1,418 research outputs found

    Lune, tigri e eclissi. L’educazione al femminile

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    Il titolo non è un’invenzione, si tratta di un libro: Lunas, tigres y eclipses. De olvidos y memorias: La voz de las mujeres indígenas (2003), esito del lavoro collettivo di donne indigene che hanno partecipato, vent’anni fa, al Laboratorio di Memoria Etnica, coordinato dall’associazione Aretede, organizzazione non governativa che si occupa di formazione delle donne indigene per lo sviluppo. Piace il richiamo al mondo naturale della selva e ai misteri del cielo. Nello specifico le pratiche qui riportate riguardano le donne guaranì del Nordovest argentino, ma il laboratorio ha coinvolto anche le altre sei etnie di questa ampia 10 L’introduzione è stata scritta a due mani da entrambi gli autori, il primo e il secondo paragrafo sono di Anita Gramigna, il terzo e la conclusione di Gabriel Manuel Colucci. 23 zona di confine con la Bolivia nota come Gran Chaco. Il nostro lavoro più in generale è volto a mettere in luce la condizione femminile guaranì, passando tra Brasile, Argentina, Paraguay e Bolivia, con l’intenzione di fare nostre le voci delle donne indigene tra passato e presente

    Il contributo di Cesare Colucci alla psicotecnica

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    Cesare Colucci è stato uno dei primi docenti di Psicologia, avendo ricoperto una delle prime tre Cattedre di Psicologia istituite in Italia. Allievo e collaboratore di Leonardo Bianchi, Colucci è vivamente interessato alla psicotecnica, con particolare riferimento all'ambito scolastico e a quello industriale

    ONTOLOGY-BASED DATA MAPPING TO SUPPORT PLANNING IN HISTORICAL URBAN CENTRES

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    Because of the need for new sustainable future alternatives, the re-inhabitation of rural areas, hinterlands, small historical urban centres and villages has become a unique real opportunity. Therefore, it is necessary to define and adopt new sustainable urban planning and building permits to follow this path. These processes involve both various actors and disciplines and a variety of spatial and semantic data. For this reason, the present research aims at providing a methodology to build the necessary spatial documentation of historical centres and villages by adopting an ontology-based workflow. Existing ontologies and conceptualisations have been considered together with classes and rules from city historical core regulations. A case study has been selected considering its available spatial datasets and national data models. The bottom-up approach here adopted aims at validating and enriching a reference ontology previously developed in the domain of historical centre by adding new concepts and relations from selected regulation plans and other existing ontologies and data models. Finally, the obtained ontology is also populated with instances of concepts and relations

    Paesaggio lunigiano

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    Paesaggio lunigiano di Vincenzo Colucci ha preso parte all’Esposizione nazionale di Pittura contemporanea del 1953 e successivamente è stato acquisito dall’Ateneo triestino. Il dipinto, ora ospitato presso il Rettorato, si trovava precedentemente presso il Centro di Fisica Teorica di Trieste. Il quadro presenta una doppia firma, segnale che la tela risale ad un ventennio prima ed stata riutilizzata per questa esposizione. Conferma tale ipotesi la data affissa dietro la tela “1933”. Con pennellate fresche e vivaci, il paesaggista tratteggia il tratto di costa tutto giostrato tra i toni verdi, ocra, la delicatezza del rosa e sapienti colpi di bianco, gioca sulle morbidezze tonali e sulle variazioni di luce. Vincenzo Colucci è stato un eccentrico cosmopolita, un raffinato dandy napoletano disinvolto e soprattutto un instancabile girovago. Così viene descritto da Fernando Porfiri «passa indifferentemente dai marciapiedi di via del Babuino e dai cortili di via Margutta (sua caratteristica è sempre un fiore di piazza di Spagna o una foglia di malvasia dei paesi esotici all’occhiello) ai boulevards di Parigi o alle “stazze” del Tamigi. Sempre svagato e un po’ dinoccolato, arsiccio e magro con una colorazione di mattone bruciato sul volto» (F. Porfiri, Vincenzo Colucci, Roma, Edizioni Porfiri per gli artisti e scrittori del Babuino, s.d., p. 19). Nella sua villa ad Ischia, da lui ideata sfruttando i diversi livelli di una collina di tufo, si batteva bandiera (un Orsa Maggiore in campo rosso). La sua abitazione era un via vai di artisti, scrittori e uomini di cultura. La sua prima personale è stata organizzata a Napoli nel 1929. Agli inizi degli anni Trenta è stato inviato dal regime in Tripolitania insieme ad altri artisti per raffigurare quei luoghi e nel 1934 espose una quarantina di opere alla Seconda mostra internazionale d’arte coloniale a Napoli. Ha partecipato a numerose esposizioni nazionali e internazionali. Nel 1938 New York gli ha dedicato una personale alle Reinhardt Galleries, nella Fifth avenue. Il New York Times lo ricorda: “With the paintings of Vincenzo Colucci, native of Ischia and resident of Rome, the Reinhardt Galleries present the work of a highly effervescent impressionist. Colucci has a good feeling for the difficult art of keeping the whole picture of a single piece, whether he creates a light iridescent marine or an occasional solidly worked still life. He is nowhere more brilliant than in the sparkling sketches of the Piazza san Marco” (F. Porfiri, Vincenzo Colucci… cit., p. 21Olio su telaFirmato in basso a sinistra “Colucci”Edificio Centrale, Rettorat

    Introduzione. La residenza contesa

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    Nel racconto Il gaio futuro, pubblicato nel 1972, Ennio Flaiano si sofferma sulle peripezie di un uomo che si reca all’anagrafe a causa di un documento ricevuto con un nome sbagliato. Il protagonista resta allo stesso tempo turbato e affascinato dagli uffici, dal personale, dalle richieste dei cittadini. Descrive l’anagrafe come un ambiente in cui le persone sono «preoccupate di essere ciò che sui registri non risultano» [Flaiano 1972]. Più di un secolo prima, in un capolavoro di Nikolaj Gogol’ veniva narrata una vicenda tratta da un fatto di cronaca: un losco faccendiere acquistava le «anime morte», ossia i servi della gleba registrati nel censimento e poi deceduti, formalmente ancora validi per provare la ricchezza di un proprietario. In entrambi i casi il mondo delle carte validate dal sistema burocratico aveva degli effetti concreti sul mondo reale, generando inquietudini e reazioni. La spinta a occuparci del tema della residenza, oggetto di questo volume, ha origine da un’evidenza con cui hanno fatto i conti generazioni di funzionari pubblici, scienziati sociali, osservatori e soprattutto persone in carne e ossa, preoccupate di non trovare nei registri ufficiali un riscontro effettivo della propria esistenza. Si tratta della stessa evidenza che aveva notato Flaiano e che attraversa a ben guardare tempi e spazi differenti
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