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New Risks and the Reframing of Local Welfare as Social Investment: The Case of the FORJAD Program in Switzerland
FORJAD (Formation Professionelle pour le Jeunes Adults en Difficulté) was a program of social policy implemented in Switzerland since 2006. Its specific aim is to sustain the professional training of young unemployed adults (18 - 25) in order to allow them to become autonomous from the social assistance and to (re)entry into the labour market. This paper deals with specific dimensions of this program, with particular reference to its complex and plural governance and to the cultural framework of the Social Investment Welfare State (SIWS). This paradigm tries to connect the logics of activation and training with the necessity to realize a better quality of welfare services and to invest in personal capabilities of welfare recipients. In this framework, FORJAD seems to represent a social innovation realized to contrast at a local level the young unemployment as an example of emergent new social risks
Gemeinschaft/Gesellschaft
Per rappresentare la società come “rete” (di reti di relazioni) l’operazione fondamentale che Donati propone consiste nel rivisitare la coppia Gemeinschaft/Gesellschaft (201, 87-92). Donati sostiene infatti che la celebre opera di Ferdinand Tönnies sia utile per rappresentare la nascita della società moderna, ma che il clima evoluzionistico che caratterizza l’epoca in cui l’opera viene pubblicata sia all’origine di alcuni equivoci, come ad esempio quello in base al quale l’ordine sociale basato sul contratto e sulle convenzioni sostituirebbe sempre di più quello basato sul consenso e che – in definitiva – lo sviluppo della società (intesa come sviluppo del tipo ideale di Gesellschaft) sostituirebbe progressivamente la comunità (i legami comunitari che costituiscono il tipo ideale di Gemeinschaft). Nel proporre il programma di lavoro su cui si basa la teoria relazionale della società, Donati sostiene che per conoscere i fatti sociali in quanto fatti reali occorre adottare un punto di vista specifico, che consiste nell’utilizzo della categoria delle relazione in quanto chiave interpretativa della realtà. Una caratteristica fondamentale della relazione consiste nel fatto che essa «non elimina i termini che collega, anzi, li richiama, li esplora e li esprime» (201, 85, c.vi dell’Autore). La sociologia moderna ha privilegiato un criterio di osservazione della realtà sociale basato su dicotomie. Di conseguenza: «La teoria sociologica moderna non può spiegare come relazioni di Gesellschaft possano produrre relazioni di Gemeinschaft» (746, 51). Per superare questa visione dicotomica e comprendere come realmente emergano i fenomeni sociali, occorre dunque dotarsi di una teoria adeguata della relazione sociale. L’obiettivo che si prefigge la sociologia relazionale consiste nel «ripensare le categorie tönniesiane come due varianti di una concezione della relazione sociale, in linea di principio realistico-relazionale, che è stata stravolta prima da Max Weber e poi da Talcott Parsons» (201, 89, c.vi dell’Autore). Il ragionamento di Donati segue una logica che si può schematizzare nel modo seguente. La modernità interpreta il progresso della società attribuendo la razionalità in primo luogo all’individuo. Con la crisi del welfare state – negli anni Settanta del XX Secolo – è in seguito emersa la necessità di tornare su dimensioni che potevano apparire superate o pre-moderne (201). Queste annotazioni possono essere sintetizzate così: «l’integrazione della società, a stadi elevati di complessità, non può essere assicurata altro che da meccanismi integrativi che stanno sia nella crescita di razionalità sistemica (se si vuole, di Gesellschaft), sia nella crescita di razionalità comunitaria (se si vuole, di Gemeinschaft), e ogni “normalità” o “patologia” deve essere compresa per riferimento al loro modo di “comporsi” ben sapendo che, laddove non regnano forme di ostilità radicale, entrambe sono com-presenti. Questo significa [...] che [...] azione e sistema sociale sono soltanto modi diversi di combinare, in modo relazionale (reticolare) dei profili di possibilità che non sono mai dati nella realtà concreta come tipi “puri” della Gemeinschaft o della Gesellschaft» (201, 97-98, c.vi dell’Autore). La riflessione di Donati giunge dunque a questa logica conclusione: «Così come io lo pongo, lo schema dà conto della società reale come circolarità delle sue relazioni, che [...] sono sempre un mix di Gemeinschaft e Gesellschaft. Quando uno dei due tipi si fa “puro” [...] esso rischia quelle che chiamo “patologie corrispondenti”, che sono le problematiche sociali tipiche delle comunità totalmente chiuse da un lato e dei sistemi sociali totalmente privi di dimensioni comunitarie dall’altro» (201, 108, c.vi dell’Autore). In questo modo, rileggendo cioè la coppia Gemeinschaft/Gesellschaft in base all’adozione di un paradigma di rete, è possibile descrivere e spiegare come comunità e società si relazionino tra loro, generando fenomeni emergenti peculiari: «Si è soliti raffigurare la nascita della società moderna