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    Marketing

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    Dizionario interdisciplinare con cui fornire le basi lessicale e concettuale necessarie alla collaborazione fra umanisti, aziendalisti e giuristi, al fine della creazione di valore immateriale e materiale, sociale e individuale mediante la gestione del patrimonio culturale storico. Voci concepite come saggi brevi e munite di bibliografia. AUTORI: E. Borgonovi, M. Cerquetti, A. Clementi, S. Della Torre, P. Dragoni, D. Manacorda, G. Marcon, A. Mattiacci, M. M. Montella, M. Montella, P. Petraroia, G. Sciullo, B. Sibilio Parr

    Documento propedeutico alla giornata di studio

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    Perché e come dare corso ad una branca di studi dedicati al cultural heritage economics focalizzati sui beni culturali storici separamente da altri possibili campi di applicazione: performing arts. industrie culturali ecc

    Cultural Heritage Economics?

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    La conservazione e la valorizzazione del cultural heritage non potranno i risultati attesi di assoluto rilievo al tempo stesso sociale ed economico in mancanza di cultura aziendale: il problema è macro, ma le soluzioni non potranno essere che di carattere micro. L’ostacolo da superare è la mancanza di sintonia con il sistema dei professional e (per conseguenza) con i sovrasistemi sociale e politico, dovuta al grave equivoco circa la nozione di “valore” (e di marketing) riferita al patrimonio culturale storico. Fondamentale errore di economisti e aziendalisti è di cercare l’intesa nella direzione più errata. Basti considerare: la letteratura anglosassone sul marketing culturale contrapposto al marketing commerciale e inteso in modo nient’affatto relazionale (da Kotler a Colbert, passando per Diggles, Mokwa, Melillo, Hirschman); la tesi di Throsby, secondo il quale «in campo economico il valore riguarda l’utilità, il prezzo e l’importanza che gli individui o i mercati attribuiscono alle merci” mentre nel settore culturale si riferirebbe a «particolari caratteristiche dei fenomeni culturali, esprimibili sia in termini specifici, come il valore del tono di una nota musicale o il valore di un colore in un quadro, che in termini generali, per indicare il merito o l’importanza di un’opera, un oggetto, un’esperienza o di un’altra forma di espressione culturale». Questi assunti determinano: una percezione del valore del capitale culturale commisurata a troppo modeste utilità collettive e private; gestioni inefficaci e inefficienti, perché autoreferenziali; progressiva riduzione del valore del capitale culturale con il rischio di comprometterne la stessa sopravvivenza (perché diminuisce la preferenza di comunità). Tali archetipi attengono a una nozione di “valore” del capitale culturale: limitata al “valore in sé” (embedded) anziché aperta al molto più ampio (e molto segmentabile) valore d’uso (percepito); perciò scollegata dal momento dello scambio e del consumo; limitata a benefici immateriali e, per essi, quasi soltanto alle componenti estetiche, simboliche, emozionali; limitata alla produzione di beni di consumo e non anche di produzione; limitata ad un solo (ridotto) target di domanda; viziata dalla confusione fra stock e prodotto. L’innovazione necessaria deve far leva sull’aggiornamento avviato negli anni ’60-’70 degli statuti disciplinari delle scienze umane, a cominciare dall’archeologia, dalla storia dell’arte, dalla storiografia tout-court. Conseguentemente si dovrà (e si potrà): pervenire ad una univoca nozione di “bene culturale” in ampia accezione antropologica, sistemica, territoriale; evitare la confusione fra arte e cultura; pervenire ad una nozione di valore quale utilità e riconoscerne puntualmente la vastissima gamma; convenire che il valore in ogni parte della sua gamma (materiale e immateriale che sia) è misurabile anche in termini monetari; pervenire ad una nozione di marketing culturale di specie relazionale e non più contrapposta al marketing commerciale; definire esattamente la nozione di museo-azienda. In questa direzione si potrà giungere a definire precisamente e distintamente una branca di studi del Cultural Heritage Economics, prendendo atto che i processi di produzione, di scambio e di consumo concernenti questo specifico ambito hanno troppo poco in comune con le performing arts, le industrie culturali e il molto altro fin qui incoerentemente ammucchiato sotto la generica e astratta insegna della “economia della cultura”

