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Ingegneria si racconta
La facoltà di Ingegneria si racconta. Una giornata di presentazione della facoltà agli studenti
Il seminario è stato ideato e promosso da Claudia Mattogno e si rivolge agli studenti del corso di Ingegneria Edile Architettura che per la prima volta frequentano la sede storica di San Pietro in Vincoli.
L’obiettivo è quello di far conoscere alle giovani generazioni le tradizioni, le figure di riferimento e il portato culturale e scientifico di una Scuola fondata nel 1817 da papa Pio VII, le trasformazioni dell’edificio e il valore dei numerosi reperti storico archeologici presenti nell’edifico e nell’area circostante.
Il programma degli interventi è il seguente:
_ Storia della Scuola di Ingegneria, Antonio D’Andrea, preside
_ Storia dell’edificio, Silvia Mariani, Ingegnere PhD
_ Figure di riferimento, interventi di Maria Argenti, Claudia Mattogno, Salvatore Perno, Marina Pugnaletto, Maria Grazia Turco
_ Archivio digitale delle Tecniche Sapienti, Chiara Belingardi, assegnista di ricerca post do
Building genealogies, learning from feminism. Women as designers and planners
The Twentieth Century has been full of changes, especially for women. The urban space conquest has led not only to greater freedom of movement, but also set up a lot of opportunities for designers and planner.
In the past, we have been muses, then illuminated clients, then users (Griswold Tyng 1989; Gallucci, Mattogno 2000). Today we are aware of our role in planning and designing. We are conscious that our field of study and practice has expanded from the private space to the public realm (Mattogno 2013).
Anyway, we are also aware that in the history of women much remains to be written, although we have started the construction and organization of memory, studying the so-called "pioneer", who in Italy, much later we called the "mothers".
Knowing, naming, and remembering the first women who have studied and practiced architecture and town planning is an important step toward re-establishing a gender identity. It is also crucial to fill a gap of knowledge, through renewing the awareness of a professional role: a role that has not been without of difficulty (Mattogno 2014).
The paper outlines some of the milestones of the women architect research during the Twentith century, with a special focus on building a new genealogy. There are several ways of building a genealogy for women designers. The multiple directions of my attempt consists in:
_ Systematizing the various women storytelling to order a large variety of approaches and methodologies, based on catalogues and archives, anthologies and monographs, critical essays and articles;
_ Bringing out figures of unknown or forgotten designers;
_ Exploring new research directions comparing different forms of collective team.
Although women designers still have to fight with lower wages and rooted prejudices (as every year highlights the survey of the English magazine AJ), my paper want to clarify that the presence of women in architecture is now considerable and that their different approach is creating new work practices.
A few references:
_ Brown L.A., 2011, ed., Feminist Practices: Interdisciplinary Approaches to Women in Architecture, Ashgate.
_ Gallucci L. e Mattogno C. (2000), LE AUTRICI DELLA CITTÀ in: Duemilauna. Donne che cambiano l’Italia, a cura di A. Buttarelli, L. Muraro,
L. Rampella, Nuove Pratiche Editrice – Il Saggiatore.
_ Griswold Tyng A. (1989), “From Muse to Heroine. Toward a visible creative identitity”, in: Ellen Perry Berkeley and Matilda McQuaid eds, Architecture a Place for Women, Smithsonian Institute Press.
_ Mattogno C. (2013), “Muse, committenti, progettiste. Il lungo percorso delle donne in architettura”, in TRIA, TERRITORIO DELLA RICERCA SU INSEDIAMENTI E AMBIENTE. Rivista internazionale di cultura urbanistica n. 10.
_ Mattogno C. (2014) “Lo spazio urbano tra ricerca e progetto. Note per una lettura di genere” in TERRITORIO n. 69.
_ Mattogno C. (2015)“Declinare femminismo e architettura” In L’ARCHITETTURA NECESSARIA DI LAURA GALLUCCI, di Irene de Guttry e Cristina Liquori, Quodlibet.
_ Petrescu D., 2007, ed., Altering practices: Feminist politics and poetics of space. Routledge
LA CITTA’ PUBBLICA COME LABORATORIO DI PROGETTUALITA’
Seminario di studio del gruppo di ricerca di interesse nazionale “La città pubblica come laboratorio di progettualità
Apre i lavori e coordina la discussione Paola Di Biagi (università di Trieste)
Intervengono:
_Maurizio Carta e Giulia de Spuches (Università di Palermo);
_Nicola Martinelli e Maria Valeria Mininni (Politecnico di Bari);
_Carlo Gasparrini e Michelangelo Russo (Università di Napoli);
_Carlo Cecere e Claudia Mattogno (Sapienza Università di Roma); _Francesco Infussi e Antonella Bruzzese (Politecnico di Milano);
_Elena Marchigiani e Alessandra Marin (Università di Trieste).
