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Tracce di quartieri. Il legame sociale nella città che cambia
trasformazioni sociali nei quartieri suburbani o nelle porzioni di città medi
Riqualificare i quartieri della città pubblica: spazi, progetti, strategie
Nonostante la qualità spesso elevata di molte sue realizzazioni, la città pubblica non ha goduto di buona fama e, tra gli spazi del welfare, proprio i suoi quartieri sono stati tra i primi ad entrare in crisi, spesso divenendo tra le parti più problematiche delle periferie urbane, a causa del degrado sociale e fisico che li ha investiti e dei diffusi giudizi critici che hanno contribuito a stigmatizzarli e a delegittimarne i valori spaziali e sociali.
Col tempo, grazie alle trasformazioni che li hanno coinvolti e al superamento di semplicistiche letture della periferia come un tutt’uno indistintamente problematico, i quartieri di edilizia sociale hanno iniziato ad emergere come parti urbane ricche di potenzialità e come risorsa per la riqualificazione di più ampi settori periferici.
La convinzione che la città pubblica sia oggi in grado di offrirsi come campo di sperimentazione progettuale, non solo per le sue problematicità ma anche per le risorse che molti tra i suoi quartieri racchiudono, ha dato forma al programma di ricerca La “città pubblica” come laboratorio di progettualità. La produzione di Linee guida per la riqualificazione sostenibile delle periferie urbane, finanziato nel 2006 dal Ministero dell’università e della ricerca
Prefazione al volume: M. Marano, I quartieri abitativi punico-romani di Tharros. Indagine architettonica e urbanistica
Premessa al volume relativo allo studio dei quartieri abitativi di Tharros punico-romana in cui si documenta l'evoluzione della prospettiva di ricerca nei confronti dell'edilizia privata in ambito punico
Fragilità socio-ambientali in un'era di urbanizzazione planetaria:il "vivere denso" e il ruolo dei quartieri
Il contributo si propone di tematizzare la sfida globale rappresentata dal tema della città sostenibile, ragionando sull’importanza euristica ed empirica dei quartieri urbani per contestualizzare l’innovazione socio-ambientale sia in termini di policies, sia in termini di pratiche dal basso
Quartieri e partecipazione a Bologna
Il contributo propone una riflessione sulla relazione tra quartieri e partecipazione a Bologna, affrontando alcuni dei principali passaggi della sua storia politico-amministrativa e ripercorrendo le principali trasformazioni della città dagli anni ’50 fino ai giorni nostri
Pottery production of the Pittore di Lipari: chemical and mineralogical analysis of the pigments
One of the most impressive Sicilian pottery production is attributed to the so-called Pittore di Lipari, famous for his numerous vessels – found in the archaeological site of Lipari (Eolian Island – Sicily) – decorated with characteristic blue, red and white figures.
From the archaeological point of view, these vessels keep open many questions concerning dating, production technique and cultural background. The chronology proposed by Trendall (Trendall, 1967) – who dated these potteries to the last quarter of the IV B.C. – is questioned on the basis of field observations by Bernabo Brea and Cavalier, who suggest a more recent production (Cavalier, 1976). In this context, new data on the manufacture techniques and on the raw materials used for the pigments may contribute to a deeper comprehension (Mastelloni, 2015; Quartieri et al., 2015).
The importance of the vessels, exposed in the Archaeological Museum of Lipari, imposed the use of non-destructive and in situ methods. Specifically, here we present the results of the mineralogical analysis performed by portable Raman spectroscopy (I- Raman Plus - BWTECH) and the chemical data obtained by a portable XRF (Titan System - Bruker).
The results of this study testify the use of a series of different pigments. Among these, only the white one is made by kaolin and gypsum, suggesting the use of a local supply. The blue portions are probably made by Egyptian blue, while two types of pigments were employed for red colors: ochre for the brown-reddish hues and cinnabar for the red purple nuance. The latter one is reported for the first time in the decoration of pottery, while its use is known in Sicilian and Roman wall paintings. Interestingly, the use of cinnabar suggests commercial and cultural relationships between Lipari and the Etruria area, or, subordinately, with Spain, where this mineral was quarried on the Carthaginian and Roman Republican periods.
References
Cavalier, M. (1976):Nouveauxdocumentssur l'art duPeintre de Lipari, Naples, Bretschneider, 66 p.
Mastelloni, M.A. (2015): I Pittori di Lipari, delle tre Nikai e di Falcone: l'apporto delle analisi alla ricerca.in“Lipára ed il teatro in età tardo classica ed ellenistica”, Palermo, 73-75.
