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Design in the Digital Age. Technology, Nature, Culture
Design Culture is facing a renewed relationship between Technology and Environment, evolving from the vision of Nature
as unlimited storage of raw materials and energy, to another in which Nature is recognized as a finite heritage to synergistically
interact with. According to a such perspective, this seems to be the only possible vision to responsibly face the anthropogenic
environment, as well as the further crises , mainly the socio-economic ones, plagueing the planet (from climatic emergencies to migratory phenomena and social inequalities).
Moreover, the Design Culture has been for long undergoing deep transformations, determined by the increasingly diffusion of the digital (and somehow pervasive) technologies which introduce new paradigms, both cognitive and operative, within the traditional design thinking and its expressive methods. Design horizons have thus been widening their objectives and potentialities thanks to the rise of digital design approach, whose limits are still unknown. Therefore, the digital "revolution" is generating important changes in the dynamics of building production and processes, due to design has increasingly characterized by information input and the relationships between the elements that define its field of action.
The scenario described above allows to define a new epistemological field where the Technology in the digital age seems to play a crucial role in the relationship between Culture and Nature. By this purpose, it is necessary to start a critical reflection to take up the challenge subtended to the changes that are taking place at the present, and to re-interpretated some of the classical dichotomies underlying the Culture of contemporary design, such as material-immaterial, subject-object, real-virtual, local-global, possibility-responsibility, knowledge-information, representation-simulation. This involves a paradigm shift in the relation between Culture and Nature, that is now based on a new design concept that assumes change and uncertainty as epistemological assumptions. According to this perspective, the Technology of Architecture becomes a field of feasible possibilities able at generating new producion modalities, so building and living in harmony with the natural systems.
The book is therefore organized in three sections:
1_Technology and evolution of the eco-systemic approach to the design (ed. Marina Rigillo)
2_Technology and construction of a new material culture (ed. Sergio Russo Ermolli)
3_Technology and generation of innovative habitat (ed. Fabrizio Tucci)
Massimo Perriccioli is the curator of the book structure and the supervisors of the whole work
Tecnologia ed Evoluzione dell’approccio ecosistemico al progetto
Technological research and design are called to assume responsibilities that exceed the usual boundaries of the specialist approach to achieve more complex and global objectives, the latter not belonging to a single field. of study, but rather crossing though different disciplines. The request at responding to the present challenges leads technology and design to occupy the research border areas, where there are great opportunities for implementing plural intelligence practices that can «adaptively accompany the [technological, Ed] thinking about changes and challenges encountered in its history» (Di Biase, 2016, pp. 169). In this area, technology seems to play a key role, not only for the increasingly sophisticated instrumental equipment but also for the ability to manage the heuristic processes that keep imagination and innovation together.
The “Great Pirates” age, as foreseen by Buckminster Fuller in 1969, has probably arrived and this is the moment in which such “visionary navigators” must deal with our complex present
Progetto ambientale e sfida climatica/ Environmental Design and Climate Change
Il dibattito sul progetto ambientale si è evoluto da tematica di nicchia ideologica anti-establishment nei primi anni 60 del secolo scorso ad un’istanza prima etica e quindi di nuovo politica negli anni 90, quando è stato progressivamente imputato ad un ambito della più vasta letteratura scientifica internazionale. Negli ultimi decenni, con l’evolversi della normativa prescrittiva ed il moltiplicarsi degli studi settoriali, ma soprattutto con l'affermarsi delle tematiche inerenti il cambiamento climatico, l'environmental design ha occupato stabilmente ambiti di ricerca sempre più interessati alla produzione di un sistema interdisciplinare per il progetto di adattamento dell'ambiente costruito agli eventi estremi. In particolare,
si assiste ad un riallineamento delle discipline tecniche rispetto ad obiettivi di ricerca trasversali, ed alla produzione di condizioni di innovazione sia scientifica che sociale e politica, individuando una necessità di scambio di saperi e di interlocuzione tra molteplici soggetti.
