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    Messa a punto di un sistema non invasivo per la rilevazione di "biomarker" di interferenti endocrini”

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    EASYRING è un progetto finanziato nell’ambito del V Programma Quadro dalla Comunità Europea con lo scopo di contribuire ad un miglioramento delle conoscenze per la gestione del rischio correlato alla presenza nell’ambiente di sostanze conosciute come “interferenti endocrini” (IE). A questo scopo è stata messo a punto un protocollo di estrazione del muco cutaneo di carpa e successiva misurazione della Vtg mediante ELISA e i valori ottenuti sono stati comparati con le concentrazioni di Vtg misurate nel plasma. Successivamente è stato sviluppato un immunosaggio a flusso laterale selezionando quattro anticorpi monoclonali (anti-carpa/zebrafish/fathead minnow 1 e 2) ed analizzandoli in tutte le possibili combinazioni sia come anticorpi di cattura, su strip di nitrocellulosa, e anticorpi di rivelazione, coniugati con particelle di carbonio o d’oro. Il prototipo è stato e verrà utilizzato negli ultimi mesi del progetto, in parallelo ai dosaggi immunoenzimatici tradizionali sia su carpe selvatiche (siti fiume Po a diversi livelli di inquinamento) sia esposte in laboratorio a miscele “ambientali” di estrogeni

    Alterazione della biologia riproduttiva nei prodotti ittici esposti ad Interferenti Endocrini

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    Gli ambienti acquatici rappresentano una componente dell'ecosistema vulnerabile non solo alle contaminazioni da agenti microbici e parassitari ma anche chimici a causa delle prolungate immissioni nei corpi idrici di scarichi urbani, industriali e agrozootecnici. Numerosi sono i contaminanti ambientali in grado di alterare la salute riproduttiva e tra questi gli interferenti endocrini (IE), gruppo eterogeneo di composti naturali e di sintesi in grado di interferire con il sistema endocrino. Sono ritenuti IE i contaminanti organici persistenti o POPs (Persistent Organic Pollutants), quali policlorobifenili (PCB), diossine e pesticidi organoclorurati, biocidi stannorganici, sostanze ad uso industriale, quali ftalati e ritardanti di fiamma polibromurati, e alcuni metalli pesanti quali piombo, cadmio, mercurio e composti dell'arsenico. Nell'elenco degli IE sono annoverati, inoltre, alcune sostanze vegetali (fitoestrogeni) e alcuni ormoni naturali e sintetici che trovano impiego in medicina umana ed in attività zootecniche. Gli IE possono interferire con produzione, rilascio, trasporto, metabolismo, legame con i recettori specifici, attività e catabolismo degli ormoni naturali che sono responsabili del mantenimento dell’omeostasi e della regolazione dei processi di sviluppo. In questo modo possono mimare gli effetti prodotti dagli ormoni naturali, inibire l’azione ormonale, alterare la normale funzione regolatoria dei sistemi immunitario, nervoso ed endocrino. A causa della possibile interferenza con processi fisiologici ed al loro sospetto coinvolgimento nella patogenesi di varie malattie, fra cui tumori di origine ormonale, gli IE sono emersi come uno dei problemi più importanti sia per l'ambiente sia per la salute pubblica. Gli effetti sulla riproduzione possono essere a breve e lungo termine e riguardare gli adulti o gli stadi giovanili che rappresentano la categoria più vulnerabile. Gli studi sulle specie acquatiche, sono di importanza fondamentale da due punti di vista: da un lato servono ad attuare un monitoraggio sullo stato riproduttivo delle specie naturali e dall’altro contribuiscono alla valutazione della sicurezza del prodotto ittico considerato come veicolo per l’assunzione di IE da parte dell’uomo. L’alimentazione rappresenta una delle principali vie di esposizione per l'uomo che assume, circa il 90% degli inquinanti organici persistenti nell'ambiente attraverso il cibo e i prodotti con elevata percentuale di grasso animale, inclusi i prodotti della pesca. Queste sostanze mostrano infatti spiccate proprietà lipofile e di stabilità chimica che ne determinano il bioaccumulo e la biomagnificazione attraverso la catena alimentare. Rilevanti effetti sulla salute riproduttiva dei prodotti ittici da parte di numerose categorie di IE e soprattutto effetti a breve e lungo termine sulla prole sono ormai ben documentati per i pesci sia di acqua dolce (es. rutilo, carpa, barbo, trota, cavedano) sia di mare (es. grandi pelagici). Gli effetti descritti vanno dalla riduzione del diametro dei lobuli seminiferi e del numero di cisti di cellule germinali nel maschio alla comparsa di atresia dei gameti di varia intensità nelle femmine. In entrambi i casi è possibile osservare una graduale sostituzione della componente germinale da parte dello stroma connettivale con conseguente riduzione della capacità riproduttiva. A questi eventi si accompagnano alterazione dei livelli plasmatici di steroidi sessuali e delle attività connesse all’asse ipotalamo-ipofisi-gonade. Questi effetti portano spesso a femminilizzazione ed alla comparsa di individui intersessuali in concomitanza con la presenza in circolo di vitellogenina, la lipo-glico-fosfoproteina prodotta dal fegato, utilizzata come biomarcatore di esposizione a sostanze estrogenizzanti. Per le specie ittiche allevate, al rischio legato all’inquinamento dell’ambiente, si associa la possibilità di assunzione di IE attraverso i mangimi

    Presence of angiotensin II immunoreactivity in the ovary of the rainbow trout (Oncorhynchus mykiss)

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    Renin-angiotensin system is present in mammalian ovarian follicular fluid and follicles. The demonstration of specific binding sites for angiotensin II in the follicular structures of rats suggests that angiotensin II may be related to the regulation of steroid biosynthesis in the mammalian ovary. Little is known about the presence and the action of angiotensin II in nonmammalian ovaries. An immunocytochemical investigation of angiotensin II in developing ovarian follicles of trout has been carried out. The specific antiserum was raised against (Val5)-angiotensin II of the trout. There was strong immunoreactivity in the ooplasm of endogenous vitellogenic follicles. Angiotensin II immunoreactive material was present in the follicular cells, but not within oocytes at the end of vitellogenesis. Immunocytochemically angiotensin II-like material in the ovary of rainbow trout fluctuates during the cycle of development

    Prenatal plus postnatal exposure to phthalates and child health risks

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    Phthalates are a class of chemicals predominantly used as plasticizers in many plastics since the 1930's, in a wide variety of manufacturing applications and consumer products. Given their extensive use and their leakage from plastics, they are ubiquitous environmental contaminants with potential detrimental health effects. Di(2-ethylhexyl)phthalate (DEHP) is the most commonly used phthalate plasticizer. There is widespread exposure to phthalates in the general population and therefore it is important to investigate the toxic potential of these compounds. In particular, phthalate exposure has been shown to cause developmental and reproductive anomalies in animal models, and there is concern that these compounds may be causing adverse effects on human reproductive health. Phthalate effects are suspected to be much more severe after in uterus exposure. Phthalate esters are considered endocrine disruptors that interfere with the endocrine balance and development of the mammalian testis, thus exerting harmful effects on mammalian reproduction and fertility. Health risk assessments for the phthalate exposure of the general population should be performed and current PVC plasticizers, especially the ones used for infants should be replaced with high quality materials
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