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    Revolutionary Road: Collective Analysis of a Literary Text

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    The paper deals with a semiotic analysis of the literary text, focusing on Richard Yates' novel Revolutionary Road (1961): a dramatic mid-twentieth-century portrait of social appearances and their negative impact on personal identities. The analysis was carried out by a group of students as part of a seminar at the University of Bologna, in the master's degree program in Semiotics, and constitutes the outcome of an experiment that led to a research product through a didactic process. In the first phase, the novel was analyzed in each individual chapter; then, through didactic coordination, a few macro-themes (spatiality, temporality, corporeity, gender) emerged which the subgroups proceeded to a specific in-depth study. Among the results, it appeared how spatiality is a relevant feature not in itself, but in relation to the sense effects it produces: such as the opposition between public and private, and the relationship between social appearances and intimate dimensions. The temporal dimension was also considered relevant: a back-and-forth between past and future related to the characters' nostalgia for a future they never realized. Finally, the analysis showed the relevance, within the novel, of the correlation between corporeality, gender and passions, not only functional to describe the characters, but to define their status as social bodies, which in the fictional story possessed a higher value than natural bodies

    La Performance Pop come performance ‘diffusa', ovvero i Teatri dell'immaginario

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    La performance pop è legata strenuamente all'oggetto-pop e alla cultura pop. Qualcosa che nel tempo si è dapprima costruito come una forma indefinita e che poi progressivamente ha assunto connotati peculiari. L’universo pop nasce con i media e con la cultura di massa. Rappresenta la consacrazione della everyday life come modalità dell'essere, dove il quotidiano e il normale esprimono valori tesi ad auto-rappresentarsi. La musica pop, Ia televisione, il cinema, la moda, gli oggetti di consumo formano un ambito strettamente correlato che è nel suo complesso "performativo". Ognuno di questi ambiti assume senso se produce forme "ottiche"di visibilità e di valorizzazione, in particolare una fascia centrale e intermedia che si può definire mainstream. Se proviamo a leggere il fenomeno del pop nella sua evoluzione storica e nella sua diffusione attuale e globale, individuiamo alcune tracce costanti nelle quali è particolarmente rilevante la dimensione della performance

    La relazione tra suono e immagine nel videoclip

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    The article is dedicated to the analysis, even with semiotic tools, of music video as a media format, specifically in its textual features, particularly in the relationship between sound and image, also highlighting gaps still existing in the observation of this matter. Music video belongs to the more general audiovisual field, but has its own specificity due to the relevance possessed by the song, and therefore by the music, with respect to film footage. This demonstrates how is overturned the usual hierarchy which in audiovisual language usually gives a primary role to images. The article takes up some elements of the aesthetic debate on the role of music in cinema, and then explores aspects relating to the conventionality of the synchronization between song and video, showing its concrete separateness, through a description of the diegetic sound logics, also presenting analyzes of two case studie

    Master of None: serie tv o food guide? Alla ricerca dei confini del genere, tra stereotipi italiani, filtri culturali e location gastronomiche

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    L’articolo riflette sul ruolo di mediazione culturale svolto da testi audiovisivi come le serie tv, sia nel realizzare rappresentazioni della realtà sociale dense di filtri e stereotipi, sia nel produrre e innescare a loro volta nelle audience motivi di discussione e proposte di modelli culturali. L’esempio trattato in questo caso è Master of None, la serie tv comedy americana (Netflix 2015-2017), ideata e interpretata da Aziz Ansari - attore americano di origine indiana – la quale presenta tra i propri temi principali uno sguardo ironico sui pregiudizi etnici e in generale sugli stereotipi culturali. Nella seconda stagione l’Italia vi assume un ruolo centrale, a partire dai primi due episodi ambientati a Modena, nei quali il protagonista compie un viaggio gastronomico di autoformazione alla cucina emiliana, filtrato attraverso una continua lettura citazionista del cinema italiano (dal De Sica di Ladri di Biciclette all’Antonioni de La notte). Ne emerge una rappresentazione dell’Italia volutamente condizionata da cliché e luoghi comuni, che, a seconda dei pubblici (americano, internazionale, italiano) ha ottenuto consensi variabili, proprio dovuti a differenti effetti di rispecchiamento. Allo stesso tempo la serie si è affermata su magazine lifestyle ed enogastronomici come una sorta di accreditata guida food & travel per la scoperta di luoghi e locali da visitare, sia per New York sia per l’Italia, ponendo così seriamente in questione la differenza tra un testo fiction e un testo non fiction. La comparazione di Master of None con il primo episodio della serie documentario Chef’s Table (Netflix, 2015 - ), anch’esso ambientato a Modena ripercorrendo simili luoghi e motivi, porta a concludere che le differenze di genere discorsivo siano talvolta basate su un labile confezionamento discorsivo, facilmente svelabile attraverso un’analisi semiotica

    La versione infinita: riedizione come risemantizzazione

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    The essay starts from an expanded notion of re-semantization and investigates limits and opportunities of rewriting texts, particularly in the case where are authors themselves reworking the “originals”, and reconfiguring them. Processes of re- semantization that we could define as authorial, operated in order to subsequently modify structure and balance of already published texts. If texts, within a culture, have a statute of stability, due to their cultural enhancement over time, to what extent is it then possible, or legitimate, modifying – over time – a text, without altering its identity? The article focuses in particular on the field of popular music, and more generally on the peculiarities of media texts, as they are susceptible to being disjointed, reopened and reworked. Texts linked to technological supports defining a different relationship between textual configuration and material elements. The case of the Beatles’ album Let It Be and its various versions is taken into consideration, as well as the case of the film Blade Runner, characterized by numerous reissues to