_Discussant: Patrizia Gabellini (Politecnico di Milano)
L'ESPLOSIONE URBANA
Il volume apre una nuova collana editoriale che si interroga sull'urbano, le sue metamorfosi, i linguaggi e le realtà sociali ed economiche che lo segnano, nel tempo di un movimento di inurbamento che modifica i nostri modi di vivere a scala planetaria.
L'occasione che ha dato vita a questo progetto ha preso spunto dal ciclo seminariale "Uni(di)versité: quali progetti per la città?" che si è svolto nel 2007-2008 e che è stato organizzato dall'Ambasciata di Francia in Italia assieme a diciassette università italiane.
Sono presenti contributi di:
Bruno Aubert e Florence Ferran; Françoise Choay; Thierry Paquot; Tiziana Villani; Massimo Ilardi; Stefano Catucci; Ubaldo Fadini; Claudia Mattogno; Paola Di Biagi; Christophe Laforge e Martine Rascle; Philippe Alain Michaud
Bauhaus 100. L’avanguardia era anche femminile
Titolo del convegno: Bauhaus 100. L’avanguardia era anche femminile
A cura di Claudia Mattogno e Claudia Belingardi (DICEA) in collaborazione con il Goethe-Institut di Roma
Luogo: Goethe-Institut di Roma, Via Savoia 15
Data: 16 maggio 2019 dalle ore 16:00 alle 20:00
Contenuto: Celebrazione del Centesimo anniversario dalla Fondazione del Bauhaus (1919-2019).
Per i cento anni dalla nascita del Bauhaus, il Goethe-Institut di Roma in collaborazione con Università, Accademie di Arte e spazi espositivi rende omaggio alla celebre scuola che dal 1919 diventò pietra miliare per tutti i movimenti d’innovazione. Una serie di eventi, conferenze, workshop e mostre, realizzate con la diretta partecipazione di studenti, mettono in luce l’apporto rivoluzionario della didattica del Bauhaus nel campo delle arti applicate, dell’architettura e del design.
Il centenario diventa così una straordinaria occasione per ripensare il significato e l’attualità di un insegnamento rivoluzionario e sperimentale.
Il DICEA, in collaborazione con il Goethe-Institut di Roma, ha organizzato il seminario del 16 maggio con l’obiettivo di mettere in luce un aspetto meno indagato, ma di grande rilevanza: quello della presenza femminile, come docenti e studenti, all’interno della scuola.
La scuola prometteva un’equità di accesso e di possibilità per tutti, caratterizzandosi così per essere all’avanguardia nel contesto europeo anche sotto questo aspetto. Tuttavia, l’esperienza delle donne nel Bauhaus ha una storia specifica, che racconta come fossero diversamente percepite e vissute le loro creatività e progettualità. E così, mentre nomi come Josef Albers, Paul Klee, Laslo Moholy-Nagi o Walter Gropius sono ben conosciuti da tutti e indissolubilmente legati al lascito del Bauhaus, molto meno noti sono i nomi e i volti di Anni Albers, Gertrud Arndt, Otti Berger, Marianne Brandt, Benita Koch-Otte, Gunta Stölzl, Lily Reich che, assieme a tante altre, hanno animato le stesse aule.
Lo scopo del seminario è quello di indagare e valorizzare le specificità dell’apporto di queste figure meno note, contribuire a restituire loro la giusta visibilità, far conoscere e diffondere i loro lavori, approfondire le loro biografie e ragionare su tematiche più ampie che investono il ruolo delle donne nelle discipline artistiche e di progetto.
Programma:
16.00 Saluti e presentazione dei lavori
. Gabriele Kreuter-Lenz, direttrice dei Goethe-Institute in Italia
. Claudia Mattogno, DICEA, Sapienza Università di Roma: studiare, insegnare, progettare al femminile
16.30 Verdrängte Avantgarde. Bauhaus, Frauen und die moderne Wohnung. | Avanguardia repressa. Il Bauhaus, le donne e l’abitare moderno.
. Mary Pepchinski, Technische Universität Dresden
17.30 l’eredità del Bauhaus e le creatività femminili
dibattito con: Chiara Belingardi e Claudia Mattogno (DICEA, Sapienza Università di Roma), Alessandra Criconia e Domizia Mandolesi, (DiAP, Sapienza Università di Roma), Valeria Palumbo (giornalista e storica delle donne), Mary Pepchinski, (Technische Universität Dresden).
