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il minore e il suo nucleo familiare in rapporto alla detenzione del genitore
Il lavoro riferisce i primi dati, emersi dalla analisi delle frequenze, di una ricerca volta a valutare l’incidenza, sul piano psicologico e comportamentale, della carcerazione di uno o di entrambi i genitori sui figli, con particolare riguardo all’eventuale ruolo criminogenetico di tale evento.Il campione al quale i lavori fanno riferimento, è relativo ad 83 nuclei familiari e concerne un totale di 175 soggetti, che sono stati assistiti dai Servizi sociali dell’U.S.L. n. 16 di Modena negli anni dal 1983 al 1986.Per quanto concerne i genitori, sono stati presi in esame elementi biografici-anamnestici, elementi relativi alle caratteristiche di personalità, e dati attinenti ai rapporti interpersonali ed alle carriere delinquenziali.Per quanto concerne i figli, sono state prese in esame varie possibili risposte disadattive (dal ritardo di sviluppo, al disadattamento scolastico, alla reazione deviante), che sono state successivamente correlate con i dati relativi ai genitori e con quelli concernenti l’assetto familiare.Si è inoltre tenuto conto delle varie forme di intervento attuate dai Servizi, valutate in un’ottica sia assistenziale che preventiva
L'incidenza negativa della detenzione dei genitori sui figli. Nota 2: situazioni di disadattamento in rapporto alle caratteristiche dei genitori e del nucleo
Il lavoro riporta i risultati delle correlazioni fra aspetti disadattivi dei figli e caratteristiche dei genitori, e più in generale del nucleo, ove uno o più genitori abbiano subito detenzione.Si evidenzia l’opportunità di una politica sociale volta ad affrontare la problematica delle famiglie, e soprattutto dei figli, di detenuti, in un’ottica di prevenzione primaria, piuttosto che a posteriori, dopo l’emergenza di aspetti disadattivi
La diagnostica psichiatrico forense nella giurisprudenza italiana
Prendendo spunto da due sentenze della Corte di Cassazione del 1990 si affronta il problema dell’accertamento della imputabilità in caso di alterazioni psichiche non rientranti in un quadro psicopatologico nosograficamente inquadrabile in una patologia maggiore (psicosi).La complessità dei problemi psichiatrici connessi alla diagnostica di tali quadri si riflette sia sulla ambiguità della terminologia, recepita da numerose pronunzie giurisprudenziali, sia sul piano contenutistico stesso. Ciò favorisce l’accoglimento, sul piano giurisprudenziale, di impostazioni culturali la cui utilizzazione in campo psichiatrico forense suscita qualche perplessità, ed una notevole difformità delle pronunzie in casi apparentemente piuttosto simili.Anche in rapporto alla introduzione del nuovo C.P.P., che impone la discussione orale, si auspica l’uso di una terminologia diagnostica universalmente riconosciuta, tale da rappresentare una premessa chiara ala successiva valutazione psichiatrico forense, operazione che richiede un approccio metodologico ovviamente più complesso e specifico
Il trattamento nel passaggio da momenti istituzionali a momenti extraistituzionali: rieducazione e risocializzazione
Gli AA. confrontano il concetto di rieducazione con quello di risocializzazione sottolineando come quest’ ultimo meglio si adatti ad un intervento inteso non a “determinare una modificazione ma a promuovere un processo” attraverso una “offerta di opportunità”. Riferiscono quindi una esperienza di trattamento intraistituzionale, attuata su soggetti plurirecidivi, sottolineando come questo momento, pur importante e necessario, non possa considerarsi esaustivo, stante la necessità di successivi e articolari interventi anche in fase extraistituzionale.Prendono in considerazione le finalità dell’ intervento, che deve essere volto innanzitutto alla valutazione delle risposte di adattamento dei soggetti alla realtà carceraria, onde a facilitarne l’ analisi e la revisione critica; ed in secondo luogo al superamento delle iniziali motivazioni esclusivamente opportunistiche, in favore di una adesione partecipe e volontaria alla propria esperienza risocializzativa. Se esaminano le tecniche utilizzabili in ambito intraistituzionale per raggiungere tali scopi con particolare riguardo alla tecnica dei “gruppi di discussione”, di cui vengono esplicitati risultati e limiti
Metodologia dell'approccio diagnostico nella prospettiva del trattamento risocializzativo
L’intervento prende in considerazione le problematiche relative al primo approccio tra il detenuto plurirecidivo e gli operatori dell’ équipe , con particolare riguardo alle modalità ed ai criteri attraverso i quali può maturare nel soggetto la decisione di accedere al programma di trattamento. Si evidenziano le dinamiche emergenti nel corso dei primi colloqui, ed il ruolo diverso che debbono assumere i singoli operatori, in relazione anche alla percezione che ne ha il detenuto Si sottolinea come il trattamento consista in un processo evolutivo, e come i risultati parziali raggiunti debbano rappresentare la base per un successivo approfondimento diagnostico. In tal senso si riferiscono i risultati di una ricerca svolta in ambito clinico al fine di indagare e qualificare le modificazioni avvenute nel detenuto come conseguenze dei primi colloqui con gli operatori, in ordine alla consapevolezza delle finalità dei colloqui, alla percezione dei ruoli propri e dell’ operatore, ed agli atteggiamenti
