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Movimentos Sociais e Dinâmicas Espaciais
"Social Movements and Spatial Dynamics" Journal it’s a two-quartely (six-monthly) electronic journal of the Social Movements and Urban Space Research Group (MSEU/UFPE). Its purpose is gathering scientific articles, literature reviews, book reviews and notes concerning, especially, the role of social movements in processes related to the production of space. But also gathering articles discussing the different actors, tools and contents related to the spatial production process, and articles seeking for investigating planning and management practices referred to urban spaces, as well as to the role of public policies within their sociospatial repercussions. The journal is destined, therefore, towards professionals in Human Geography and related fields
Storicamente
«Storicamente» è una rivista scientifica open access con 180.000 contatti l'anno nata nel 2005 su impulso di Alberto De Bernardi e grazie all'iniziativa di un gruppo di giovani ricercatori del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell'Università di Bologna. Caratterizzata da un approccio multidisciplinare (storia, antropologia, geografia, scienze politiche e media studies), la rivista pubblica saggi scientifici e interventi di discussione storiografica
La maggiore sfida per la sostenibilità del turismo nel X XI secolo": il complesso nesso tra cambiamento climatico e turismo
L’articolo propone una riflessione teorica sull’interconnessione esistente – e potenzialmente
molto più criticamente intensa nel futuro – tra cambiamento climatico e turismo,
facendo riferimento alla letteratura prodotta da studiosi di diverse discipline, al fine di
discutere della complessità delle variabili coinvolte nello studio di questo nesso teorico, e
le opportunità e criticità che emergono. L’articolo è diviso in due sezioni: la prima analizza
l’interconnessione tra cambiamento climatico e turismo; la seconda esplora le strategie di
mitigazione e adattamento climatico del settore evidenziando limiti e potenziali successi
I luoghi della tratta degli schiavi in Africa tra memoria, identità e turismo
Memory is a key feature in the study and commemoration of an episode that has deeply
structured global history – the slave trade and slavery – a phenomenon that is not only debated
by historians but has also inspired the analysis of several other disciplines.
This essay investigates the drawbacks of the tourist use of the places of the slave trade in Africa:
despite allowing the local residents obtain an economic revenue, it has impacted their being
symbols of the collective memory, fundamental for the identity of many tourists-especially
Afro-American tourists–who tend, on the contrary, to experience them as sacred places, making
them become the destination of pilgrimages in search of their origins.
The cultural and tourist use of such places brings about a discussion on the relationship that
tourists and residents have with their culture, tradition and identity, while promoting a reflection
on this dark episode of global history
Nuove declinazioni per il viaggio lento: il progetto dei viaggi creativi salentini
Nella società occidentale, il concetto di lentezza - slowness – ha iniziato a diffondersi da alcuni decenni come reazione alla moderna proliferazione della fastness in diversi ambiti della vita sociale, dal cibo, alle relazioni umane, al turismo. La (ri)scoperta della lentezza in ambito turistico ha portato non solo al rifiuto del consumismo di massa dei territori, ma anche alla preferenza per esperienze di viaggio vissute a ritmi meno convulsi, più in linea con quelli naturali.
Questa tipologia di fruizione turistica, che si articola attorno a 6 valori cardine (tempo, lentezza, contaminazione, autenticità, sostenibilità, emozione), si collega anche al tema della valorizzazione e protezione dell’ambiente e del patrimonio culturale prodotto dalle società umane nel dipanarsi della storia. La promozione territoriale di queste forme di viaggio è inoltre associata a una tipologia nuova di marketing, che di basa fortemente sulla comunicazione partecipata e si concentra sul valore esperienziale ed emozionale del fatto turistico, promuovendo un’idea di viaggio quale momento non solo di svago ma soprattutto di arricchimento culturale e di apprendimento.
E’ appena nato, in Salento, un progetto di turismo esperienziale ed itinerante noto come Viaggi creativi che, attraverso un cammino prestabilito e un percorso formativo laboratoriale, accompagna il viaggiatore nella produzione del proprio album fotografico. Si tratta di un esperimento innovativo in cui un noto fotografo salentino, Marcello Moscara, propone una scuola di fotografia ambulante condotta da fotografi professionisti specializzati in travel product photography, ed è supportata da un team di esperti in ambiti attinenti la fotografia (operatori culturali, autori di libri di viaggio etc.). Il progetto Viaggi creativi mira a coinvolgere il turista slow in un’avventura del tutto individuale, inedita, nuova, unica e sostenibile che mira a costituire una riedizione in chiave contemporanea del viaggio di formazione. Tutte caratteristiche, queste ultime, che connotano le aspettative di una domanda turistica sempre più interessata dall’aspetto percettivo, emozionale ed esperienziale del viaggio. Portare un laboratorio di fotografia dentro l’esperienza di viaggio apporta un valore nuovo al viaggio stesso sia in termini di valorizzazione dei luoghi, sia in termini di valorizzazione del viaggiatore. In più, attraversando trasversalmente target e segmenti di turismo (dal turismo rurale a quello enogastronomico) si pone anche come nuova forma di comunicazione partecipata e dal basso mentre costruisce intorno all’attività un club di prodotto. Nasce così un nuovo prodotto/servizio a cavallo tra apprendimento e svago che trasforma il turista/ viaggiatore in autore/narratore del suo percorso itinerante e formativo, e che innesca processi di ‘appartenenza’, di identità e di condivisione in una relazione stretta continua e intercambiabile tra esperienze reali e esperienze web social oriented
Fari, edifici costieri e identità transnazionale lungo i cammini europei
La costruzione delle identità territoriali si è sempre avvalsa della significazione o ri-significazione
di elementi paesaggistici che nel corso della storia sono andati a rappresentare parte dell’identità dei
luoghi attraverso un fenomeno, la territorializzazione, che Turco (1988, p. 76) definisce «processo in
virtù del quale lo spazio incorpora valore antropologico, che riassorbe le proprietà fisiche del luogo,
rimodellandole e rimettendole in circolo in forme e con funzioni culturalizzate».