Quartieri, S., Sabatino, G., Di Bella, M., Gianesella, M., Ardizzone, F., Mastelloni, M.A. (2015): Analisi non distruttive sui pigmenti di materiali prodotti a Lipari tra fine IV e I metà III sec. a.C.. in“Lipára ed il teatro in età tardo classica ed ellenistica”, Palermo.
Trendal, A.D. (1967): The red-figured vases of Lucania, Campania and Sicily, Oxford, 700 p
Narrazioni e cambiamento dei quartieri
Questa raccolta di saggi descrive il cambiamento della città attraverso i suoi quartieri ; tratta cioè di luoghi specifici e particolari traiettorie di cambiamento. Alcuni anni fa, Doreen Massey (2005) ha discusso le contemporanee immagini di spazio e tempo, e le idee e narrazioni che ne conseguono; affermando in conclusione che non esiste uno spazio, o un luogo, né un tempo privilegiato.
Luoghi, temporalità e processi di cambiamenti sono appunto il prodotto d’interazioni sociali; sono frutto di processi diversi, e il carattere contestuale del cambiamento fonda una pluralità di percorsi e narrazioni costitutivamente eterogenea; e sono costruiti socialmente, un’impresa mai definitivamente compiuta, in un intreccio di storie in simultaneo divenire (ivi).
Si capirà, allora, l’interesse per la città vista dalla prospettiva del quartiere, per un aggregato regolato visto da dove il tempo e lo spazio si riconoscono l’uno nell’altro nella costruzione di una vicenda comune. In questa prospettiva, si privilegiano alcuni punti di vista: quello della vita quotidiana, senza dubbio; e dei legami sociali tradizionali scossi dalla modernizzazione prima, dalla globalizzazione poi. E, infine, dell’agire politico locale, al tempo stesso centrale nelle pratiche sociali e residuale rispetto alle dinamiche complessive.
I capitoli che seguono, scritti in prevalenza da giovani ricercatori di diversa provenienza (antropologia, architettura, psicologia, sociologia, storia e urbanistica), seguono inevitabilmente linee di ricerca di diverso orientamento disciplinare, pur con alcuni punti in comune: cercano nuove descrizioni della morfologia degli spazi, secondo una tradizione che in Italia ha avuto una recente fortuna, rinnovando le analisi urbanistiche e geografiche; ricostruiscono le pratiche sociali, i modi di uso e i rapporti di convivenza a livello sociale, con una dichiarata attenzione etnografica alle pratiche e alle culture locali; esaminano le forme di mediazione e di mobilitazione politica, e la gestione locale che le leadership locali, non ancora sparite del tutto, cercano di fare degli effetti delle politiche pubbliche.
Più che una sintesi, dunque, il valore di questa ricerca è di riaprire un ambito di studio che sembra esser stato seppellito sotto frettolose liquidazioni. E che altrettanto frettolosamente potrebbe essere rivisitato. Ancora una volta, le facili dicotomie prevalenti sul declino sociale oscurano la ricerca più umile e paziente– d’interpretazioni che sappiano essere coerenti con il quadro dei fenomeni e capaci di dialogare con le rappresentazioni dei soggetti.
Forse il primo risultato, e il più importante, è suggerire che il tema del quartiere resiste, e occupa una certa rilevanza nelle fenomenologie del cambiamento metropolitano, nelle pratiche degli abitanti, nei comportamenti degli attori politici. Questo lavoro inoltre introduce diverse ‘famiglie’ di quartieri, situazioni distinte e forse tipizzabili di convivenza locale. Ciascuna con problemi e con potenzialità, alcune con risorse e opportunità. Più avanti descriveremo alcuni fenomeni emergenti che sembrano mostrare degli aspetti innovativi: la creazione di quartieri di nicchia, per esempio, o la improvvisa conversione di vecchi comuni di periferia in nuovi borghi metropolitani. E le diverse configurazioni che nel frattempo assumono i quartieri consolidati della ormai logora (come fenomeno, e come descrizione) periferia delle città, siano essi pubblici o di nuova immigrazione.
In secondo luogo, dopo anni di sperimentazione delle azioni locali di quartiere, queste riflessioni indicano la necessità di ampliare il quadro di riferimento delle politiche urbane, interrogando con maggior respiro l’orizzonte evolutivo del neoliberismo e la sua ibridazione locale (vedi anche i saggi in Cremaschi, 2008, a cura di). C’è una storia dietro ogni formazione sociale e, nelle debite proporzioni, dietro ogni quartiere. Conoscerla e ricostruirla sono condizione per capire le possibilità di trasformazione locale. La storia locale, la rappresentazione del passato (e insieme del futuro) hanno una forza e un’inerzia straordinaria e trascinante.
