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    Transfer interemisferico nei soggetti alessitimici

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    Alcune ipotesi riconducono l‟alessitimia a: un deficit nella trasmissione interemisferica (TI); una disfunzione dell‟emisfero destro (ED); o un‟iperattivazione dell‟emisfero sinistro (ES). Non è chiaro se le tre ipotesi si riferiscono a stimoli a valenza emotiva o neutra e, a tutt‟oggi, i risultati non appaiono univoci. Metodologia Per dirimere la questione può esser utile usare il paradigma di Poffenberger, che consente di stimare il tempo di TI, mediante un compito di tempi di reazione (TR) manuali a stimoli visivi lateralizzati. Infatti, se si confrontano i TR quando l‟emisfero che riceve l‟input visivo è lo stesso che produce la risposta (condizione non crociata, NC), con quelli registrati quando l‟emisfero che riceve il target è diverso da quello che produce la risposta (condizione crociata, C), si può stimare il tempo di TI. Si può dunque ipotizzare un deficit della TI se i TR nelle condizioni C sono maggiori negli alessitimici rispetto ai non alessitimici; un deficit dell‟ED, se i TR nelle condizioni NC sono maggiori nell‟ED negli alessitimici rispetto ai non alessitimici; un‟iperattivazione dell‟ES, se i TR nelle condizioni NC sono maggiori nell‟ES negli alessitimici rispetto ai non alessitimici. Abbiamo proposto a 20 soggetti alessitimici, 20 mediamente alessitimici e non alessitimici (secondo i punteggi della TAS-20) un compito di TR semplici con stimoli neutri (un asterisco) e 2 compiti di TR a scelta con stimoli a valenza emotiva (parole e espressioni facciali). Risultati Si è osservato un tempo di TI pari a 5 ms; non si è confermata l‟ipotesi del deficit della TI nei soggetti alessitimici, sia per gli stimoli neutri che per quelli emotivi; non si è osservata un‟interazione dell‟emicampo con il gruppo, mentre si è confermato un effetto della valenza,che risulta coerente con quanto già osservato per l‟espressioni facciali, ma non per le parole

    Inattenzione emozionale nei soggetti alessitimici

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    L‟ipotesi del blindfeel (cecità all‟emozione) (1) riconduce l‟alessitimia (2) a una disconnessione funzionale tra le aree sottocorticali, deputate all‟elaborazione emotiva degli stimoli, e la corteccia cingolata anteriore, che medierebbe l‟attenzione consapevole verso le componenti cognitive e emozionali dello stimolo (3). Tale modello non spiega tuttavia quali meccanismi cognitivi sarebbero responsabili di questa cecità all‟emozione. Si può ipotizzare che quest‟ultima possa dipendere da fattori attenzionali e dunque riformulare l‟ipotesi di Lane in termini di inattenzione emozionale. In tal caso, i soggetti alessitimici (A), rispetto ai non-alessitimici (No-A), dovrebbero presentare una maggiore Change Blindness (cecità al cambiamento; CB) per stimoli emotigeni. La CB si riferisce a quel sorprendente fenomeno per cui un osservatore non rileva un cambiamento, anche vistoso, in una scena visiva che gli viene presentata (4). Metodologia Per verificare tale ipotesi, abbiamo usato due paradigmi tipici della CB: il Flicker (FL: una rapida presentazione sequenziale di due immagini identiche in tutto, meno che in un particolare) e il Gradual Change (GC: passaggio graduale tra due immagini identiche in tutto, meno che in un particolare). Abbiamo considerato 60 soggetti, suddivisi sulla base della TAS-20 (2) in 20 A (punteggio >61), 20 mediamente A (punteggi 51-61) e 20 No-A (<51). Abbiamo somministrato, mediante paradigma FL, 24 immagini a valenza negativa forte o debole e a valenza positiva, che presentavano un cambiamento emotivo o non emotivo. Mediante paradigma GC, abbiamo somministrato 6 immagini con cambiamento di espressioni facciali e 6 con un cambiamento nel colore. Conclusioni Con entrambi i paradigmi i risultati confermano una migliore prestazione con cambiamenti emotivi rispetto ai cambiamenti non emotivi (FL: F=11.8, p<.001; GC: F=150.9, p<.0000); inoltre, con il GC si osserva negli A una maggior CB con stimoli a valenza emotiva negativa (F=8.6, p<,001)

    Automatic and voluntary orienting of attention in visual search: two independent processes?

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    Eighteen subjects performed two visual searchtasks, characterized by different cognitive load,which required to identify a vertical segmentbetween other segments, all with the same orientation,and a distractor that could be presented ornot. By varying the orientation of both targets anddistractors, it was manipulated the salience and thesimilarity between them, deemed considerable forbottom-up and top-down components respectively.Results showed a salience by similarity interaction,suggesting that, while in high cognitive loadconditions endogenous and exogenous components can act independently, when the task requires mildattentional resources, the two processes give rise toan interaction
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