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STUDIO SPERIMENTALE IN VIVO DI UN NUOVO CEMENTO POROSO: LINEA DI RICERCA
ABSTRACT
Introduzione
Reperire un materiale biocompatibile, che per le sue caratteristiche chimico-strutturali promettesse una resistenza biomeccanica adeguata fino alla sua completa ri-abitazione da parte del tessuto osseo neo-formato, era necessità sentita.
Lo scopo di questo studio è l'analisi di un nuovo cemento osseo acrilico (Porosectan) a base di polimetilmetacrilato (PMMA) e β-tricalciofosfato (TCP).
Materiali e metodi
Dal Maggio 2007 ad oggi presso la Clinica Ortopedica e Traumatologica dell'Università degli Studi di Verona abbiamo testato il nuovo cemento poroso in 3 fasi: la prima, in cui ne è stata valutata la biocompatibilità su n. 8 conigli New Zeland, la seconda, in cui ne abbiamo analizzato conduzione ed osteointegrazione su n. 12 conigli New Zeland e la terza, per testarne la resistenza biomeccanica su animali di grossa taglia, n.5 maiali.
Per ogni campione sono state condotte analisi macroscopiche, microscopiche con idonee colorazioni per osso, radiografiche e alla microscopia elettronica (S.E.M.).
Risultati
La prima fase dello studio ha dimostrato l'ottima biocompatibilità del cemento per la bassa temperatura di polimerizzazione ed una valida osteointegrazione all’interfaccia cemento-osso.
La seconda fase dello studio ha evidenziato come il Porosectan si presenti macroscopicamente poroso, con pori di 200-500 μm che creano una struttura simile a quella trabecolare ossea. L’aumento della superficie di contatto cemento-osso e la formazione, non solo a livello dell’interfaccia, di trabecole neoformate, dimostrano l’ottima osteointegrazione di questo cemento.
La formazione di neotrabecole all’interno del cemento, che dopo 12 mesi coinvolge interamente il materiale è determinata dal riassorbimento del β-TCP che libera ioni calcio e fosforo, fattori osteoconduttivi.
L'ultima fase dello studio sta fornendo risultati incoraggianti sulla resistenza biomeccanica del Porosectan: il materiale impiantato su femore e tibia di animali di grossa taglia che hanno superato i 180 kg di peso viene tracciato periodicamente con radiografie standard, non mostrando segni alcuno di cedimento.
Discussione
L'elevata temperatura di polimerizzazione e l'assenza di osteointegrazione rendono il PMMA come un corpo estraneo per il nostro organismo che tende ad isolarlo con la formazione di un layer fibroso nell'interfaccia cemento-osso.
I risultati preliminari ci inducono a pensare che il Porosectan possa essere una valida alternativa a cementi costituiti da solo PMMA.
Conclusioni
La pressochè totale ri-abitazione da parte di osso neoformato nel Porosectan con parziale-progressivo riassorbimento del cemento stesso, rendono quest'ultimo un materiale ideale nella quotidiana pratica di chirurgia ortopedica.
Ulteriori studi devono essere condotti su questo materiale ma le applicazioni per il futuro sembrano essere promettenti
VALUTAZIONE BIOMECCANICA DEL DISPOSITIVO MEDICO POROSECTAN DOPO ESPIANTO DA ANIMALI DA ESPERIMENTO
Lo studio mira a verificare in vivo la tolleranza locale di campioni di un cemento osseo poroso e parzialmente riassorbibile delle dimensioni di 6 x 12 mm (dimensioni accettate presso i centri internazionali per prove biomeccaniche).
I cilindri verranno inseriti a livello metaepifisario prossimale di tibie e distale di femore di 4 maiali.
L’animale verrà sacrificato dopo un periodo congruo all’analisi delle capacità fisico-chimiche-meccaniche del cemento (1 anno) e le tibie verranno espiantate ed analizzate dal punto di vista radiologico, istologico per valutare lo stato interfacciale tra cemento e osso.
I campioni prelevati verranno sottoposti a prove biomeccaniche di resistenza alla compressione in laboratorio.
La formulazione di questo nuovo cemento è nuova ma le sostanze in esso contenute sono già ampiamente usate in campo ortopedico sull’uomo e non hanno dato alcun problema di tossicità.