19.00 Immagini e immaginari dal Bauhaus: Ella Bergmann-Michel, Grete Stern e le altre.
. Valeria Palumbo, giornalista e storica delle donne
Proiezione di corti documentari di Ella Bergmann-Michel
Le lingue utilizzate saranno l’italiano e il tedesco con traduzione simultanea
ROMA CONTEMPORANEA TRA ARCHITETTURA E URBANISTICA. PASSATO E PRESENTE ALLA RICERCA DEL FUTURO
Roma eterna è una città che cambia: troppo per alcuni, troppo poco per altri. È un sito speciale dove il superlativo e la lunga durata hanno stratificato secoli di storia di cui il presente sembra incurante e pronto, semmai, ad esercitare una trasandata indifferenza.
Il quadro urbano che la città dispiega davanti ai nostri occhi è complesso e dalle conformazioni eterogenee: i tessuti compatti della città storica si contrappongono alla città diffusa fuori il Raccordo, i grandi segni dell’edilizia pubblica si alternano al pulviscolo di quella abusiva, mentre reperti archeologici riaffiorano con ostinata tenacia a seguito di ogni piccolo scavo. La memoria del passato e il progetto di trasformazione che sappia immaginare un futuro sostenibile non sembrano, però, trovare una sintonia operativa, lasciando emergere un po’ dovunque la forza pervasiva degli spazi residuali e degli interstizi fra le parti, su cui domina una dolente quanto rassegnata sensazione di abbandono.
In un presente sempre più incerto e segnato da crisi pandemiche che hanno sovvertito la mobilità e le modalità aggregative dei nostri territori, assieme alle loro economie, i contributi del volume sembrano cercare alcuni riferimenti nel valore del disegno urbano come proposta responsabile di miglioramento delle condizioni abitative.
Curato da Claudia Mattogno, il volume raccoglie saggi inediti di Antonio Cappuccitti, Paolo Colarossi, Ruggero Lenci, Piero Ostilio Rossi, Elio Piroddi che, nel prendere a pretesto i progetti e le ricerche condotte da quest’ultimo, propongono una riflessione nel campo della morfologia urbana. Nel mettere in luce l’impoverimento delle spazialità contemporanee e del relativo sistema di relazioni che ne deriva, ne emerge un appello per attribuire valore al progetto degli spazi aperti, come luoghi capaci di offrirsi come nuovi riferimenti, di costituire ambiti di benessere per una rivisitata socialità
L’EUROPA URBANA E LE SUE SFIDE SPAZIALI. UN INCONTRO CON FRANÇOISE CHOAY
“L’iniziativa dell’Ambasciata di Francia è tanto più coinvolgente quanto più oggi la mondializzazione, che mobilita costantemente media e attori politici, viene sempre ed esclusivamente definita in termini di economia e di tecnica. Mascherata dall’uso continuo di terminologie decadute, come città, paese, periferia, oppure da neologismi approssimativi, come agglomerazione-capitale, cuore dell’agglomerazione, regione capoluogo, zona densa, la sua dimensione spaziale sembra andare per conto suo. O tutt’al più viene ridotta ad un processo di urbanizzazione detto “ l’urbano” che tende ad uniformare e unificare il nostro spazio planetario in cui vengono cancellate sia le differenze locali sia la differenza tra città e campagne. Non c’è nessuno che abbia descritto meglio questo processo di quello che ne è stato profeta: l’americano Melvin Webber, nel suo saggio intitolato The non-place urban realm (1964), che abbiamo tradotto in francese con il titolo L’urbain sans lieux ni bornes (L’urbano senza luoghi né limiti).
Per questo oggi è diventato urgente interrogare l’evoluzione del nostro ambiente costruito e le conseguenze della sua normalizzazione planetaria sul futuro della nostra specie. Ma un simile interrogativo esige da una parte la mediazione dell’antropologia e della storia, dall’altra il conforto di esperienze e di analisi concrete svolte da progettisti dello spazio fisico.
