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Film Music: Practices, Theoretical and Methodological Perspectives. Studies around “Cabiria” Research Project, a cura di Annarita Colturato, Torino, Kaplan, 2014, 338 pp.
Colloquio con Giorgio Carnini
Prima di affermarsi come rinomato concertista classico, Giorgio Carnini, dedicatario e primo esecutore del Quarto concerto (1993) di Ennio Morricone, ha svolto un’intensa attività di turnista all’organo e alle tastiere per l’RCA e le altre principali case discografiche italiane, così come per la RAI, in un arco di tempo che va dal 1967 fin circa al 1975 (con alcune propaggini successive). È stato egli stesso compositore e arrangiatore per il teatro e per il cinema e ha realizzato numerose incisioni discografiche a suo nome, tra cui diversi dischi di sonorizzazioni. Come turnista ha lavorato in modo costante con i maggiori compositori cinematografici italiani, tra cui Ennio Morricone, Bruno Nicolai, Luis Bacalov e Nino Rota
Sperimentazione elettroacustica e cinema d'autore in Italia negli anni Sessanta : due casi di studio
Questo articolo studia il rapporto tra sperimentazione musicale e cinema d’autore, così come si configura in un numero significativo di pellicole italiane prodotte negli anni Sessanta. Esso si struttura in tre parti, la prima di carattere metodologico e teorico, le restanti di carattere monografico, dedicate a Il deserto rosso di Michelangelo Antonioni (1964) e Il seme dell’uomo di Marco Ferreri (1969), che vedono impiegate rispettivamente composizioni preesistenti di Vittorio Gelmetti e Richard Teitelbaum. Esso mette in luce le peculiarità del rapporto tra cinema d’autore e musica sperimentale, rispetto alle codificate modalità d’impiego della musica post-tonale nel cinema narrativo di ascendenza hollywoodiana, e propongono un modello analitico in cui i linguaggi e le poetiche della sperimentazione musicale diventano strumento d’indagine ermeneutica dell’estetica dei cineasti che le accolgono nei propri film.This article studies the relationship between musical experimentation and auteur cinema, as it is configured in a remarkable number of Italian films of the 1960s. It is structured in three parts: the first part concentrates on theoretical and methodological issues, the remaining parts focus on The Red Desert by Michelangelo Antonioni (1964) and The Seed of Man by Marco Ferreri (1969), using pre-existing compositions respectively by Vittorio Gelmetti and Richard Teitelbaum. I outline the peculiarity of the relationship between auteur cinema and experimental music, with respect of the codified modalities of the use of post-tonal music in the Hollywood narrative cinema. I propose a model of analysis according to which languages and poetics of experimental music become tools for a hermeneutic insight of the filmmakers’ aesthetics
Danijela Kulezic-Wilson, The Musicality of Narrative Film, New York: Palgrave Macmillan, 2015
La musicalità del cinema è un tema dibattuto fin dalle origini della settima arte. A livello ermeneutico-interpretativo, l’incontro tra i due media avviene essenzialmente sul terreno della metafora: il "musicale" fa sovente capolino nel linguaggio del cinema a vari livelli di produzione e ricezione, specialmente quando gli addetti ai lavori – siano essi registi, sound designer, compositori o critici – lo scelgono per descrivere le ragioni meno immediate di alcune opzioni espressive. La teoria audiovisiva non si è tirata indietro quando si è trattato di utilizzare in campo cinematografico nozioni esplicative di origine musicale: si va dal classico contrappunto audiovisivo di Sergej Éjzenštejn,ripreso e discusso in moltissime sedi, al “musicalismo” - termine spregiativo con cui Noël Burch stigmatizzò l’«insistenza nevrotica a rintracciare valori astratti, quasi musicali nel cinema mainstream» - all’analogia tra musica e cinema cui David Bordwell dedicò un saggio seminale, fino al più recente concetto di musical multimedia in Nicholas Cook, che rappresenta uno snodo metodologico influente sugli studi più recenti, compreso il volume qui in oggetto
From Stage to Screen. Musical Films in Europe and United States (1927-1961), a cura di Massimiliano Sala, Turnhout, Brepols, 2012, (Speculum Musicae, 19), 338 pp
Representing the South. The Sound of the 'Grotesque' in the Italian Films of the 1960s and 1970s
The representation of the South is a major subject in Italian cinema. Already central during the Neorealism, it became inescapable once the long-lived questione meridionale (the southern issue) exploded in the cultural discourse after the so-called “economic miracle” (1958-1963). The narratives of the socio-cultural gap between an increasingly industrial North and a still underdeveloped South—populated by corruption and organized crime—led Italian cinema of the 1960s and 1970s to address the subject through a whole range of genres, including documentary, cine-inquiry, melodrama, gangster and the newborn commedia all'italiana.
In my paper I illustrate the crucial role of film music in articulating the cultural dichotomies implied in the southern issue (e.g. familiarity/otherness, primitiveness/decadence, superstition/religion, honor/dishonor etc.) with special attention to the category of the grotesque . Drawing on the audio-visual analysis of a representative selection of cues, I argue how prominent composers, such as Nino Rota, Ennio Morricone, Egisto Macchi, Luis Bacalov and Piero Piccioni, exhibited a relatively codified vocabulary of musical procedures that profoundly emblematized this season of Italian cinema in the
international scene and would be influential for ensuing generations of Italian and Italian-
American filmmakers. By combining the vernacular stylization of melodic and rhythmic profiles, the insistence on timbres that were (sometimes inappropriately) considered as
regional marks (e.g. the Jew’s harp for Sicily), the recourse to operatic devices, and a deft use of sound postproduction, music manages to merge traits of irony, sarcasm, ugliness, comedy, with epical and tragic tones, in a powerful grotesque portrait of the southern, and ultimately overall, Italian character
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