Lo studio è la diretta prosecuzione di due progetti di ricerca già portati a termine con successo presso lo stabulario degli istituti biologici su conigli negli anni 2008-2010
AUGMENTATION NELLE FRATTURE PERTROCANTERICHE DELL’ANZIANO OSTEOPOROTICO CON SISTEMI CON 1 E 2 VITI: 6 ANNI DI ESPERIENZA
Introduzione
Le fratture pertrocanteriche sono patologie comuni in pazienti anziani e il loro trattamento ha una elevata percentuale di complicanze dovute a molteplici problemi (cut-out della vite cefalica, rotazione della testa).
Materiali e metodi
Il nostro studio ha esaminato 62 pazienti (38 femmine e 24 maschi) con età media di 84,36 anni (range da 80 a 95 anni). I pazienti presentavano fratture pertrocanteriche instabili, definite come fratture a tre o più frammenti, un’età maggiore di 80 anni e osteoporosi severa (1 o 2 Singh score). Tutti i pazienti sono stati trattati con chiodo Gamma3 (Stryker S.r.l.) o VR Nail (Orthofix S.r.l.) in tecnica standard e l’augmentation dell’apice delle viti cervico-cefaliche eseguita con il sistema The Locker (Tecres S.P.A.). La valutazione è basata su: tempo chirurgico, recupero funzionale precoce usando l’Harris hip score modificato, Rx TAD e le complicanze meccaniche e biologiche.
Durante il follw up sono deceduti 16 pazienti, nessuno a causa di complicanze chirurgiche o anestesiologiche o ad altre cause legate alla procedura chirurgica.
Risultati
La media dello score HHS era 50,4 a 1 mese dall’intervento, 56,21 dopo 3 mesi, 55,7 dopo 6 mesi, 59,45 dopo 12 mesi, 60,67 dopo 24 mesi, 61,55 dopo 36 mesi, 61, 65 dopo 48 mesi, 62,55 dopo 60 mesi e 62,28 dopo 72 mesi. Il calo medio di emoglobina è stato di 1,82.
In 2 casi abbiamo riportato la migrazione del cemento attraverso la testa femorale.
Non ci sono state altre complicanze (infezioni, cut out e necrosi della testa femorale) riportate dal follow up.
Discussione
La revisione della recente letteratura pone in evidenza la necessità di effettuare l’augmentation a sostegno delle fratture su base osteoporotica, sia esse riguardino l’arto inferiore che quello superiore.
La scarsa qualità del tessuto osseo non fornirebbe un sufficiente substrato in cui il mezzo di sintesi possa ancorarsi stabilmente portando alle complicanze in argomento.
Conclusioni
Le osservazioni basate sui risultati riportati indicano che la procedura della cementazione della vite cefalica in fratture pertrocanteriche complesse in pazienti osteoporotici potrebbe migliorare la stabilità dell’impianto, favorendo la ripresa funzionale precoce e riducendo-annullando il fenomeno del cut-out
EXPERIMENTAL STUDY IN VIVO OF A NEW POROUS CEMENT: Research Line.
EXPERIMENTAL STUDY IN VIVO OF A NEW POROUS CEMENT: Research Line
Minimally invasive distal first metatarsal osteotomy can be an option for recurrent hallux valgus
Background: Recurrence rate of surgical treatment of hallux valgus ranges in the literature from 2.7% to 16%, regardless of used procedure. In this study, long-term results of a minimally invasive distal osteotomy of the first metatarsal bone for treatment of recurrent hallux valgus are described. Methods: 32 consecutive percutaneous distal osteotomies of the first metatarsal were performed in 26 patients for treatment of recurrent hallux valgus. Primary surgery had been soft tissue procedures in 8 cases (25%), first metatarsal or phalangeal osteotomies in 19 cases (59.4%) and Keller procedures in 5 cases (15.6%). Results: Patients were assessed with a mean follow-up of 9.8 ± 4.3 years. All patients reported the disappearance or reduction of the pain. The mean overall AOFAS score improved from 46.9 ± 17.8 points to 85.2 ± 14.9 at final follow-up. The mean hallux valgus angle decreased from 26.1 ± 9.1 to 9.7 ± 5.4°, the intermetatarsal angle decreased from 11.5 ± 4.5 to 6.7 ± 4.0°. No major complications were recorded with a re-recurrence rate of 3.1% (1 case). Conclusions: Percutaneous distal osteotomy of the first metatarsal can be a reliable and safe surgical option in the recurrent hallux valgus with low complication rate and the advantages of a minimally invasive surgery. Levels of evidence:: IV, Retrospective Case Series
