3,004 research outputs found

    Realization of the New Project on the Construction and Renovation of the Bank of Albania, Tirana

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    Progetto vincitore concorso internazionale. Marco Petrschi (capogruppo), N. Valentin, G. Amadei, M, Pascucci (gruppo di progettazione

    Nuova Banca di Albania: memoria e innovazione

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    Progetto vincitore. Marco Petreschi (capogruppo), N. Valentin, G. Amadei, M. Pascucci (gruppo di progettazione

    Lenci Valentin – Architettura Teorematica/Lenci Valentin - Theorematic Architecture (Italian and English texts)

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    La generazione degli architetti che si è formata negli anni ’70 ha trovato la strada aperta dal lavoro di quanti, avendo studiato nel decennio precedente, sono stati protagonisti del ’68 e che, aiutati dall’Angelus Novus della modernità, hanno spazzato via gran parte dei residui della nostalgia di un’aspramente criticata tradizione. Ciò che a essi non era stato possibile rimuovere è poi riaffiorato verso la fine degli anni ’70, rigurgitante e più forte di prima, sotto le insidie della post-modernità. La nostra formazione è rimasta immune da tali richiami, sia per un decennio di distanza dagli insegnamenti tradizionalisti, sia per una posizione di intransigente rifiuto nei confronti della seconda ondata, che invece mieteva vittime illustri anche tra gli iniziali oppositori. Una sorta di sindrome che, facendo leva sulla promessa di poter vivere una seconda giovinezza, ha temporaneamente impedito ad alcuni architetti che si sono formati negli anni ‘60 di sviluppare una sufficiente distanza critica dai fenomeni inizialmente contestati. La linea di ricerca che, indipendentemente, scegliemmo di seguire derivava dalla consapevolezza che solo dall’acquisizione di solide radici culturali, linguistiche, urbanistiche e tecniche dell’architettura – non come fatto vernacolare, ma come fenomeno esteso alla diversità delle popolazioni, dei climi e dei costumi – potesse derivare un sapere e un modus operandi in grado di orientare correttamente il progetto. Le sette invarianti del linguaggio moderno dell’architettura di Bruno Zevi, insieme alla ricerca della verità strutturale incarnata dalle opere dei grandi maestri quali PL. Nervi, B. Fuller, E. Freyssinet, R. Morandi, S. Musmeci, e alle teorie sugli spazi pubblici/privati di C. Alexander e S. Chermayeff e sul progetto degli spazi urbani di K. Lynch, hanno costituito le basi di un’attività formativa che oggi combina l’attività progettuale a quella universitaria di ricerca e di didattica. La differenza fondamentale insita nello studiare architettura in Italia e negli Stati Uniti in quegli anni era basata sulla scala dell’intervento. Se nelle facoltà italiane, sull’onda delle ipotesi quaroniane era di gran voga progettare un insediamento estensivo che talvolta poteva assumere dimensioni anche territoriali, in quelle nord americane l’oggetto di studio tendeva a non superare quello del grande centro polifunzionale urbano, il mixed use development – che in Italia in alcuni casi diventa il “centro direzionale” – nel quale la complessità delle funzioni si sviluppa quasi sempre a partire da un grande atrio coperto, a cui fa seguito un’aggregazione di volumi anche molto alti

    Banca d’Albania si affida a Petreschi. Progetti e Concorsi di Edilizia e Territorio.

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    Progetto vincitore. Marco Petreschi (capogruppo), N. Valentin, G. Amadei, M. Pascucci (gruppo di progettazione) Presentazione di M. F

    Restauro e Ampliamento Banca d'Albania.

