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    Addizione Nucleofila di Oganolitio e Reattivi di Grignard ad Immine e Nitrili in Condizioni “On-Water”

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    Contrariamente ai classici protocolli che prevedono l’impiego di solventi organici volatili anidri, atmosfera inerte e basse temperature, in questa comunicazione riportiamo che l’addizione di composti organometallici altamente polari ad immine non attivate (Schema 1a) e nitrili (Schema 1b), procede velocemente, efficientemente e con elevata chemoselettività a temperatura ambiente in assenza di atmosfera inerte ed utilizzando acqua come unico mezzo di reazione. La versatilità della reazione permette la sintesi di diverse ammine primarie e secondarie a partire da una vasta gamma di substrati. Un significativo effetto cinetico isotopico osservato per l’addizione nucleofila di organolitio ad immine in D2O, suggerisce la possibilità di una catalisi offerta dall’acqua per trasferimento protonico all’interfaccia acqua-fase organica (1). In aggiunta, i forti legami idrogeno tra le molecole di acqua potrebbero giocare un ruolo chiave nello sfavorire la protonolisi che invece si osserva in altri solventi protici come il metanolo (2). Tale metodologia, offre nuove opportunità per la chimica organometallica di essere sviluppata in modo sempre più ecosostenibile, usando mezzi di reazione non convenzionali (3).(1) Beattie, J. K.; McErlean, C. S. P.; Phippen, C. B. W. Chem. Eur. J. 2010, 16, 8972; b) Beare, K. D.; McErlean, C. S. P. Org. Biomol. Chem. 2013, 11, 2452. (2) Dilauro, G.; Dell’Aera, M.; Vitale, P.; Capriati, V.; Perna, F.M. sottomesso per la pubblicazione. (3) a) García-Álvarez, J.; Hevia, E.; Capriati, V. Eur. J. Org. Chem. 2015, 4, 6779–6799. b) Mallardo, V.; Rizzi, R.; Sassone, F. C.; Mansueto, R.; Perna, F. M.; Salomone, A.; Capriati, V. Chem. Commun. 2014, 50, 8655–8658. c) Sassone, F. C.; Perna, F. M.; Salomone, A.; Florio, S.; Capriati, V. Chem. Commun. 2015, 51, 9459–9462. d) Cicco, L.; Sblendorio, S.; Mansueto, R.; Perna, F. M.; Salomone, A.; Florio, S.; Capriati. V. Chem. Sci. 2015, 7, 1192–1199

    L’edizione scientifica di un progetto di catalogazione: problemi e opportunità

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    Il contributo introduce approcci metodologi alla Carta archeologica della Provincia di Macerat

    La città romana di Tolentino/Roman Tolentino

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    Il contributo analizza l'urbanistica della città romana di Tolentinu

    L’approccio ai vocabolari: tra CAM ed edizione della CAM-M

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    Il contributo analizza problemi di standardizzazione dei dati relativi ai siti archeologic

    Scavo del il sito di Urbisaglia (MC) località Pollentia-Urbs Salvia

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    Direzione (Roberto Perna) degli scavi didattici dell'Università di Macerata a Pollentia-Urbs Salvia. Concessione MIC|MIC_DRM-MAR_UO2|25/05/2022|0001903-

    Nuovi dati dalle indagini archeologiche ad Hadrianopolis e nel territorio della valle del Drino (Saggio 4 nell'area urbana; La carta archeologica; Conclusioni)

