1,721,026 research outputs found

    The Human Costs of Economic Crisis. The Social Construction of 'Indebt Man' an the Role of Mass Media in Italy.

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    This study of the language of the mass media, aimed at identifying themes that establish the public performance of the economic crisis, highlighting the subordination of the person to the debt, as a new threatening totem in front of which one prostrates oneself and for which to sacrifice oneself

    Vite precarie e indebitate. Job loss, disagio psicologico e rappresentazioni sociali della crisi economica.

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    L’attuale crisi economica ha generato una grande perdita di posti di lavoro (disoc-cupazione), avvenuta per molti in modo improvviso e involontario, e una prolife-razione di contratti di lavoro non-standard, dando via al fenomeno del precariato. Ciò ha determinato un aumento della povertà e conseguenze negative sulla salute e il benessere delle persone. Le principali manovre pubbliche si sono tradotte in politica dell’austerità con tagli a welfare, salute pubblica, istruzione, e un innal-zamento di imposte e tasse, generando innumerevoli costi umani. Il presente progetto di ricerca analizza tali costi umani all’interno della proposta metodologica degli Internet Studies. Lo sviluppo delle tecnologie dell'informazio-ne e della comunicazione fornisce ai ricercatori non solo nuovi strumenti di lavo-ro, ma anche nuovi mezzi per fare ricerca e una nuova concezione della “discesa sul campo”. Oggi la raccolta dei dati di ricerca si svolge anche su Internet, attra-verso blog, weblog e archivi online. Dopo una rassegna puntuale sullo stato dell’arte della ricerca scientifica in merito alla crisi economica, con particolare attenzione ai fenomeni di job loss e job inse-curity, due sono gli studi condotti: il primo si focalizza sull’impatto biografico della perdita di lavoro in cittadini italiani attraverso l’analisi qualitativa di narra-zioni in prima persona depositate in blog tematici; il secondo studio analizza le rappresentazioni sociali della crisi economica veicolate dai principali quotidiani italiani attraverso gli articoli depositati in archivi online. I risultati mostrano un job loss come uno shock da perdita, unitamente alla man-canza di ancoraggi psicologici e sociali per farvi fronte, e una rappresentazione della crisi egemone di natura traumatica, contrassegnata dall’emozione della paura e dalla tendenza a colpevolizzare/responsabilizzare il cittadino. Infine, i risultati dei due studi sono articolati secondo due dei livelli di spiegazione elaborati da Doise: i livelli intrapersonale e ideologico/sociale

    Resistenze

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    L’azione del dominante crea inevitabilmente attrito nel momento in cui incontra (e si scontra con) il dominato. E il dominante dovrà fare ampio ricorso a un cerimoniale pubblico e a uno storytelling egemone per mantenere la posizione raggiunta. Darà così vita a una messa in scena del proprio potere su un palcoscenico sociale dove i dominati possono al massimo aspirare al ruolo di comparse, chiamate a rappresentare un copione compiacente e senza presa di parola

    Violenza e democrazia. Psicologia della coercizione: torture, abusi, ingiustizie

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    Democrazia è parola mimetica, spesso asservita alla retorica dei potenti. Tra i fenomeni disturbanti nascosti dal mantello mimetico della democrazia c’è la coercizione, agita con la minaccia, la punizione e l’uso della forza fisica. Anche in uno Stato di diritto, l’apparato di coercizione che può essere dispiegato contro i cittadini è imponente. Nell’esercizio di un simile potere, le autorità devono autodisciplinarsi per non oltrepassare il limite della legittimità, pena il rischio di trasformare la coercizione in violenza. Il libro analizza questo crinale scosceso portando il lettore in una stanza di tortura, mettendolo di fronte agli abusi delle forze di polizia, invitandolo nei reparti psichiatrici che praticano la contenzione meccanica, e infine chiamandolo a misurarsi con i costi umani generati dal neoliberismo. Un percorso assistito dalla convinzione che i contributi offerti dalla psicologia sociale aiutano a comprendere e gestire i conflitti tra libertà e coercizione in democrazia

    Tortura psicologica e trauma psichico: la legge e la scienza

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    The recent introduction of a specific offence of torture in ordinary Italian criminal law includes the requirement of “verifiable psychic trauma” as evidence, certified by experts, of the torture suffered. Since there is no “torture trauma” or “torture syn- drome” in the literature, this article addresses this topic by comparing the require- ments of the law and the data of clinical and research-based studies about torture suffering, with particular attention to psychological torture. The state of the art of scientific research shows that the trauma (the psychological harm caused by a trau- matic event) is not a universal outcome. Different methods of torture produce dif- ferent effects depending on individual factors (emotional development, cognitions, values, religious beliefs, gender, etc.) and social factors (culture, political system, economy, etc.), so different people can suffer from different consequences. People can react to potentially traumatic events, such as torture, with a wide range of pos- sible ways. On the basis of this empirical evidence, we highlight the need not to fix an equivalence between “suffering” and “mental harm”, and to avoid using “mental harm” as an indicator of “suffering” caused by torture. As the Italian law disregards these indications, in conclusion, the possible consequences of the certification of a “verifiable psychic trauma” on the victim and the dangers of a re-victimization pro- cess are discussed

