempo
Il diritto all’oblio, quale pretesa a riappropriarsi della propria storia personale, a recuperare il dominio sui fatti personali, dopo che questi siano stati legittimamente divulgati, e a reimpadronirsi del potere di disporne, dopo un lungo e tortuoso cammino, nel corso del quale un profondo e attento contributo è stato fornito dal lavoro svolto dalla giurisprudenza, non solo di legittimità, e dalla dottrina, ha finalmente visto un riconoscimento legislativo espresso, a livello europeo, nell’art. 17 GDPR 2016/679 che ne ha definitivamente sancito la vigenza, perimetrandone in maniera puntuale l’estensione, al fine di proteggere gli interessi di tutte le parti coinvolte nella dialettica giuridica. A fronte dell’incedere incalzante della tecnologia, l’affermazione del diritto all’oblio è stata oggetto di un lungo processo evolutivo che ne ha comportato l’espansione, per cui, dall’iniziale interesse della persona a non subire lesioni alla propria sfera personale, causate dalla reiterazione della pubblicazione del contenuto di una notizia, legittimamente pubblicata in passato, ma successivamente priva di un interesse pubblico tale da giustificarne un’ulteriore diffusione (paladino quindi della identità e dignità della persona), si è passati al diritto all’autodeterminazione informativa e protezione dei dati personali, onde apprestare idonee garanzie al soggetto, cui i dati si riferiscono, di poter esercitare in ogni momento, il controllo sugli stessi, ivi compreso il potere di modificare il flusso e la direzione della loro circolazione. Il riconoscimento e la relativa tutela giuridica del ‘diritto a dimenticare’ sono volti sicuramente ad apprestare tutela tanto al protagonista di vicende ormai coperte dalla polvere del tempo ma che, in un lontano passato, hanno interessato la cronaca, quanto al titolare di dati e informazioni, dallo stesso e da terzi immessi nei circuiti della Rete, affinché non ne perda la gestione, nei limiti e con il bilanciamento del diritto all’informazione e alla conoscenza di quei dati, spettante alla collettività. Per cui, ogniqualvolta il diritto al silenzio del protagonista dei fatti di cronaca o del titolare delle informazioni, dovesse collidere con l’interesse ad informare, informarsi ed essere informati della collettività, interesse che, tra l’altro, oltre ad essere costituzionalmente garantito, rappresenta la massima espressione di democrazia di uno Stato di diritto, si presenta come indispensabile l’opera di bilanciamento tra interessi contrapposti, di uguale spessore e rango costituzionale. La legislazione comunitaria e quella nazionale sono state attente nel delineare le responsabilità e le tutele spettanti ai vari attori e protagonisti del diritto all’oblio, avendo previsto una normativa via via più attenta e minuziosa, tanto per i soggetti titolari della manipolazione delle informazioni, che dei destinatari, vittime della ‘gogna mediatica’. Numerose e pregevoli sono, altresì, le soluzioni atte comunque ad obliare il passato dell’individuo (nei limiti consentiti dalla normativa), alternative alla de-indicizzazione, quale taglio dei link alla notizia oggetto di oblio, come prevista dai giudici europei nella Google Spain del 2014, quali l’anonimizzazione, la pseudonimizzazione, la crittografia, o le altre modalità utili alla ricostruzione della reputazione online attraverso l’aggiornamento e la rettifica di notizie obsolete e, pertanto, spesso non più rispondenti al vero. L’attenzione prestata dalla legislazione europea nel delineare le responsabilità e le tutele spettanti ai vari attori e protagonisti del diritto all’oblio (titolari della manipolazione delle informazioni e destinatari-vittime della gogna mediatica) si contrappone al silenzio che avvolge la protezione delle pretese di eventuali controinteressati al mantenimento della notizia, individuabili sia in quei soggetti che dalla riproposizione, anche a distanza di tempo, di notizie ormai archiviate ne trarrebbero vantaggio perché il fatto di cronaca li ha visti positivamente protagonisti, che dei titolari dei siti sorgente, i quali, dalla deindicizzazione delle notizie ad opera dei motori di ricerca o in forza dei provvedimenti dell’ autorità amministrativa/giudiziaria, subirebbero una notevole riduzione della visibilità in Rete. Ragguardevole considerazione merita, infine, la posizione della collettività, estrinsecantesi nel diritto ad informare ed essere informata, nell’intento di preservare, quanto più possibile, la Rete, canale privilegiato di trasmissione delle informazioni nell’era digitale
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Valorizzazione dei beni pubblici e sviluppo del territorio. Aspetti attuativi e valutativi di progetti complessi
Nel corso degli ultimi anni, per un verso si è assistito al forte incremento della domanda di beni pubblici; per un altro, al progressivo degrado fisico e funzionale di quelli esistenti. È così che, all’impegno di provvedere alla produzione di nuovi beni pubblici, sì è reso necessario associare un azione di recupero di quelli abbandonati o decadenti. In un’accezione dinamica la valorizzazione può considerarsi lo strumento per il recupero di questi beni.
