629 research outputs found

    Nuove risorse per l’Università e la ricerca (a cura di)

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    Il volume contiene il risultato di una ricerca diretta ad indicare gli strumenti organizzativi per le Università e la ricerca e contiene i seguenti contributi I: Il ricorso alla forma societaria; Gestione dei servizi in forma societaria; La gestione dei servizi universitari nelle forme del Diritto Privato (Luca R.Perfetti); Limiti e potenzialità nella valutazione dell'efficacia e dell'efficienza dei servizi pubblici (Paolo Polidori); L'outsourcing dei servizi informatici e del facility management (Alessandro Baucero); La valorizzazione delle partecipazioni detenute da enti pubblici; la valorizzazione delle partecipazioni societarie degli enti pubblici e delle Università (Luca R.Perfetti). - II: La finanza di progetto; Inquadramento giuridico della finanza di progetto e sua applicazione all'amministrazione (Giuseppe Manfredi). - III: Dismissioni, valorizzazioni e cartolarizzazioni; Modalità di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico: le cartolarizzazioni e i fondi immobiliari ad apporto pubblico (Stefano Vincenzi, Giulio Rolandino); La dismissione degli immobili pubblici e politiche di bilancio (Gennaro Terracciano). - IV: Sponsorizzazioni e finanziamenti; Finanziamenti BEI per l'Università (Eugenio Leanza); I vantaggi per l'impresa privata che investe in cultura (Michela Bondardo); Intervento (Anna Carli); Il rapporto tra Università e Impresa (Paolo Camillini)

    Testori. Scrittura e figura

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    The first meeting between La Rivista di Engramma and Giovanni Testori focuses on two typical themes for the journal: writing and figure. Testori. Scrittura e figura is Engramma's portrait dedicated to Testori 100 years after his birth and 30 years after his death. It takes as its reference Willy Varlin's portrait of Testori chosen as the issue's cover. The issue includes a first part centred on Testori's writing: Chiara Pianca in “Quasi fudesse ecce homo de paese” writes an in-depth and detailed essay on the complex drafting of Ambleto. Alongside this, Luca D'Onghia in his article Lettera luterana su Edipus gives a possible identification of the “scarrozzante” king of Thebes. The remainder of the issue is dedicated to art and the figure. Primarily Testori. Figure dell'informe, by Arturo Mazzarella, which links Testori's thought to 20th-century aesthetic philosophy and the notion of formlessness. This is followed by Apostasia della carne. Fatica e liberazione della materia in Giovanni Testori e Francis Bacon, by Filippo Perfetti: a contribution that reveals some traits of Testori's and Bacon's conception of painting, and how pictorial matter is linked to human life and biology. Davide Dall'Ombra, with Nell'anno del libro su Giovanni Testori e Roberto Longhi, talks about the Testori-Longhi relationship through their exchange of letters, an anticipation that introduces his forthcoming publication Con Roberto Longhi. Lettere e scritti. 1951-1990. The section is closed by the republication of a writing by Giovanni Testori (for which we thank the Associazione Giovanni Testori, and in particular Giuseppe Frangi): Grünewald, il trionfo e la bestemmia. In its concluding part, the issue focuses on the theatrical version of “In exitu”. Here we give for the first time an edition of the reduction used by Testori on his novel for the script. Accompanying the text and the reader is Piermario Vescovo, author of a brief Nota, which briefly attempts to indicate the relevance and further possibility of interrogation of the theatrical script. The conversation “In piena luce, in piena ombra” is a dialogue between Franco Branciaroli, the actor for whom the text of "In exitu" was cut, and Piermario Vescovo. Maestro no, incipit and title of the interview conducted by Antonio Ria with Testori, closes (provisionally) this issue through the voice of its protagonist

    L’ordinaria violenza della decisione amministrativa nello Stato di diritto

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    L’intero nostro sistema poggia sull’idea della natura legale del potere. Siamo, infatti, abituati a pensare che le ipotesi derogatorie siano limitate a circostanze eccezionali ovvero ad ipotesi limitate e fisiologiche. Se si concentra l’attenzione sul momento della decisione, ed in particolare di quella che coinvolge potere discrezionale, si può concludere in senso opposto. Infatti, sostanzialmente tutte le spiegazioni del potere discrezionale prevedono che l’amministrazione pubblica scelga tra alternative valide e, quindi, integri la legge. In particolare, le spiegazioni correnti della decisione discrezionale contengono sempre una valutazione non basata su parametri legali. Si pone, quindi, il problema dell’integrazione della legge. Quest’integrazione opera, almeno in parte, al di fuori della legge e, quindi, il potere, per la parte non regolata dalla legge, si presenta come violenza. Infatti, le spiegazioni dell’integrazione operano tutte proponendo elementi di integrazione che (i) o sono elementi di politica del diritto ed attengono al miglior diritto possibile, oppure (ii) enfatizzano elementi che sono già nella legge e che, come tali, sono inutili per integrarla nel caso in cui essa propone più alternative ovvero (iii) non solo non risolvono il problema ma pongono elementi molto pericolosi, che preludono alla dittatura della maggioranza. Tutto ciò pone il problema dello Stato di diritto - stante che in esso è la pretesa che il potere pubblico sia esercitato su base legale - e, in parte anche del Rule of Law (pur con il fatto che in alcune sue versioni esso appare come richiamo a principi giuridici fondamentali, che costituiscono elemento di giudizio della legge formale e, in questa prospettiva, costituisce un modello interessante di integrazione). Il lavoro propone una diversa idea della discrezionalità, ricostruendo l’intero sistema dei poteri pubblici come funzionale al godimento dei diritti individuali e quindi, l’interesse pubblico come funzione della massimizzazione del loro godimento. In particolare, si mette in luce come la decisione discrezionale sia un tipo di decisione che si collega profondamente con la sovranità. La costruzione dello Stato contemporaneoè avvenuta attraverso l’attrazione alla legge formale di una notevole area di decisione sovrana. Tuttavia, l’area non attratta dal diritto continua a partecipare della sovranità. In questa prospettiva, è necessario discutere della sovranità. Il testo propone di partire dall’attribuzione della sovranità al popolo, contenuta nelle Costituzioni moderne, e del riconoscimento dei diritti inviolabili. In particolare, queste due regole del diritto positivo importano che il potere sovrano non è attribuito allo Stato, o in genere all’autorità, e che il diritto dettato dall’autorità attraverso la legge trova un confine in un dato giuridico (i diritti inviolabili) che esiste indipendentemente dal diritto dell’autorità. Tant’è che è riconosciuto in Costituzione e non creato da questa. Ne consegue che esistono regole giuridiche - ma non legali - che riempiono lo spazio lasciato alla decisione discrezionale e la sottraggono dalla pura volizione. In questa prospettiva la decisione smette di essere violenza, perché è regolata dal diritto che si colloca nel versante della sovranità e non al di fuori di essa
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