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    Il contributo di Roberto Di Stefano alla storiografia dell'architettura e dell'urbanistica: temi principali ed esperienze comuni

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    Il saggio ripercorre le fasi principali dell'esperienza di Di Stefano nel campo della storia dell'architettura e dell'urbanistica, ponendo l'accento sul contributo dello studioso alla storia del Mezzogiorno e l'utilità del suo impegno didattico, cui l'autore ha potuto attingere in più occasioni nel corso della propria formazione critica, anche in occasione di comuni esperienze di ricerca

    Closure to "Experimental Study of Central Baffle Flume" by F. Lotfi Kolavani, M. Bijankhan, C. di Stefano, V. Ferro, and A. Mahdavi Mazdeh

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    This is a Closure of the discussions on the paper “Experimental Study of Central Baffle Flume” by F. Lotfi Kolavani, M. Bijankhan, C. Di Stefano, V. Ferro, and A. Mahdavi Mazde

    I principi della Carta di Venezia tra revisioni e verifiche: l’approccio di Roberto Di Stefano

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    La Carta di Venezia «costituisce un impegno che nessuno potrà più ignorare e al cui spirito ogni specialista dovrà attenersi, se non vorrà essere considerato un fuorilegge della cultura». Così Piero Gazzola definiva il documento sette anni dopo la promulgazione ufficiale. Roberto Di Stefano, seguendo il maestro Roberto Pane, partecipa, tra i più giovani, ai lavori del Congresso Internazionale del Restauro del 1964.Roberto Di Stefano è stato uno dei protagonisti della politica culturale italiana ed internazionale del secondo Novecento, contribuendo alla formazione di una coscienza civica diffusa del restauro e della conservazione integrata e ha collegato il valore del patrimonio culturale con un diritto dell’umanità che, come tale, andava tutelato: e ciò anticipando i concetti affermati nella Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società

    La tutela dei centri storici: Roberto di Stefano e il "recupero dei valori"

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    Il contributo intende porsi come occasione di riflessione sulle complesse questioni inerenti la tutela e la valorizzazione dei centri storici, in un delicato momento epocale, quale quello della globalizzazione, affrontando tematiche particolarmente care a Roberto Di Stefano, sempre attento alle questioni teoriche, ma allo stesso tempo alla continua verifica e messa in discussione dei risvolti pratici che da esse possono derivare. Significativi spunti a tal riguardo sono offerti da una delle principali opere dello stesso Di Stefano, Il recupero dei valori. Centri storici e monumenti. Limiti della conservazione e del restauro, pubblicato nel 1979, che attesta, dopo oltre un trentennio, l'attualità del suo pensiero. Il presente studio vuole fondarsi sulla rilettura critica del citato volume, per riprendere le sue considerazioni riferite ad aspetti culturali e metodologici da una parte, ed economici, finanziari, sociali, amministrativi, gestionali, dall'altra, inevitabilmente presenti in fase operativa. Com'è facile dedurre già dall'introduzione al volume, molte questioni riguardanti i temi trattati sono purtroppo tuttora aperte, nonostante la stesura dei numerosi documenti internazionali e lo svolgimento di accesi dibattiti a partire dal secondo dopoguerra ad oggi. Infatti, bisogna prendere atto del fatto che, tuttora, in Europa, vige una situazione politico-culturale che non fornisce sufficienti garanzie circa l’effettiva tutela dei centri storici. Nella maggior parte dei paesi sono ancora carenti le misure di salvaguardia ed idonei strumenti d’intervento, e continua a registrarsi diffusamente un netto 'gap' tra i principi teorici e le più diffuse prassi operative, spesso ancora legate a orientamenti ripristinatori. Ma particolarmente preoccupante è anche la recente e diffusa tendenza che, considerando i centri storici come poli di attrazione del turismo di massa, dà luogo ad improprie utilizzazioni ed a restauri falsificatori, capaci solo di restituirci imbalsamate «città d’arte» prive di autenticità, e con gravi conseguenze anche in termini sociali. A livello nazionale, poi, uno degli aspetti più preoccupanti è che l'unico strumento legislativo vigente per intervenire su tali contesti è la Legge 457/78, che, com'è ben noto, non è nata con vocazione conservativa, ma per cercare di risolvere, all'epoca, il problema della casa, con conseguenze devastanti sul costruito. Tale quadro imporrebbe una rivisitazione degli strumenti legislativi attuali, alla luce delle esperienze di restauro urbano a livello nazionale e internazionale, tra cui, in particolare, si distingue quella francese, condotta con efficacia nell'ultimo cinquantennio. Roberto Di Stefano asseriva che «il vero problema è quello dei valori», culturali e umani. Tale affermazione dovrebbe rappresentare il punto di partenza per intervenire in maniera corretta sul costruito tradizionale delle nostre città, il quale deve svolgere, come egli stesso sottolineava, un ruolo vitale nell’ambito della vita contemporanea, nel rispetto dei suoi intrinseci significati storici, culturali e sociali. Dunque, si ritiene che far tesoro della sua speculazione sia, non solo doveroso, ma di grande utilità per proseguire le nostre riflessioni in continuità con essa, e per favorire concretamente, come si predica da decenni, la conservazione integrata, favorita da un approccio interdisciplinare per intervenire su organismi così delicati e complessi, quali i nostri centri storici