Aspetti criminologici delle nuove norme sull'illecito amministrativo
Nella prima parte del lavoro gli Autori esaminano sommariamente, fra i principi generali introdotti dalla legge n. 689/81, quelli che sembrano rivestire maggior interesse dal punto di vista criminologico, e sottolineano l’importanza delle innovazioni che il legislatore ha introdotto sul piano dei principi attraverso la trasposizione in ambito amministrativo di molti degli schemi di impostazione generale, finora tipici del diritto penale, che accentuano l’attenzione al dato personologico e soggettivo del reato; operazione, questa, la cui importanza e necessità è stata evidenziata da penalisti e criminologi ormai da molto tempo. Si è inteso inoltre richiamare l’attenzione sulle difficoltà - che trascendono questo ambito, ma la cui portata ai fini della reale applicazione della nuova normativa non può essere sottovalutata - che emergono in riferimento agli accertamenti in materia di valutazione della personalità dell’autore dell’illecito amministrativo
Problematica medico-legale dell'impotenza
Il lavoro esamina preliminarmente gli ambiti giuridici nel contesto dei quali si colloca la tematica della impotenza, sottolineando in particolare modo le modificazioni che sono state introdotte dalla mutata normativa relativa al matrimonio, sia nel campo del diritto civile che in quello del diritto canonico.Dal punto di vista medico-legale, gli AA. evidenziano come la valutazione della impotenza assuma connotazioni del tutto differenti in rapporto ai diversi ambiti giuridici. Vengono in particolare richiamate le problematiche scientifiche che si pongono in campo assicurativo e nel settore della responsabilità civile, posto che, in aderenza all’evoluzione della dottrina medico-legale e della giurisprudenza, la valutazione del c.d. danno sessuale assume una collocazione diversa rispetto al passato
L'incidenza negativa della detenzione dei genitori sui figli
Il lavoro riferisce i primi dati, emersi dalla analisi delle frequenze, di una ricerca volta a valutare l’incidenza, sul piano psicologico e comportamentale, della carcerazione di uno o di entrambi i genitori sui figli, con particolare riguardo all’eventuale ruolo criminogenetico di tale evento.Il campione al quale i lavori fanno riferimento, è relativo ad 83 nuclei familiari e concerne un totale di 175 soggetti, che sono stati assistiti dai Servizi sociali dell’U.S.L. n. 16 di Modena negli anni dal 1983 al 1986.Per quanto concerne i genitori, sono stati presi in esame elementi biografici-anamnestici, elementi relativi alle caratteristiche di personalità, e dati attinenti ai rapporti interpersonali ed alle carriere delinquenziali.Per quanto concerne i figli, sono state prese in esame varie possibili risposte disadattive (dal ritardo di sviluppo, al disadattamento scolastico, alla reazione deviante), che sono state successivamente correlate con i dati relativi ai genitori e con quelli concernenti l’assetto familiare.Si è inoltre tenuto conto delle varie forme di intervento attuate dai Servizi, valutate in un’ottica sia assistenziale che preventiva
Mimicking of discontinuous epitopes by phage-displayed peptides, II. Selection of clones recognized by a protective monoclonal antibody against the Bordetella pertussis toxin from phage peptide libraries.
La sterilizzazione volontaria in rapporto alla tutela della salute, la terapeuticità dell'atto ed al consenso
Gli AA., dopo aver richiamato in sintetica rassegna i problemi inerenti la liceità o meno dell’intervento di sterilizzazione volontaria a scopo contraccettivo, ne sottolineano i risvolti di tipo psicologico così come gli aspetti di specifico interesse medico-legale, concernenti la potestà terapeutica nell’esercizio della professione medica ed il rapporto medico-paziente, con particolare riguardo alle tematiche della responsabilità professionale e del dovere di informazione.Sotto quest’ultimo profilo, presenta particolare interesse la disamina dei principi informatori della disciplina normativa civilistica e canonistica, ispirante rispettivamente al superamento dell’impotenza sia “coeundi” che “generandi”, in se considerata, quale causa di annullamento del matrimonio. Essa assume, attualmente, tale rilevanza solo qualora configuri un “errore essenziale sulle qualità personali” del coniuge sul piano del diritto civile (art. 122 c.c.), laddove il fine essenziale del matrimonio è individuabile nella “comunione di vita, spirituale e materiale, fra i coniugi”. Ma, con “modernità” non minore, anche nel diritto canonico si assiste ad un progressivo distacco della concezione della capacità procreata come fine primario del matrimonio (storicamente correlata fin dal XVI secolo alla nozione di “verum semen”) attraverso gli interventi riformatori ed innovativi che, iniziati dal Concilio Vaticano II, sono stati proseguiti e consolidati dalle pronunzie della S. Congregazione per la Dottrina della Fede ed infine recepite dal nuovo Codex Iuris Canonici (art. 1084 e 1098 C.J.C.)
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