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    Nonalcoholic fatty liver disease and the metabolic syndrome

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    Abstract Negli ultimi 15 anni si è progressivamente affermato il concetto che vede nella steatosi epatica il momento iniziale di un danno epatico potenzialmente progressivo. La steatosi epatica nonalcolica (NAFLD) ha assunto quindi una notevole importanza, configurandosi come una via metabolica alla cirrosi ed al carcinoma epatocellulare. Altri agenti eziologici, in particolare il virus C dell’epatite, possono interagire con la malattia metabolica attraverso vie non interamente chiarite. Il diabete tipo 2, l’obesità e la dislipidemia rimangono i principali fattori di rischio della NAFLD, che viene ad essere considerata come l’espressione epatica della Sindrome Metabolica (SM). Una serie importante di studi ha messo in luce i rapporti tra NAFLD e SM, il rischio di malattia epatica associato alle varie condizioni che caratterizzano la SM, l’importanza dell’insulino resistenza come denominatore comune. Resta da chiarire il meccanismo di progressione del danno epatico dalla semplice steatosi alla steatoepatite ed infine alla cirrosi, e la ragione per la quale si giunge solo in alcuni casi alla malattia epatica terminale, in altri (la grande maggioranza) agli eventi cardiovascolari. L’epidemia di obesità e diabete del mondo occidentale prospetta un aumento significativo dei casi di malattia epatica su base metabolica per i prossimi anni. Progetti di prevenzione e di intervento basati sullo stile di vita divengono quindi particolarmente urgenti anche per quanto riguarda la epatopatia metabolica. Riassunto In the last 15 years evidence has been accumulating suggesting that hepatic steatosis may be the starting point for a progressive liver disease. Nonalcoholic steatohepatitis (NAFLD) is now considered a metabolic pathway to advanced liver disease, cirrhosis and hepatocellular carcinoma. Liver disease of other etiology, namely hepatitis C virus, may interact with NAFLD, although the underlying mechanism(s) have not been fully elucidated. Type 2 diabetes mellitus, obesity and dyslipidemia are the principal factors associated with NAFLD, which is now considered the hepatic expression of Metabolic Syndrome (MS). Several studies have dealt with the relationship of NAFLD and MS, the risk of liver disease associated with the classical features of MS, the importance of insulin resistance as the common soil of different diseases. We still need to clarify the mechanism(s) responsible for liver disease progression from pure fatty liver, to steatohepatitis and to cirrhosis, and the reason(s) why only a few NAFLD cases progress to terminal liver failure while others (the majority) will have a cardiovascular outcome. The epidemics of obesity and diabetes of Western countries is expected to produce a significant increase of metabolic liver disease in the next years. Prevention and intervention programs based on lifestyle are therefore mandatory to reduce the burden of metabolic liver disease

    Backbone and side-chains 1H, 13C and 15N NMR assignment of human beta-parvalbumin

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    beta-parvalbumin, also known as oncomodulin, is a small Ca2+-binding protein belonging to the so-called EF-hand family. At variance with the ubiquitary a-parvalbumin, the b-form is almost exclusively expressed in tumor cells. The solution structure of the recombinant human protein has been solved by us (Babini et al. 2004) mostly based on proton assignment. As this protein is a potential drug target, its full assignment may be of general interest per se.We present here its virtually complete assignment, obtained with the aid of 13C- direct detection 2D experiments, including a novel pulse sequence designed for the assignment of aromatic Cc nuclei (see Supplementary material). All backbone resonances are assigned except for the HN and N of M1. Still unassigned are the N terminal in Lys residues, the ring NH and N signals of H108, and the guanidine signals of R20 and R49. In summary, 93.7% 1H, 99.4% 13C and 89.8% 15N of the total protein nuclei were assigned

    Quando le insegnanti parlano col corpo (Focus in rivista)

