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Emolinfopatie Maligne
I rapidi progressi nel campo della patogenesi dell'infezione da HIV e la disponibilità di combinazioni antiretrovirali altamente attive, in grado di indurre una soppressione virale sostenuta, hanno modificato radicalmente l'approccio terapeutico e la storia naturale dell'infezione da HIV. I nuovi regimi antiretrovirali hanno determinato per la prima volta dall'inizio della epidemia una riduzione significativa della morbilità e mortalità per infezioni opportunistiche. Tuttavia, l'impatto di tali regimi antiretrovirali sull'incidenza delle patologie oncoematologiche, il suo possibile ruolo nel condizionare le risposte al trattamento antineoplastico e i meccanismi mediante i quali possono condizionare la sopravvivenza stessa dei pazienti oncologici sono ancora da definire. Il paziente neoplastico "dell' AIDS 20 anni dopo" è un paziente particolarmente complesso, con molte possibilità di cura in cui la sopravvivenza è legata soprattutto all'atteggiamento positivo/ competenza dei clinici, alla possibilità del paziente stesso di usufruire delle medesime opportunità disponibili per quelli della popolazione generale e alla possibilità del clinico di applicare le conoscenze derivate dai recenti progressi in merito. Ogni protocollo terapeutico di combinazione, preferibilmente nell'ambito di Studi Cooperativi prospettici, deve sempre tenere conto dell'attuabilità della strategia terapeutica proposta anche per l'impegno richiesto al paziente, di una valutazione di base e di "follow-up" multidisciplinare per un attento monitoraggio del malato e della possibilità di attivare le risorse del territorio in termini di assistenza sociale e sanitaria. Molto spesso l'ottimizzazione dei protocolli convenzionali, una adeguata assistenza socio/sanitaria al paziente riducono i rischi di comorbilità, migliorano la compliance riducendo i rischi di potenziali fallimenti dovuti alla non ottimale gestione del paziente. Nel presente capitolo sono stati presentati i maggiori progressi ottenuti in campo epidemiologico, biologico, clinico e terapeutico delle emolinfopatie maligne in HIV il cui contributo italiano è stato di fondamentale importanz
Ruolo della bioterapia nel mieloma multiplo.
Despite considerable progress in recent years in the understanding of the biology of multiple myeloma (MM), this disease remains incurable, although many new therapeutic approaches are under evaluation. The rapid development of recombinant technologies has permitted the production of large amounts of cytokines and growth factors, favoring the use of biotherapies also in this disease. Among these products, the interferons have been the most extensively used in clinical trials, giving the most promising results especially in the setting of minimal residual disease, as maintenance therapy after response to conventional therapies, or to high dose chemotherapies followed by bone marrow (BM) or peripheral blood stem cell (PBSC) transplantation. However, more recently, a large number of cytokines and growth factors have been introduced in the clinical practice. Data of the use of erythropoietin have consistently demonstrated the role of this growth factor in ameliorating the grade of anemia as well as the quality of life of those MM patients whose disease is complicated by the presence of a severe or moderate anemia. Using hematopoietic growth factor in the mobilization of PBSC, the quantity of progenitor cells in the peripheral blood increased and the hematological toxicity of chemotherapy could be reduced. Despite the large amount of experimental data indicating a role for interleukins, as IL-2 and IL-6, in controlling tumor growth, there are only few clinical studies dealing with their use in MM. Results show that they arrest tumor progression rather than aid tumor regression, for this reason it appears that IL-2 and anti IL-6 antibodies should be investigated as maintenance therapy, in MM patients responding to chemotherapy. In the future it will be necessary to clarify for MM patients the role of other cytokines such as IL-1 beta and TNF alpha. A possible strategy to improve the clinical outcome of MM patients is to prevent the regrowth of residual tumor cells by establishing adoptive immunity at the stages of minimal residual disease previous obtained using chemotherapy. To this end a possible strategy is to induce an immune response against residual tumor cells by passive (using monoclonal antibodies) or active (using the idiotype expressed by malignant cells) immunotherapy
Asking patients with hematological malignancies: 'how do you feel?' Does it really provide independent prognostic information for survival?
Langerhans Cell Histiocytosis in adults: The retrospective GIMEMA experience and the prospective protocol.
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