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La scrittura per immagini nell’esordio del secondo libro delle Confessioni di Agostino
L’esordio del secondo libro delle Confessioni di Agostino non è tessuto tutto d’un pezzo, ma il testo è costituito da diverse parti cucite insieme: le singole parti possono essere distinte per l’uso di una specifica tecnica compositiva. In particolare le parti dell’esordio esaminate in questo contributo (2, 1, 1-2, 2, 2: da Exarsi enim aliquando satiari a mersabat gurgite flagitiorum) mostrano un differente impiego del linguaggio figurato.In the second book of Augustine’s Confessions, the exordium is not woven in one piece, but is made up of different parts sewn together; these parts can be distinguished by the use of a specific compositional technique. In particular, the parts of the exordium examined in this paper (2, 1, 1-2, 2, 2: from Exarsi enim aliquando satiari to mersabat gurgite flagitiorum) show a different use of figurative language
Riflettori accesi su Flavio Cresconio Corippo, in Auctores nostri 18: Comunicazione esegesi polemica nell’antica letteratura cristiana, a cura di M. Marin – V. Lomiento, Bari 2017, 51-54.
Tecniche narrative a confronto: il testo biblico e The Greatest Story Ever Told di G. Stevens
Riflessioni critiche sul concetto di appropriatezza nel De musica dello Pseudo Plutarco (de mus. 32-36)
After a general introduction concerning the role of music in education and its ethical weight in ancient Greek tought, this study is largely focused on paragraphs 32-36 of pseudo-Plutarchean De musica. The thesis is that Aristoxenus would not be the direct source of this section. The tradition here seems much more complicated, and the source could be defined aristoxenic only in part, since the whole section suggests influences from differently oriented models. The idea is put forward of more than one author, with the prominence of a basically technical (Hellenistic?) source, mainly interested on aesthetical and practical sides of music rather than on its ethical effects
Rec. a «Luciano. La danza », a cura di S. Beta, trad. di M. Nordera, con testo a fronte (Il convivio), Venezia, Marsilio, 1992
Rec. a «Luciano. La danza », a cura di S. Beta, trad. di M. Nordera, con testo a fronte (Il convivio), Venezia, Marsilio, 1992
Osservazioni su alcuni aspetti di carattere filosofico e giuridico nel De carne Christi, nell'Adversus Marcionem e nel De exhortatione castitatis di Tertulliano
Il punto di partenza del contributo è il De natura deorum ciceroniano, di cui si studia la presenza in diversi scritti dell’Africano, raccolti per rubriche tematiche. La prima è quella della realtà della carne di Cristo (Carn 5, 8-9 ; 23, 2 ; Marc 3, 8, 2), che il Cartaginese difende come reale nella sua costituzione materiale e nelle sue funzioni (egli si avvale a questo scopo dei testi di DND 1, 92 ; 1, 48-49). In altri passaggi il nostro autore polemizza contro diverse dottrine, di origine platonica o gnostica, sostenendo la veridicità della percezione sensoriale (Marc 4, 8, 2-3 ; ma soprattutto An 17) : in questo caso l’antecedente è il testo aristotelico, che veicola le dottrine dei presocratici (De An. 3, 3, 427 a). Si giunge quindi al tema del libero arbitrio, che Tertulliano afferma a più riprese contro Marcione (1, 22, 8 ; 2, 6, 1) : il modello è ciceroniano (DND 3, 76-78), ma dell’argomento si studia anche la ricezione, dal De Genesi ad litteram di Agostino fino a Scoto Eriugena e Girolamo Balbi. Le argomentazioni sul libero arbitrio (Cast 2, 6 ; 3, 4) tornano anche nel testo agostiniano del De libero arbitrio
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