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    Il focus propone una serie di contributi, realizzati da vari autori, in riferimento all'uso della comunicazione corporea nella cura educativa presso la scuola dell'infanzia. Lo studio, svolto in collaborazione con la FISM Bologna, è nato dall'esigenza di realizzare una verifica rispetto alle iniziative di formazione realizzate negli anni precedenti in tema di corporeità delle insegnanti e alla loro ricaduta nella pratica educativa quotidiana. Un articolo di apertura riflette sulle motivazioni verso una ricerca su didattica e comunicazione corporea. Il contributo sostiene l'importanza della relazione con i bambini in eta prescolare, relazione che viene prima del mondo del sapere proprio perchè abbraccia l'espressione corporea e l'essere al mondo col corpo prima ancora che con la comunicazione verbale. L'idea di fondo, dunque, sostiene he la componente corporea, dal punto di vista educativo, è spesso più importante dello stretto contenuto semantico dei discorsi. Diviene utile riflettere sulla dimensione corporea dell'insegnante affinchè non sia considerata, dal punto di vista didattico, solo come tratto spontaneo e amrginale. Appare invece importate, per chi insegna, acquisire consapevolezza sull'importanza della corporeità come parte della propria professionalità. Un secondo articolo definisce il profilo metodologico della ricerca che si caratterizza come studio di caso di tipo intensivo all'interno della ricerca empirica. Un campo di ricerca ristretto, la triangolazione dei ricercatori e delle tecniche, la natura qualitativa e quantitativa dei dati, il campione esiguo dei soggetti osservati, hanno caratterizzato uno studio di caso in situazione ecologica, cioè sul luogo, nei tempi e con le attività reali che quotidianamente impegnano insegnanti e bambini nella loro relazione educativa. Un terzo articolo definisce, nel dettaglio, lo strumento di registrazione dei dati raccolti attraverso le videoriprese delle attività osservate. La definizione della griglia di osservazione ha rappresentato il passaggio necessario per una ricerca empirica basata sulla raccolta e la codifica di dati comploessi come quelli riferiti al comportamento corporeo, dove si tratta di conciliare l'aspetto analitico e quello globale. Indicatori e descrittori vengono declinati in relazione a diversi aspetti (spazio, tempo, postura, gestualità, movimento, mimica, contatto corporeo, linguaggio non verbale) che, nell'insieme, caratterizzano la relazione corporea nella situazione educativa. Un quarto articolo presenta e commenta i dati raccolti e analizzati statisticamente. L'analisi delle varie categorie di indicatori ha consentito di verificare come, il complesso delle risultanze, indichi un atteggiameto di cura educativa che, senza forzare la comunicazione, propone una relazione serena, presente e adeguata alla situazione contingente. Le esperienze oggetto dell'osservazione, in sintesi, evidenziano una sostanziale uniformità con il modello "scolastico", caratterizzato da una opportuna (non invadente) direttività educativa che, nonostante le diverse tipologie di attività poposte, tende a caratterizzare una situazione ddidattica serena e rassicuante per il bambino. Un quinto articolo presenta le considerazioni, le proposte e le critiche fatte dalle insegnanti dopo la restituzione degli esiti di ricerca in un apposito seminario. L'idea del contributo è dare senso al lavoro di ricerca dando voce, in un processo di co-costruzione, a chi ne è stato il protagonista o ne sarà il fruitore. Guadagni, difficoltà, criticità, desiderata e prospettive sono state evidenziate negli interventi e nelle testimonianza delle insegnanti che hanno aperto la ricerca oltre l'ambito circoscritto dei suoi dati. Le ricerche di orientamento pedagogico risulterebbero inadeguate se ridotte solamente in termini di una scientificità oggettiva proprio là dove le soggettività sono parte fondamentale della ricerca stessa

    Definition of nominal stress-based FAT classes of complex welded steel structures using the Peak Stress Method

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    The purpose of this paper is to report some industrial applications of the local approach Peak Stress Method (PSM) in fatigue strength assessment of complex welded steel joints adopted in amusement park structures, focusing on roller coasters. This method is an application of the N-SIFs approach and it is based on the singular, linear elastic peak stresses calculated from FE analyses with coarse free meshes. For fatigue strength assessment of large structures like roller coasters, companies often prefer using FE beam models and compare nominal stresses with fatigue strength values (FAT classes) available in design standards. Roller coasters present many types of complex welded joints that differ in (i) technological parameters, e.g. weld penetration, and (ii) geometrical parameters, e.g. track pipes number, shape and number of connection elements between track pipes (tie beam, cross beam, lattice structures, etc.). Due to complex geometries and limited number of FAT classes available in design standards, finding appropriate FAT classes consistent with the real geometries is frequently troublesome. To overcome this problem, in this paper some applications of the mentioned local approach are proposed; the outcome is the definition of FAT classes in terms of nominal stress starting from the design curve calibrated in the context of the PSM. The advantage is that it is possible to perform FE analysis with beam elements, having in hands FAT classes derived from a robust local approach and faithful to real geometries

    Effetto del trattamento contro Ostrinia nubilalis sulla presenza di funghi potenzialmente tossigeni nelle cariossidi di mais

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    Vengono riportati i risultati di uno studio effettuato nel 2003 in due campi sperimentali ubicati nella Pianura Padana, sull'effetto del trattamento con L-cialotrina contro Ostrinia nubilalis, sulla presenza di funghi potenzialmente produttori di tossine nelle cariossidi di mais.La determinazione del numero di Unità Formanti Colonia di Aspergillus flavus e A. parasiticus, Penicillium spp. e Fusarium spp. eseguita mediante la tecnica delle diluizioni seriali e l'inoculazione su substrati agarizzati, ha evidenziato una maggiore presenza di A. flavus e A. parasiticus in entrambe le località. Il trattamento con l'insetticida ha ridotto in maniera statisticamente significativa il numero di UFC di A. flavus e A. parasiticus nel campo sperimentale in più elevata era la loro presenza, mentre in entrambe le località il trattamento non ha avuto effetto su Penicillium e Fusarium
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