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Bien jurídico y reforma de los delitos contra la Administración Pública
La tesis de Manes consiste en concebir al bien jurídico no en una dimensión exclusivamente abstracta sino también individual, esto es, que tenga en cuenta tanto el peligro al buen funcionamiento e imparcialidad de la Administración pública como el daño causado al patrimonio de la misma. Como ejemplos de acogida de esta postura por la Corte Suprema de Casación cita, entre otros, los casos del delito de abuso de oficio y de omisión por actos de oficio. En otras figuras delictivas (malversación, corrupción, etc.), sin embargo, no se sigue esta tesis. ¿Qué opciones de reforma propone el autor? Al contrario que algunas propuestas de leyes italianas, dirigidas a ampliar el ámbito de punición del tipo penal, Manes aboga por la puesta en funcionamiento de instrumentos preventivos o sancionatorios pero de otra naturaleza (medidas de interdicción, mecanismos de control, etc.). El trabajo lo concluye abordando un tema de actual discusión en Italia, y es la necesidad de codificar un principio general de ofensividad del ilícito penal como límite externo del área de lo penalmente relevante, que Manes rechaza por entender que no tendría eficacia operativa. Igualmente aborda el problema de la exigüidad del hecho, esto es, un hecho lesivo pero de nivel tan exiguo o mínimo que pretende ser penalmente irrelante. Aquí el autor, en cambio, se muestra partidario de la codificación de una cláusula de exigüidad como causa de no punibilidad, que no se haría en sede de parte general sino como una cláusula ad hoc para cada disposición o sector de la disciplina
Giustizia mediatica. Gli effetti perversi sui diritti fondamentali e sul giusto processo di Vittorio Manes: introduzione
Giustizia mediatica. Gli effetti perversi sui diritti fondamentali e sul giusto processo di Vittorio Mane
Manifesto e latente nella repressione delle fenomenologie corruttive
Il contributo si sofferma sull'evoluzione, tra teoria e prassi, della lotta alla corruzion
Servizi pubblici e diritto penale. L'impatto delle liberalizzazioni sullo statuto penale della pubblica amministrazione
L’indagine al centro dello studio si sviluppa lungo tre direttrici: la prima, intesa a ripercorrere l’evoluzione e a descrivere la fisionomia attuale del concetto penalistico di pubblico servizio; la seconda, votata ad esplorare l’odierna complessità del problema delle qualifiche soggettive agli effetti della legge penale attraverso il riferimento ad un esemplificativo ventaglio di casi paradigmatici; la terza, volta a prospettare, sulla scorta della presa d’atto dell’impatto delle liberalizzazioni sui servizi pubblici, una ricostruzione di un nuovo concetto di pubblico servizio, spendibile agli effetti penali.
La monografia si apre con un’ampia ricostruzione delle linee evolutive della nozione giuridico-penale di pubblico servizio, volta a volta analizzate alla luce dell’assetto sottostante, a partire dalla situazione precedente al codice Rocco, fino a giungere alla crisi e profonda trasformazione del regime tradizionale dei servizi pubblici alla fine del XX secolo, foriera di “vecchi” e “nuovi” disorientamenti sul versante giurisprudenziale: disorientamenti che ancora fanno registrare, nella configurazione delle qualifiche che “innescano” lo statuto penale della p.a. (ed in specie, quella di “incaricato di pubblico servizio”: art. 358 c.p.), la resistenza di criteri teleologici o ontologici, la nullificazione del processo di privatizzazione per le società a partecipazione pubblica, la riemersione di ricostruzioni “olistiche”.
Nella seconda parte, si sottolinea la problematicità della questione relativa alle qualifiche soggettive agli effetti penali al cospetto di un’amministrazione che ha visto profondamente mutare, negli ultimi anni, i propri moduli operativi ed il proprio assetto organizzativo, riconfigurandosi più come amministrazione di vigilanza e di regolazione che come amministrazione di gestione/amministrazione ed accrescendo i rapporti con l’universo delle forme e dei soggetti privati, ormai veri e propri coprotagonisti dell’azione amministrativa. Se ne offre una plastica rappresentazione a mezzo del riferimento, in chiave esemplificativa, all’attività di riscossione delle imposte ed al suo affidamento a privati e a società miste ed alle attività di interesse collettivo svolte da enti privati sulla base di convenzioni con la pubblica amministrazione.