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    M. Petreschi (capogruppo), N. Valentin, G. Amadei, M. Pascucci (gruppo di progettazione) importante edifico storico a Tirana, Albani

    Grande luce e contesti

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    Saggi e serie di schede su alcuni progetti a grande luce nella storia dell'architettura. Il libro raccoglie saggi scritti all'interno del dottorato da M. Furnari, M. Petrangeli, N. Valentin e R. Vannucci

    Dal genere all'allegoria: concerti di Valentin de Boulogne nei disegni e nelle stampe di traduzione

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    La studiosa, muovendo dall’analisi di un dipinto di Leandro Bassano, conosciuto attraverso una stampa di fine Settecento, sottolinea i collegamenti tra la figurazione veneta del concerto e il linguaggio utilizzato nei quadri musicali da Caravaggio e dai suoi seguaci. I seguaci della manfrediana methodus usavano descrivere i momenti musicali inserendoli nell’atmosfera scura delle taverne e dei vari ritrovi mondani. Gli strumenti musicali, raffigurati in queste scene si ricollegano ad una complessa simbologia. Gradualmente il concerto dipinto assume significati reconditi che travalicano l’apparente consesso di musicisti: ora i concetti di armonia e di musica si fondono nella definizione figurativa del concerto allegorico. Valentin de Boulogne non tardò a farsi la nomea di raffinato esecutore di composizioni di genere, in particolare a carattere musicale, successivamente tradotte a stampa. Molti motivi raffigurati, in un suggestivo schema di riflessi, appaiono all’interno delle altre scene di concerti e riunioni varie realizzate dal pittore, ove le espressioni naturalistiche si confondono con gli elementi simbolici. Alla luce delle osservazioni e dei dati riferiti in questo studio, si può avanzare l’idea che la scena allegorica ambientata in taverna sia una delle principali espressioni della tradizione manfrediana, particolarmente nelle declinazioni di Valentin. Infine si proposne l'attribuzione al frnacese di un disegno rintracciato dall’autrice, e tradizionalmente attribuito a Rutilio Manetti; si aprono interessanti quesiti, costituendo un inedito tassello nella storia del dipinto di Valentin de Boulogne Concerto a quattro personaggi e un bevitore (New York in collezione privata, 1626).The author analyses a painting by Leandro bassano, through a print of the late eighteenth century, and empahsizes the connections between the figuration used in Venetian concert painting and the language applied in the musical paintings by Caravaggio a nd his followers. Finally the analysis of a drawing found by the author, and tradinally attributed to Rutilio Manetti, opens up interesting questions in regard to the history of the paioonting Concert with Characteres and a Drinker by Valentin de Boulogne, now in private collection in New York

    LE INTERVISTE DI PresS/Tletter a R. LENCI e N. VALENTIN, PresS/Tletter n. 35- 2005