    Il sistema dei beni culturali in Italia

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    Il capitolo muove dalla definizione di bene culturale come “ogni testimonianza materiale avente valore di civiltà”, che implica un profondo cambiamento dei criteri di individuazione e dei metodi di gestione del patrimonio culturale. Questa comporta anzitutto un’enorme estensione di campo, ricomprendendo nel patrimonio culturale tipologie di beni materiali in passato non considerate, i beni immateriali e le conoscenze tacitamente trasmesse in un luogo da una generazione all’altra, nonché il paesaggio, bene collettivo esteso a tutto il territorio. Altresì tale nozione di bene culturale postula un impianto sistemico e funzionalista, riconducendo il valore dei beni culturali alle relazioni reciproche e con l’ambiente storico e geografico a cui appartengono e alla loro originaria funzione, ossia alla vasta gamma di significati connessi alle ragioni di pratica utilità alle quali si deve la loro realizzazione. Quanto alla gestione di tale patrimonio, la tutela, da unica funzione statale riconosciuta nella legislazione italiana fino al 1998, viene ad essere concepita come presupposto e conseguenza della valorizzazione. Quest’ultima, incardinata sul concetto di valore quale capacità di soddisfare bisogni materiali e immateriali generando utilità, implica con riferimento ai beni culturali pubblici la creazione di valore sociale, esternalità positive immateriali e – compatibilmente con esse – materiali. Per conseguire tutto il valore possibile occorre, pertanto, superare un’offerta culturale di tipo posizionale vincolata da un approccio fordista, innovando anzitutto le politiche di prodotto e, segnatamente, il servizio core connesso alla valorizzazione, che si sostanzia nella comunicazione delle informazioni storiche contenute nel patrimonio. Altresì importante risulta favorire un processo di valorizzazione partecipativo, fondato sulla sinergia tra pubbliche istituzioni, cittadini privati e associazioni (comunità di eredità). A conclusione del capitolo verrà delineato il panorama delle strutture espositive musealizzate italiane, descrivendone quantità e tipologie, localizzazione, titolo proprietario, addetti, visitatori e principali servizi

    Beni culturali immateriali

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    Dizionario interdisciplinare con cui fornire le basi lessicale e concettuale necessarie alla collaborazione fra umanisti, aziendalisti e giuristi, al fine della creazione di valore immateriale e materiale, sociale e individuale mediante la gestione del patrimonio culturale storico. Voci concepite come saggi brevi e munite di bibliografia

    Ricerche archeologiche nel 'Castello del Monte' di Montella. Primo bilancio

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    Bilancio delle prime campagne di scavo nel castello del Monte di Montella e inquadramento storico e territoriale dell'indagin

    Strategie

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    Definizione di "Strategie" all'interno di un dizionario interdisciplinare con cui fornire le basi lessicale e concettuale necessarie alla collaborazione fra umanisti, aziendalisti e giuristi, al fine della creazione di valore immateriale e materiale, sociale e individuale mediante la gestione del patrimonio culturale storico. Voci concepite come saggi brevi e munite di bibliografia (AUTORI: E. Borgonovi, M. Cerquetti, A. Clementi, S. Della Torre, P. Dragoni, D. Manacorda, G. Marcon, A. Mattiacci, M. M. Montella, M. Montella, P. Petraroia, G. Sciullo, B. Sibilio Parri)

    Rete museale

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    Definizione di "rete museale" all'interno di un dizionario interdisciplinare con cui fornire le basi lessicale e concettuale necessarie alla collaborazione fra umanisti, aziendalisti e giuristi, al fine della creazione di valore immateriale e materiale, sociale e individuale mediante la gestione del patrimonio culturale storico. Voci concepite come saggi brevi e munite di bibliografia (AUTORI: E. Borgonovi, M. Cerquetti, A. Clementi, S. Della Torre, P. Dragoni, D. Manacorda, G. Marcon, A. Mattiacci, M. M. Montella, M. Montella, P. Petraroia, G. Sciullo, B. Sibilio Parri)

    La progettazione multimodale dei sistemi di trasporto: modelli, algoritmi ed applicazioni numeriche

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    Questa nota riassume i principali risultati ottenuti dagli autori nel corso degli ultimi 4 anni di ricerca dedicati allo studio ed alla risoluzione del problema della progettazione multimodale dei sistemi di trasporto; i risultati parziali sono riportati in diversi lavori pubblicati su libri e riviste e/o presentati a convegni nazionali ed internazionali (Montella et al., 2000a, 2000b, 2001, 2002; D'Acierno et al., 2002, 2003a, 2003b, 2003c, 2003d; D'Acierno, 2002). Lo studio della progettazione multimodale ha richiesto anche lo studio del problema della assegnazione multimodale, vista la necessità di predisporre uno strumento di simulazione del sistema da utilizzare all'interno delle procedure di progettazione; a tale scopo è stata dedicata una parte importante dell'intero lavoro svolto. Questa nota ha, pertanto, l'obiettivo di sistematizzare e di sintetizzare in un quadro organico i problemi affrontati ed i risultati ottenuti
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