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    The Making of the Charter of Fundamental Rights of the European Union

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    There would be no need to remind ourselves of fundamental values if the EU limited itself to fostering cooperation among Member States and if the decisions made within the EU concerned marginal aspects of social and economic life. This is not the case, however. EU institutions make decisions, implement policies, which is to say, they imperatively dictate social values. The regime of the EU political system has inserted ethic and genuinely human values one step at a time: the Charter of Fundamental Rights was the official announcement of that. This chapter analyses the internal and external factors that led to the legal recognition of human rights in the European Union Treaties and the proclamation of the EU Charter of Fundamental Rights. The author addresses some fundamental questions related to this process. Are the values that gave rise to the integration process are the same that nowadays guide the choices of the European institutions and Member States? The EU Charter can represent at the same time a conquest and a starting point for further developments for an even better foundation of EU citizenship? What is the awareness of the rights set out in the EU Charter? The main hypothesis driving this article is that the legitimacy of the EU through values and rights, and no longer only through a mere "cost-benefit" calculation, can represent the key to accelerating the path towards political union

    Democrazia internazionale, via di pace: Antonio Papisca e il progetto di Nuovo ordine internazionale democratico

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    Il presente saggio esplora la teoria delle “democrazia internazionale” elaborata da Antonio Papisca per coglierne gli sviluppi in termini sia teorici sia di evidenza empirica. L’obiettivo è quello di rispondere a due domande fondamentali che Papisca si pose quando iniziò a riflettere sul tema. E’ possibile trasformare il sistema della politica internazionale passando da una logica statocentrica ad una logica umanocentrica? Esistono nuovi soggetti, mezzi, occasioni per dare corso concretamente alla rivoluzione internazionale nonviolenta a fini di promozione umana? Il saggio, dopo aver presentato il concetto di democrazia internazionale, si sofferma sulla duplice strategia dell’incuneamento interstiziale e della Costituente per un Nuovo ordine internazionale democratico mettendo in evidenza come il riconoscimento giuridico internazionale dei diritti umani abbia alimentato il processo di democratizzazione del sistema delle relazioni internazionali e posto il tema del passaggio dallo “stato confinario” allo “stato sostenibile”

    Progetto europeo e senso di appartenenza

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    Il saggio si propone di analizzare l’UE come laboratorio di ricerca applicata riguardante la sostenibilità della statualità, cioè per la sperimentazione di nuove frontiere della “forma” della statualità. Se per gli stati, all’inizio della costruzione europea, si trattava di devolvere parte della loro sovranità al fine primario di definitivamente pacificare le loro relazioni esterne, oggi, in presenza della estesa desovranizzazione provocata dai multiformi processi di globalizzazione, l’UE si propone come il razionale contenitore in cui gli stati, pur con adattamenti e riconversioni talora molto faticose, possono continuare a (co)esistere in quanto soggetti primari di governance. Insomma, l’UE come laboratorio clinico in cui si praticano terapie, anche invasive, per la riconversione della vecchia forma della statualità – sovrana, nazionale, confinaria – in più congrue e sostenibili forme. Il saggio pone quindi l’attenzione sul deficit democratico dell’UE, affrontando, da un lato, la crisi della democrazia rappresentativa sopranazionale europea e, dall’altro, lo sviluppo della democrazia partecipativa che a livello europeo trova la sua più compiuta espressione nel cosiddetto “dialogo civile”. L’analisi prende in considerazione gli ostacoli che impediscono di colmare, in via definitiva, il perdurante deficit democratico del sistema e gli attori che possono contribuire al superamento di tali ostacoli e allo sviluppo del progetto di unificazione politica dell’Europa. In questo contesto, il tema del senso di appartenenza è sviluppato collegandolo a quello, di natura costituzionale, della cittadinanza. La tesi è che, partendo dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, la cittadinanza dell’UE non può non fare riferimento allo statuto di ‘persona umana’, non più a quello di ‘cittadino nazionale’, deve essere uniforme, plurale ed inclusiva. Solo su queste basi sarà possibile sviluppare una nuova cultura politica capace di creare quel senso di appartenenza che è necessario per dar vita al progetto costituzionale e federativo che i Padri fondatori avevano pensato per l’Europa

    Pace diritti umani

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    Il saggio ripercorre la storia della Regione del Veneto con la lente “pace diritti umani” con l'obiettivo di tracciare la traiettoria di un impegno culturale, sociale e politico che è proseguito nel tempo e che ha le sue radici nei principi e nei valori enunciati nella Costituzione repubblicana, nella Carta delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione universale dei diritti umani

    Diritti umani, democrazia e pace

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    Il saggio presenta il cantiere universale nel quale è avvenuto il riconoscimento giuridico internazionale dei diritti umani e sono stati messi in funzione i principlai sistemi di protezione dei diritti umani. Si sofferma poi sul tema della democratizzazione delle istituzioni internazionali intesa quale variabile indipendente per la costruzione della pace. Una attenzione particolare è posta sul potenziamento e la democratizzazione delle Nazioni Unite e sul sistema di sicurezza collettiva previsto dalla Carta delle Nazioni Unite per mantenere pace e sicurezza internazionale. Infine viene presa in considerazione la recente iniziativa del Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite per il riconoscimento della pace come diritto fondamentale della persona e dei popoli. L’obiettivo è quello di dimostrare che non siamo all’anno zero per quanto riguarda la costruzione di un ordine internazionale più giusto, equo, solidale e democratico. Il sistema internazionale non si può più considerare un sistema primitivo, anarchico, dove lo “stato di natura” prevale ancora sullo “stato di società”. C’è un nuovo Diritto internazionale, quello dei diritti umani, che ha anticipato la globalizzazione dell’economia e della politica, che ha messo al centro anche della politica internazionale la persona umana con il suo corredo di diritti fondamentali e che ha dato piena visibilità alla cittadinanza universale, che coincide con lo statuto giuridico di persona umana internazionalmente riconosciuto. C’è un’organizzazione internazionale multilaterale che è attrezzata per rispondere alle sfide della global governance e che bisogna semplicemente far funzionare. C’è una società civile globale sempre più organizzata e progettuale che aggrega la domanda politica che viene dal “sociale internazionale” e che chiede di partecipare attivamente ai processi di cooperazione internazionale e di costruzione della pace
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