5 research outputs found

    Looking for missing earthquake traces in the Ferrara-Modena plain: an update on historical seismicity

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    According to the latest issue of the Italian seismic catalogue [Rovida et al. 2011], the area most affected by the May-June 2012 Emilia sequence [for an overview, vide Galli et al. 2012; Tertulliani et al. 2012, this volume] has a centuries-old seismic history of comparatively low magnitude events. These have been on a par with those that have occurred in the nearby Reggiano-Parmense area (where M 4.5 to M 5.5 earthquakes were comparatively frequent in the last century), although less significant than those on record in the portion of the northern Apennines that forms the southern boundary of the Pia-nura Padana (Figure 1), and a lot lower than in the most seismically active zones of the Italian peninsula. Magnitude ca. 5.5 earthquakes are known to have occurred near Ferrara (in 1346, 1561) and in the areas of Finale Emilia-Bondeno (1574, 1908, 1986), Mantua (1901) and Cento (1922). However, this picture might be incomplete, as suggested by the recent discovery of a previously unknown earthquake that occurred in 1639, whose maximum intensity was assessed as 7-8 Mercalli–Cancani–Sieberg (MCS) in Finale Emilia by Camassi et al. [2011a]. [...]</p

    Communication strategy and plans for research infrastructures: the EPOS case

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    Strategic research communication has found an increasing recognition in recent years. Research infrastructures (RIs) are called upon to effectively communicate the scientific research they foster in order to ensure that they attract users and their findings may influence both policy-makers and society at large. Not to mention that many funding bodies are making communication a requirement when it comes to allocating research funds. The current paper reflects on the experience of developing a communication strategy for the European research infrastructure EPOS (European Plate Observing System) and highlights some challenges and best practices to set up and maintain the critical links between people, ideas and information that are vital for the success of every communication plan. The complex nature of the EPOS RI revealed a series of challenges and opportunities that need to be fully embraced if EPOS research findings are to have maximum possible impact and demonstrate their worth for all stakeholders involved. We started with an in-depth analysis of the EPOS mission, vision and value proposition, then moved on to identifying weaknesses and strengths to build on and eventually envisage pathways for improving internal and external communication and further engaging the different EPOS communities and stakeholders

    L'Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI)

