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    AZIONI E PASSIONI

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    Una riformulazione dell'internalismo

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    From Williams’ groundbreaking article on, moral or practical internalism has been mainly proposed and discussed as a directly, first-order practical thesis. The thesis is that, in order for something to count as a reason for acting for an agent or which an agent has, there must be a special relation between such putative reason and the agent’s motivations or generically grounds of action; a relation, in turn, which must be possibly present and operating in the agent’s deliberations. I call this deliberative internalism; in the paper I give a qualified defense of it against some common and less common objections. However, even though deliberative internalism is a sound thesis about practical reasons and practical normativity in general, it is also a seriously incomplete one. In the second part of the paper I attempt to characterize a complementary, second-order position of internalism, focused on the a priori conditions of practical thought in general; and broadly inspired to the Fregean notion of Sinn. A partire dal fondamentale saggio di Williams, le esposizioni e la discussione dell’internalismo morale o pratico lo hanno investito nella forma di una tesi direttamente pratica o pratica al primo ordine. La tesi è che, perché qualcosa conti come una ragione di agire per un agente o una ragione che un agente ha, deve esservi una relazione speciale fra questa presunta ragione e le motivazioni o in generale i principi di azione dell’agente; e che tale relazione deve potere essere presente e attiva nelle deliberazioni dell’agente. Questo è ciò che chiamo internalismo deliberativo; in questo lavoro ne offro una difesa motivata contro alcune obiezioni, comuni o sofisticate. Tuttavia l’internalismo deliberativo, sebbene sia una tesi corretta riguardo alle ragioni pratiche e alla normatività pratica in generale, è anche seriamente incompleto. Nella seconda parte del mio lavoro cerco di caratterizzare una tesi di internalismo di secondo ordine, complementare rispetto a quella deliberativa; tale tesi investe le condizioni a priori del pensiero pratico in generale; e si ispira alla nozione Fregeana di senso

    Credere e conoscere

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    The standard analysis of knowledge as justified true belief has come under attack in the past 20 or so years. In this paper I discuss the grounds for this attack and explore and give qualified support to the reasons for preferring an account of knowledge as sui generis, irreducible sort of epistemic state – according to a tradition which goes back to Aristotle, Hume, Oxford Realism – up to McDowell and Williamson. My main concern about this shift of focus in epistemology is that the role and the importance of belief risk in this way to remain unexplained and unmotivated – while it is all too likely that in terms of belief we can say something important about cognition. I draw a radical distinction between the perspective which regards cognition as an activity and that which regards it as a state. While either is indispensable, they are conceptually perfectly distinct. The concept of belief is necessary to make sense of epistemic activity. L’analisi standard della conoscenza come credenza vera giustificata è stata oggetto di serie e motivate critiche negli ultimo 20 anni. In questo lavoro prendo in esame le ragioni di queste critiche e offro motivato sostegno alla preferenza per una concezione della conoscenza come stato epistemico sui generis a irriducibile – secondo una tradizione che risale ad Aristotele, Hume, il realismo di Oxford – fino a McDowell e Williamson. La preoccupazione principale che può sorgere, in questo contesto, è che il ruolo e l’importanza del credere rischiano di rimanere inspiegati e immotivati – mentre è del tutto verosimile che il concetto di credenza permetta di dire cose importanti riguardo alla cognizione. A questo riguardo, traccio una distinzione molto netta fra una prospettiva che considera la cognizione come un’attività e una che la considera come uno stato. Entrambi sono teoricamente necessarie; ma concettualmente sono del tutto distinte. Il concetto di credenza è necessario per una concezione dell’attività epistemica

    The Direct Passions

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    In this Chapter I provide a detailed account of the theory of direct passions developed by Hume in Book II, Part 3 of the Treatise and in other, later works. I also explore the general import of Hume’s views for the philosophical theory of motivation. However, my main interests are interpretive. I defend a somewhat traditional reading of Humean direct passions and motivation, that is, as essentially non-cognitive one and pleasure-determined, against fashionable, cognitivist interpretations. But I also point out that this reading (which is well attested by the texts) raises insoluble problems for other aspects of Hume’s views, especially his theory of motivating belief; and that it is likely that this led him to a radical revision of his views of pleasure, desire, and motivation, in a direction which is more akin to contemporary ‘Humean’ conceptions of motivation and instrumental rationality. (This revision has often been overlooked by the interpreters). In questo capitolo propongo un’analisi particolareggiata della teoria delle passioni dirette proposta da Hume nel Libro II, Parte 3 del Treatise e in altre opere successive. Esamino anche le conseguenze generali delle idee di Hume per la teoria filosofica della motivazione. Tuttavia i miei interessi sono principalmente interpretativi. Difendo una lettura in qualche modo tradizionale delle passioni dirette e della motivazione secondo Hume, considerandole come essenzialmente non-cognitive e riconoscendo un ruolo determinante al piacere. In questo mi oppongo a recenti interpretazioni cognitiviste. Sostengo però che questa interpretazione (ben attestata nelle opere di Hume) solleva problemi insolubili rispetto ad altri aspetti della filosofia di Hume, in particolare rispetto alla sua teoria delle credenze motivanti. Inoltre, che è verosimile che queste difficoltà lo abbiano condotto ad una revisione radicale delle sue idee sul piacere, il desiderio, e la motivazione, in una direzione che si accosta alle concezione ‘Humeana’ contemporanea della motivazione e della razionalità strumentale. (Questa revisione spesso è sfuggita all’attenzione degli interpreti.
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