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    Rispondono Ruggero Lenci e Nilda Valentin Continuano le interviste a personaggi impegnati nel campo dell’architettura e dell’arte. A sottoporsi alle domande sono Ruggero Lenci e Nilda Valentin. L’ intervista e tutte le numerose altre comparse in questa rubrica sono raccolte all'interno della sezione Interviews di Channelbeta http://www.b-e-t-a.net/~channelb/interviews/ e nel sito dell’Ordine di Roma: http://www.architettiroma.it/architettura/opinioni.asp Tra i prossimi intervistati: Tommaso Valle, Mario Pisani, Paolo Balmas, Roberto Secchi, Lucio Passarelli. Molte altre in preparazione. 1.Una auto-presentazione in quattro righe... -RL e NV: Due architetti, uno italiano, uno americano, che si misurano, si confrontano e dialogano quotidianamente con la contemporaneità per afferrare e approfondire quello che il meglio dell’inter-culturalità offre come strumento di arricchimento professionale e didattico. 2.Parlateci del recente libro che raccoglie il vostro lavoro... -RL e NV: Il libro dà voce a due architetti formatisi negli anni ’70 - dopo che si è molto parlato degli anni ’60 - illustrandone il lavoro e descrivendo il clima culturale di due realtà quali sono quelle italiana e statunitense. Le introduzioni di M. A. Arnaboldi, I. M. Pei, L. Passarelli, L. P. Puglisi, M. Rebecchini, A. N. Santos inquadrano i temi affrontati nei progetti svolti dal 1978 al 2005, presentati esaustivamente sia nelle immagini che nei testi. Ne deriva la descrizione e la testimonianza di procedure progettuali in evoluzione.Infine una sezione denominata Dinamiche Architettoniche (DnA) dedicata alla scultura interattiva affronta il tema della formatività architettonica vista anche nella sua quarta dimensione. 3.Perché architettura teorematica? -RL: Il titolo deriva dalla presentazione di Franco Purini del nostro progetto Europan 1 realizzato a Favaro Veneto, che così lo descrive sulla rivista Archingeo: “Il dato più significativo di questa opera è il suo carattere teorematico, che ne fa un congegno tipologicamente perfetto nel quale l’economia degli spazi giunge a una rilevante necessità formale tradotta in una appropriata dimensione estetica.” http://www.ruggerolenci.it/0041%20Favaro%20Veneto.htm. Nel libro è espressa, non solo in questa realizzazione, una volontà di trasformare l’occasione progettuale in un teorema (planimetricamente, volumetricamente, linguisticamente), in un’architettura dalla quale far emergere il sotteso apporto teorico. -NV: Quando si raggiunge un’adeguata dialettica tra struttura, distribuzione, funzione ed estetica nel progetto, il processo di costruzione dello spazio avviene in maniera equilibrata e qualificata. In assenza di questo l’architettura-virtuale basata su rappresentazioni suggestive di progetti alquanto artificiosi e difficilmente costruibili diventa una parte dell’immaginario intangibile che stimola la fantasia ma non risponde alle vere problematiche del costruire. 4.Tre complimenti per Ruggero/Nilda, che oltre essere il tuo partner nel lavoro è anche il compagno nella vita... -RL:Nilda non si dà mai per vinta, anche nelle difficoltà che si presentano quasi quotidianamente ed è sempre in grado di fornire una risposta equilibrata e densa di significato alle diverse tematiche architettoniche e non. -NV:Ruggero è una persona di grande razionalità/capacità, creatività e tenacia nell’affrontare le questioni del progetto, della didattica e della vita. 5.Cosa pensi dell’architettura in Italia oggi... -RL:In Italia siamo pienamente inseriti nel dibattito internazionale quindi in grado di competere. Ovviamente, la scala degli interventi è direttamente proporzionale allo sviluppo dei progetti eseguiti da uno studio di architettura, e per questo da noi vengono penalizzati tanti studi che, pur con idee brillanti, non rientrano nei parametri richiesti per ottenere l’affidamento di grandi progetti. In questa dinamica risulta sempre necessario fissare gli obiettivi di sviluppo del proprio studio, del proprio lavoro, della propria sperimentazione culturale. -NV:In Italia spesso le questioni che riguardano la tutela e la preservazione di alcune parti di città paralizzano fin troppo quelle modificazioni/trasformazioni di qualità necessarie alla contemporaneità, nel rispetto delle preesistenze e dei sistemi del verde. Altre città europee come Parigi, Londra, Berlino, sotto questo aspetto sono più attrezzate. L’architettura in Italia, quindi, deve essere stimolata e incoraggiata con nuove costruzioni che non devono necessariamente essere progettate da architetti dello star system. Così facendo la Francia è diventata scenario di molte architetture innovative. 6:Il nome di una architetto italiano vivente al quale faresti costruire casa tua... -RL: Nilda Valentin -NV:Ruggero Lenci 7.Il nome di una star internazionale alla quale non faresti costruire casa tua... -RL:Robert Stern -NV: Michael Graves 8.Il nome di un edificio famoso che non ti piace affatto. -RL: Queste nuove torri a forma di missile, cetriolo, per non dire altro, che stanno spuntando a Londra (Foster) e a Barcellona (Nouvel). Trovo che siano degli esperimenti poco adatti al cityscape. -NV:Il Guggenheim di Bilbao. Le sue forme e spazialità museali, pur se molto suggestive, primeggiano sulle opere esposte. 9.Un edificio che ti piacerebbe realizzare... Insomma quale sarebbe l’incarico dei tuoi sogni? -RL: Il nostro progetto della ricucitura dei quartieri San Lorenzo ed Esquilino, primo premio ex-aequo al concorso internazionale del 2000: un pezzo delocalizzato di “asse attrezzato” che, come un suolo artificiale, realizza una città stratificata sopra i binari della stazione Termini. -NV:Un progetto difficile e speciale com’è quello di una chiesa, dove i mondi spirituale e architettonico devono prendere forma costruttiva e diventare non solo spazio di adunanza ma anche spazio per l’anima. 