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    Le informazioni che derivano dagli studi di sismologia storica, spesso sinteticamente espresse e omogenizzate in termini di intensità macrosismica, sono in realtà molto più articolate e sono presentate da diversi studi con modalità, quantità e formati molto differenti. Ad esempio si passa dal database CFTI (Catalogo dei Forti Terremoti Italiani; Guidoboni et al., 2007), che fornisce parametri, dati macrosismici, bibliografie e commenti testuali su alcuni forti terremoti, alle semplici tabelle delle intensità dei terremoti recenti (1980-2005) raccolte nel Bollettino Macrosismico dell’Istituto Nazionale di Geofisica (ING), poi INGV, passando per raccolte di studi (ad es. Molin et al., 2008; Camassi et al., 2011), articoli scientifici su singoli terremoti e/o aree, volumi monografici su singoli terremoti, etc. Di conseguenza, ai fini della compilazione di un catalogo di terremoti il più possibile completo e affidabile, quale il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI e il relativo Database Macrosismico Italiano DBMI, per ogni terremoto considerato è necessario un set di dati di riferimento tra i molteplici che possono esistere per uno stesso evento. Questa selezione deve essere il frutto di un rigoroso e approfondito confronto dei diversi set di dati disponibili e del relativo background informativo, che parte prima di tutto dalla loro identificazione e comporta successivamente la loro analisi. Per rispondere soprattutto a queste esigenze, nel corso degli anni gli autori di CPTI e DBMI hanno individuato, raccolto, inventariato e archiviato diversi studi storico macrosismici, sia quelli utilizzati nelle successive versioni del catalogo e del database, sia quelli a loro alternativi. La Convenzione B2-2016 tra INGV e il Dipartimento di Protezione Civile ha fornito l’occasione e le risorse per la creazione e la pubblicazione di un portale web adatto alla consultazione organica da parte della comunità sismologica di tutto il materiale raccolto, organizzato in una nuova banca dati denominata ASMI (Archivio Storico Macrosismico Italiano), e oggi liberamente accessibile all’indirizzo http://emidius.mi.ingv.it/ASMI/. La struttura di ASMI e il suo portale web si rifanno a quelli del portale europeo AHEAD (Archive of Historical Earthquake Data; http://emidius.eu/AHEAD; Locati et al., 2014; Rovida e Locati, 2015), che considera i terremoti di area europea nel periodo 1000-1899 e costituisce oggi il nodo europeo dedicato ai terremoti storici nell’ambito di EPOS (Locati et al., 2013). ASMI è lo strumento che permette l’accesso ai diversi studi macrosismici e dati parametrici alternativi esistenti per ciascun terremoto e costituisce lo strumento di base per la raccolta, l’omogeneizzazione, il confronto e la validazione dei dati per la compilazione del Database Macrosismico Italiano (DBMI) e del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI), come mostrato in Fig. 1. La differenza sostanziale tra ASMI e CPTI/DBMI è che per ogni evento considerato ASMI contiene e rende disponibili uno o più studi, che forniscono una panoramica sulla molteplicità delle informazioni disponibili, mentre DBMI e CPTI contengono il frutto dell’analisi, della selezione e dell’elaborazione di tale molteplicità attraverso un unico record per terremoto. Un’altra fondamentale differenza è che CPTI e DBMI vengono aggiornati con scadenze pluriennali, mentre ASMI è aggiornato continuamente, ogniqualvolta viene pubblicato un nuovo studio. La versione attuale di ASMI consente l’accesso diretto e integrato alle informazioni relative a 5784 terremoti nella finestra temporale dal 461 a.C. al 2014 nell’area italiana, e comprende tutti i 4584 terremoti (tra il 1000 e il 2014) contenuti in CPTI15 (Rovida et al., 2016), 909 terremoti al di sotto delle soglie energetiche di CPTI15 (intensità 5 e/o magnitudo 4.0), oltre alle tracce di 88 terremoti avvenuti prima dell’anno 1000 e 202 record di terremoti considerati falsi. ASMI rende disponibili i dati e le informazioni contenute in 340 fra singoli studi macrosismici o raccolte di studi, bollettini e rilievi macrosismici diretti, database macrosismici, cataloghi parametrici e strumentali. ASMI contiene un totale di 5757 set di dati di intensità riferiti a 3996 terremoti, 3212 dei quali costituiscono DBMI15 (Locati et al., 2016), per un totale di circa 512’972 dati di intensità, 122’701 dei quali contenuti in DBMI15. ASMI può essere consultato per terremoto o per studio. L’accesso per terremoto permette di selezionare il singolo terremoto di interesse da un elenco, che può essere filtrato per anno o intervallo temporale, per numero di dati di intensità (se presenti) o per soglia di magnitudo, oppure da una mappa, sia interrogando direttamente il simbolo di un epicentro, sia definendo un’area circolare o poligonale di interesse. In questo modo si accede a tutte le informazioni derivate da tutti gli studi censiti e disponibili: i parametri definiti da CPTI15 (se contiene il terremoto selezionato) e da vari altri cataloghi alternativi e/o precedenti, gli studi archiviati che trattano il terremoto selezionato, compreso quello utilizzato in DBMI15, e i loro eventuali dati studi macrosismici. Il contenuto di ciascuno studio è inoltre presentato e reso disponibile a seconda delle caratteristiche dello studio stesso. L’accesso per studio avviene invece attraverso l’elenco bibliografico degli studi considerati. Selezionando uno studio è