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    Gamification as a customer loyalty tool. Evidence from the Italian banking industry

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    Over the last few years, gamification, that is the adoption of gaming techniques in non-gaming contexts, has proved to be a powerful tool for customer loyalty and involvement, in many sectors such as, for example: e-learning, tourism, marketing, eco-sustainability and medical health. The objective of this paper is to focus attention on the Italian banking industry in order to investigate the level of implementation of gamification mechanics within the offer of banking products and services. The use of gamification could represent a good opportunity for banks to strengthen the relationship with customers, making a particularly boring activity enjoyable, just by leveraging emotions and psychological factors (fun and motivation). However, from the analysis of the universe of Italian banks taken into consideration, emerges a sector still little inclined to the assimilation of this approach and in the few cases observed a situation of poor diversification between the techniques of gamification

    Praticare l'urbanistica. Traiettorie tra innovazione sociale e pianificazione

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    In un tempo di crisi molteplici e interconnesse, la città e i suoi spazi sono il campo in cui si misurano diverse posizioni e linguaggi, che riflettono la complessità e colgono condizioni radicalmente cambiate nel definirsi delle questioni urbane e territoriali. Tra le “parole nuove” che meglio interpretano questa tendenza, “innovazione sociale” racchiude con maggiore ampiezza significati, orientamenti, prospettive che sottintendono in qualche misura una presa di distanza o una volontà di cambiamento rispetto a pratiche tradizionalmente patrimonio dell’urbanistica. La comprensione delle reciproche influenze fra il “concetto-ombrello” di innovazione sociale e gli strumenti e le pratiche propri dell’urbanistica rappresenta l’orizzonte di questo lavoro, che trae le premesse sia dal confronto con le più recenti riflessioni maturate nel campo degli studi urbani, che dall’esperienza didattica e di ricerca delle autrici. La città di Bologna rappresenta in questo contesto un terreno comune di riflessione e sperimentazione sulla reciproca distanza tra il concetto ampio di innovazione sociale e la pratica dell’urbanistica. È attraverso le esperienze condotte sul campo che le autrici tentano di definire la portata operativa dell’innovazione sociale rispetto alla pianificazione urbanistica, e un possibile contributo per fronteggiare le crisi che stiamo attraversando, provare a trasformare la disciplina urbanistica e immaginare nuove figure professionali all’opera nelle città

    Un’opportunità per Lampedusa: studio di un eco-quartiere turistico per la riattivazione dell’isola

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    In un momento storico in cui ogni territorio, soprattutto se fragile o marginale, è sottoposto a pressioni che solo cinquanta anni fa erano inimmaginabili, ci si deve muovere nell’intento di gestire la realtà odierna e offrire un nuovo scenario sapientemente costruito tra tutela e innovazione. Una strategia centrata sul corretto riuso del patrimonio edilizio radicato e la riqualificazione e valorizzazione degli spazi pubblici deve svilupparsi in un quadro di ricucitura dell’esistente che tenga conto non solo delle componenti fisiche e spaziali ma anche culturali, storiche e delle tradizioni locali. I resti di un trascorso complesso, gli elementi che ancora non sono scomparsi per sempre devono essere il punto di partenza nella ricerca di soluzioni progettuali per una riattivazione a livello locale, per i luoghi del quotidiano, come a livello mondiale, per uno scenario ormai indissolubilmente globalizzato dove sembra essere esclusa l'autosostenibilità endemica

    Riflessioni per una nuova disciplina delle città, tra urbanistica e design dei servizi

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    Questo lavoro trae le proprie premesse dall’esperienza di ricerca e didattica delle autrici, impegnate come docenti del corso di Politiche urbane della Laurea magistrale in Advanced Design dei Servizi dell’Università di Bologna, e ruota attorno all’emersione di “parole nuove”, che sembrano delineare una nuova disciplina delle città. Parole la cui capacità mobilitante, il cui contenuto e provenienza, può intendersi come evoluzione di percorsi concettuali che fanno proprie le acquisizioni di discipline consolidate. Esse non sembrano aggiungere nuovi concetti ma sono piuttosto un’utile spinta alla costruzione di ragionamenti complessi, mettendo in ordine elementi consolidati del patrimonio conoscitivo multi-disciplinare. Attraverso l’emersione di nuove parole è possibile ricostruire un’evoluzione disciplinare dello studio delle città, che ha una parte delle proprie radici nel mondo disciplinare dell’Urbanistica, ma di recente introduce nuove discipline – come il design – che producono anche nuove figure professionali

    Lo spazio dell'interazione: luoghi, attori e strumenti a Bologna

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    Le teorie urbane contemporanee descrivono le città come sistemi complessi in cui il decisore pubblico si trova sempre più di frequente con risorse ridotte in un campo in cui si sviluppano pratiche fluide, che operano al di fuori o ai confini della pianificazione: due dimensioni opposte che lavorano sulla città in modi diversi e complementari. Un contesto sociale drasticamente mutato e sottoposto a una frizione senza precedenti, come l’attuale emergenza sanitaria, sembra richiamare con ancora più urgenza l’azione complementare delle pratiche nei confronti di processi di pianificazione più tradizionali e codificati. Il contributo si interroga su come affrontare il disallineamento tra i livelli, permettendo alle pratiche innovative di agire, ma garantendo alla pianificazione urbana di integrarle in un discorso di piano, del quale ci sembra confermata la necessità. Attraverso l’indagine del caso studio di Bologna e del suo nuovo piano urbanistico (Pug), si esplora lo spazio che tiene insieme visione e azione, pianificazione e pratiche, superando le tensioni tra queste dimensioni attraverso l'apprendimento reciproco. In questo scenario, il ruolo del pianificatore sembra essere sempre più rivolto alla costruzione di conoscenza orientata a influenzare le dinamiche di una società maggiormente consapevole, a cui risponde mettendo in campo progettualità e linee di ricerca sempre più aperte e orientate alla sperimentazione

    Strategie di integrazione nel discorso istituzionale in Germania

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    Oggetto del contributo è l???analisi linguistica dei Politikberichte [Rapporti Politici] prodotti annualmente dal Nationaler Kontaktpunkt in Deutschland im Europäischen Migrationsnetzwerk [Punto di Contatto nazionale della Rete Europea della Migrazione] . L???analisi è stata condotta sia in termini quantitativi che qualitativi. Con l???aiuto del software AntConc , è stata creata una liste di frequenze che raggruppa tutti i lemmi dei Rapporti Politici fra i quali sono state isolate ed analizzate una selezione di occorrenze, delle quali si sono poi analizzate le stringhe testuali. Si è giunti in tal modo ad individuare le principali linee di azione politica della Repubblica Federale Tedesca in materia di Immigrazione/Integrazione nonché le finalità con le quali queste vengono intraprese, e ad ipotizzare in conclusione l' "Assimilation" come modello di integrazione al quale sembra riferirsi lo Stato tedesco. Tale modello deve esssere comunque inteso, secondo quanto ipotizzato dal sociologo tedesco Hartmut Esser in materia di modelli di integrazione, come processo che semplifica l???insorgere di un sentimento di appartenenza e crea possibilità di identificazione del migrante con i valori della società tedesca
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