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Guida all'identificazione delle Cistoseire (Area Marina Protetta "Capo Gallo-Isola delle Femmine")
Questa guida naturalistica, finalizzata alla identificazione delle specie di
Cistoseire presenti nell’A.M.P. di Capo Gallo - Isola delle Femmine, è un utile
strumento sia per i gestori dell’area protetta sia per i visitatori subacquei che
desiderano conoscere queste specie che formano il paesaggio sommerso nel
piano infralitorale ed in parte anche nel piano circalitorale.
Molte delle specie, descritte in maniera semplice ed efficace, ma ben
determinate, sono inserite nelle liste delle specie protette di diverse Convenzioni
internazionali ed in particolare nella Convenzione di Barcellona.
Pertanto la guida è anche un utile strumento per conoscere queste specie ai
fini di una gestione che ne promuova la conservazione
Efficacia delle AMP nella conservazione della biodiversità: i popolamenti a Cystoseira nell’AMP “Capo Gallo-Isola delle Femmine” (Pa)
Scopo dello studio è quello di i) valutare lo stato di salute e di conservazione delle comunità a Cystoseira presenti nell’A.M.P. “Capo Gallo-Isola delle Femmine” ii) confrontarlo con i dati storici, iii) confrontarlo con quello di siti di controllo al di fuori dell’A.M.P. e quindi iv) verificare il successo/efficacia dell’A.M.P nel proteggere e mantenere queste comunità e quindi la biodiversità di questi ecosistemi dalla sempre più intensa pressione antropica. Lo studio viene condotto, in particolare, sui popolamenti a Cystoseira dell’infralitorale di siti chiave all’interno della Riserva (Zone A, B e C) e di due siti di controllo: Punta Priola (PA) e Monte Cofano (TP). Lo stato di conservazione dei popolamenti a Cystoseira all’interno dell’A.M.P. risulta dunque complessivamente buono, e non sono emerse significative riduzioni o perdite con conseguenti alterazioni dei popolamenti ad essi associati e incremento di specie effimere; anche la presenza di specie aliene risulta al momento alquanto circoscritta e sotto controllo. Naturalmente non è sufficiente tracciare dei confini su una carta nautica per rendere efficace una A.M.P. nel preservare la biodiversità, occorre innanzitutto che la localizzazione e la zonizzazione siano effettuate a priori sulla base di una cartografia degli habitat, ma sopratutto occorre che l’Ente Gestore pianifichi e attui idonei programmi di monitoraggio e di controllo, nonché di verifica dei risultati
Responses of macroalgal community to environmental changes
Species of Cystoseira (Ochrophyta, Fucales) seem to be sensitive to a variety of environmental changes, as a consequence of which, they are now used in ecological status assessment. On the contrary, invasive species tend to be more resilient to disturbances than Cystoseira species, and thus environmental changes to allow them to out-compete these species. All these evidences lead to consider Cystoseira species, as well as invasive species, as biological indicators of environmental changes. Therefore, the effects of environmental changes can be measured through: (1) the assessment of the current state of the popu- lations of Cystoseira species and of invasive species, (2) the comparison of it with histori- cal records and (3) highlighting the relationship between the evolution of these algal populations and environmental changes
Nuove segnalazioni di Caulerpa racemosa var. cylindracea in aree protette della Sicilia nord-occidentale
Spreading of the alien seagrass Halophila stipulacea (Hydrocharitaceae) along the sicilian coast (western Mediterranean Sea)
Halophila stipulacea (Forsskål) Ascherson is a tropical seagrass distributed along the western coasts of the Indian Ocean and in the Red Sea (den Hartog, 1977). This species was previously considered a paleomediterranean element, survived as a relict in the eastern Mediterranean Sea, but later on Por (1971) hypothesized that it was a Lessepsian immigrant entered the Mediterranean Sea after the opening of the Suez Canal (1869). H. stipulacea remained in the eastern Mediterranean for several decades (Lipkin, 1975), and only recently it spreads towards the western basin through Malta and the Ionian coast of Sicily (Lanfranco, 1970; Van der Velte and Den Hartog, 1989; Alongi et al., 1993). The first record in the western part of the Mediterranean basin was in Vulcano Island (Acunto et al., 1997). Numerous records have been yet registered along the northern coast of Sicily till now (Vulcano Island, Oliveri-Tindari coastal lakes, harbour of Catania, Giardini Naxos coasts). The spreading of H. stipulacea along the Tyrrhenian coast of Sicily is actually in progress as proved by this new record off the coast of Termini Imerese (Palermo). The seagrass could have reached yet the Gulf of Palermo, where numerous plant fragments have been recently observed. Although settlement of H. stipulacea is still spatially limited, its expansion along the coasts of Sicily should be monitored; indeed, since it out-competes the native Mediterranean seagrasses, it could induce severe changes in the sublittoral communities
