180 research outputs found

    Una lettera a Nicola Samorì

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    L'endiadi arte e scienza è la chiave di lettura individuata da Fondazione Golinelli e SMA – Sistema Museale di Ateneo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, nell’ambito della loro recente collaborazione, per valorizzare le collezioni museali di Ateneo e promuovere una visione unitaria della cultura. “Oltre lo spazio, oltre il tempo. Il sogno di Ulisse Aldrovandi” è dunque un progetto nato per interpretare la storia e intercettare nuove traiettorie di sviluppo della società, con il fine di produrre nuovi ed efficaci modelli educativi, formativi e divulgativi. Il percorso espositivo e di ricerca, a cura di Andrea Zanotti, Roberto Balzani, Antonio Danieli e Luca Ciancabilla, si colloca nell’ambito della celebrazione dei 500 anni dalla nascita di Ulisse Aldrovandi e propone un connubio inconsueto e originale tra le collezioni museali dell’Ateneo bolognese, exhibit immersivi e interattivi creati ad hoc e opere di arte moderna e contemporanea. Una visione non frammentata ma continua della cultura, che contempla quell’alleanza tra arte e scienza che proprio in Italia ha raggiunto il suo vertice massimo e che qui è riproposta in una riflessione tra passato e scenari futuribili. Sulla scia di questa impostazione la mostra prende le mosse dalla figura di Ulisse Aldrovandi, forse il più grande tra gli osservatori della natura nel corso del Cinquecento, per intraprendere un viaggio in bilico tra tre dimensioni cronologiche, distinte ma complementari

    Oltre lo spazio, oltre il tempo. Il sogno di Ulisse Aldrovandi

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    L'endiadi arte e scienza è la chiave di lettura individuata da Fondazione Golinelli e SMA – Sistema Museale di Ateneo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, nell’ambito della loro recente collaborazione, per valorizzare le collezioni museali di Ateneo e promuovere una visione unitaria della cultura. “Oltre lo spazio, oltre il tempo. Il sogno di Ulisse Aldrovandi” è dunque un progetto nato per interpretare la storia e intercettare nuove traiettorie di sviluppo della società, con il fine di produrre nuovi ed efficaci modelli educativi, formativi e divulgativi. Il percorso espositivo e di ricerca, a cura di Andrea Zanotti, Roberto Balzani, Antonio Danieli e Luca Ciancabilla, si colloca nell’ambito della celebrazione dei 500 anni dalla nascita di Ulisse Aldrovandi e propone un connubio inconsueto e originale tra le collezioni museali dell’Ateneo bolognese, exhibit immersivi e interattivi creati ad hoc e opere di arte moderna e contemporanea. Una visione non frammentata ma continua della cultura, che contempla quell’alleanza tra arte e scienza che proprio in Italia ha raggiunto il suo vertice massimo e che qui è riproposta in una riflessione tra passato e scenari futuribili. Sulla scia di questa impostazione la mostra prende le mosse dalla figura di Ulisse Aldrovandi, forse il più grande tra gli osservatori della natura nel corso del Cinquecento, per intraprendere un viaggio in bilico tra tre dimensioni cronologiche, distinte ma complementari

    Abusi e restauri in materia di affreschi fra Settecento e Ottocento: le pitture di Tomaso Laureti e Lorenzo Sabatini e la storiografia artistica

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    Fu il malaugurato intervento di un ignoto “pennellista” ad avviare, verso la metà del XVIII secolo, la storia restaurativa della magnifica prospettiva che Tomaso Laureti aveva frescato nel salone del piano nobile di palazzo Vizzani. L’opera, celebrata da Malvasia come una delle maggiori meraviglie della Bologna cinquecentesca, venne infatti ritoccata, ma meglio sarebbe dire sfregiata, poco prima del 1756, come si evince da una notissima lettera scritta nell’estate di quell’anno dal con-te, letterato e collezionista veneziano Francesco Algarotti all’amico Jacopo Bartolomeo Beccari, dottore, scienziato naturalista bolognese come lui attento alle operazioni di riattamento che a quel tempo, quasi quotidianamente, condizionavano la conservazione e l’esistenza stessa di buona parte dell’antico patrimonio pittorico murale della città, vittima predestinata della smania di rinnovamento artistico che tante rovine produsse nelle chiese e nei palazzi privati e pubblici di Bologn

    Hydrogen and methane production from the oganic fraction of municipal solid waste in a double phase lab scale plant