A questo riguardo, l’Europa costituisce un terreno privilegiato, nella misura in cui sin dal Medioevo, la sua identità culturale è stata simultaneamente affermata dall’insieme delle sue creazioni spaziali e dal concerto delle loro differenze, dovute non solo alle differenze geoclimatiche dei contesti di appartenenza ma anche alle specificità istituzionali, a cominciare da quelle rappresentate dalle varie lingue”. (Françoise Choay)
Intervengono:
_Stefano Catucci, professore di Estetica (Università di Camerino);
_Ernesto D’Alfonso, professore di Progettazione architettonica (Politecnico di Milano);
_Alberto Magnaghi, professore di Pianificazione territoriale (Università di Firenze);
_Claudia Mattogno, professore di Urbanistica (Sapienza Università di Roma)
Riscrivere la città tra architetture urbane e paesaggi intermedi. Un'intervista a Elio Piroddi
Sintesi dell'intervista (D. Domanda Claudia Mattogno; R. Risposta Elio Piroddi)
D. Esiste o sta scomparendo la città contemporanea annegata nell’orizzonte posturbano?
R. Nulla ci autorizza a parlare di fine della città ma piuttosto di città-paesaggio, in un orizzonte che chiamerei iperubano. La diffusione è un territorio intermedio che, com’è, o si urbanizza o scompare.
D. Finita la fase della crescita?
R. Viviamo in una transizione riflessiva che non esclude ulteriore crescita “a intarsio”. Poi ci sarà la stabilizzazione.
D. Quali le strategie urbanistiche?
R. Quelle rappresentate dagli esempi che hai scelto: Riconnettere, Progettare il vuoto, Riconvertire. In sintesi, progettare il nuovo paesaggio del “pianeta urbano”.
D. Nel tuo ultimo libro Urbanistica (è) progetto di città che significa la parentesi?
R. Che va tolta, perchè il prodotto finale del planning non è il Progetto Urbano ma la città di pietra, quella che si vede e si vive. Un buon piano urbanistico deve fondarsi su una declinazione morfologica della città che riesca a materializzarsi in architettura urbana, leggi Urbatettura (da Zevi).
D. Perché il tuo frequente riferimento a Mumford?
R. Perché aveva già capito tutto con qualche decennio di anticipo: dalla città “opera d’arte” al regionalismo urbano, agli effetti di un’economia fondata sul denaro.
D. Cosa significa il riferimento alla città bella ?
R. Fare una città bella è uno degli scopi intrinseci della progettazione urbana, non fungibile con la “bruttezza” di altre pratiche artistiche, perché il sentimento di bellezza che trasmette una città è analogo a quello di un paesaggio naturale e una città brutta non può essere un’opera d’arteQ. Does the contemporary city exist or is it disappearing, drowned in a post-urban skyline?
A. Nothing gives us the right to speak about the end of the city, or rather the city-landscape, regarding a skyline I would call 'hyper-urban'. The spread is intermediate territory which, is how it is, or it becomes urbanized or disappears.
Q. Has the growth phase finished?
R. We are living in a thoughtful transition period that does not exclude the possibility of further “inlaid” growth. Then, stabilization will follow.
D. What are the urban-planning strategies?
A. Those represented by the examples you have chosen – reconnecting, planning and designing the 'empty', reconverting. In short, designing the new “urban planet” landscape.
Q. In your last book, Urbanistica (è) progetto di città (Urban-planning (is) city design), what do the brackets mean?
A. That it will be removed, because the final product of planning is not the Urban Project but the city of stone, what we see and live in. A good town plan must be based on the morphological tendency of the city able to manifest itself in urban architecture. Read Urbatettura by Zevi.
Q. Why do you frequently refer to Mumford?
A. Because he had already understood everything decades before – from the “work of art” city to urban regionalism, and to the consequences of an economy based on money.
Q. What does the reference to the beautiful city mean?
A. To make a city beautiful is one of the intrinsic purposes of urban design, not to be confused with the “ugliness” of other artistic practices, as the feeling of beauty that a city transmits is the same as that of a natural landscape and an ugly city cannot be a work of art
Muses, clientes et maitres d'ouvrage, conceptrices. Le role des femmes dans la transformation de l'espace physique
Muses, clientes et maitres d’ouvrages, conceptrices. Les rôles des femmes dans la transformation de l’espace publique.
Conference de Claudia Mattogno, ENSAPVS, Paris 24 AVRIL 2019
Au cours de l'histoire, de nombreux rôles ont été assignés aux femmes pour les limiter dans des enclos où demeurer sous contrôle, où il était impossible de poser des questions ou d'agir de manière indépendante.
Certaines d'entre nous ont recouvert le rôle de Musa pendant des siècle. Notre malgré, le rôle de Musa nous a fait entrer dans l'histoire sous des formes souvent idéalisées dans lequel a été souligné seulement l'aspect du charme et de la séduction et ses relations complexes de dépendance.
Au XIXe siècle, certaines relations se sont cristallisées, comme celle entre les espaces publics et privés, tandis que certains rôles ont été codifiés, avec l'organisation d'espaces urbains et domestiques. Mais la modernité a ouvert de nouvelles voies et de nouvelles opportunités d’emploi. Le vingtième siècle a été riche en changements et surtout pour les femmes, entrainant des importantes modifications à la fois dans les manières d'être et dans les relations avec le monde.