    Il paesaggio archeologico in Valle d'Aosta: dal pensiero di Roberto Di Stefano a una possibile integrazione tra istanze culturali e partecipazione della collettività

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    Il Convegno Internazionale Filosofia della Conservazione e prassi del Restauro, Napoli 29 - 30 novembre 2012, promosso dall'Università degli Studi di Napoli Federico II e dall'Icomos, dedicato a Roberto Di Stefano (1926 - 2005), ha inteso accogliere la sollecitazione che il mondo della cultura ha manifestato per ricordare l'insegnamento e le attività di un Maestro del Restauro le cui esperienze professionali hanno rappresentato, e rappresentano, esempi emblematici di teoria e pratica della Conservazione. Gli Atti del Convegno, tendono ad aprire un discorso importante sulla sua eredità culturale, la sua capacità di 'pre-vedere' un nuovo discorso teorico, metodologico e applicativo del Restauro e della Conservazione è un valore che emerge con chiara evidenza da questo volume che può rappresentare un primo momento di approfondimento della sua personalità e del messaggio che proviene dalla sua esperienza di vit

    Introduzione [a I cartolari del notaio Stefano di Corrado di Lavagna]

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    Saggio introduttivo all’edizione dei frammenti dei protocolli del notaio Stefano di Corrado di Lavagna nel quale viene fatta l’analisi codicologica dei frammenti e si ricostruisce la biografia del notaio. Vengono inoltre esaminate la tipologia dei documenti, le tecniche redazionali del notaio e l’organizzazione burocratica della Chiesa genovese nella seconda metà del secolo XIII. Introduction essay to the edition of the fragments of the protocols of the notary Stefano di Corrado of Lavagna in which the analysis of the codex fragments and reconstructs the biography of the notary is made by the author. She also examined the types of documents, the technical drafting of the notary and the bureaucratic organization of the Church of Genoa in the second half of the thirteenth century

    Codice diplomatico del monastero di Santo Stefano di Genova (965-1200). I

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    Edizione critica delle pergamene del monastero benedettino di Santo Stefano di Genova comprese tra il 965 e il 1200 per un totale di 268 documenti. L’edizione è corredata dall’indice dei nomi di persona, di luogo e delle cose notevoli. Critical edition of the scrolls of the benedictine monastery of Santo Stefano in Genoa dated between 965 and 1200 for a total of 268 documents. The edition is accompanied with the index of personal names, place, and the remarkable things
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