Inoltre, i saggi che seguono suggeriscono di approfondire la dimensione delle pratiche sociali, che non solo danno senso e sostengono le politiche locali e le reti locali degli attori della politica; ma che costituiscono un volano resiliente e duraturo della vita sociale locale. La tenuta della coesione sociale è un problema delle nostre società, ma non implica necessariamente che ogni organizzazione sociale sia fragile. Riconoscere gli elementi di resistenza e quelli di crisi può aiutare a definire politiche meno generiche.
In definitiva, questo libro tratta del cambiamento. E non del cambiamento di grana minuta che avviene localmente, o quello che riguarda solo la vita personale e gli orientamenti culturali. Ma, pur attraverso queste lenti (e con i limiti conseguenti), il cambiamento delle società urbane.
Con il risultato di evidenziare i ritmi diversi, le rielaborazioni culturali, il campo delle differenze: cambiamenti lenti, a volte ‘dolci’, ma con subitanei accelerazioni (come quella che stiamo attraversando); cambiamenti spesso attesi, ma che offrono non di rado conseguenze non intuitive, rielaborate a volte con esiti insospettabili. Sembra allora possibile affermare che – con un po’ di sorpresa – questo tema non è abbastanza curato da studiosi e scienziati sociali, che lo venerano ma raramente lo criticano.
Ciascuno di noi è incline a sottostimare i difetti del proprio lavoro, e non sarà chi scrive a sfuggire a questa regola. Ma questa raccolta, pur iniziale e con tutti le approssimazioni proprie delle raccolte di diversa provenienza, mi sembra capace di affrontare il tema trascurato delle forme concrete del cambiamento, della società e della città, del territorio, cosi come sono intese localmente; e le combinazioni tra i grandi eventi, le regolazioni locali e le forme di territorializzazione. A me sembra che concentrarsi su questo aspetto sia una delle necessità di studio dei prossimi anni.Recently, a very celebrated return to the neighbourhood has occurred. In the contemporary narrative of the ‘global’ -yet ‘divided’- city, the neighbourhood occupies a central position.
New labels testify the need of produce sounder and better description of the neighbourhoods. One may wonder what definitions like gentrified areas, gated communities, or quartiers en crise have in common; or what the cultural districts, the creative hub, the ‘sustainable’ living actually promise. Apart from differences in purpose and ideology, they all revert to a recombination of social and physical units.
What I am suggesting here is that most of these current definitions propose a plain and peaceful arrangement between contrasting images of society and space. They tend to assert an order where there is actually a field of conflictual practices. On the contrary, the neighbourhood requires an approach oriented to describe these practices, and retrieve from these hypotheses about the resultant order.
The probing of the nature of neighbourhoods can not be severed from the inquiry onto the nature of the city. Urban reserchers have increasingly enlarged the list of relevant explanatory factors, warning about unfruitful generalization, since the world of cities is increasingly interdependent; urban living in particular is not anymore separated from the rural culture; urban lifestyles dominate the whole culture etc. Even more complex, cities do not seem to offer stable conditions on which concentrate the analytical effort; conditions like mobility, exchanges and transitoriety being crucial stakes to any possible description. However, neighbourhoods have heavily suffered from the rhetoric of global change and flows. On one hand, they are celebrated as the creative results of fashion design, attempting to contribute towards the marketing of new identities. On the other hand, neighbourhoods are stigmatised as contexts of “relegation”, the hidden area of marginality. Ordinary neighbourhoods are quite blurred in this clash of extremes.
In this context, it comes as no surprise the emphasis placed on the identity of places: the design of the new building complexes and open spaces has been overloaded with expectations and promises, appearing almost as a thaumaturgical device against the wounds of cities. Even building companies have grasped the opportunities of marketing new styles of living either gentrifying former working class neighbourhoods; or building new ideal locations. A new romanticism has sprung, expecting new neighbourhoods and plazas to reconcile history and modernity, differences and public sphere. Such profound ideological discourse permeates not only building practices, but also broader policy frameworks. The mythical approach to design surfaces also in the EU’s urban policies, the UK urban renaissance framework, the US new urbanism.
