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    Sette libri sulla pubblica amministrazione

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    La nota prende in esame i numerosi volumi pubblicati nell’arco dell’anno passato a cura principalmente di esponenti nel mondo giornalistico sui temi attinenti alla “questione amministrativa”. Essa intende mettere in luce, anche attraverso l’analisi delle convergenze e delle divergenze rilevate tra i testi considerati, gli elementi significativi e i punti critici in quanto rapportati ai paradigmi culturali del diritto amministrativo

    IL DIRITTO AMMINISTRATIVO E L’OPERA DI GIAN DOMENICO ROMAGNOSI, A 250 ANNI DALLA SUA NASCITA

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    Il saggio tratta della rilenza dell'opera di Romagnosi per la costruzione del diritto amministrativ

    Lo Stato che contratta e che si accorda. Vicende della negoziazione con le PP.AA., tra concorrenza per il mercato e collaborazione con il potere

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    Il libro afffronta la tematica dell’utilizzo da parte delle pubbliche amministrazioni di moduli consensuali (contratti di diritto privato e accordi amministrativi) in luogo del provvedimento amministrativo a carattere unilaterale e imperativo, non solo per consentire alle amministrazioni stesse di acquisire dal mercato le forniture e i servizi e di provvedere ai lavori e alle infrastrutture che rientrano nelle loro finalità istituzionali, ma anche per realizzare interventi di regolazione o di esecuzione di policy in una molteplicità di settori economico-sociali, ove il potere amministrativo si confronta con gli interessi privati negoziando e lasciando la decisione unilaterale come rimedio ai fallimenti del “bargaining” e come soluzione per far fronte alle sopravvenienze che rimettono in gioco l’interesse pubblico. Il lavoro affronta e svolge il tema in una prospettiva integrale e a tutto campo, con l’obiettivo di tenere insieme, nello sviluppo dei singoli argomenti esaminati, l’analisi dei profili amministrativistici e di quelli civilistici, del diritto nazionale, del diritto sovranazionale e internazionale e del diritto comparato, applicando altresì, per specifici oggetti, spunti provenienti dal metodo dell’analisi economica del diritto. Il materiale utilizzato proviene dai diversi formanti dell’esperienza giuridica, ma particolare spazio viene dato al diritto vivente quale formato dalle interpretazioni giurisprudenziali

    Il contributo originale della dottrina italiana al diritto amministrativo

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    Il saggio si propone di analizzare il contributo della dottrina italiana allo sviluppo delle categorie e degli strumenti del diritto amministrativo, sottolineandone il carattere originale rispetto alla produzione d’oltralpe (specie con riferimento all’esperienza giuridica tedesca). Da un punto di vista metodologico, per scongiurare i rischi di autoreferenzialità che la trattazione di un simile tema da parte di un giurista amministrativista italiano può comportare, l’Autore si propone di prendere come punti di riferimento quelle categorie su cui si è fondata l’elaborazione del diritto amministrativo anche nelle dottrine straniere e di analizzarli in chiave comparata, verificando di volta in volta l’originalità del contributo italiano. Vengono pertanto analizzati il rapporto dell’amministrazione con la legge, le caratteristiche formali ed oggettive degli atti esercizio di competenze amministrative e il ruolo del giudice amministrativo, nonché lo statuto degli organi amministrativi e delle relazioni tra essi intercorrenti. In primo luogo, è esaminato il contributo di Santi Romano allo sviluppo della teoria dell’istituzione e della pluralità degli ordinamenti giuridici nel complesso panorama dottrinale di fine ‘800 e in specifica comparazione con la teoria dell’istituzione di Hauriou. L’originalità della concezione romaniana (sopravvissuta alla crisi delle categorie dello Stato liberale) risiede nell’individuazione degli elementi fondamentali dell’ordinamento giuridico nella plurisoggettività, nell’organizzazione e nella normazione. In particolare, la pluralizzazione dei poteri istituzionali all’interno della sfera giuridica dell’organizzazione statale è all’origine dell’elaborazione della nozione di organo come strumento di esternazione della volontà dell’ente, che ha rappresentato un contributo originale allo sviluppo del diritto amministrativo, consentendo di superare le difficoltà connesse al trasferimento dell’istituto civilistico della rappresentanza all’organizzazione pubblica. Al contrario, vengono prese in considerazione la nozione di interesse legittimo e quella di procedimento amministrativo come simboli di un’originalità “mancata”, per il fatto che le intuizioni della dottrina italiana non sono riuscite a trovare un adeguato riconoscimento. In questi casi, la marginalità dell’apporto delle elaborazioni teoriche italiane su tematiche centrali nello sviluppo del diritto amministrativo si può spiegare principalmente con il ruolo politicamente marginale dell’Italia nel “gioco delle influenze” (ovvero nella capacità di importare ed esportare modelli giuridici da combinare con il particolarismo delle diverse tradizioni giuridiche nazionali), nonché alla (conseguentemente) scarsa diffusione della lingua italiana. Così la specificità della natura sostanziale della posizione di interesse legittimo (elaborata nelle teorie di Ranelletti e Zanobini) si è affermata soltanto in Italia (con riconoscimento a livello costituzionale), sebbene anche gli altri ordinamenti conoscano una differenziazione nei caratteri e nelle forme di tutela delle posizioni soggettive. Parimenti, nonostante la legge del 1865 sull’abolizione del contezioso amministrativo e le pronunce del giudice amministrativo recassero in nuce i principi fondamentali alla base del giusto procedimento (poi elaborati da A.M. Sandulli nel 1940), l’Italia è giunta con netto ritardo rispetto agli altri Paesi ad adottare una legge sul procedimento e più risentendo dei reflussi della produzione d’oltralpe (ed in specie della legge tedesca sul procedimento del 1976) piuttosto che valorizzando l’esperienza nazionale
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