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    Quando lavorare non basta: l'indagine Prin sui Working Poor Needs

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    Il saggio di apertura della presentazione dei risultati del Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN) intende condividere la riflessione della PI su alcune questioni (e criticità) di tale strumento: da un lato, lo sforzo sistematico di ordinare la tematica, ampia e complessa, della povertà lavorativa in un mondo del lavoro in trasformazione profonda e rapida, e, dall’altro, i variegati problemi burocratico-amministrativi di una ricerca interuniversitaria soggetta a valuta- zione ex ante e ex post

    PRIN 2017 PRESENTAZIONE

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    Presentazione del volume che raccoglie parte dei principali risultati di una ricerca interuniversitaria – ampia e multidisciplinare – finanziata dal Ministero nell’ambito del PRIN 2017 sul tema Working Poor NEEDS: NEw Equity, Decent work and Skills che ha visto coinvolte quattro Università (Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università degli Studi di Udine, Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università degli Studi di Bologna, Dipartimento di Ingegneria industriale e dell’Informazione e dell’Economia dell’Università degli Studi di L’Aquila, Dipartimento di Scienze giuridiche “Cesare Beccaria” dell’Università degli Studi di Milano) con i rispettivi gruppi di lavoro coordinati da responsabili locali, rispettivamente in persona dei professori Marina Brollo (Principal Investigator del PRIN), Carlo Zoli, Pietro Lambertucci e Marco Biasi

    Introduzione all’unità di ricerca dell’Università di Udine

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    L'unità di ricerca dell’Università di Udine si è occupata del tratto finale della ricerca Prin, per affrontare una questione centrale nelle politiche attive per il lavoro sano, sicuro e dignitoso (previsto dalla nostra Carta costituzionale e dall’articolo 31 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea)

    La prospettiva di genere: un’opportunità per l’ente locale

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    L’analisi della popolazione e del contesto in ottica di genere costituisce un importante strumento di mainstreaming che fornisce all’ente locale le premesse necessarie – pur se non sufficienti – per ridurre le disuguaglianze di genere a vantaggio dell’intera collettività. Grazie ad essa, politici e amministratori possono divenire maggiormente consapevoli delle conseguenze delle loro decisioni su donne e uomini e hanno l’occasione per condurre un’azione nel contempo più equa, più efficace e più efficiente che tenga sempre presente l’ottica del destinatario

    la composizione della Commissione di Abilitazione Scientifica Nazionale

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    ricostruzione critica deklle modalità di formazione delle commissioni nazionali per l'abilitazione scientifica a professore universitario di ruolo

    Che tempo di donna è? Identità di genere tra sessismo moderno e oggettivazione del corpo

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    A distanza di mezzo secolo dalla proclamazione internazionale dell’uguaglianza tra uomo e donna (Assemblea Generale dell’ONU il 7 novembre 1967), attraverso le conquiste civili dagli anni Settanta ad oggi, dal diritto di divorzio, alla riforma del diritto di famiglia, all’abrogazione della legge sul delitto d’onore fino al riconoscimento della violenza come reato contro la persona e alla configurazione dei reati di stalking come «reati persecutori» (2009), si pone l’esigenza di fare una riflessione sull’effettiva realizzazione dell’uguaglianza di genere, sulla percezione e rappresentazione sociale dei generi e sulle relazioni tra i sessi. Questo lavoro propone un approccio psicosociale sui processi dell’identità di genere oggi attraverso un approfondimento del tema del sessismo, forma moderna di pregiudizio, da un lato e dell’oggettivazione del corpo femminile dall’altro. La teoria del sessismo ambivalente presuppone un atteggiamento duale nei confronti delle donne fatto da un lato di ostilità classica e visione tradizionale dei rapporti tra i generi e dall’altro di un sessismo sottile e benevolo. I media certamente concorrono alla formazione dell’identità di genere anche attraverso l’uso massiccio degli stereotipi di genere e l’utilizzo del corpo delle donne spesso strumentalizzato e oggettivato. La sessualizzazione dell’immagine femminile porta a conseguenze importanti nella vita delle donne, in quanto l’oggettivazione del corpo perde di vista la completezza della persona per concentrarsi sul corpo, o parte di esso, ridotto a mero strumento sessuale
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