5,469 research outputs found
Prognostic factors in mild dystrophinopathies.
Angelini C, Fanin M, Freda MP, Martinello F, Miorin M, Melacini P, Siciliano G, Pegoraro E, Rosa M, Danieli G
Profili dell'ombra. Presentazione
Il breve saggio funge da introduzione all'insero monogradico del n. 21 (2014) di "Dianoia" dedicato ai Profili dell'ombra, e che raccoglie i contributi di B. Saint-Girons, A. Angelini, G. Longo, R. Danna, F. Malhomme, M. Matteoli. Attraverso alcuni exempla giudicati significativi, la rassegna documenta il ruolo dell'"ombra" nella cultura estetica, matematica,tecnico-artistica, musicale, letteraria e filosofica nell'età modern
Dialecticae Praestantia et Divisio. Achille Bocchi ad Antonio Bernardi, Illustrissimo filosofo
Il volume raccoglie saggi dedicati all'umanista Antonio Bernardi della Mirandola, personalità di spicco della cultura filosofica italiana ed europea del primo Cinquecento. Il contributo di A. Angelini affronta la logica di Bernardi e il tentativo di emancipare l'analitica aristotelica dall'ontologia
Archeologia e archeometria: conoscere e superare i limiti della “techné”
Based on the conceptual framework linking archaeology to the scientific applications to cultural heritage, the limits
present in the relationship between these disciplines are outlined, encompassing curricular and speculative implications.
From the practical point of view, several factors are often limiting the potential contribution of archaeometry
to archaeological questions. Among these: the representativity of the analysed sample, the invasivity of the measurement,
the detection limits, the significance of the measurement with respect to expectations, the probabilistic reliability
of the experimental results
Stinklepus Stinkleby Takes A Bath
This book was donated to BU by its author Stephanie Angelini, 2005 College of Communication alumna. All e-book versions of this work display best on the widest margin settings and the largest font setting. You may download the free Kindle reading software here: http://is.gd/yg9P5k
***PLEASE NOTE:***
The author has permitted us to make the book available to the BU community only. To download the files, please click on the appropriate lock icon and log in with your BU credentials. Thank you.Meet Stinklepus Stinkleby, in this beautifully illustrated bedtime story. He sniffles, snuffles, and snorts. He looks like mixture of a bunny, a bear, a kitty, and even a racoon, but to his Doggie-Mommie, Doggie-Sister, and Doggie-Daddy, he is 100% dog. He likes to eat, he likes to sleep, and he loves to chase his toys. But one thing he does not like at all, ever, or under any circumstances, is taking a bath!
When he overhears his family say, "Stinklepus Stinkleby, you stink!", he knows that bath time is near. But if they want to wash this stinky little dog, they'll have to catch him first.
A great read for bath time, bedtime, or anytime
Introduzione
A Bologna, più che altrove, la storia della scienza ha trovato un territorio culturale aperto ove far confluire saperi e finalità diverse e offrire una visione critica e plurale del rapido sviluppo tecnico, scientifico e industriale che agli inizi degli anni Sessanta del Novecento andava trasformando il nostro Paese. L’imponente sviluppo istituzionale che la disciplina ha avuto nell’ateneo bolognese ci ha sollecitato a ripercorre, in queste pagine, la genealogia di un interesse che ha radici antiche. Per parte loro, le modalità di questa crescita, rapida e ramificata, hanno suggerito di farlo privilegiando l’aspetto problematico, a tratti rapsodico e la pluralità dei punti di vista – soggettivi e disciplinari – sacrificando a questa prospettiva ogni tentazione sistematica. L’intento, inevitabilmente interdisciplinare, di questo progetto ha coinvolto specialisti di ambiti diversi – filologi, storici, storici della letteratura e della filosofia, matematici, fisici e chimici – i quali hanno affiancato gli storici della scienza stricto sensu nella ricostruzione di un contesto culturale, quello bolognese, nel quale la storiografia scientifica ha determinato e determina un interesse diffuso che travalica lo spazio della disciplina e pervade ambiti disparati
L'altare maggiore di San Martino a Siena nella prima età moderna, dai Buonsignori ai De' Vecchi
Studio analitico dei materiali vetrosi
La necropoli dell’età del Bronzo finale in località
Pobietto di Morano sul Po ha restituito interessanti
corredi funerari; nelle incinerazioni i reperti ceramici
e gli elementi metallici sono numerosi, vi è invece una
scarsa presenza di materiali vetrosi (In riva al fiume
Eridano 1999). Da questo sito provengono infatti solamente
due oggetti ornamentali, molti diversi fra loro
sia per composizione e struttura, che per cronologia.