Caratterizzazione della biodiversità della grotta dei santi a Licodia Eubea (Catania, Sicilia)
Il complesso rupestre, di cui fa parte la Grotta dei Santi, si sviluppa su due terrazzamenti nel territorio di Licodia Eubea, in Contrada Alia. Le testimonianze archeologiche e documentarie lasciano ipotizzare che il sito abbia subito, a partire dalla tarda antichità, varie frequentazioni. Rivestì un’importante ruolo sociale e religioso, fino almeno al XV secolo, quando fu completamente abbandonato, per essere riscoperto solo durante il secolo scorso. La denominazione della Grotta, è riconducibile alla presenza di tracce di pannelli raffiguranti una teoria di Santi, la quale doveva ornare le pareti dell’antro rivolto a nord-est, destinato in epoca paleocristiana alla sepoltura di importanti membri della comunità religiosa del luogo. A testimonianza della successiva destinazione d’uso della Grotta, adibita nel basso Medioevo ad oratorio, rimane il catino absidale ricavato nella parete orientale dell’antro adiacente, che accoglie il pannello raffigurante la Crocifissione. L’obiettivo primario di questo studio, che rientra in un intervento di conservazione sia delle testimonianze artistiche sia antropologiche, è la caratterizzazione di micro e macrosistemi biologici, sia fototrofi sia eterotrofi, coinvolti in processi di degrado e la cui proliferazione è favorita dalle peculiari condizioni microclimatiche di questo particolare ambiente. La biorecettività dei materiali in ambienti semiconfinati, come quello oggetto di questo studio, è fortemente influenzata da diversi parametri ambientali i cui effetti favoriscono l’instaurarsi di specifiche biocenosi. In particolare, la presenza di fonti nutrizionali, elevata umidità (acqua percolante), la continua azione degli agenti atmosferici e lo scambio aerobiologico con la campagna circostante, rendono estremamente difficoltoso il controllo sia dei parametri ambientali sia della veicolazione del particellato atmosferico dall’esterno, come spore, e allo stesso tempo anche il monitoraggio delle condizioni microclimatiche (rilevanti escursioni termiche giornaliere) a cui è sottoposto l’ambiente. Ricorrendo ad indagini di microscopia ottica e confocale (CLSM), associate all’analisi molecolare sono state identificate alcune delle specie colonizzanti. Le patine biologiche analizzate hanno mostrato una prevalenza di sistemi fotosintetici, in particolare alghe, briofite, pteridofite e cianobatteri. L’attenzione è stata quindi focalizzata sui processi di degrado indotti dai sistemi biologici, in vista della messa a punto di una strategia di controllo e prevenzione, senza trascurare inoltre, l’impatto di eventuali prodotti del metabolismo delle biocenosi, sulla salute dei visitatori e quindi la restituzione del sito, in un futuro non lontano, alla fruizione pubblica
Investigation of biocenosis in a archaeological rock-cut settlements with relevant historic-artistic evidences. A case study in South-east of Sicily.
Rivelazione e Caratterizzazione di Consorzi Microbici in Reperti Lignei Sommersi
In questa lavoro sono state affrontate le problematiche relative alla valutazione dello stato di conservazione del legno archeologico sommerso (waterlogged wood) in relazione ai fattori che ne inducono il degrado. L’attenzione è stata rivolta ai processi di biodeterioramento, indotti dall’attività di alcuni microrganismi che utilizzano le componenti principali del legno, la cui identificazione è stata eseguita ricorrendo a tecniche sia colturali sia molecolari. In particolare, le tecniche molecolari che si sono rivelate di immediata applicazione per lo studio e la caratterizzazione dei microrganismi che colonizzano i beni di interesse storico artistico e i manufatti d’interesse archeologico, sono state quelle che hanno permesso l’estrazione del DNA genomico microbico da minime quantità di reperto e che ha permesso l’amplificazione di specifiche sequenze bersaglio; la reazione a catena della DNA-polimerasi (PCR), che consente la moltiplicazione (amplificazione) di frammenti di acidi nucleici dei quali si conoscano le sequenze nucleotidiche iniziali e terminali. Le analisi sono state condotte su alcuni frammenti, campionati dalla struttura lignea del “rostro di Acqualadroni”, di età ellenistica, recuperato nel 2008 in località Acqualadroni (Messina). Il protocollo per la reazione di PCR è stato messo a punto utilizzando DNA genomico estratto sia direttamente da singole colonie batteriche sia da frammenti lignei prelevati dal rostro. In questa fase sono stati utilizzati i primer universali specifici per la regione ribosomale e primer per specifiche porzioni del gene ribosomale 16S. Gli amplificati prodotti dalle reazioni di PCR sono stati analizzati per elettroforesi su gel d’agarosio e ne è stata determinata la composizione nucleotidica ricorrendo al servizio per il sequenziamento della Eurofins MWG operon (Germany). L’analisi delle sequenze ha permesso l’identificazione di batteri con attività ligninolitica e celluloso litica, appartenenti alle specie Cellulomonas, Pseudomonas, Sphingomonas, Xanthomonas, oltre a Desulforudis audaxviator (batterio solfato-riduttore), Marinobacter sp. (batterio ferrossidante); quindi batteri in grado sia di sopravvivere in ambiente marino sia di degradare le componenti del legno