Notre position dans le marché du travail a changé, nous permettant, malgré mille problèmes et difficultés, d’acquérir une certaine autonomie et une certaine indépendance économique.
Certaines d‘entre nous sont devenues des puissantes clientes et dans les premières décennies du XXe siècle, des femmes compétentes ont permis la réalisation des maisons parmi les plus célèbres de l'histoire du Mouvement moderne.
Enfin, entre la fin du 19ème siècle et les premières décennies du 20ème siècle, les écoles d'architecture ont ouvert leurs portes aux femmes, non sans difficulté quand même. Le même nom d'ArchitectA rencontre des difficultés pour se répandre en Italie. La version féminine de ce nom est souvent rejetée parce qu'il est considéré comme un néologisme cacophonique et non indispensable, mais utiliser la forme féminine d'architecte signifie rendre évidente la modification d'une structure conceptuelle. Le langage exprime des significations historiques, sociales et symboliques ainsi que des processus d'organisation mentale. La langue exprime la culture et l'organisation sociale et il est donc important des rendre visibles les changements survenus au cours du XXe siècle.
Toutefois, les femmes architectes sont invisibles dans les livres d’histoire.
Le récit dominant, principalement masculin, a laissé es femmes trop souvent en marge de l’histoire.
Les livres d'histoire de l'architecture jouent un rôle important dans la transmission de la culture, des normes et des valeurs de la discipline architecturale aux nouveaux arrivants. Ces dernières années, de nombreuses publications ont mis en lumière l’importance des femmes en tant que critiques, créatrices et consommatrices de l’environnement bâti. Cependant, dans quelle mesure ce récent discours sur le genre est-il inclus dans les textes d'histoire architecturale?
Plusieurs études ont examiné les textes d'histoire plus couramment assignés dans les écoles d'architecture et on a révélé que les contributions des femmes ne sont que marginalement représentées dans le grand récit de l'architecture. Il est nécessaire désormais établir un nouveau récit avec un point de départ fondé sur les généalogies de genre
L'historiographie féminine nécessite un travail patient d'organisation de la mémoire. Il est nécessaire d'envisager un nouveau récit. Connaître, nommer, se souvenir des femmes qui ont étudié et pratiqué l’architecture, faire ressortir les collaborations qu’elles ont eues, rétablir les attributions des travaux exécutés dans les agences, sont autant des étapes fondamentales pour recomposer une indispensable identité de genre, pour assumer la conscience d’un rôle à jouer dans la profession
L’organisation de ma conference.
La colonne visuelle que j'ai préparée illustre un bon nombre d'architectes et montre leur visage.
Cela les fait connaître et les rend présents. Mais je ne suis pas une historienne et ma méthode de travail n’implique pas l'étude systématique et en profondeur qui est typique des disciplines de l'historie.
Je suis une urbaniste et mon approche est inclusive et horizontale. Cet un approche qui aimerait embrasser la totalité du monde et par conséquent néglige, parfois, les détails pour se concentrer sur les synergies et les relations dans une vision élargie des choses.
Ne pensez donc pas à trouver ici une séquence complète de figures de manière chronologique. Ma présentation ne sera pas exhaustive, mais plutôt partielle, voire incomplète. Ce n'est qu'une trace, une première étape pour construire une généalogie et trouver des racines.
Je vais vous montrer les visages de femmes architectes, souvent accompagnés d'une de leurs œuvres. Les séquences se déroulent de manière thématique et reprennent des suggestions formulées selon des critères qui pourraient même paraître contradictoires.
La plupart de ces architectes pourraient figurer sur plusieurs listes différentes. Nous allons rencontrer des pionnières et des affirmés; des femmes militantes et des femmes qui ont travaillé loin de la lumière; des architectes travaillant en couple et celles ayant ouvert une agence indépendante; celles qui ont reçu des prix et celle qui démarrent, des collectifs et des ajointes aux maires, des paysagistes et des réformistes. Au final, je vous présente un petit nombre d'Italiennes, qui méritent d'être mieux connues. Pas des françaises, bien sûr: il m'aurait été trop difficile de démêler un fil plein de présences et j'aurais risqué plus qu'un incident diplomatique ...
Certains d'entre elles n'ont même pas de photo. Impossible de trouver une photo d'elles sur le Web .... Et oui, cette simple circonstance nous fait comprendre à quel point nous devons affronter le thème de l'histoire des femmes en architecture et combien de travail nous reste à faire
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