389 research outputs found

    Competenze di mediazione interculturale per educare alla cittadinanza in contesti plurali

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    Intercultural competences to educate for citizenship in plural contexts In the present age, the difference imposes itself on each level of the local and global life not only as "problem" of democratic coexistence but also ─ and in particular ─ as "challenge". It is a “challenge” to the human ability to trace possible "meeting points", from which it makes possible for each person (at different levels of the collective society) to collaborate with others in the construction of social and cultural contexts “positives”, namely, which allow to each one to be, to grow and to participate. Putting itself in this direction, the paper follows a epistemology both dialogical, phenomenological-hermeneutic and constructivist which, although from different angles, recognizes that the relationship is the dimension both existential, ontological and axiological of subject-person. Hence, it aims to focus on the concept of intercultural mediation. In particular, it seeks to highlight the "areas" ─ both existential and relational ─ along which it is called on to act in a perspective both pedagogy and educational, today. After having highlighted the "lights" and the "shadows" that the national and international studies detect on the device of linguistic and/or cultural mediation until today practiced, the paper recognizes the opportunity to "stay on mediation" by means of a process of critical-constructive reflection. Therefore, collecting the instance to distinguish the practice of mediation between "specific profession" and "professional competence" (which is both located and distributed among those who work in different contexts both educational, social-cultural, and health), the paper intends to: ‒ reiterate that the mediation represents one of the key concepts around which the italian pedagogical proposal (both in general pedagogy and intercultural pedagogy) articulates; ‒ emphasize such as it represents a "professional style" that the operators ─ and especially educational operators ─ are called upon to assume. Specifically, the paper aims at highlighting the competences of intercultural mediation that, putting themselves along the planes both anthropological, ethical and social-cultural, allow each operator to: - act in sense both educational and training on the concepts of belonging, citizenship, inclusion, justice and democratic participation; - promote, between the various actors involved, real interactive processes of social cohesion and human. Therefore, by opening up to different levels of reflection (pedagogical, educational, ethical and political), the paper can be the subject of interest for teachers, consultants and scholars/experts

    Anal fistulas treatment with bulking agents: An observational study

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    BACKGROUND: Anal fistulae represent one of the most challenging conditions to treat by proctologists. Nowadays different treatment options are available. METHODS: We analysed our initial experience with bulking agents: we treated 46 patients from January 2014 to December 2017. For our prospective study, they were operated by the same surgical colo-rectal staff in our Istitution. All the details of the procedure were discussed with patients before surgery and a written consent was obtained. All patients were examined after a week, one month, six months and one year after procedure with clinical study including digital examination, proctoscopy and anal UltraSound Scan. We also did a mini-review regarding the most important bulking agents. RESULTS: None of the patients developed continence impairment after procedure. No mortality was observed. Patients needed analgesics for pain relief, for a period of 3-7 days, were 29 of 46 (63%). A total recurrence rate of 21% and overall success rate of 65.2% at 1 year follow-up. CONCLUSIONS: Anal fistulas treatment is still controversial and recurrence is typically very frequent. Our results underlined the importance of an accurate tailored treatment of fistula patients. A unique treatment useful for all types of fistulas does not exist. Among the most recent techniques, bulking agents' injections can be considered simple and safe therapeutic options, with no continence impairment