10.I concorsi di architettura. Così come sono fatti, sono una truffa? Cosa si può fare? -RL e NV: Il nemico da combattere nei concorsi è l’eccesso di discrezionalità. Per questo in quelli più seri si assegnano punteggi/giudizi individuali e si evitano rimpastoni finali che producono ritocchi troppo spesso svianti. Ciò che si può fare, quando tocca a noi giudicare, è applicare tali modalità di comportamento. Bisognerebbe creare un ente etico, sensibile ai commenti e con una banca dati on line, sufficientemente qualificato per nominare giurie trasparenti. 11.La qualità media dei docenti delle università italiane, non ti sembra un po’ bassa? -RL e NV:L’insegnamento nelle università italiane, con alcune eccezioni, è di buon livello e a volte anche ottimo. Ciò che manca sono regole e direttive più precise per quanto riguarda non solo i risultati accademici che ci si aspetta dagli studenti, ma anche gli obblighi etici e didattici che i professori hanno di impartire le conoscenze necessarie alla propria disciplina. La formazione degli studenti deve essere, senza eccezioni, la responsabilità prioritaria di un docente. 11:Allora, l’università italiana... la consiglieresti? E se si in quale città? E a Roma? -RL e NV: Certo, come abbiamo più volte fatto, consigliamo l’università italiana, ed essendo a Roma consigliamo “La Sapienza”, pur ritenendo che, avendo studiato anche negli Stati Uniti (Nilda per sei anni, Ruggero per un anno), vanno migliorate certe questioni che riguardano il rapporto numerico tra studenti e docente, la facilità di ricerca e di studio individuale sia con una buona e fornita biblioteca universitaria, sia attraverso internet. Sarebbe anche utile un continuo confronto e dibattito su ciò che si produce all’interno delle facoltà, tanto per i docenti quanto per gli studenti. Questo confronto può avvenire attraverso pubblicazioni, mostre o un sito che raccoglie annualmente i risultati dell’anno accademico. 12.La tua visione dell’architettura: autodefinisciti: reazionario, tradizionalista, moderato, progressista, sperimentalista, avanguardista (o altro purché la definizione sia al massimo di un paio di parole e non cercare di scappare alla domanda dicendo che sei oltre le sigle...) -RL e NV: Sperimentalista, con punte progressiste da un lato e avanguardiste dall’altro. 13.Mettimi in ordine di preferenza i seguenti architetti: Eisenman, Koolhaas, Moss, Hadid, Herzog e de Meuron, Gehry, Coop Himelb(l)au, Fuksas, Piano, Anselmi, Purini, Cellini, Casamonti, Portoghesi, D’Amato, D’Ardia. Se non vuoi rispondere a questa domanda puoi scegliere quest’altra: devi organizzare un importante concorso a inviti di architettura e ti danno l’incarico di invitare cinque architetti Chi scegli? -RL: Proporrei cinque gruppi all’interno del tuo elenco: Anselmi, Casamonti, Coop Himelb(l)au, Herzog de Meuron;Cellini, D’Amato, D’Ardia, Portoghesi; Eisenman, Gregotti, Purini; Fuksas, Koolhaas, Piano; Gehry, Hadid, Moss. E che vinca il migliore! -NV:Piuttosto che fare la classifica di un gruppo così limitato di architetti che tralascia tanti bravi progettisti contemporanei italiani e non, opto per invitare cinque gruppi di architetti come Katsufumi Kubota, Kanner Architects, Graham Phillips, Edmond + Lee Architects, Tod Williams & Billie Tsien Architects. 15.Zevi o Tafuri? -RL e NV: Zevi. O meglio, Zevi per la materia, Tafuri per l’anti-materia, ma evitando di leggerne le opere insieme, onde evitare l’annichilimento. 16.Un libro che consiglieresti a uno studente, uno a un architetto, uno a un critico -RL: Allo studente: “La struttura assente”, di Umberto Eco, 1968, per imparare a cercare e a ideare anche l’invisibile. All’architetto: “Il fondamento tipologico dell’architettura”, di Marcello Rebecchini, 1978, per comprendere i complessi rapporti tra tipo e linguaggio. Al critico: “Forme e Ombre”, di Luigi Prestinenza Puglisi (2003), insieme al libro che consiglia Nilda, onde mutuare l’attuale complessità critica con la semplicità. -NV: Allo studente: “The Master Builders”, di Peter Blake, riedizione del 1996, per conoscere da vicino l’opera di tre grandi architetti: Frank Lloyd Wright, Le Corbusier, Mies van der Rohe. All’architetto: “Urban Design: The Architecture of Towns and Cities” di Paul D. Spreiregen, 1965, per capire che architettura e luogo sono un binomio inseparabile. Al critico: un classico, “Space, Time and Architecture” di Sigfried Giedion, 1941, per ricordare i modi chiari e semplici di interpretare i temi complessi dell’architettura. 17.Saranno famosi: fammi tre nomi -RL e NV: Evitiamo di citare architetti che in realtà sono già “famosi”, quindi optiamo per tre giovani molto promettenti. Riccardo Ianni; Claudio Merler; Luca James Senatore. 18.Totonomine: chi sarà il prossimo direttore della biennale d’architettura? -RL e NV: Aaron Betsky ( l’intervista è stata fatta prima della nomina di Burdett n.d.r.). 19.Il tuo artista preferito (non architetto)? -RL:Guido Moretti -NV:Arnaldo Roche-Rabell 20.Gioco della torre: Purini o Gregotti? -RL e NV: Innanzi tutto parliamo della torre: quella doppia, bianca, che Franco Purini ha progettato per l’EUR (che ricorda i prospetti del Rettorato de “La Sapienza” di Marcello Piacentini e dell’ingresso al Museo della Civiltà Romana di Pietro Aschieri, ma molto più alti). Il primo nella torre che volge a oriente, il secondo in quella che volge a occidente, arredate mo’ di due immense case-studio, con disegni di Carlo Aymonino, Arduino Cantafora, Mauritius Cornelius Escher, Giorgio Grassi, Aldo Rossi, Massimo Scolari, oltre a quelli degli stessi Vittorio Gregotti e Franco Purini. Per la musica di sottofondo i rintocchi del clavicembalo di Johann Sebastian Bach. Assicurati a una robusta corda elastica, potranno lanciarsi, quando lo vorranno, nel varco tra le due bianche presenze. 21.Tre parole oggi importanti. -RL:Teorematicità, interattività, deframmentazione. -NV:Linearità, coerenza, integrità