However, such rediscovering assumes all but too easy the “natural” deployment of the socialisation process. The communitarian effect of living together is not granted, if ever was. Most of the socialization took place in the streets, or in the secular struggle for expanding the public sphere, both occurrence heavily influenced by the working experience, rather than the neighborhood. Both the urban and the political public space are subjected to a profound restructutation, and the contemporary city is questioned precisely because is not anymore “producing society”
Isola Tematica: Case e Quartieri
catalogo della mostra
INU 1930/2020 "90 ANNI DI ATTIVITA PER LA COSTRUZIONE DEL PAESE"
Scheda di catalogo della Isola tematica dedicata a "CQAse e Quartieri"
Breve resoconto dell'impegno dell'INU dal II dopoguerra ad oggi per le poltiche abitative nazionali e a commento critico degli interventi di edilizia residenzale pubblica
Privativa EU 38536, Pyrus communis L. 'Fox 9'
Origin
Fox 9 is a clonal rootstock selected from open-pollinated seedlings of cv. Volpina (Pyrus communis L.), an old Emilia Romagna variety once used to breed seedling pear stocks. As selection E110 bred in 1988 at Bologna University’s Dipartimento di Colture Arboree (Bassi et al., 1993 and 1996), it has been under joint field testing since 1998 with Veneto regional authority’s Veneto Agricoltura extension, which carried out virus indexing, drafted propagation protocols, and ran nursery performance trials (as did Bari-based CO.VI.P.) and field testing in a commercial orchard established for the purpose with cvs. Abbé Fètel, Conference and Williams (Quartieri et al., 2007).
Tree profile
The tree is marked by a semi-upright growth habit and medium vigour; it has not exhibited signs of runners. The leaves are dark green, medium-sized and sub-round leaves with stipules. The leaf blade is slightly concave, the edge serrated and the apex comes to a point (Fig. 1).
The branches feature a smooth, reddish-brown bark, small-sized, whitish lenticels, linear growth with irregular internodes separated by medium-sized nodes free of thorns (Fig. 1). The notably expansive root system provides good anchorage; plants multiplied via micro-propagation have plentiful root hairs (Fig. 1).
Field performance
It has good degree of hardiness, is tolerant of clay soils and is better suited to lime soils than quince (Fig. 2). t multiplies well by micro-propagation, although it needs further testing of its stool-bed aptitude. When grafted to the main pear cultivars, it exhibits optimum graft compatibility and well-formed scions. Observations in nursery indicate uniform response of plants, which displayed good vigour and a feathering aptitude similar to quince’s (Fig. 3).
Effects on cultivars
The Fox 9 pear stock is highly compatible with the most widely grown pear cultivars. It induces a higher vigour than quince BA29 in cvs. Abbé Fètel (+22%), Williams (+18%) and Conference (+38%) (Fig. 4). Spring shoot growth has been optimum in all the tested cultivars, as show by the data for winter pruning wood (Fig. 5).
The yield data (Bassi et al., 1993; Quartieri et al., 2007) show that a response similar to quince BA29 for early bearing (7 kg/tree against 9 kg for BA29 at year three). By year five the yield of trees grafted to Fox 9 was consistently higher that that induced by BA29: respectively up 29 % and 40 % at leaf five and six as average of the three cultivars) (Fig. 6). Cumulative yield by year 6 (2004-2007) was on average higher than that with BA29 (+16 %, Fig. 6); yield efficiency was good, being similar to that for BA29 (Fig. 7). Fruits are of adequate (Figs. 8-10), have good flavour traits that are similar to those of fruits picked from trees on BA29 (Tab. 1) and hold maturity well on trees.
Overall rating
Pear seedling stock Fox 9 proved to be very promising for cvs. Abbé Fètel, Conference and Williams. It is easy to propagate, adapts well to the environment, and is advisable for use in soils of excessive active lime and high pH. It induces medium vigour and is thus suited to medium-density orchards (1800-2500 trees per hectare). The tree features a well-balanced shape, rapid initial bearing, especially when pruning in the first six years is limited to cuts designed to induce early bearing, and yield is optimum
Case e Quartieri
Nelle attività e nei documenti dell’INU, il tema casa e quartieri di edilizia pubblica appare in tutta la sua rilevanza come componente strutturale e strategica del processo di pianificazione: i caratteri delle aree residenziali, la dotazione di servizi e di infrastrutture, la loro accessibilità sono considerati com-ponenti imprescindibili del piano regolatore urbano e costituiscono un fattore determinante della sua qualità e della sua efficacia, del suo ruolo e portato sociale. Il percorso nella storia dell’Istituto eviden-zia l’interesse e l’impegno dell’INU dibattito politico, dalla realizzazione del Piano INA-Casa alla pro-gettazione dei quartieri PEEP fino alle azioni più recenti orientati ai caratteri del social housing e ai processi di rigenerazione urbana. L’affermazione del concetto di “social housing”, l’esplorazione di nuove forme dell’abitare, l’insorgenza di pratiche innovative che vanno da forme di auto-organizzazione alla manifestazione di diverse opportunità abitative a sostegno di gruppi sociali più de-boli, modificano i termini della discussione pubblica ma guidano anche un modo nuovo con cui l’INU partecipa e supporta il dibattito
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