    Fluidità di membrana, omega 3 ed obesità

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    Numerosi studi hanno dimostrato una correlazione tra obesità e fluidità di membrana [1, 2]. Alcune recenti ricerche da noi condotte hanno messo in evidenza che gli eritrociti di donne obese rispetto a quelli dei controlli normopeso presentavano una significativa riduzione dei livelli dei principali antiossidanti, della fluidità e del rapporto tra gli acidi grassi omega-3 e omega-6 delle loro membrane, e che le tali alterazioni strutturali e funzionali erano significativamente più marcate nelle obese con sindrome metabolica [3]. La letteratura scientifica ha dimostrato che la fluidità e la composizione fosfolipidica delle membrane eritrocitarie correla significativamente con quella delle cellule neuronali e di molti altri tessuti, e che l’alterata fluidità delle membrane neuronali concorre a ridurre l’efficienza dei recettori per i mediatori del controllo della sazietà e della termogenesi dell’asse “gut-brain” (anandamide, 2-o-arachidonoil-glicerolo, neuropetide Y, Agouti-related peptide, etc.). Da tutto ciò si evince che queste alterazioni strutturali e funzionali delle membrane degli obesi possono contribuire a peggiorare ulteriormente il controllo del peso corporeo ed il rischio di insorgenza della sindrome metabolica. Inoltre, la perdita di fluidità delle membrane e la riduzione dei livelli dei principali antiossidanti diminuisce a livello mitocondriale l’efficienza degli enzimi della catena respiratoria nel produrre ATP. Di conseguenza si riduce l’attività delle ATP-asi per lo ione Ca e ciò comporta un aumento della sua concentrazione intracellulare. L’aumento del Ca attiva la fosfolipasi A2 e promuove il rilascio dai fosfolipidi degli acidi grassi polinsaturi della serie omega-6 (ac. Arachidonico) e della serie omega-3 (ac. Docosaesanoico, DHA). Numerose sono le correlazioni tra queste alterazioni metaboliche e l’obesità. In particolare, le evidenze della letteratura dimostrano che: • A livello cerebrale, il calo del DHA legato ai fosfolipidi (DHA-PL) concorre a promuovere: a) un ulteriore irrigidimento delle membrane e di conseguenza un aumento della resistenza all’insulina; b) l’attivazione delle lipo- e delle ciclo-ossigenasi e di conseguenza un aumento dell’infiammazione e della vasocostrizione tissutale; c) il rilascio (DHA-PL- indotto) di diversi mediatori che concorrono ad aumentare la sensazione di fame ed a regolare la termogenesi. • A livello epatico, il calo del DHA-PL diminuisce sia la beta-ossidazione perossisomale degli acidi grassi che l’attività della stearoil-coenzima A desaturasi; un calo d’attività di quest’ultimo enzima si è dimostrato strettamente correlato con l’aumento della steatosi epatica, dell’insulino- resistenza e del peso corporeo. • A livello eritrocitario, infine, il calo di DHA-PL, promuovendo un irrigidimento della membrana rallenta le velocità di cessione dell’ossigeno ai diversi tessuti. Da qui, una diminuzione del metabolismo ossidativo e della termogenesi ed un aumento dell’infiammazione. Alla luce di tutte queste evidenze scientifiche si può dunque concludere che uno degli obiettivi più importanti da perseguire per assicurare il corretto funzionamento dei mediatori dell’asse “gut-brain”, atto a prevenire sia l’obesità che la sindrome metabolica, è quello di contrastare il calo del DHA-PL conseguente alla diminuzione di fluidità delle membrane ed all’aumento del Ca e dei processi d’infiammazione e di perossidazione ad esso correlati. [1] D.A. Pan, A.J. Hulbert, L.H. Storlien, J Nutr 124 (1994) 1555-1565. [2] A. Scalbert, G. Williamson, J Nutr 130 (2000) 2073S-2085S. [3] R. Cazzola, M. Rondanelli, R. Trotti, B. Cestaro, J Nutr Biochem. Available online 8 July 2010 doi:10.1016/j.jnutbio.2010.03.00