    Sound box: la scatola nera della percezione sonora e i limiti metodologici della semiotica

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    Il saggio indaga l’utilità per le discipline semiotiche di porre a confronto i propri risultati euristici con quelli delle discipline scientifiche e sperimentali, senza oltrepassare i propri limiti teorici. Lo spunto iniziale parte dall’affermazione di U. Eco sull’opportunità per i semiologi di “non mettere il naso nella scatola nera dei processi mentali o cerebrali”. Come materia di confine sulla quale la semiotica si confronta con altre discipline viene quindi affrontato il tema della percezione, in particolare quella uditiva, passando in rassegna alcuni modelli esplicativi proposti nell’ambito della psicologia cognitiva e delle neuroscienze. Nello specifico, viene compiuta una breve ricognizione dei problemi relativi al riconoscimento percettivo del suono, comparati al campo visivo, focalizzando l’attenzione, anche attraverso esempi testuali, sul ruolo del suono nel linguaggio audiovisivo. Tra i modelli di descrizione della percezione uditiva vengono menzionati la “Auditory Scene Analysis” di A. Bregman e le teorie relative all’ “oggetto uditivo”, evidenziando analogie e divergenze rispetto alla trattazione del problema della percezione per come viene operato da Eco.The essay investigates the usefulness for semiotic disciplines of comparing its heuristic results with those of the scientific and experimental disciplines, without exceeding its theoretical limits. The starting point comes from the affirmation of U. Eco about the opportunity for semiologists to “do not poke their noses into the black box of mind or brain processes”. As a boundary matter on which semiotics is confronted with other disciplines, is then examined the issue of perception, particularly the auditory one, taking into account some explanatory models proposed around cognitive psychology and neuroscience. Specifically, a brief analysis of the problems related to the perceptual recognition of sound is performed, compared to the visual, focusing the attention, also through textual examples, on the role of sound in the audiovisual language. Among auditory perception description models, here are mentioned the “Auditory Scene Analysis” by A. Bregman, and theories related to the “auditory object”, highlighting similarities and divergences with respect to how Eco considers the problem of perception

    Suono

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    Il sonoro tende a inserirsi negli spazi interstiziali della vita quotidiana in modo sempre più efficace: mediante apparati sofisticati, collocati in semplici contesti d'uso con caratteristiche sia sociali, sia di fruizione culturale. Il suono "etichetta'', personalizza e rinomina il mondo che ci circonda. Il ruolo sociale che negli ultimi decenni il suono ha rivestito in modo primario è collegato all'estetica della vita quotidiana. Nel Novecento si è assistito a un alternarsi continuo di modi di pensare e vivere la musica, ovvero di apprezzarla e valutarla, con un risultato estremamente variegato e complesso rispetto ai secoli precedenti. I mass media sono stati il fattore principale di moltiplicazione e proliferazione di queste svariate tipologie sonore. Ma per orientarsi in questo universo è necessario tracciare una mappa che renda conto delle diverse estetiche emerse, spesso derivanti da sensibilità opposte. Il Novecento non si è però caratterizzato solo per le trasformazioni legate alle innovazioni tecnologiche, ma anche per il superamento del tradizionale linguaggio musicale basato sulla tonalità

    Immaginare il futuro prossimo: costruire mondi attraverso la fantascienza audiovisiva

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    The fictional and textual dimension can be considered as an observation laboratory about representing the future. The science fiction narrative is, moreover, a historically accredited reference in the field of future studies for the development of its models. The article briefly reviews some definitions relating to science fiction and then focuses specifically on the field of audiovisual science fiction dedicated to near future: an imaginary future dimension similar to the current one and therefore full of elements of restlessness. As representative cases, two textual analyses dedicated to the film Ex Machina and to the TV series Black Mirror are taken into consideration. They are consolidated by some classical theoretical references - from Nelson Goodman's constructionism to Paul Ricoeur's reflection on temporality - against the background of a semiotic methodology. The question of the conceptual limits in the description of time is quickly dealt with, while a wider study is dedicated to the spatial dimension in audiovisuals, illustrating its essential role in the construction of a narrative universe, as well as its usefulness in constructing specific effects for an effective representation of the future

    Immaginari dello sci: verso l’analisi di uno sport di montagna

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    La montagna in quanto realtà turistica si contrappone al mare ma si oppone anche fortemente alla città in quanto realtà urbana e industriale. Nell’immaginario occidentale novecentesco la montagna è divenuta la sede per eccellenza della natura, e dunque della non-contaminazione con lo stile di vita urbano. Dell’idea di purezza e incontaminazione rimane attualmente un residuo immaginario: dall’Himalaya alle Alpi gli ultimi decenni hanno visto in montagna una presenza antropica sempre crescente, il che ha minato profondamente quella realtà di purezza appena evocata, determinando di fatto quella che è una contrapposizione tra salvaguardia dell’ambiente e sfruttamento del territorio. Gli sport invernali in questo senso non sono solo uno specchio di questa situazione contraddittoria bensì ne sono gli artefici, in quanto tra i motori di una rapida colonizzazione. Lo scontro tra tradizione (più o meno autentica) e innovazione, tra conservazione e sfruttamento, tra fatica e comodità, tra montagna e città diventa un’opposizione tra sistemi di valori che andrà a permeare il turismo invernale, e dunque lo sci. Questo vale in termini diversi anche negli anni duemila, nei quali la sostenibilità ambientale si sono fatte imprescindibili la rivalutazione e la ricostruzione di dimensioni alternative nello sviluppo della montagna
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