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    Pour une géographie des bords méditerranéens

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    L'essai tente une géographie des bords de la Méditerranée en partant de la thèse autour de la quelle le projet du livre a été bâti: la Méditerranée comme bord à l'échelle mondiale, en se déroulant avec des études de cas ou des exemples qui peuvent l'étayer. Et notamment, en adoptant une perspective qui renverse l'idée reçue qui définit et représente la spatialité à partir d'une perspective sédentaire

    An der grenze. Variaciones sobre un tema de Claude Raffestin

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    Ricostruzione della traiettoria intellettuale del geografo Claude Raffestin attraverso il filo conduttore dei concetti di limite e relazione, nel tentativo di mostrarne la coerenza nella molteplicità dei suoi interessi e nella poliedricità delle prospettive aperte. La forma scelta dal saggio è quella del tema con variazioni, più vicina all'epistemologia del geografo ginevrino e alla sua sensibilità, per cui, come per i grandi nomi della geografia classica, arte e scienza non sono campi opposti del sapere, ma complementari

    Conversando con Claude Raffestin: «La imagen de su cara»

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    Intervista al geografo Claude Raffestin, in cui si ricostruisce il suo percorso personale e accademico (mai disgiunto dal suo impegno politico e civile)

    Introducción: «con obstinada y contraria dirección»

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    Introduzione al volume antologico sull'opera del geografo Claude Raffestin, in cui si tratteggia il carattere indipendente e critico del suo percorso e la sua influenza sulla geografia contemporeanea, unitamente al rapporto che ognuno dei curatori del volume ha intrattenuto con il geografo ginevrino

    L’intuizione di qualcos’altro. Lineamenti geografici di una catastrofe antropocenica

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    We are living in an age in which disasters are a basically constant backdrop of breaking news, but that can be named as natural provided only that we ignore the evolutionary path leading to the present situation. Namely, the present pandemic – interpreted as a stress test of our model of development – shows itself as a real «anthropocenic catastrophe». As a catastrophe, not only because of its unquestionable tragic impact on lives, but also, following René Thom, as an abrupt evolutionary discontinuity, as a catastrophe of a representation of the world. Anthropocenic, because, despite the ongoing debate over such concept, it is hard to ascribe SARS- CoV-2 to nature. The present essay aims at framing the pandemic within the model of territoriality by Claude Raffestin, showing how the neoliberal paradigm has taken to the extreme its choices in terms of blind trust in digitalisation and automation (algocracy), regarding decision-making, work, and health, so finally disrupting the evolutionary inner adjustment process through which territorialities have been able through time to settle singularities into a common framework

    Housing Identities: At the Roots of Present-Day Belonging's Uneasiness

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    The paper assesses housing as a global issue affecting wide sectors of societies not just in less developed countries. Trends and cases show the crucial role that building industry cycles have played in the financialization of the economy and its speculative side effects, even in sectors presented as alternatives to mainstream production, as the sharing economy. We are, therefore, experiencing a radical change today in the meanings attached to terms like city, identity, rights, and growing inequalities affecting ever-larger shares of the population. When the fundamental human right to housing is denied the social bonds and trust on which citizenship relies is lost

    Il paesaggio come mondo intermedio

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    Il concetto di paesaggio, che in geografia (e non solo) ha avuto e continua ad avere grande rilevanza, offre un notevole campo di riflessione quando incrociato con il concetto di mondo intermedio. Specialmente oggi, in cui l’estrema difficoltà di sviluppare pensieri che tengano conto dell’intreccio complesso di scale dei processi in atto, e nell’insostenibilità ormai conclamata di approcci che continuino a tenere separati i cosiddetti ambiti “scientifico” e “umanistico”, obbliga al ripensamento radicale degli strumenti concettuali. L’ipotesi di fondo su cui poggiano queste note riguarda quel passaggio evolutivo in cui dalla fase di «speciazione» (circa 100 000 anni fa) è avve- nuta la «nascita cognitiva di Homo sapiens». In particolare, si sostiene che il meccanismo coevolutivo genetico e culturale sia stato innescato da un mutamento ambientale, o meglio, dalla risposta ad un cambiamento piuttosto radicale nel paesaggio di riferimento. La rimodulazione conseguente del corredo cognitivo di base ha originato la forma primordiale di ciò che in geografia è stato codificato in età moderna sotto il nome di «situazione geografica», e che attraverso la scissione tra conoscenze e pratiche caratteritica della modernità è stato disarticolato secondo i due livelli analitici qualitativo e quantitativo, quest'ultimo dominio quasi esclusivo della mappa. Il paesaggio, si potrebbe dire, sviluppa invece il lato qualitativo della situazione, rimettendo al centro la questione dell’osservatore, del soggetto, che l’informazione disincarnata della mappa sembra accantonare e rendere pressoché irrilevante, e per questo rivela molteplici fruttuose interferenze con la nozione di «mondo intermedio»

    Il remo e lo stampo

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    La produzione di territorialità come insieme di relazioni di cui il territorio è la materializzazione è indubbiamente un fenomeno indubbiamente un fenomeno complesso. L'analisi sistemica in geografia ha trovato trent'anni or sono nell’opera di Claude Raffestin – nella teoria che studia la territorialità umana come processo di territorializzazione-deterritorializzazione-riterritorializzazione (TDR) – uno strumento duttile e transdisciplinare. Il presente saggio ne propone un ulteriore sviluppo alla luce delle recenti acquisizioni delle scienze cognitive e degli scritti di Gilbert Simondon
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