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    Il contributo è dedicato alle indagini archeologiche intorno alla città romana di Hadrianopolis, nell’area di Sofratike (Albania), avviate da due équipes dell’Università degli Studi di Macerata e dell’Istituto archeologico albanese nel corso del 2005. I risultati dei primi due anni di ricerche, sono confluiti nel volume: A. BAÇE- G. PACI – R. PERNA (edd.), Hadrianopolis, I. Il Progetto TAU, Jesi 2007. In questa sede sono stati presentati i risultati delle campagne 2007 e 2008, in particolare quelli legati alla prosecuzione degli scavi archeologici nell’area pubblica antistante il teatro e presso il teatro stesso, ed alla realizzazione di indagini remote sensing finalizzate alla delimitazione ed alla caratterizzazione planimetrica dell’area urbana e della necropoli. I primi risultati consentono di verificare come le più antiche strutture archeologiche sembrino collocabili all’inizio del II sec. d.C., mentre, ad esclusione di alcuni muri di campagna relativi ad una prima ed antica fase di ruralizzazione dell’insediamento, le ultime fasi di vita dello stesso sono collocabili in età tardoromana e bizantina, documentandosi una intensa continuità di vita per la città. Particolare attenzione è stata posta infine anche alla realizzazione della carta archeologica della valle del Drino implementata in ambito GIS

    MARGINELLIFORM GASTROPODS FROM THE EARLY PLEISTOCENE OF GALLINA (REGGIO CALABRIA, SOUTHERN ITALY)

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    Marginelliforms are an informal group of marine gastropods including two families: Marginellidae Fleming, 1828 and Cystiscidae Stimpson, 1865. They are convergent families, mainly distributed in warm to warm-temperate waters, particularly difficult to be identified at species level, because of the their smooth, featureless shell. The present-day Mediterranean hosts a fairly diverse marginelliform fauna, but the genera with stronger tropical affinity, such as Marginella Lamarck, 1799, are missing since the Early-Middle Pliocene. Gallina is a fossiliferous locality on the Calabrian side of the Messina Strait. Its rich fossil fauna was studied by Seguenza (1879), who reported hundreds of species, mainly molluscs. He also remarked the unusual character of this “Astian” deposit as “facies misto”, as its rich assemblage consists of a mixture of shallow- and deep-water species. For this locality, Seguenza reported six species of marginelliforms. A small, poorly exposed outcrop, was recently discovered near Gallina. The outcrop contains a richly fossiliferous bed, 20 cm thick, consisting of clayey sands (level B), whose fauna corresponds to that studied by Seguenza. It overlays a clayey sandy bed with the Boreal Guest Pseudamussium septemradiatum (level A), and is overlaid by a poorly fossiliferous silty-sandy bed (level C). The nannoplankton assemblage from level A points to the large Gephyrocapsa Zone, while the assemblage from level C is indicative of the small Gephyrocapsa Zone (Early Pleistocene). The nannoplankton assemblage from the richly fossiliferous level B turned out to be totally reworked. All the three levels, particulalry the intermediate one (B), are interpreted as formed via gravitative flows. The marginelliform fauna from the “Seguenza level” (B) consists of some specie of the genus Granulina Jousseaume, 1888, two species of Gibberula Swainson, 1840 and one species of Marginella. One of these species corresponds to Marginella ovulaeformis Seguenza, 1879, described from Gallina. It seems a valid species, as Granulina ovulaeformis (Seguenza), but further studies are needed. The occurrence of a Marginella species at Gallina was quite unexpected, as none of the species reported by Seguenza can be actually referred to such a genus (widely used in the past literature). Furthermore, the species is relatively large (ca 10 mm in shell height) and fairly frequent in the assemblage. The abundant material (about 70 shells) is well preserved and reworking from older sediments is excluded. Most probably, it is an undescribed species, markedly different from the large sized M. aurisleporis (Brocchi, 1814), the last representative of Marginella in the Mediterranean Pliocene. It is worth remarking that several species of Marginella were reported from the Early-Middle Pliocene of Estepona, near the Gibraltar Strait (Landau et al., 2006). The Marginella species from Gallina testifies the local survival of this thermofilic genus through the Early Pleistocene in a Mediterranean “sanctuary”. Indeed, since the Pleistocene at least, the Messina Strait accommodates a high abundance and diversity of species, with many endemisms and primarily Atlantic species forming rich populations
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