    Obesità, omega-3 e fluidità di membrana

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    Numerosi studi, hanno dimostrato una correlazione tra obesità e fluidità di membrana [1, 2]. Alcune recenti ricerche da noi condotte hanno messo in evidenza che gli eritrociti di donne obese rispetto a quelli dei controlli normopeso presentavano una significativa riduzione dei livelli dei principali antiossidanti, della fluidità e del rapporto tra gli acidi grassi omega-3 e omega-6 delle loro membrane, e che le tali alterazioni strutturali e funzionali erano significativamente più marcate nelle obese con sindrome metabolica [3]. La letteratura scientifica ha dimostrato che la fluidità e la composizione fosfolipidica delle membrane eritrocitarie correla significativamente con quella delle cellule neuronali e di molti altri tessuti, e che l’alterata fluidità delle membrane neuronali concorre a ridurre l’efficienza dei recettori per i mediatori del controllo della sazietà e della termogenesi dell’asse “gut-brain” (anandamide, 2-o-arachidonoil-glicerolo, neuropetide Y, Agouti-related peptide, etc.). Da tutto ciò si evince che queste alterazioni strutturali e funzionali delle membrane degli obesi possono contribuire a peggiorare ulteriormente il controllo del peso corporeo ed il rischio di insorgenza della sindrome metabolica. Inoltre, la perdita di fluidità delle membrane e la riduzione dei livelli dei principali antiossidanti diminuisce a livello mitocondriale l’efficienza degli enzimi della catena respiratoria nel produrre ATP. Di conseguenza si riduce l’attività delle ATP-asi per lo ione Ca e ciò comporta un aumento della sua concentrazione intracellulare. L’aumento del Ca attiva la fosfolipasi A2 e promuove il rilascio dai fosfolipidi degli acidi grassi polinsaturi della serie omega-6 (ac. Arachidonico) e della serie omega-3 (ac. Docosaesanoico, DHA). Numerose sono le correlazioni tra queste alterazioni metaboliche e l’obesità. In particolare, le evidenze della letteratura dimostrano che: • A livello cerebrale, il calo del DHA legato ai fosfolipidi (DHA-PL) concorre a promuovere: a) un ulteriore irrigidimento delle membrane e di conseguenza un aumento della resistenza all’insulina; b) l’attivazione delle lipo- e delle ciclo-ossigenasi e di conseguenza un aumento dell’infiammazione e della vasocostrizione tissutale; c) il rilascio (DHA-PL- indotto) di diversi mediatori che concorrono ad aumentare la sensazione di fame ed a regolare la termogenesi. • A livello epatico, il calo del DHA-PL diminuisce sia la beta-ossidazione perossisomale degli acidi grassi che l’attività della stearoil-coenzima A desaturasi; un calo d’attività di quest’ultimo enzima si è dimostrato strettamente correlato con l’aumento della steatosi epatica, dell’insulino- resistenza e del peso corporeo. • A livello eritrocitario, infine, il calo di DHA-PL, promuovendo un irrigidimento della membrana rallenta le velocità di cessione dell’ossigeno ai diversi tessuti. Da qui, una diminuzione del metabolismo ossidativo e della termogenesi ed un aumento dell’infiammazione. Alla luce di tutte queste evidenze scientifiche si può dunque concludere che uno degli obiettivi più importanti da perseguire per assicurare il corretto funzionamento dei mediatori dell’asse “gut- brain”, atto a prevenire sia l’obesità che la sindrome metabolica, è quello di contrastare il calo del DHA-PL conseguente alla diminuzione di fluidità delle membrane ed all’aumento del Ca e dei processi d’infiammazione e di perossidazione ad esso correlati. [1] D.A. Pan, A.J. Hulbert, L.H. Storlien, J Nutr 124 (1994) 1555-1565. [2] A. Scalbert, G. Williamson, J Nutr 130 (2000) 2073S-2085S. [3] R. Cazzola, M. Rondanelli, R. Trotti, B. Cestaro, J Nutr Biochem. Available online 8 July 2010 doi:10.1016/j.jnutbio.2010.03.00

    Effects of weight loss on erythrocyte membrane composition and fluidity in overweight and moderately obese women

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    A previous study showed chemical and physical impairment of the erythrocyte membrane of overweight and moderately obese women. The present study investigated the effects of a low-calorie diet (800 kcal/day deficit for 8 weeks) on erythrocyte membrane properties in 70 overweight and moderately obese (body mass index, 25-33 kg/m(2)) normotensive, nondiabetic women. At the end of dietary intervention, 24.3% of women dropped out, 45.7% lost less than 5% of their initial weight (Group I) and only 30% of patients lost at least 5% of their initial body weight (Group II). Group I showed no significant changes in erythrocyte membrane composition and function. The erythrocyte membranes of Group II showed significant reductions in malondialdehyde, lipofuscin, cholesterol, sphingomyelin, palmitic acid and nervonic acid and an increase in di-homo-gamma-linolenic acid, arachidonic acid and membrane fluidity. Moreover, Group II showed an improvement in total cholesterol, low-density lipoprotein cholesterol, glycemia and insulin resistance. These changes in erythrocyte membrane composition could reflect a virtuous cycle resulting from the reduction in insulin resistance associated with increased membrane fluidity that, in turn, results in a sequence of metabolic events that concur to further improve membrane fluidity

    Impaired fluidity and oxidizability of HDL hydrophobic core and amphipathic surface in dyslipidemic men

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    Objective: To examine and compare the composition, fluidity and oxidizability of HDL hydrophobic core and amphipathic surface of two groups of adult males (25kg/m(2)<BMI<30kg/m(2)), the former mixed dyslipidemic patients (MD) and the latter age- and BMI-matched healthy controls. Methods and results: Pyrenyl-cholesteryl ester and pyrenyl-phosphatidylcholine, respectively incorporated in HDL core or surface were used for measuring both 2,2'-azobis-2-methyl-propanimidamide-dihydrochloride-induced peroxidation kinetics and fluidities of these regions. In comparison with the controls, MD HDL showed: a) higher free cholesterol to phospholipid ratio in surface and triacylglycerols to cholesteryl ester ratio in the core, b) higher malondialdehyde levels and lower alpha-tocopherol and beta-carotene to neutral lipid ratios, c) a more rigid surface and more fluid core, d) dramatically decreased lag-time and increased propagation rate of peroxidation kinetic in the core, but only an increased propagation rate on the surface. Conclusion: These results suggest that better knowledge of the physical-chemical properties and oxidizability of HDL core and surface could contribute to better understanding of the mechanisms connecting HDL alteration to increased risk of CDV in MD
    corecore