LA MICROSCOPIA ELETTRONICA (SEM, CLSM) PER L’ANALISI DI MICROSISTEMI BIOLOGICI CHE COLONIZZANO I BENI CULTURALI
RIASSUNTO - Il degrado dei materiali con cui sono realizzate le opere d’arte, è spesso causato dall’attività di macro e micro organismi (piante, insetti, licheni, alghe, batteri, attinomiceti etc.), denominati biodeteriogeni. Presenti in tutti gli habitat terrestri, costituiscono un serio problema per la conservazione sia in siti outdoor sia confinati, come biblioteche, archivi, istituti mussali, depositi e, comunque, in tutti quei luoghi dove si attua la conservazione/fruizione dei manufatti. In genere, non vi è luogo di conservazione che non mostri tracce di parziali o estese infestazioni/colonizzazioni che comportano alterazioni più o meno consistenti dei manufatti presenti. Le alterazioni di origine biologica si manifestano con fenomenologie abbastanza diverse in relazione agli organismi, ai parametri ambientali, alle caratteristiche dei materiali costitutivi del manufatto. I biodeteriogeni possono causare danni di tipo chimico (correlato all’effetto dei prodotti metabolici), fisico (legato alla penetrazione di cellule microbiche o di parti strutturali) ed estetico (patine, biofilm).
Pertanto, è di fondamentale importanza stabilire la presenza di macro-microrganismi e conseguentemente caratterizzarli, al fine di intervenire in modo tempestivo ed efficace limitando i danni, prima che diventino irreversibili. In tale ambito, la microscopia elettronica, sia a scansione (SEM) che a scansione laser confocale (CLSM), rappresenta uno strumento di indagine scientifica di estremo interesse.
ABSTRACT - Works of art are made of such materials that are often subjected to deterioration by macro and micro organisms (plants, insects, lichens, algae, bacteria, actinomycetes, etc..) called biodeteriogens. They are present in all terrestrial habitats, they therefore represent a serious threat for conservation of cultural assets, in both outdoor and indoor sites, such as libraries, archives, museum institutions, deposits) and all the places where the conservation/use of artifacts is implemented. Generally, all conservation/fruition sites show signs of either partial or extensive infestation/colonization, involving the hosted artifacts. Biological systems, strongly related to environmental parameters and characteristics of the constitutive materials, are able to induce a range of sufficiently wide alterations. The biodeteriogens can cause chemical (related to the effect of metabolic products), physical (related to penetration of microbial cells or structural elements) and aesthetic (coatings, biofilms) damages.
Therefore, it is essential to establish the presence of macro and microorganisms and to identify them, in order to promptly and effectively intervene to restrain the damage, before it becomes irreversible. In this context, electron microscopy, both scanning (SEM) and confocal laser scanning (CLSM) represent scientific tools of great interest in the diagnostic field
Caratterizzazione di Rhynchophorous ferrugineus (Coleoptera: Curculionidae) mediante l’analisi del DNA genomico
Originario dell’Asia tropicale, Rhynchophorus ferrugineus (Olivier), Coleoptera, Curculionidae, introdotto accidentalmente nel bacino del Mediterraneo nei primi anni ’90 (Salama et al, 2004), e segnalato in Sicilia nel 2005 (A.A.V.V. , 2009) è il fitofago chiave causa della moria di numerose palme. Infesta diversi generi di palme, sia giovani che adulti, quali Phoenix canariensis, P. dactylifera, Coccus nucifera, Washingtonia sp. A dispetto della pericolosità di questa specie che recentemente è stata proposta quale specie da quarantena (EPPO, 2008) non sono ancora disponibili informazioni inerenti la caratterizzazione molecolare di R. ferrugineus, utili per: i) identificazione specifica dell’insetto nelle varie fasi del ciclo vitale (uova, larve e adulti); ii) definire i rapporti filogenetici con altri generi; iii) stabilire relazioni tra le specie, la loro distribuzione e le associazioni trofiche. Esemplari di R. ferrugineus prelevati da P. canariensis (provincia di Palermo, anni 2008-2010), sono stati utilizzati per la realizzazione dell’analisi molecolare basata su: i) estrazione del DNA genomico da diversi individui e tessuti; ii) amplificazione in vitro (PCR) di specifiche porzioni del gene mitocondriale codificante la citocromo ossidasi (CYOI); iii) analisi delle relative sequenz
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