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Il turismo nel Trattato di Lisbona: un personaggio non più in cerca di autore
Il contributo, dopo aver ricostruito le tappe più significative che hanno condotto al riconoscimento del turismo come settore di interesse sovranazionale, illustra le principali novità per il settore turistico, in termini di competenze e strumenti normativi, che conseguono all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. In particolare, esso mette in luce le implicazioni derivanti dal riconoscimento espresso, nel diritto primario, di una politica europea del turismo e ne prospetta i possibili sviluppi alla luce dei primi elementi di prassi delle istituzioni
Il diritto all'istruzione come diritto umano
L’istruzione nono solo è un diritto umano di per sé, ma costituisce altresì un mezzo indispensabile per realizzare altri diritti umani. È considerata come il “veicolo primario” con cui persone emarginate sotto il profilo economico e sociale possono uscire dalla povertà ed ottenere i mezzi per partecipare pienamente alla vita della comunità cui appartengono. Viene ritenuta fondamentale per migliorare le condizioni di vita delle donne, per salvaguardare i minori dallo sfruttamento sia lavorativo che sessuale, per promuovere i diritti umani e la democrazia, per proteggere l’ambiente e per controllare la crescita della popolazione. È descritta come uno dei migliori investimenti (anche sul piano finanziario) che gli Stati possono effettuare. Viene infine messo in rilevo come la sua importanza non sia esclusivamente pratica, in quanto “una mente ben istruita, illuminata ed attiva, capace di spaziare liberamente ed ampiamente è una delle gioie e delle ricompense dell’esistenza umana”. Per quanto concerne i migranti, tale tema assume una valenza specifica, nella misura in cui l’istruzione costituisce una pietra miliare del processo di integrazione dei migranti stessi. Inoltre, in particolare quando essi appartengono ad una cultura che presenti differenze non trascurabili con quella del paese ove si sono trasferiti, sussiste il rischio concreto che quanto trasmesso loro attraverso l’educazione (impartita principalmente, anche se non esclusivamente, da soggetti portatori della loro cultura d’origine, quali i genitori) non si armonizzi facilmente con quanto trasmesso loro attraverso l’istruzione (impartita da soggetti portatori della cultura del paese di accoglienza), il che può essere foriero di problemi rilevanti, in primis per i fanciulli.
Fra le funzioni che, in generale, l’istruzione ha vi è anche quella di “fornire agli studenti le conoscenze... le abilità e le competenze di cui avranno bisogno nella vita lavorativa”. Il diritto all’istruzione è qualificato come diritto dell’uomo da varie norme di diritto internazionale, quali la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, il Patto sui diritti economici, sociali e culturali del 1966, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (e nello specifico il suo primo protocollo), la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia del 1989. Gli strumenti internazionali menzionati delineano un sistema in cui gli obblighi degli Stati volti a realizzare il diritto all’istruzione variano in funzione dell’età e del livello culturale dei titolari di tale diritto. Urge pertanto distinguere fra istruzione primaria, secondaria e superiore e di base, presentando tali fattispecie importanti differenze sul piano normativo. Così, mentre l'istruzione primaria è obbligatoria e gratuita, per quella secondaria obbligatorietà e gratuità appaiono piuttosto come un obiettivo da raggiungere. Infine l’istruzione superiore, pur essendo potenzialmente accessibile a tutti, non è progettata a priori per essere poi concretamente impartita all’interezza della popolazione, ma solo ai più meritevoli. Sotto un altro profilo, gli Stati nell'impartire l’istruzione non sono completamente liberi, dovendo tener conto di certi diritti dei genitori ed in particolare del diritto a che i figli siano educati nel rispetto delle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori stessi. Per quanto poi concerne l’individuazione dei titolari del diritto all’istruzione internazionalmente garantito, è opportuno precisare che, mentre appare palese che lo Stato debba garantire tale diritto non solo ai propri cittadini, ma anche ai cittadini degli altri Stati membri dell'UE che si stabiliscano sul suo territorio, nonche' ai migranti regolari, la questione è piu' complessa per quanto concerne i migranti irregolari. La comunità internazionale, infatti, sembra oggi divisa sulla sussistenza di un diritto all’istruzione dei migranti in situazione irregolare internazionalmente riconosciuto
The External Dimension of the EU Disaster Response
This chapter analyses how the European Union responds to overseas natural and man-made disasters, and discusses the main legal issues involved in Union’s action. The first part of the chapter is devoted to the existing instrument established by the EU institutions before the entry into force of the Lisbon Treaty. The analysis reveals a multifaceted scenario: besides some general tools, which are complementary and thus form a global platform for EU response in overseas disasters, the action of the Union has been developed through sector instruments that in some cases risk undermining the efficiency and coherence of the response. The second part of the chapter discusses the innovations introduced by the Lisbon Treaty in this domain. In particular, it shows how these innovations (such as the establishment of a general framework of the EU external action, the establishment of new coordinating tools and tasks, the provision of a new explicit legal basis for humanitarian aid) may contribute to ensure a more efficient and consistent management of the external dimension of the EU disaster respons
The Prevention of Natural and Man-Made Disasters: What Duties for States?