    The electronic structure of the lutein triplet state in plant light-harvesting complex II

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    Carotenoid molecules are essential for the life of photosynthetic organisms in that they protect the cell from the photo-oxidative damage induced by light-stress conditions. One of the photo-protective mechanisms involves triplet-triplet energy transfer from the chlorophyll molecules to the carotenoids: a process that is strongly dependent on the electronic properties of the triplet states involved. Here, we obtain a clear description of the triplet state of lutein in LHCII from higher plants for the first time by density functional theory (DFT) calculations. DFT predictions have been validated by comparison with hyperfine couplings obtained with pulsed-ENDOR spectroscopy. Knowledge of the spin density distribution, the frontier orbitals and orbital excitations forms a basis for discussing the requirements for an efficient triplet-triplet energy transfer. The results obtained for the lutein in LHCII are compared with those of the highly-substituted carotenoid peridinin in PCP from Amphidinium carterae [Di Valentin et al., Biochim. Biophys. Acta, 2008, 1777, 295-307]. The presence of substituents in the peridinin molecule does not alter significantly the triplet state electronic structure compared to lutein. Despite the unusual spectroscopic behaviour of the peridinin excited singlet state, lutein and peridinin have similar triplet state properties. In both molecules the unpaired spins are delocalized uniformly over the whole pi-conjugated system in an alternating even-odd pattern
    corecore