Tra le risorse paesaggistiche e architettoniche europee che nel corso della storia hanno attribuito
valore antropologico ai territori europei, ma non solo, vanno sicuramente annoverati anche tutti quegli
edifici collegati all’identità costiera: fari, torri, fortini difensivi e altre tipologie insediative. La loro
presenza sulle coste rappresenta un elemento identitario transnazionale, per tutti i territori che si affacciano
sui mari. Figure misteriose e affascinanti – una luce che rischiara le onde dove la terra si incontra
con il mare – i fari hanno da sempre svolto un ruolo fondamentale non solo nel disegno del periplo
costiero, ma anche nella costruzione di identità sociali e culturali di popoli che generalmente vivevano
ai margini, nei finis terrae
La Geografia all’Università di Bologna nel secondo dopoguerra, attraverso i suoi protagonisti
Il contributo presenta una rassegna sul ruolo e l’evoluzione delle Scienze geografiche
presso l’Ateneo bolognese, focalizzandosi sul periodo che va dal secondo dopoguerra
all’ultimo scorcio del XX secolo attraverso l’analisi della produzione scientifica di alcuni
fra i protagonisti della vita accademica in Geografia. Il lavoro di ricerca e insegnamento
viene situato nel contesto delle coeve idee geografiche a scala nazionale, con alcuni riferimenti
anche alla circolazione di metodi e teorie a livello internazionale.
Il contributo si apre con un breve inquadramento sulle origini della moderna
Geografia accademica bolognese all’inizio del XX secolo, concentrandosi sulle figure di
Carlo Errera e Antonio Renato Toniolo. La digressione serve a collocare l’istituzionalizzazione
della Geografia all’Università di Bologna nelle coeve riflessioni e paradigmi
che caratterizzavano il dibattito geografico a scala nazionale e internazionale e che, per
lungo tempo, condizioneranno lo sviluppo della Geografia italiana e bolognese. L’analisi
prosegue nel secondo dopoguerra concentrandosi sulla produzione scientifica di quattro
studiosi che hanno dominato la ricerca e la didattica della Geografia a Bologna. Di questi,
tre hanno operato presso l’Istituto di Geografia della Facoltà di Lettere, tenendone la
direzione nel solco della tradizione Geografica italiana suaccennata. Si tratta di Umberto
Toschi, Mario Ortolani e Piero Dagradi. La quarta figura presentata, Lucio Gambi, si
colloca al di fuori di questo panorama e costituisce invece una delle voci più originali
della disciplina nell’intero mondo accademico italiano
COVID-19 pandemic and tourism. (Not) Getting back to normal in tourism-dependent Pacific island economies.
The COVID-19 pandemic has severely affected the tourism industry on a
global scale. While the reduction of flights and cruise ships during lockdown
has positively affected global carbon emissions (Gössling et al., 2021), locally
the decrease of leisure mobilities due to border closures has had a severe
impact especially on tourism-dependent island economies, already suffering
from climate change impacts and facing several economic and socio-ecological
challenges. Indeed, if the virus has not reached the majority of Pacific
Island states and territories due to their preventive efforts to stop international
arrivals to preserve health systems - contextually causing delays in the repatriation
of citizens stranded abroad (McClure, 2021) - the lack of tourism
and related mobilities from march 2020 caused one of the biggest economic
contractions in their history, with remittances and private investments that
suddenly plummeted. Nonetheless, is it worth noting that, even if confronted
with severe losses of income and in the absence of effective political measures,
many Pacific Islanders have been able to cope by relying on customary
knowledge, systems, and practices (Scheyvens & Movono, 2020) while many
businesses have been able to rapidly adapt to the new tourism market (procedures
of health control, digitalization, promotion of nomadic work).
In this context, the post-pandemic recovery is being represented as a unique
opportunity to reset entrenched systems (Foley et al., 2022; Gössling et al.,
2021; Lamers & Student, 2021) and enhance policies that can favor a just
green recovery in different sectors, tourism included. In this respect, it has
been suggested that substituting the globalized international flows with more
sustainable local/regional ones might contribute to the achievement of the
Sustainable Development Goals (Seyfi et al., 2022). Moreover, the post-pandemic
recovery might be a stimulus to move toward more ethical forms of
tourism (Sheller, 2021a), thus paying attention to its environmental impacts
as well as to how tourist practices both affect the governance of movement
and are impacted by kinopolitics.
Through an in-depth literature review, ranging from tourism studies, to
development and mobilities studies perspectives, the aim of this chapter is to
elaborate preliminary considerations on the necessity to resist and restructure
unsustainable tourism models in Pacific small island states after the pandemic.
Specifically, the present chapter attempts to give answers to the following
questions: have tourism practices changed in tourism-dependent Pacific Island
economies after the pandemic disruptions? Is COVID-19 an opportunity
to rethink the entire model of tourism in the Pacific region and make it more
sustainable, thus providing economic benefits without sacrificing socio-environmental
concerns? Or is the crave for a fast economic recovery and the uneven
pressure on tourism-dependent economies, such as small island states,
leading to “getting back to normal, even if normal was the problem”
- …