La natura dei beni pubblici e dei grandi progetti che li contengono obbliga ad approcci di tipo complesso. Lo scenario in cui operare per attuare progetti complessi è molto problematico. In tale contesto la valutazione può assumere una valenza risolutiva dei problemi esistenti, nel senso che il suo apparato cognitivo può aiutare a costruire o selezionare strategie attuative di maggiore preferibilità sotto il profilo dell’efficienza, della giustizia, della sicurezza. In effetti, si tratta di impiegare a tutto campo il concetto di valutazione.
L’impianto teorico-metodologico della disciplina della valutazione nel settore delle scelte urbanistiche da tempo si è posto il problema di internalizzare il contributo ottenuto dai processi partecipativi. Ciò ha portato alla strutturazione di approcci valutativi basati sul punto di vista della collettività. Negli anni più recenti in merito al problema della partecipazione pubblica alle scelte per il territorio, la metodologia valutativa si è notevolmente sviluppata sulla spinta delle tematiche ambientali e di alcuni provvedimenti comunitari. Si può sostenere che l’approccio valutativo multidimensionale abbia la capacità non solo di recepire le istanze scientifiche ed operative poste dai processi di partecipazione ma anche di migliorare, evidenziare e strutturare l’apporto degli stessi contesti partecipativi
Il principio di separazione e la neutralità delle forme giuridiche : studio italo-francese sui servizi di interesse economico generale in porto
La tesi “Il principio di separazione e la neutralità delle forme giuridiche: studio italo francese sui servizi di interesse economico generale in porto” nasce dalla necessità di definire i contorni giuridici della nozione di “servizio di interesse economico generale” (SIEG).
La scelta di esaminare la dimensione portuale, in quest’ottica, risulta particolarmente proficua in quanto, grazie alla dimensione del mercato coinvolto, consente riflessioni di particolare interesse.
Le principali sfide affrontate nella redazione della tesi attengono, in primis, all’osmotica connessione tra ordinamenti nazionali e ordinamento europeo. In altri termini, la tematica trattata – ineluttabilmente trasversale – costringe ad affrontare i cd legal transplant, ossia la circolazione (e contaminazione) dei modelli giuridici tra ordinamenti.
Il confronto tra le nozioni elaborate a livello europeo e a livello nazionale, in ambito portuale, farà emergere la sostanziale ed ineliminabile dose di politicità presente nel processo definitorio dei servizi di interesse economico generale.
Tale situazione, invero fisiologica, è stata mitigata attraverso la formulazione, a livello europeo, di definizioni “orientate allo scopo” (impresa, impresa pubblica, organismo di diritto pubblico etc) e tramite la cd "regolamentazione per principi".
Si osserverà come il tramonto delle tradizionali categorie giuridiche soggettive influenzi le norme applicabili alle Amministrazioni Pubbliche: in altri termini, la disciplina che regolamenta il caso concreto non opera più sulla base della semplice identificazione del soggetto agente, ma mediante complesse ricostruzioni, orientate agli interessi, di volta in volta, protetti.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alle forme di affidamento dei SIEG. Il principio di libera amministrazione è uno dei cardini dell’ordinamento francese, mentre in Italia il ricorso al modello in house risulta essere subordinato all'esternalizzazione (e totalmente vietato, salvo alcune deroghe, in materia portuale). Si è, dunque, scelto di analizzare nel dettaglio la normativa italiana in materia di società pubbliche al fine di comprendere se la giustificazione di tale discrasia sia rinvenibile nelle peculiarità di una disciplina priva degli elementi indispensabili di concorrenzialità
La fecondità in Italia: un’analisi spaziale degli indicatori di periodo e una stima della discendenza delle coorti
L’Italia è, ormai da tempo, uno dei paesi con il più basso livello di fecondità nel contesto europeo ed in quello dei paesi a sviluppo avanzato. Questo processo di diminuzione costituisce un tema di estrema importanza; la propensione di una popolazione ad avere figli, infatti, rappresenta un forte segnale dei cambiamenti riguardanti la popolazione e la società.