Anatomia, fisiologia ed evoluzione morfologica dell’anca
Anatomia, fisiologia ed evoluzione morfologica dell’anc
Lettera di Alessandra
Un ritratto critico dell'opera di Alessandra Carnaroli, autrice fra le più apprezzate delle ultime generazioni della poesia di ricerca. La sezione a lei dedicata, nel numero della rivista, contiene inoltre saggi di Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, e Ivan Schiavone; e vari inediti dell'autrice. Il saggio è pubblicato con lo pseudonimo di Tommaso Ottonieri.A critical portrait of the work of Alessandra Carnaroli, author of the most appreciated in the latest generations of italian research poetry. Published under the pseudonym Tommaso Ottonieri
CT SCAN STUDY OF 32 PATIENTS WITH IDIOPATHIC FEMORO-ACETABULAR IMPINGEMENT: ETIOPATHOGENETIC ASSUMPTIONS
CT SCAN STUDY OF 32 PATIENTS WITH IDIOPATHIC FEMORO-ACETABULAR IMPINGEMENT: ETIOPATHOGENETIC ASSUMPTION
L’utilizzo in associazione di un integratore alimentare a base di glucosamina, condroitin solfato, estratto di boswellia serrata, vitamina C, vitamina D e manganese in paziente con iniziali segni di gonartrosi
Esperienza clinica di trattamento farmacologico della gonartrosi nelle fasi precosi mediante un composto a base di glucosamina condroitinsolfato e vit D
FRATTURE DEL PIATTO TIBIALE: COMPARAZIONE CLINICO-STRUMENTALE DEI RISULTATI FRA TECNICHE ARIF E ORIF
Lo scopo di questo studio è stato di mettere a confronto i risultati nel trattamento delle fratture del piatto tibiale con tecnica di riduzione artroscopica e fissazione interna (ARIF) e la tecnica convenzionale di riduzione a cielo aperto e fissazione interna (ORIF).
Materiali e metodi
Presso la nostra clinica, abbiamo esaminato i risultati ottenuti in 100 pazienti (54 uomini e 46 donne) che presentavano all’esame radiografico una frattura del piatto tibiale.
Previo approfondimento diagnostico con TAC, abbiamo meglio inquadrato e classificato il tipo di lesione e suddiviso i pazienti in 2 gruppi: gruppo A con lesioni meniscali associate e gruppo B.
I pazienti del gruppo A sono stati trattati con tecnica ARIF mentre quelli del gruppo B con tecnica ORIF.
Il follow up minimo è stato di 12 mesi mentre il massimo di 116 mesi.
I pazienti sono stati valutati clinicamente e radio graficamente con scadenza periodica utilizzando le scale di valutazione Rasmussen e Hospital for Special Surgery Knee-rating score (HSS).
Risultati
Nel gruppo A, il punteggio clinico medio è stato 27,62 ± 2,60 (range, 19-30), mentre nel gruppo B di 26,81 ± 2,65 (range, 21-30) utilizzando la scala Rasmussen.
I punteggi clinici ottenuti seguendo i parametri contenuti nell’HSS sono stati rispettivamente 76,36 ± 14,19 (range, 38-91) e 73,12 ± 15,55 (range, 45-91), per il gruppo A e il gruppo B.
I punteggi radiologici ottenuti seguendo i parametri della scala Rasmussen sono stati rispettivamente 16,56 ± 2,66 (range, 8-18) e 15,88 ± 2,71 (range, 10-18), nel gruppo A e nel gruppo B.
Nel 69% dei nostri pazienti, abbiamo riscontrato lesioni associate intra-articolari.
Si sono verificate 5 complicanze precoci e 36 tardive.
Discussione
I risultati del nostro studio hanno evidenziato che non ci sono differenze statisticamente significative fra le due tecniche nel trattamento delle fratture tipo Schatzker I.
La tecnica ARIF sembrerebbe migliorare a breve e a lungo termine gli outcome clinici e radiologici nelle fratture tipo Schatzker II-III-IV probabilmente perché si è evitata la capsulotomia e si sono potute trattare le lesioni associate nella stessa seduta operatoria evitando un secondo intervento chirugico al paziente.
Nelle fratture tipo Schatzker V-VI, entrambe le tecniche operatorie hanno mostrato risultati clinico-radiologici poco soddisfacenti a breve e lungo termine.
La tecnica ARIF ha dimostrato una minor incidenza di infezioni, soprattutto nelle fratture molto complesse.
Conclusioni
Analizzando i nostri risultati, crediamo che la tecnica ARIF possa essere una valida alternativa alla tecnica ORIF, in mani chirurgiche esperte e in casi selezionati
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