come emergere delle relazioni di Gesellschaft (relazioni contrattuali e associative di mercato, intese come espressione di volontà arbitraria e di interessi finalizzati a scopi strumentali) di contro alle relazioni di Gemeinschaft (relazioni tradizionali di comunità, intese come espressione di volontà essenziale e di legami ascrittivi) [Tönnies 1887]. Ciò è indubbiamente esatto. Ma bisogna insistere sul carattere non puramente, né prevalentemente, economico di tale trasformazione. La trasformazione di ciò che è “comunitario” in “societario”, avendo appunto un carattere relazionale, se da un lato distingue, dall’altro connette e fa interagire tra di loro le diverse componenti interne delle relazioni sociali [...] In breve: il passaggio da una società “comunitaria” ad una “societaria” (“associativa”) non significa che vangano cancellati i caratteri della prima, ma significa invece che vengono prodotti dei fenomeni di mix, degli scambi fra le componenti di ciò che fa il comunitario e di ciò che fa il societario» (739, 63). Non è dunque vero che la società rappresenta il declino della comunità (Tönnies) o che lo sviluppo della società industriale soppianti forme di vita organizzata che non rispecchiano la teoria della modernizzazione (Durkheim). Osserviamo piuttosto che: «alla progressiva riduzione di importanza della comunità (Gemeinschaft) che ha caratterizzato la modernità, la quale ha privilegiato l’asse individuo-stato e la cittadinanza statalistica, subentra la ricerca di nuove forme di comunità e valorizzazione di nuove formazioni sociali di carattere associativo intermedie fra l’individuo e le istituzioni politiche» (739, 34)
Sociologia e nuovo realismo. Ontologia sociale e recupero dell’interpretazione
Il dibattito internazionale sui fondamenti ontologici della realtà sociale intreccia questioni e-stremamente delicate, che la letteratura classica del pensiero sociologico ha tradizionalmente trattato come contraddizioni o dicotomie: individualismo/collettivismo; individuo/società; realismo/costruttivismo; micro/macro analisi; qualità/quantità. I tentativi di superare le dico-tomie moderne inaugurati dalla seconda metà del Novecento sono rimasti ancorati a una logica epistemica non altrettanto incline a riconoscere la portata ontologica del confronto tra realtà e costruzione. In sociologia queste resistenze hanno prodotto una decisa relativizzazione dei paradigmi e una potente disseminazione di proposte e formulazioni teoriche. Nell’attuale di-battito epistemologico sulla realtà sociale, caratterizzato dalla crisi delle teorie post-moderne e dal rilancio di nuove forme di realismo, i tentativi più maturi e sistematici considerano realtà e costruzione come macro-dimensioni analitiche all’interno delle quali tentare di ordinare la re-lazione (e dunque la distinzione reciprocamente necessaria) tra epistemologia e ontologia so-ciale. Il riconoscimento di specifiche proprietà assegnate alla costruzione dei fenomeni sociali nell’ambito di un maturo orizzonte realista sembra dunque costituire il reale superamento del post-moderno. Lo scopo di questo volume sta quindi nel trattare la dimensione costitutiva del-la realtà sociale mediante un’analisi teorica ed empirica di singoli temi o fenomeni in essa in-clusi (l’identità personale, la coppia, il denaro, le trasformazioni delle politiche di welfare e delle relazioni di potere). Tale analisi si realizza ri-assegnando una specifica collocazione alla logica dell’interpretazione nell’ambito dell’ontologia sociale realista
The Place of Construction in Sociological Realism
In the contemporary epistemological debate on social reality, characterized by the crisis of post-modern theories and the emergence of new forms of realism, are there any approaches not acknowledging some specific ontological character to the construction of social objects? The question is apparently rhetorical, but the implication of this problem are not obvious. In the sociological literature the opposition between reality and construction is not clearly defined. Sometimes it is considered a dichotomy, in other situations the synthesis of alternative theses in a dialectical horizon. The more systematic attempt considers reality and construction as analytical macro-dimensions where the relation between social ontology and epistemology operates. From this stance, the acknowledgement of the role of social construction in a wider realist horizon is the true overtaking of postmodern philosophy. If it is true that facts exist beyond representations, it is also true that representations themselves have a specific effect on reality, who continually re-structures itself around specific relations of emergent power. Stating that reality is socially constructed is an evident limit of postmodern theories. On the other hand, stating that only facts exist constitute an impoverishment of realism and its replacement in neo-positivism. Social phenomena are real because they are based on specific properties of the inter-subjective construction of social reality. This thesis represents the revitalization of an advanced, anti-positivistic realism and the definition of the specificity of social objects. The aim of this essay is to search for a specific place of construction within the development of realist social ontology