In questo lavoro, questo tema viene trattato utilizzando un approccio di tipo macro ed applicando metodologie specifiche per quest’ottica. L’obiettivo generale della ricerca è quello di studiare alcune macro-dimensioni dell’evoluzione della fecondità italiana e di fornire un quadro in grado di contribuire alla comprensione profonda delle sue dinamiche passate, presenti e future. In particolare sono analizzati due aspetti: l’evoluzione nel corso del tempo, nelle province italiane, della fecondità di periodo, e la dinamica futura della fecondità delle generazioni, nelle regioni italiane.
La prima parte dell’analisi rileva l’esistenza di un generale processo di convergenza tra territori verso bassi livelli di fecondità, caratterizzato però anche da fasi di divergenza e dall'esistenza di pattern spaziali differenti. L’importanza delle diversità dei percorsi sperimentati dai diversi territori emerge anche quando si cerca di definire, attraverso un modello di regressione spaziale e temporale, il grado di associazione tra alcune caratteristiche demografiche, economiche e sociali con la fecondità a livello provinciale.
La seconda parte dell’analisi restituisce un quadro caratterizzato da cambiamenti che stanno portando e porteranno ad un avvicinamento sempre più intenso nella discendenza finale delle generazioni, tra le diverse regioni. La fecondità finale delle generazioni degli anni Settanta, rispetto a quella delle generazioni precedenti, tenderebbe ad aumentare lievemente o a rimanere costante nelle regioni centro-settentrionali, mentre continuerebbe a diminuire in quelle meridionali; le generazioni dei primi anni Ottanta sembrerebbero destinate invece ad avere una fecondità più bassa, anche nelle regioni del Centro-Nord. Il risultato interessante, in parte atteso ma del quale qui si fornisce una misura, per quanto stimata, è il mutamento della geografia della fecondità delle generazioni.
Realizzato cercando di riabilitare un approccio, quello di tipo macro, posto in secondo piano negli ultimi anni, e cercando di fornire un quadro dell’evoluzione e delle caratteristiche della fecondità nei territori italiani, questo lavoro può costituire un punto di partenza per nuove analisi sul tema, a livello sia macro che micro; può inoltre rivestire particolare utilità nella fase del disegno e dell’implementazione delle politiche e delle misure in grado di arginare o limitare le conseguenze negative sulla popolazione e sulla società del fenomeno della bassa fecondità
Comparative study of the in vitro interaction of two fibroblast cell lines with a polyalkyl-imide hydrogel.
PMID: 18615489 [PubMed - in process]The in vitro effects of polyalkyl-imide hydrogel (PAI) containing 96% pyrogen-free water on the viability, apoptosis, cell shape and metabolic activities of murine 3T3 and human Detroit 555 fibroblasts were investigated. Analysis of the viscous-elastic properties and the ultrastructure of PAI, performed by rheometer and AFM respectively, showed that the material has the typical characteristics of hydrogel, including a three-dimensional configuration of molecules arranged in a regular network with many discrete caveolae where most of the water is captured. Hydrogel biocompatibility was found to be high for both cell lines, with some differences. Cell viability decreased more in 3T3 cells than Detroit 550 fibroblasts when cultured in the presence of 100 mg/ml hydrogel but not at concentrations of 25 and 50 mg/ml hydrogel. The period of incubation with PAI (24 and 48 h) only partially affected cell viability. Apoptosis, most likely due to cells’ inability to adhere to the polymer, was the only type of cell death observed. Fibroblasts grown in the presence of polymer were always metabolically active since they continued to synthesize collagen. In conclusion, PAI hydrogel, even at high concentrations, was biocompatible for both fibroblasts, but in particular for human cells, thus encouraging its use as a dermal filler
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