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    QUADERNI DELLA RIVISTA DI BIZANTINISTICA

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    COLLANA ATTIVA DA VENTI ANNI CON AUTORI COME V. NERI UNIVERSITA' DI BOLOGNA), M. GALLINA, S. COSENTINO UNIVERSITA' DI BOLOGNA, A. PAPADAKI, M. WALLRAFF, C. NEGRI DI MONTENEGRO, A. PARMEGGIANI UNIVERSITA' DI BOLOGNA G. VESPIGNANI UNIVERSITA' DI BOLOGNA , F. RONCONI A. AMICI T. CREAZZO R. BERNACCHIA A. NANETTI, E. MORINI UNIVERSITA' DI BOLOGNA NEL CAMPO DEL TARDOANTICO E DEL MEDIOEVO VENEZIANO E ROMANO-ORIENTAL

    Dante e l’impero romano Orientale

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    Secondo una consolidata linea storiografica (Pertusi, 1965-1979; Carile, 1996-1999) bizantinistica, l'orizzonte culturale dantesco (tra Mon., Conv. e Commedia) non spicca l'impero romano orientale, o bizantino: non i rapporti con le città di mare italiane (Venezia, Genova, Pisa), non quelli con gli Angiò Taranto nel meridione d'Italia, né motivi culturali, tenendo anche conto del tramite rappresentato dagli ordini mendicanti che operavano a Costantinopoli e da lì in Oriente. Per Dante, l'impero consiste soprattutto nelle figure di Costantino e Giustiniano, sviluppate in forma complessa e controversa. Entrambi collocati nel Pd, ma Costantino è accusato di aver voluto forzare l'ordine storico spostando la capitale in Oriente, fondando la nuova Roma di Costantinopoli e, soprattutto, di aver fornito al pontefice romano il governo temporale dell'Italia

    Recensione de M. CORTÉS ARRESE, "Las mil caras de Teodora de Bizancio", Madrid, 2021

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    Il volume di M. CORTÉS ARRESE, "Las mil caras de Teodora de Bizancio", Madrid, 2021, rappresenta un brillante contributo allo studio delle correnti culturali, ideologici e storiografici che hanno portato alla considerazione odierna della civiltà romana orientale della quale la figura di Teodora diviene un simbolo e metafora allo stesso tempo. In modo particolare, si mette a fuoco l'ambiente parigino della fine del secolo XIX che vide storici di professione (Charles Dihel),medici, nobildonne appassionate di "orientalismi", una alta borghesia che scopriva il viaggio in Oriente, drammaturghi, pittori e attori dar vita ad un modello di imperatrice romana che il cinema - tra gli anni '20 e '60 del Novecento - fece proprio e consegnato al nostro immaginario, dove la figura di Teodora finisce per sovrapporsi a quelle della odalisca, delle varie Cleopatra e di varie donne di potere sospettate di "provenire dai bassifondi"

    Prólogo a M. CORTÉS ARRESE, Vidas de cine. Bizancio ante la cámara, Madrid, Los libros de la Catarata, 2019

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    Si introduce un volume sulle interpretazioni cinematografiche di Bisanzio (Spagna, Italia e URSS) presentando un quadro della fallacità del rapporto tra il cinema e la storia, là dove è l'autore del testo, o il regista, a ri-scrivere la storia, basandosi su ragioni storico-ideologiche, commerciali, o, semplicemente, artistiche. L'esempio dei "Alexandr Nevskij" e "Ivan il Terribile" di Eiszenstein è il più significativo

    Recensione de M. LOSACCO, Leggere i classici durante la resistenza. La letteratura greca e latina nelle carte di Emilio Sereni, Roma, 2020

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    Si recensisce il volume di M. LOSACCO, "Leggere i classici durante la resistenza. La letteratura greca e latina nelle carte di Emilio Seren"i, Roma, 2020, che mette in luce la passione per la lettura dei classici, in generale, e degli autori bizantini, in particolare, come antidoto per le tragedie della Seconda Guerra Mondiale e come fonte di ispirazione per la scelta tra bene e male in un periodo terribilmente buio della vita di Emilio Sereni, filologo e studioso di vaglia

    Recensione de El fuego griego. Memoria de El Greco en Castilla-La Mancha, Textos de M. CORTÉS ARRESE, Fotografías de D. BLÁZQUEZ CEA, Toledo, 2014

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    Attraverso l recensione del volume di M. CORTÉS ARRESE, si fa il punto, per il pubblico di appassionati e gli studiosi italiani del panorama di iniziative che si sono svolte - soprattutto in Spagna -, attorno al IV Centenario della morte di Dominikos Theotokopoulos, El Greco. Si ripercorrono le radici cretesi-bizantine dell'arte del pittore, a lungo passate in secondo piano per esaltare la componente "veneziana", quando non "spagnola", Il volume, infine, offre immagini inedite o con i migliori e più innovativi cliché particolari delle singole opere de El Greco

    Aristocratiche nel Peloponneso romeo e latino del secolo XV

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    Si indaga sul ruolo che nella storiografia greca e latina del secolo XV assumono le aristocratiche latine e romee, cioè di estrazione bizantina. La Morea, come i veneziani definiscono il Peloponneso, area divisa tra Bisanzio, possedimenti latini (fiorentini) e le città e porti controllati dai veneziani, è una straordinaria lente di ingrandimento per cogliere il carattere peculiare concesso dagli storiografi alle aristocratiche

    Il cronista veneziano nel Quattrocento: dietro il mestiere di storico

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    A proposito di storici per vocazione, modelli letterari:e ragioni della loro scrittura indagati da più di un autore nel volume, ci si sofferma su due cronisti veneziani della prima metà del Quattrocento, Lorenzo de Monacis e Antonio Morosini. Di loro si sa o si intuisce ben poco, perché il compito dei cronisti è quello di servire il mito della città, nascondendocisi dietro. Per quanto informati in maniera superiore ad altri cronisti, non sfuggono a questa regola: lo svolgersi degli avvenimenti continua scandito per dogadi, mentre rimangono i momenti importanti dei miti che scandiscono la storia della città, a cominciare da quello di fondazione o passando per quello della consegna delle insegne "imperiali" al doge da parte del papa Alessandro III (1171)

    «Romània» e Romei tra Venezia, Mosca e il Mar Nero dopo la caduta di Costantinopoli

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    Si legge nella vasta produzione cronachistica veneziana medievale la percezione della Rus' di Mosca, o Moscovia, e dell'Europa euroasiatica in generale. Percezione che esce tutta distorta a seconda, e mettendo in luce, gli interessi veneziani tra i secoli XV e XVI: non tanto terra di commerci, quanto scudo di protezione della cristianità contro i Turchi. Alla fine, russi, valacchi, moldavi, polacco-lituani sono confusi e appiattiti contro il ruolo predominante nell'area che era detenuto dagli Ungheresi
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