Il contributo si propone come una ricognizione ex post su alcuni passaggi chiave del dibattito culturale, anche allo scopo di fornire un quadro aggiornato degli avanzamenti realizzati dalla comunità di ricerca coinvolta nel progetto PRIN, e delle riflessioni di metodo che da questa scaturiscon
Sul confine. Assetti plurali per il progetto di adattamento climatico
Il contributo è un saggio critico strutturato in forma di conclusionie del primo volume della ricerca PRIN . Obiettivo della riflessione è soprattutto quello di mettere a fuoco il poszionimento scientifico dello studio e cercare di condividerne il punto di vista, anche immaginando le prospettive del dibattito scientifico dentro la comunità del progetto, e della progettazione ambientale in particolare. L’attenzione dell'Autroce è diretta, soprattutto, alla definizione di un milieu condiviso di termini e concetti attraverso cui ricostruire il nuovo linguaggio del progetto per l’adattamento climatico. Il contributo si focalizzazione sugli strumenti metodologici per la conoscenza e sulla necessità di sviluppare e gestire l’approccio analitico alla stessa, specialmente focalizzando sul rapporto tra dimensione eurostica e conoscenza analitica. La convergenza di questi due momenti orta, infatti, ad affermare l'avanzare di un approccio “orizzontale” alla ricerca, che può essere a tutti gli effetti considerato un cambio di paradigma scientifico. L'Autrice indivdua nellaa sfida del cambiamento climatico e nella rivoluzione digitale i fattori chiave di questo cambio di passo. Da un lato, infatti, l’emergenza climatica stabilisce i nuovi assetti dello scenario politico internazionale, e le ragioni dei nuovi conflitti economici e sociali a scala globale - quello che Bruno Latour definisce il “Nuovo Regime Climatico” (2018); dall’altro, sul versante scientifico, essa scardina le certezze tipiche del riduzionismo newtoniano per definire un milieu di ricerca plurale e interconnesso in cui assume centralità il pensiero ecologico, inteso con Bateson come chiave interpretativa delle relazioni tra sistemi differenti e all’interno dei sistemi stessi, un’opportunità per comprendere la circolarità piuttosto che la casualità. Il contributo si conclude con un commento sulla struttura logica del volume e sulla necessità di ulteriormente sperimentare nelle prassi del progetto ambientale il metodo di lavoro individuato dallo studio
Neil Leach, Architecture in the Age of Artificial Intelligence. An Introduction to AI for Architects
Fortemente ancorato alla realtà del nostro agire quotidiano, e attento all’avanzare delle tecnologie digitali in tutti i campi del sapere, il libro di Neil Leach porta il focus sulla relazione tra pensiero creativo e intelligenza artificiale, con l’obiettivo di delineare gli elementi fondativi di quella che si annuncia essere una rivoluzione dei metodi di apprendimento e del fare architettura
Adattarsi al clima che cambia. Innovare la conoscenza per il progetto ambientale / Adapting to the Changing Climate. Knowledge Innovation for Environmental Design
Le conseguenze del cambiamento climatico impongono di innovare i metodi del progetto ambientale alla luce di più complessi approcci al sistema di produzione della conoscenza, anche integrando alla scala meta-progettuale strategie e azioni al fine di garantire più efficaci contributi ai processi di riduzione del rischio, sui quali convergono le raccomandazioni e le politiche di numerosi organismi internazionali e nazionali.
Il volume Adattarsi al clima che cambia. Innovare la conoscenza per il progetto ambientale, rappresenta il primo dei due libri che restituiscono il lavoro scientifico della ricerca PRIN 2015 Adaptive design e innovazioni tecnologiche per la rigenerazione resiliente dei distretti urbani in regime di cambiamento climatico, condotta dalle Unità di Ricerca delle Sedi di Università degli Studi di Napoli Federico II, Politecnico di Milano, Sapienza Università di Roma, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, Università degli Studi di Firenze, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria. La ricerca ha posto al centro dello studio la ri-definizione del quadro teorico e metodologico per il progetto di adattamento climatico, individuando nella dimensione inter-scalare e sistemica le chiavi di accesso per una strategia di azione finalizzata alla sfida climatica in specifici contesti urbani italiani.
Partendo da questo punto di vista, il volume inquadra in modo integrato i processi e gli strumenti della conoscenza attraverso i quali affrontare la gestione dei topics analitico-interpretativi a supporto del progetto di adaptive design, puntando ad integrare i metodi di ricerca quantitativi (incentrati sulle azioni di definizione del campo di intervento, misura e sperimentazione) con quelli dell’euristica, per la ricerca di soluzioni creative e site-specific. Un sistema di indicatori per il monitoraggio e la misura di valori di fondo del contesto di riferimento definisce sia le condizioni di criticità legate agli impatti climatici, sia gli esiti ex-post degli interventi di rigenerazione urbana. Conclude il volume una lettura critica di casi scuola internazionali e nazionali, dai quali sono state evinte prassi efficaci, trasferibili e applicabili ai contesti nazionali in ragione dei livelli interscalari utilizzati
Il progetto ambientale per il recupero delle discariche abbandonate o dismesse. L'esperienza del progetto Sufalnet e il caso studio della ex discarica di Cannetiello a Cava de' Tirreni (SA)
I siti di discarica, abbandonati e dismessi, sono oggi un’opportunità ed una sfida. L’opportunità di recuperare superficie per la città, riducendo il consumo dei suoli extra-urbani e preservando i suoli naturali da usi inappropriati; ed una sfida a ripensare il territorio come sistema ecologico in grado di rinnovarsi, modificarsi e dinamicamente correggere. Una sfida culturale e tecnica allo stesso tempo che supera la logica dell’intervento “end of pipe” per operare secondo un approccio al progetto improntato dalla nozione di ciclo di vita, assegnando nuovi usi e nuovi significati a parti del territorio storicamente neglette, assimilate nel comune sentire al pensiero dell’impuro e del sinistro.