    Archivio critico della salute mentale

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    Riforma epocale quella promossa e avviata dallo psichiatra Franco Basaglia. Storie narrate, eventi descritti, immagini d’ epoca, tutto insieme parte di quel superamento della realtà manicomiale e nelle tante esperienze che a essa ineriscono. Esperienze che trovano il precipitato nella Legge n.180 del 13 maggio 1978 da cui, in modo schietto e conciso, prende nome la collana. Esperienze prima umane che professionali, in un percorso lungo anni, denso di difficoltà ma dalla straordinaria passione e amore che hanno nutrito gli animi di Basaglia e tutti i suoi principali collaboratori dalla moglie Franca Ongaro Basaglia, a Franco Rotelli, lo stesso Peppe Dall’Acqua e molti altri. Per giungere al superamento dei ghettizzanti manicomi e per istituire un’assistenza psichiatrica integrata con il tessuto sociale; più umana nel riconoscere i diritti dei pazienti e della loro qualità di vita, e con un approccio alla cura rinnovata nel suo essere quello che più comunemente viene chiamato disagio mentale

    L'altro uomo. Violenza sulle donne e condizione maschile

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    Secondo il recente rapporto EURES, in Italia, nel 2013, sono state uccise 179 don-ne, in sostanza un tragico ritmo di una vittima ogni due giorni. In 7 casi su 10 si tratta di omicidi che avvengono tra le pareti domestiche o comunque all’interno della sfera affettiva. Sempre seguendo quanto riportato dal dossier, dal 2000 sino ai giorni nostri, sono oltre 330 le donne uccise a seguito della decisione di lasciare il proprio partner, sia all’interno del matrimonio sia durante il fidanzamento. Per in-dicare questa tendenza si parla di ‘femminicidi del possesso’, perché l’abbandono scatenerebbe la reazione violenta maschile. In pratica, agli occhi maschili, le donne sarebbero colpevoli di decidere in merito al proprio compagno affettiv

    Cittadinanza ferita e trauma psicopolitico. Il G8 di Genova: il lavoro della memoria e la ricostruzione di relazioni sociali

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    Il volume presenta i risultati di uno studio longitudinale (2001-2011) sulle conseguenze delle violenze durante il G8 di Genova 2001, analizzando le violenze urbane, alla scuola Diaz e a Bolzaneto. Un senso di cittadinanza profondamente ferito e quello che abbiamo descritto come trauma psicopolitico. Si affrontano le pratiche della memoria, della frattura tra cittadini e Stato, con le reciproche barriere emozionali a livello interpersonale e intergruppi

    Crisi economica e austerità. L’economia dello scarico civico

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    La crisi economica è ormai diventata una presenza costante della nostra vita quotidiana. Non passa giorno senza che grafici di ogni sorta vengano diffusi come certificati attestanti uno stato malattia o di salute di intere nazioni. Partendo dalla pervasività dei discorsi sulla crisi, il presente articolo offre un’inedita prospettiva di osservazione, analizzando le forme discorsive dei mass media come strumenti argomentativi per imporre una determinata rappresentazione della crisi economica. Emerge come al centro di tali discorsi vi sia la figura inedita dell’uomo indebitato, il cittadino del presente e del futuro chiamato a una vita di sacrifici per cercare di alleggerire il peso che porta sulla schiena. L’analisi dei mass media, individuando le principali metafore usate per far sentire in colpa il cittadino per un passato di cui è ritenuto responsabile, evidenzia le strategie sinergiche di una violenza strutturale e di una violenza simbolica che stanno schiavizzando i cittadini al tempo della crisi

    Cosa significa lavorare in carcere? Il lavoro dei detenuti tra legame sociale e crescita personale: caso di studio de “La Cooperativa Giotto” di Padova

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    In origine il lavoro in carcere per il detenuto aveva un ruolo punitivo e disciplinare. Oggi vi è un crescente riconoscimento scientifico che il lavoro sia un importante strumento di inclusione del singolo nella società, capace di incidere positivamente sul fenomeno della recidiva, contribuendo nel contempo allo sviluppo di abilità personali e sociali. Attraverso il lavoro, il detenuto non impara solo una professione ma sperimenta di essere nel campo relazionale e simbolico della collettività. L’occupazione è in grado anche di agire sulle determinanti negative che abbassano il benessere soggettivo e la vulnerabilità. Sappiamo infatti che nell’incarcerazione i tipici “dolori del carcere” si associano negativamente con la recisione dei legami interpersonali (famigliari, amicali, lavorativi), provocando alienazione e inabilità sociale. Il contributo intende analizzare il ruolo del lavoro per i detenuti quale fattore di inclusione sociale sulla base della distinzione tra “lavoro indecente”, (l’occupazione in lavoretti incentrati sull’intrattenimento della persona) e “lavoro decente” (l’occupazione in lavori incentrati sulla crescita della persona e l’inserimento nella vita collettiva). Qui il concetto di “decenza” è inteso come conformità a criteri di dignità propri dell’essere-con-altri. Tale tema sarà sviluppato attraverso la presentazione di un case-study, ossia l’esperienza della Cooperativa Giotto all’interno del Carcere Due Palazzi di Padova
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