Il primo reperto è una perlina segmenta in faïence,
di colore verde azzurro chiaro, e proviene da un ritrovamento
sporadico (figg. 62; 247,7). Vaghi confrontabili
per tipologia ed aspetto (ma non sempre per le
dimensioni), sono presenti durante tutto il Bronzo Antico
(BA) e diffusi nell’area delle palafitte gardesane,
in Liguria ed in una vasta area dell’Europa centrale,
oltre che in Grecia ed in Egitto (BELLINTANI - RESIDORI
2003). Tuttavia le analisi di materiali europei disponibili
in letteratura sono piuttosto scarse; si segnalano
dati relativi a: reperti provenienti dalla palafitta
del Lavagnone (ANGELINI et al. 2006; in stampa a),
che risultano di particolare interesse poiché le faïence
appartengono ad un contesto ben datato (BA IC 1.900-
1.800 a.C., DE MARINIS 1999; 2000b); quelli provenienti
dalla necropoli svizzera di Hauterive-Champréveyeres
(HENDERSON 1993) e quelli di alcune necropoli
slovacche (BÁTORA 1995; ANGELINI et al. 2006).
Il secondo reperto è una perlina anulare in vetro
blu-turchese, rinvenuta nella tomba 12 (figg. 63;
115,7). Il corredo associato al vago permette di datare
la tomba alla terza fase della necropoli (Morano
3, seconda metà X secolo a.C.). Perle anulari di tipologia
e materiale simile sono diffuse in molti contesti
italiani dell’età del Bronzo finale. Vi sono in letteratura
un buon numero di dati analitici relativi ai
reperti provenienti dal sito di Frattesina (HENDERSON
1988a; BIAVATI - VERITÀ 1989; BRILL 1992;
SANTOPADRE - VERITÀ 2000; TOWLE et al. 2001; ANGELINI
et al. 2004), mentre gli studi archeometrici
di materiali vetrosi provenienti da altri contesti italiani
sono piuttosto scarsi (ANGELINI et al. 2002;
2005; BELLINTANI et al. 2000; in stampa).
In tab. 1 vengono riportate: le sigle utilizzate per i
campioni prelevati, le età, la segnatura da scavo e le principali caratteristiche macroscopiche (dimensioni
in mm, peso in g, colore a vista e colore misurato con
le tavole internazionali NCS - Natural Color System)
dei reperti sottoposti ad indagini archeometriche.
I campioni per le analisi sono stati prelevati tramite
un bisturi, dotato di apposita lama, dopo un attento
studio al microscopio ottico (OM). Le schegge
di materiale campionato, dell’ordine di circa 0.4-0.6
mg, con dimensioni di circa 200/400 x 200/400 μm,
sono state inglobate in resina epossidica, lucidate e
grafitizzate per poter essere sottoposte ad analisi. I
campioni sono stati indagati con microscopio elettronico
a scansione (SEM) accoppiato a microsonda a
dispersione di energia (EDS), al fine valutare la tessitura
e lo stato di conservazione del materiale, e di analizzare
preliminarmente la natura degli inclusi, delle
alterazioni e la composizione della fase vetrosa. Le analisi
chimiche quantitative della fase vetrosa sono state
effettuate, sul medesimo campione utilizzato per l’analisi
SEM, tramite microsonda elettronica (EPMA).
L’analisi mineralogica dei campioni è stata effettuata
tramite diffrazione di raggi-X (XRD), utilizzando uno
speciale arrangiamento strumentale che consente di
misurare gli spettri di diffrazione direttamente sulla
superficie del reperto in modo completamente non
invasivo1.
Il limite di rilevabilità nelle analisi EPMA è dello
0.1 % in peso per gli elementi maggiori e per il Pb,
mentre si abbassa ad alcune centinaia di ppm per i
metalli in traccia, nell’intervallo dei 250-600 ppm (rispettivamente
per Co e Sb). Nelle analisi SEM-EDS
il limite di rilevabilità strumentale è decisamente maggiore,
dell’ordine dello 0.1-0.5 % in peso a seconda
degli elementi analizzati
L"Université de tout le monde universel": il progetto di Pietro Ramo
Il saggio presenta il programma di riforma dell'università parigina proposto da Pierre de La Ramée al re di Francia e discute la concezione logica e metodologica sottesa alla riforma logica e didattica ramiana
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