Nell’ultima parte dell’opera, si giunge a riformulare una “nozione” di pubblico servizio penalmente significativa, cercando di individuare una prospettiva capace, da un lato, di armonizzarsi con il dettato legislativo delle norme definitorie e, dall’altro, di coordinare le precipue esigenze di tutela rilevanti negli ambiti oggetto di considerazione con le profonde trasformazioni intervenute nelle public utilities. L’obiettivo perseguito si avvale di un fecondo confronto con l’elaborazione della giurisprudenza tedesca sulle qualifiche soggettive che delimitano l’ambito di applicazione dei delitti dei pubblici agenti, confronto che consente di evidenziare caratteristiche e storture del concetto penalistico italiano di pubblico servizio e, in particolare, di prendere atto dell’importanza delle ricadute dei processi di privatizzazione e di liberalizzazione nella ridefinizione del perimetro di intervento del diritto penale nell’ordinamento tedesco. Da tale confronto emerge dunque il grave ritardo della giurisprudenza penalistica italiana in tema di qualifiche soggettive nel prendere atto della progressiva apertura al mercato in molti settori (anche) delle public utilities, apertura che in molti casi dovrebbe condurre ad escludere l’applicabilità dei delitti dei publbici agenti (rendendo necessaria l’introduzione di risposte adeguate per contrastare fenomeni di corruzione privata).
In questa prospettiva, la proposta relativa al concetto penalistico di pubblico servizio formulata nell’opera si segnala per l’importanza assegnata alla sussistenza di un regime economico (monopolio, riserva, riconoscimento di diritti speciali o esclusivi) che risulti sottratto alle normali regole concorrenziali. In essa e nella sussistenza di un regime organizzativo che tramandi l’assunzione in chiave pubblica del servizio, sarebbe da cogliere, secondo la tesi sostenuta, il condizionamento pubblicistico della disciplina a cui dovrebbero risultare sottoposte le attività, intese a soddisfare bisogni collettivi, qualificabili (ancora) come servizi pubblici “agli effetti della legge penale”
L'eterointegrazione della fattispecie penale mediante fonti subordinate, tra riserva "politica" e specificazione "tecnica"
Il lavoro contiene un’aggiornata riflessione sul principio della riserva di legge in materia penale, articolata su un triplice livello, che assume a proprie coordinate la fenomenologia, l’assiologia e la topologia dogmatica del problema divisato. In particolare, sul primo versante, si fornisce ampia dimostrazione di come il principio di riserva di legge non sia stato in grado di esibire, specie negli ultimi tempi, una capacità effettivamente ostracizzante nei confronti della normativa secondaria e si offre un ventaglio di esemplificazioni che danno conto, altresì, della diversità di ruolo, di invasività e visibilità della intersezione sublegislativa nella redazione della fattispecie e nel conio del “tipo di illecito”, con le relative implicazioni dogmatiche. Ampio risalto è poi dato alla dimensione assiologica del problema dell’individuazione della paratìa tra dominio esclusivo della legge ed intarsi sublegisaltivi, problema che ha visto impegnata, nel tempo, la stessa Corte costituzionale, di cui se ne ripercorre la posizione, e che torna a riacutizzarsi a fronte di fenomeni come quello della c.d. “politicizzazione della tecnica”. Il rischio ulteriore è, peraltro, quello di spostare il carico contenutistico della riserva di legge non sull’esecutivo, ma sul potere giudiziario, già scarsamente propenso all’osservanza pedissequa dei criteri tecnici (direttamente o indirettamente) integrativi del precetto penale, come dimostrerebbe la giurisprudenza in tema di usura
Le qualifiche soggettive agli effetti penali. L’impatto dei processi di privatizzazione e liberalizzazione
Il paper affronta il tema dell'impatto dei processi di privatizzazione e liberalizzazione sulle definizioni penalistiche delle qualifiche soggettive
Nessuna interpretazione conforme al diritto comunitario con effetti in malam partem
Il contributo si sofferma sui presupposti e limiti dell'interpretazione conforme in materia penale
La "svolta" Taricco e la potenziale "sovversione di sistema": le ragioni dei controlimiti
SOMMARIO: 1. Premessa – 2. Judicial adventurism – 3. “Vecchio” e “nuovo” nella sentenza Taricco – 4. Il cuore della sentenza Taricco: il “giudice di scopo”, custode degli obblighi punitivi europei e, a monte, artefice di una legalità essenzialmente giurisdizionale – 5. Curia locuta, res principiata – 6. I controlimiti, ovvero, “la frase d’amore cominciata e mai finita” – 7. The Shadow Lin
Norme penali di favore, no della Consulta (nota a Corte cost. n. 394/2006)
Il contributo si sofferma sull'importante sentenza n, 394/2006 in tema di norme penali di favor
L'incidenza del diritto comunitario sul diritto penale, tra primauté e controlimiti.
Il contributo si sofferma sull'incidenza del diritto comunitario sul diritto penale nazionale
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