Show, don’t tell! L’estetica sociale delle periferie romane nel cinema di Claudio Caligari
The aim of this essay is to offer a critical proposal on Claudio Caligari’s trilogy. The author tries to draw a line of demarcation between Pasolini’s social and cinematographic aesthetics and that proposed instead by Caligari. From a stylistic point of view, the films Amore tossico, L’odore della notte and Non essere cattivo are the three chapters of a trilogy that decree the end of Pasolini’s aesthetics. In fact, Caligari’s production tells how the arrival of hard drugs in the 1980s changed the social profile of the roman suburbs. The author focuses on the mechanism of film construction and the difficulties in creating the screenplay. In doing this he searches for the aspects that most closely match the reality represented. The analysis is also carried out thanks to documentary material on Caligari and interviews conducted with the screenwriter of the roman director’s latest film. The result is a genre that renounces beauty understood as respect for the canons of a dominant aesthetic, in accordance with the notes of the Frankfurt School on the cultural industry. The essay ends by concluding that if cinematographic art intends to allow the spectator to understand the marginality and abandonment of a territory it is necessary to describe it, not idealize it
Preferisco ignorare Bukowski! La costruzione sociale dell'amore tra conversazione privata e criterio politico nell'opera di Jean-Claude Kaufmann
La sociologia dell’amore di Kaufmann è qualcosa di più di uno studio applicato dedicato ad un oggetto. È anche un framework delineato da testi e ricerche che contribuiscono ad irrobustire il rapporto tra teoria sociale, epistemologia e metodo di ricerca. L’oggetto specifico di questo volume è la storia politica e sociale dell’amore, o – meglio ancora – la riflessione sugli insuccessi politici dell’amore e sulla capacità del sentimento di rientrare nella sfera privata perfezionando la sua costruzione. È in questa configurazione chiasmica tra insuccesso pubblico e ri-generazione del privato che Kaufmann spiega il ruolo politico e sociale dell’amore. E lo fa attraverso il perfezionamento di una micro-sociologia che focalizza l’attenzione sulle modalità e le logiche in base alle quali il sentimento guida la formazione dei fenomeni sociali (la coppia, il matrimonio, la comunità). Attraverso questo tipo di impianto sociologico l’Autore illustra come la realtà sociale sia socialmente costruita e che un ruolo essenziale di tale processo di costruzione sia ricoperto proprio dalla capacità dei soggetti di agire e di attribuire senso alle cose
De-commodification as re-configuration: An historical and apistemic necessity for the understanding of new welfare
This chapter deals with the concept of de-commodification of welfare systems and support the thesis that this concept represents an historical and epistemic necessity for the better understanding of new welfare processes. Moving from a reflexive and critical perspective on commodification and reification as inadequate principles, the text underlines the relational distinctions and logics of re-configuration on which de-commodification is based. Thereafter, the paper points out resources and constraints which could enable or delay the process of re-configuration. In the last section, the reflexive perspective is recalled to summarize the findings of the analysis
Niklas Luhmann (1927-1998), contemporaneo. Sistemi, distinzioni, società
A venticinque anni dalla scomparsa di Niklas Luhmann, questo numero monografico vuole essere un momento di riflessione sulla ricezione della teoria sistematica luhmanniana da parte della sociologia italiana.
L’intento, però, non è quello di offrire riflessioni puramente teoriche e condotte nel solco di un’astratta filologia, bensì di applicare Luhmann ai vari sottosistemi sociali in chiave contemporanea. Detto in altri termini, e sotto forma di interrogativo, come e perché leggere (con) Luhmann, oggi
Welfare relazionale
Nella prospettiva della sociologia relazionale il welfare si pone come alternativa sia rispetto allo Stato del benessere istituzionale ed interventista sia nei confronti delle varianti empiriche degli ordinamenti di welfare fondati sul paradigma di tipo lib/lab, (dal welfare mix, al progetto di riforma inaugurato dal workfare) che perfezionano l’azione del binomio Stato/mercato nell’intento di promuovere politiche sociali ispirate al criterio dell’individualismo istituzionalizzato. In altre parole, il welfare relazionale (o welfare plurale e societario) si basa sull’azione reciproca di sfere differenziate della società coinvolti a vario titolo nella progettazione ed implementazione di politiche del benessere intervenendo non tanto sui singoli soggetti, quanto sulle relazioni che li uniscono e che devono essere rigenerate per promuovere l’inclusione sociale nei diversi ambiti di welfare
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