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    The organic fraction of municipal solid waste from the town of Padova (OFMSW) was used in the test production of hydrogen and methane in a double phase lab scale plant.The first phase was set up to produce hydrogen by dark fermentation and the second to produce methane by anaerobic methanogenic process. Experiments were performed in batch tests at a concentration of 5 g volatile substance (VS) per litre, varying the Food on Microorganism ratio (F/M = 0.5; 1; 2; 4; 6 gVS/gVS) and conditioning initial pH (5.5; 7; 9). Inoculated biomass was a granular sludge thermally pre-treated. The results showed that hydrogen production was not affected to any clear extent by food vs microrganism ratio. The initial pH value did not affect hydrogen production in the first step and the methane production in the second step. The double phase process was therefore demonstrated to enhance methane production, shortening the process time and stabilizing the proces

    L'opera d'arte e il suo destino nella spirale: dalla materia all'immaterialità

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    Un viaggio attraverso 40000 anni di storia delle tecniche dell'arte e quindi attraverso i progressi della cultura umana in relazione all'evoluzione, sincronica, della cultura materiale, ergo il susseguirsi di quei fenomeni che in ogni epoca hanno interessato la vita pratica, sociale, religiosa, economica, produttiva del genere umano lungo il continuo divenire delle singole civiltà. L'opera d'arte, infatti, fin dal suo ingresso nella storia della cultura materiale umana nel Paleolitico, rappresenta una sintesi compiuta fra una visione, un pensiero, un'ispirazione intellettuale e la materia. Fra fantasticherie di ogni tipo ed elementi della natura, con le prime a dettare le disposizioni e le regole d'ingaggio ai secondi, alla loro trasformazione, possibile, però, solo mediante l'utilizzo delle mani in sinergia con strumenti a loro volta ideati e governati grazie all'intelletto, poiché solo così può essere possibile mutare un corpo in un altro, in ciò che l'idea ha enucleato in prima istanza

    Dalla materia all'opera d'arte

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    Un viaggio attraverso 40000 anni di storia delle tecniche dell'arte e quindi attraverso i progressi della cultura umana in relazione all'evoluzione, sincronica, della cultura materiale, ergo il susseguirsi di quei fenomeni che in ogni epoca hanno interessato la vita pratica, sociale, religiosa, economica, produttiva del genere umano lungo il continuo divenire delle singole civiltà. L'opera d'arte, infatti, fin dal suo ingresso nella storia della cultura materiale umana nel Paleolitico, rappresenta una sintesi compiuta fra una visione, un pensiero, un'ispirazione intellettuale e la materia. Fra fantasticherie di ogni tipo ed elementi della natura, con le prime a dettare le disposizioni e le regole d'ingaggio ai secondi, alla loro trasformazione, possibile, però, solo mediante l'utilizzo delle mani in sinergia con strumenti a loro volta ideati e governati grazie all'intelletto, poiché solo così può essere possibile mutare un corpo in un altro, in ciò che l'idea ha enucleato in prima istanza

    Hyperreflective choroidal foci in diabetic eyes with and without macular edema: Novel insights on diabetic choroidopathy

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    Histopathologic studies of diabetic choroid suggest that diabetic choroidopathy is a key aspect secondary to diabetes. Recently, hyperreflective choroidal foci (HCF) have been introduced as novel optical coherence tomography (OCT) parameter. The aim of this study was to identify and quantify HCF in diabetic subjects with retinopathy, with or without diabetic macular edema (DME). Eighty-five diabetic subjects with different degrees of DR were enrolled: 37 without DME and 48 with DME. All subjects underwent full ophthalmologic examination including spectral domain optical coherence tomography (OCT). OCT images were analyzed to quantify and localize HCF. Each image was analyzed by two independent, masked examiners. OCT images showed that all subjects (100%) had HCF in the different layers of the choroid. The number of HCF was significantly higher in diabetics with DME versus those without DME (p 0.9). This study suggests that hyperreflective foci in the choroid of subjects with DR may be accurately identified with structural OCT. Their number significantly increases with the progression of DME. These HCF may represent, as in the retina, a sign of infiltration of inflammatory cells (mainly migrating microglia) into the choroid, according to the hypothesis raised by Jerry Lutty. HCF may confirm in vivo the histopathologic findings suggesting that diabetic choroidopathy may be primarily a neuroinflammatory disorder

    Microorganisms in Pathogenesis and Management of Dermatomyositis (DM) and Polymyositis (PM)

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    As with most autoimmune diseases, the etiology and especially the prime mover of idiopathic inflammatory myopathies are not well defined. It is assumed that the disease is related to a chronic immune impairment, following exposure to environmental agents in genetically predisposed individuals. In this chapter we discuss the role of microorganisms in pathogenesis of myopathies, especially polymyositis and dermatomyositis. We focused on interaction between immune response and biological and molecular networks created by host characteristics and most common pathogens as described in the literature on the topic. Infectious agents proved a strong connection with autoimmune myositis in several animal models, and, learning from the infamous recent zoonosis which started the SARS-CoV-2 (“the autoimmune virus”) pandemic, new challenges and discoveries are around the corner
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