Diversamente da altri luoghi urbani dismessi o in abbandono, le discariche restano infatti nell’immaginario collettivo luoghi “altri”, estranei al vissuto urbano e sospettosamente alieni per la minaccia ambientale che rappresentano. La percezione del rischio - tanto maggiore quanto minore è la credibilità delle istituzioni che ne sono preposte al controllo - si sposa con l’oscena bruttezza dei rifiuti ammassati e con l’odore penetrante del materiale in decomposizione, così che queste aree risultano a tutti gli effetti luoghi di scarto del territorio, aree definitivamente compromesse alla fruizione e ai cicli ecologici: aree da dimenticare, da abbandonare, perdute per sempre insieme alle comunità che le abitano.
Alla luce di quanto così brevemente descritto, si capisce bene perché il recupero dei siti di discarica superi il confine dell’esercizio tecnico e debba intendersi come occasione di costruzione di un nuovo equilibrio per il territorio, attivando dinamiche di “riuso” dello spazio antropizzato che a partire dall’intervento di messa in sicurezza dell’area, sappia proporre una diversa identità dei luoghi, un’immagine rinnovata e intensa del paesaggio fisico e della relazione con le comunità insediate. Approccio antropocentrico ed approccio ecologico (tradizionalmente duali in letteratura) convergono per determinare gli obiettivi di un processo che non è – come si è detto – solo funzionale ad una nuova, artificiale naturalità, quanto anche anticipatore ed interprete dei desiderata della popolazione e di una vocazione alla trasformazione che il progetto deve saper rappresentare e garantire
La meraviglia e la fatica di guardare oltre. Cronache di un progetto culturale tra ricerca, professione e didattica
Il libro tratta del rapporto simbiotico che lega ricerca e progetto e di come, questa condizione, caratterizzi la disciplina. Il filo rosso che lega i diversi contributi è la convinzione che la ricerca nel campo della progettazione ambientale si articoli secondo percorsi disomogenei, passando continuamente dall’ambito della investigazione teorica a quella della sperimentazione sul campo, dall’innovazione nelle procedure a quella della gestione delle risorse, mantenendo vivo il dibattito tra saperi, scale di progetto e realtà geografiche differenti. Si insiste, in particolare, su tre elementi di riflessione che definiscono il denominatore comune degli interventi proposti. In primo luogo la capacità di integrazione tra saperi diversi, carattere di assoluta riconoscibilità del progetto ambientale e oggetto di un dibattito ininterrotto. La interdisciplinarietà del progetto è oggi divenuta metodo. E’ condizione indispensabile del programma di lavoro, luogo di interazione e di proposizione creativa e, contemporaneamente, momento di verifica e di confronto serrato tra le possibili alternative. La seconda caratteristica che accomuna i contributi del libro riguarda la capacità di organizzare il momento della conoscenza secondo obiettivi strategici, articolati attraverso un processo di progressiva selezione/ acquisizione delle informazioni che investe in modo trasversale e a-scalare tutte le fasi dell’intervento. Una terza condizione, infine, è il comune intendere il progetto come effettiva opportunità di tutela attiva del territorio, in un approccio “site specific” che vede in primo piano le qualità del sito, la unicità delle sue forme, le prestazioni dell’abitare ad esso collegate e le potenzialità di trasformazione dello stesso secondo criteri di compatibilità con la natura intrinseca del luogo e con il programma di funzioni che si vuole realizzare. Il “progetto di suolo” (Secchi, 1986) come vis cogendi – “creatività e progettualità del vincolo” (Minimmi, cap.2) - attraverso cui disciplinare gli usi del suolo, norma interna al progetto stesso, specchio della memoria dei luoghi, delle analisi realizzate e di una coscienza del mutamento sensibile alla vocazione di sviluppo del luogo
Infrastrutture verdi e servizi eco-sistemici in area urbana: prospettive di ricerca per la progettazione ambientale / Green Infrastructure and Ecosystem Services in Urban Areas: research Perspectives in Environmental Design
This article is a critical essay about the relevance of green infrastructures in reducing urban vulnerability with respect to the climate change impacts. The Author aims at demonstrating the relations between the presence of urban green infrastructures and the amount of the eco-systemic services provided by. The study takes as a key reference the naturalness gradient expressed by the different typologies of urban green areas, including artificial surfaces (roofs and green facades ), bare soils, brownfield areas. The study outlines a research perspective for the urban green infrastructures according to the technological and environmental requirements of the intervention, resulting from listing, cataloging and hierarchization of the ecosystem services provided by both the different components of a green infrastructure, as well as the specificity of techniques and plant materials used in the project. This article is part of a wider research on human-made soils in urban areas, and it summarized some of the main advances that the Author has produced since the 2012
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