possibile vederne i dettagli e scaricare lo studio stesso o accedervi tramite link alla risorsa originaria e visualizzare, sia in mappa sia in elenco, i terremoti provenienti dallo studio considerati in ASMI. Al fine di rendere più facilmente fruibile il background informativo di ASMI relativo a ciascun terremoto agli utilizzatori di CPTI15 e DBMI15, è presente un link per passare da un sito all’altro, da CPTI15-DBMI15 ad ASMI e anche viceversa. Il portale di ASMI rende oggi disponibile il 70% degli studi considerati (Fig. 2), il 66% come studio originale in formato PDF, il 4% come risorsa web esterna, come ad esempio nel caso di CFTI4med (Guidoboni et al., 2007) e SisFrance (BRGM-EDF- IRSN/SisFrance, 2014). Il 25% degli studi non può essere reso accessibile direttamente, poiché consiste in articoli pubblicati su riviste scientifiche o in volumi o parti di essi protetti da copyright. Per questi 50 casi, come per tutti gli altri, sono forniti i riferimenti bibliografici completi compreso, se disponibile, il link alla risorsa web che rende disponibile lo studio. Per il 2% dei casi, nonostante sia stato reperito lo studio originale, questo è risultato mancante di alcune parti, generalmente riguardanti pochi terremoti; non è stato al momento possibile recuperare 5 rapporti inediti molto datati, che corrispondono a un altro 2% dei casi. Poiché le tipologie e i formati degli studi che forniscono dati sui terremoti del passato sono molto diversificate e difficilmente classificabili in modo univoco, le modalità con cui è stato possibile rendere disponibili gli studi attraverso il portale sono varie (Fig. 3). Il contenuto di 7 studi recenti (Albini et al., 2003; Molin et al., 2008; Caracciolo et al., 2009; Camassi et al., 2011b, 2012, 2015; Castelli et al., 2016) che complessivamente trattano 1075 terremoti presenti in DBMI15, pari al 33% del totale, e 1370 (20%) in ASMI, e che sono organizzati come schede descrittive sui singoli terremoti, è stato reso consultabile direttamente dall’interfaccia di ASMI, vale a dire senza la necessità di scaricare i file PDF (comunque disponibili). Questo passaggio delle informazioni da una struttura testuale tradizionale a una strutturazione delle informazioni in un database relazionale ha permesso l’individuazione, e quindi una maggiore fruibilità, di informazioni aggiuntive rispetto ai soli dati di intensità, come dettagliato nel seguito. Una grande quantità di terremoti (1992 in ASMI, di cui 677 in DBMI15) deriva da database e cataloghi disponibili sul web, mentre la quantità di terremoti derivati da articoli e volumi con copyright è piuttosto limitato (1084 in ASMI, solo 154 in DBMI15). Infine, gli studi incompleti riguardano 144 terremoti in DBMI15, 259 in ASMI e quelli mancanti del tutto solo 7 e 11, rispettivamente. Per numerosi casi uno studio vero e proprio non è disponibile, e le conoscenze sul terremoto consistono unicamente nel record derivato da un catalogo parametrico o da uno strumentale, come nel caso di 1372 terremoti (prevalentemente molto recenti) contenuti in CPTI15. ASMI contiene anche 26’892 record derivati da cataloghi parametrici e strumentali, per il 44% dei quali viene fornito un link al dato originale quando questo è disponibile sul web. Per 3289 casi i record parametrici in ASMI sono invece estratti da articoli scientifici, il cui testo è liberamente consultabile per il 18% dei terremoti, mentre per il 27% i testi sono protetti da copyright. Il 3% delle sorgenti di dati parametrici non è al momento disponibile. Il contenuto complessivo di ASMI in termini di dati e studi costituisce un notevole patrimonio informativo sulla sismicità italiana, che va ben al di là del semplice dato di intensità e costituisce la traccia dell’evoluzione della ricerca e dell’approfondimento della conoscenza su ciascun terremoto, spesso accompagnato da descrizioni puntuali degli effetti in ciascuna località interessata dall’evento e dalla raccolta e valutazione critica delle relative fonti storiche.Dipartimento della Protezione CivilePublishedTrieste, Italia3T. Storia Sismica4T. Sismologia, geofisica e geologia per l'ingegneria sismica4IT. Banche dat

    The Emilia 2012 sequence: a macroseismic survey

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    On May 20, 2012, at 4:03 local time (2:03 UTC), a large part of the Po Valley between the cities of Ferrara, Modena and Mantova was struck by a damaging earthquake (Ml 5.9). The epicenter was located by the Istituto Nazionale di Geo-fisica e Vulcanologia (INGV) seismic network [ISIDe 2010] at 44.889 ˚N and 11.228 ˚E, approximately 30 km west of Ferrara (Figure 1). The event was preceded by a foreshock that occurred at 01:13 local time, with a magnitude of Ml 4. The mainshock started an intense seismic sequence that lasted for weeks, counting more than 2,000 events, six of which had Ml &gt;5. The strongest earthquakes of this sequence occurred on May 29, 2012, with Ml 5.8 and Ml 5.3, recorded at 9:00 and 12:55 local time, respectively. The epicenters of the May 29, 2012, events were located at the westernmost part of the rupture zone of the May 20, 2012, earthquake (Figure 2). The May 20 and 29, 2012, earthquakes were felt through the whole of northern and central Italy, and as far as Switzerland, Slovenia, Croatia, Austria, south-eastern France and southern Germany. Historical information reveals that the seismic activity in the Po Valley is moderate […]</p
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