Prevention within IDRL is both a well-accepted concept which permeates politically relevant soft law documents and a specific obligation based on bilateral and multilateral treaties. However, the experience of the concept and the practice of prevention in IDRL is too limited in time to have reached the level of sophistication, the same concept has reached in international environmental law (IEL) and to allow for both establishing a general duty of prevention and spelling out of its specific contents. Although the reference to IEL is indispensable in order to identify whether and how the content of the prevention obligation in this area can be relevant for the affirmation of a general duty to disaster prevention, other branches of international law are contributing to the progressive expansion of the scope of application of the duty to prevent disasters
The role of international financial institutions
Multilateral and regional financial institutions have adopted numerous instruments designed to provide
financial assistance to countries hit by disaster. Their aim is to support immediate relief to populations, as
well as recovery and reconstruction. Over the last decades, development banks have extended the scope of
their assistance, on the assumption that to overcome emergencies and difficulties due to disaster, the adoption
of preventive measures can be as important as post-disaster operations. Consequently, new financial
instruments have been introduced, focusing on prevention and disaster risk reduction actions by beneficiaries.
All these initiatives may include a component in favor of the least developed countries, to make financial
resources available to them on concessional terms. In more recent practice, debt relief programs have also
been introduced to reduce the debt of beneficiary countries toward international financial institutions, so that
more resources can be allocated to humanitarian assistance, recovery, and reconstruction programs.This
chapter will analyze the practice of the International Monetary Fund and the World Bank Group. The analysis
will be carried out in the light of the general instruments of financial assistance adopted by these institutions,
to explore to what extent positive discrimination is applied in favor of countries affected by disaster. Special
emphasis will be placed on whether coordination mechanisms are implemented between these institutions
and between them and other actors, both States and other intergovernmental (regional or universal)
organizations providing financial assistance. The purpose is to explore whether mechanisms of international
governance have emerged in the practice
Customs obstacles to relief consignments under international disaster response law
Humanitarian assistance and relief in the event of disaster may require the affected State to import the goods
and equipment indispensable to satisfy the needs of the population. Severe problems may arise in this phase,
precluding the chance to provide immediate aid: customs delays, lack of exemptions from custom duties,
charges, restrictions, and ordinary customs procedures are all potential obstacles to prompt and effective
assistance. A considerable body of law has been developing to address these issues, yet the existing
international legal instruments are considerably heterogeneous, varying in scope and content. The purpose
of this study is to analyze the trends followed within such a complex legal framework regarding the application
of waivers to ordinary customs barriers and practices for relief consignment, at the same time assessing
whether international trade law applies in these circumstances. The legal position of intergovernmental
organizations will be taken into account in the light of the privileges conferred upon them by their constitutive
agreements. The study concludes with some considerations on the feasibility of an international legal text
prescribing the obligation for all States to adopt every measure necessary to facilitate access of relief goods
and equipment to territories struck by disaster
Derogation from Human Rights Treaties in Situations of Natural or Man-made Disasters
Certain natural or technological disasters may have exceptionally severe consequences that call for the adoption of extraordinary measures. Some of these may restrict individual rights and freedoms to an extent which is not compatible with the affected State’s international obligations under human rights law. Yet, the existence of a public emergency of significant magnitude may temporarily exonerate States from the duty to fully respect their human rights commitments, either through the operation of specific clauses that are included in the relevant treaties (so-called “derogation clauses”), or—where no such provision is present—by invoking certain justifications recognized in international law as valid excuses for the non-performance of legal obligations. This chapter intends to look at the practice of States and treaty monitoring bodies in order to ascertain what substantial and procedural requirements States must fulfill if they deem it necessary to suspend individual rights while coping with a public emergency prompted by a natural or man-made disaster. The purpose is to ascertain what features a disaster must present in order to trigger the right to derogate, to what extent human rights may be suspended, what formal steps must be undertaken by authorities which choose to derogate from human rights treaties, and which are the legal parameters under general international law with regard to the suspension of treaties which do not explicitly provide for a right to derogate
L’unità familiare e il ricongiungimento
L'indagine mette in evidenza la crescente influenza del diritto internazionale sulla libertà degli Stati nel decidere in quale misura assicurare il diritto all'unità familiare dei migranti.
Vengono esaminate le principali modalità con cui l'obiettivo dell'unità familiare viene perseguito sia sul piano universale, sia su quello regionale. Particolare attenzione viene prestata ai diversi regimi del ricongiungimento familiare nell'Unione europea ed al riconoscimento degli status familiari quale presupposto per l'esercizio della circolazione internazionale della famiglia
La cooperazione tra Stati nelle diverse fasi della lotta all’immigrazione irregolare
Oggetto dell'indagine sono le diverse forme di cooperazione (amministrativa, di polizia, giudiziaria) che concorrono, integrandosi vicendevolmente, nella fase dell'ingresso irregolare degli stranieri ed in quella successiva concretizzantesi nel loro allontanamento.
Dal complesso delle forme di cooperazione esaminate, emerge una chiara affermazione della logica dell'efficenza che si concretizza nell'individuazione e nell'accettazione di meccanismi che, prioritariamente, mirano a dotare gli Stati di strumenti idonei ad impedire l'ingresso o a facilitare l'allontanamento di stranieri irregolari.
Accanto a tale logica si pone, peraltro, la basilare esigenza del rispetto dei diritti fondamentali che devono essere garantiti anche al migrante
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